Terzo e ultimo capitolo della cosiddetta trilogia del “milieu” di Fernando Di Leo (dopo “Milano calibro 9″ e “La mala ordina”), è indubbiamente il più cinico e nichilista del lotto. Stavolta l’azione si sposta da Milano a Palermo e si raccontano le prodi gesta di un sicario che riesce, delitto dopo delitto, a scalare sempre più posizioni all’interno di Cosa nostra. Il film ebbe problemi con la censura dell’epoca in quanto l’allora ministro democristiano Giovanni Gioia sporse denuncia nei confronti del regista per l’utilizzo del suo nome (insieme a quelli di Tommaso Buscetta e Salvo Lima) in una sequenza in cui vengono riconosciute all’obitorio le salme di alcuni mafiosi trucidati; la denuncia fu poi ritirata. Il film si caratterizza per una violenza ancora più marcata rispetto ai primi due capitoli (il che è tutto dire) e per una serie di colpi di scena che, nella seconda parte, si susseguono a ripetizione tenendo letteralmente incollato lo spettatore alla sedia. E per l’ennesima volta torno a ripetere che senza il nostro glorioso cinema di genere degli anni ’70 (ed in particolare senza i film di Di Leo) gli osannati lavori cinematografici di Quentin Tarantino non sarebbero mai esistiti (in questa occasione mi viene da citare, a puro titolo di esempio, l’incipit con l’incendio del cinemetto che “ispirerà” il finale di “Bastardi senza gloria”)…
La cricca di mafiosi che fa capo al boss Antonino Accardi (Andrea Aureli) viene trucidata in un piccolo cinema privato durante la visione clandestina di un film a luci rosse: dalla cabina di proiezione lo spietato killer Lanzetta (Henry Silva nel ruolo della sua vita!) ha sparato con un lanciagranate quasi polverizzando la sala! La spietata esecuzione è stata commissionata da Don Giuseppe Daniello (Claudio Nicastro) per colpire il clan rivale e per eliminare il calabrese Cocchi (uno strepitoso Pier Paolo Capponi), ritenuto troppo ambizioso e ingombrante ma, per un caso fortuito, Cocchi e il fratello di Accardi, Carlo (Gianni Musy), quella sera non si trovano nel cinemetto e scampano miracolosamente alla strage. Naturalmente entrambi meditano vendetta e decidono di rapire la giovane figlia di Daniello, la ventenne studentessa universitaria Rina (Antonia Santilli), con l’aiuto di alcuni giovani scagnozzi radunati velocemente da Cocchi in Calabria. La ragazza viene fatta ubriacare e, sotto l’effetto della marijuana, viene ripetutamente violentata dal branco di rapitori (anche se in verità la sua reticenza iniziale dura solo pochi istanti). Cocchi e Attardi vogliono che il padre di Rina si consegni in cambio della libertà della figlia ma qui interviene il potentissimo boss Don Corrasco (Richard Conte) che non sopporta l’idea di essere tenuto in scacco da un semplice gregario come Cocchi e meno che mai che Daniello scenda a patti con lui; pertanto ordina a Lanzetta di uccidere Daniello. Lanzetta esegue diligentemente ma va anche oltre: viene a sapere da Carlo Attardi il nascondiglio di Rina in cambio della promessa di poter fuggire negli Stati Uniti (promessa ovviamente non mantenuta: verrà bruciato vivo in una fornace) e, penetrato nel covo, uccide tutta la banda e libera la ragazza. Ma Cocchi è ancora in giro…
Come al solito i dialoghi meravigliosi e la caratterizzazione dei personaggi sono il punto forte del film (come tutti i noir di Di Leo); Henry Silva è assolutamente perfetto nei panni del killer spietato dalla faccia di marmo ma sono da rimarcare anche le ottime prove di Gianni Garko nei panni del corrotto commissario Torri che passa informazioni alla mafia, di Pier Paolo Capponi spietato sgherro calabrese, di Vittorio Caprioli questore napoletano dalla battuta facile e della fantastica Antonia Santilli nei panni della viziata studentessa figlia di mafiosi: dapprima fuma, beve e cede con nochalance alle attenzioni poco gentili dei suoi rapitori e poi seduce lo spietato killer “Turiddu” Lanzetta in un momento epico… Al solito bellissime le musiche di Bacalov… Capolavoro.
Cast principale:
Henry Silva
Pier Paolo Capponi
Gianni Garko
Vittorio Caprioli
Antonia Santilli
Richard Conte
Gianni Musy
Marino Masè
Regia: Fernando Di Leo
Edizioni in vhs: Shendene
Edizioni in dvd: Rarovideo
Formato video 1,85:1 anamorfico





