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1980-1981: in due anni il regista Lucio Fulci firma uno straordinario trittico horror con protagonista Katherine MacColl che gli vale la definitiva consacrazione quale “Godfather of gore”: “Paura nella città dei morti viventi”, “… E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” e “Quella villa accanto al cimitero”. View full article »

la dottoressa sotto il lenzuolo

Dopo il proliferare delle commedia sexy di ambientazione scolastica gli sceneggiatori Marino Onorati e Giorgio Mariuzzo decidono di spostarsi dai banchi di scuola a quelli dell’università di medicina. I clichè sono sempre gli stessi: scherzi terribili ai danni dei professori, studenti indisciplinati, l’insegnante “bona” (in questo caso dottoressa per ovvi motivi) che fa innamorare lo studentello di turno e così via… Da molti etichettata (a torto) come commedia erotica, questa pellicola diretta senza infamia e senza lode da Gianni Martucci si avvale del dirompente fascino della maliarda tedescona Karin Schubert, non ancora approdata al mondo dell’hard (dovranno passare altri 9 anni) e che finisce con lo spogliarsi solo alla fine del film dopo aver fatto fugacemente intravedere, fino a quel momento, solo un misero capezzolo che fuoriesce da un reggiseno. View full article »

la ragazza che sapeva troppo

“Questa è la storia di una vacanza…”
Dopo aver posto le prime fondamenta dell’horror italiano e aver diretto qualche peplum il grande Mario Bava cambia totalmente genere e dirige il suo ultimo film in bianco e nero prima di diventare un esponente di spicco e assoluto punto di riferimento nell’utilizzo pittorico del colore nelle pellicole. “La ragazza che sapeva troppo”, al di là dell’ammiccamento “hitchcockiano” del titolo (quello originale avrebbe dovuto essere “Incubo”, molto più calzante con la dimensione semi-onirica in cui precipita la protagonista), è un interessante tentativo di mescolare la commedia sentimentale con il thriller: i due attori principali (l’intrigante Leticia Romàn e l’impacciato John Saxon) regalano simpatici siparietti e l’ironia serpeggia qua e là durante tutta la durata del film, sfociando in un finale assolutamente divertente e dissacrante. Il finale sbeffeggiante ritornerà anche in altri successivi lavori di Bava, ovvero “I tre volti della paura” e “Reazione a catena (Ecologia del delitto)”: un marchio di fabbrica del geniale e mai abbastanza celebrato regista sanremese. View full article »

Un angelo per Satana (1966)

un angelo per satana

Dopo aver diretto l’ottimo horror gotico “La cripta e l’incubo” il regista Camillo Mastrocinque, esperto in commedie, dirige un’altra interessante pellicola che possiamo trasversalmente ascrivere allo stesso genere, seppur con qualche distinguo: innanzitutto il regista non si firma con uno pseudonimo straniero e poi il film non strizza più l’occhio (come il precedente) agli horror inglesi della Hammer, a partire dall’ambientazione completamente italiana. Il modello di riferimento sembra piuttosto “Malombra” di Mario Soldati, film degli anni ’40 nel quale ritroviamo diverse similitudini: l’ambientazione lacustre, un antico palazzo e la suggestione della reincarnazione di un’antica antenata… View full article »

… Hanno cambiato faccia (1971)

hanno cambiato faccia

“Il terrore, oggi, si chiama tecnologia.” (Herbert Marcuse)

Opera prima del regista Corrado Farina che, con un passato alle spalle nel campo della pubblicità e dei caroselli, fa tesoro dell’esperienza acquisita sul campo e offre una interessante metafora sul capitalismo nonchè una moderna rivisitazione del mito dei vampiri che, occupando tutti i centri del potere, puntano ad avere il controllo dell’intera umanità. La frase di Marcuse è l’inizio e la fine di tutto e ci porta all’equazione Tecnologia = Terrore / Potere = Vampiro. Siamo dalle parti dell’horror fantapolitico, un territorio impervio e difficile che Farina, oltretutto, affronta in condizioni di difficoltà, in totale economia e con budget limitatissimo: View full article »

uno contro l'altro praticamente amici

Nei primi anni ’80 inizia a diffondersi in Italia la tendenza di unire in coppia due grandi comici di grido e “riempisale” in film che li vedono entrambi protagonisti ma in due episodi separati: è il caso della coppia Montesano/Celentano di “Qua la mano”, della coppia Montesano/Pozzetto di “Culo e camicia” e della coppia Pozzetto/Manfredi di “Testa o croce”, tutti prodotti da De Laurentiis. Achille Manzotti ha invece la brillante idea di produrre un film diverso e di formare una coppia comica decisamente eterogenea composta da Renato Pozzetto e Tomas Milian che però recitano insieme e non ognuno per conto suo. Il risultato è decisamente esaltante perché unisce l’umorismo surreale e “di testa” di Pozzetto con quello volgare e “di pancia” di Milian, ormai specializzato nei ruoli di romanaccio sboccato. Pozzetto allunga la galleria dei suoi personaggi all’apparenza ingenui e sempliciotti mentre il personaggio di Milian è quello del solito ladruncolo borgataro già visto in film precedenti, dal quale prende anche il nome: Er Monnezza. View full article »

il sorriso della iena

Dopo il buon esito del giallo/thriller “Alla ricerca del piacere” con il triangolo Rosalba Neri/Farley Granger/Barbara Bouchet il regista Silvio Amadio prosegue sulla strada tracciata riproponendo un altro triangolo diabolico composto stavolta da Rosalba Neri, Silvano Tranquilli e Jenny Tamburi. Siamo sempre dalle parti del giallo complottistico alla Umberto Lenzi ma stavolta la componente lesbica ed erotico-morbosa, pur presente, risulta molto più lieve rispetto al film precedente. View full article »

Femina ridens (1969)

femina ridens

Opera prima (e che prima!) realizzata per il grande schermo dal regista Piero Schivazappa, molto più spesso attivo nei lavori televisivi, “Femina ridens” è uno di quei bizzarri prodotti difficilmente inquadrabili all’interno di un solo genere: c’è l’elemento erotico (certamente preponderante), il drammatico, il thriller, finanche la commedia e il grottesco… Schivazappa (autore anche della sceneggiatura) firma un’opera estremamente personale e originale sfruttando al massimo la coppia composta da un Philippe Leroy insolitamente biondo e dalla bellissima Dagmar Lassander, qui al suo primo film italiano e in versione pre-mastoplastica additiva. View full article »

Suor Emanuelle (1977)

suor emanuelle

Visto che il personaggio della fotoreporter Emanuelle, interpretato da Laura Gemser sotto l’egida del regista Joe D’Amato, stava diventando sempre più famoso (erano già usciti tre film) si cerca di sfruttare la popolarità del nome affibbiandolo anche ad altri personaggi interpretati dalla bellissima attrice indonesiana: ecco che quindi fioriscono le “Emanuelle nera” apocrife. E’ il caso di “Velluto nero” di Brunello Rondi e di questo “Suor Emanuelle” diretto nel 1977 da Giuseppe Vari (celato dietro lo pseudonimo Joseph Warren). Il filone, naturalmente, è sempre quello erotico e nella sceneggiatura approntata da Mario Gariazzo, Ambrogio Molteni e Marino Onorati si ha la brillante idea di far vestire la tonaca proprio a colei che era considerata l’emblema del sesso libero sullo schermo. View full article »

Pensione paura (1978)

pensione paura

Quattro anni dopo aver diretto il sublime e stupefacente “Il profumo della signora in nero” Francesco Barilli ritorna dietro la macchina da presa e si conferma un ottimo regista del genere thriller. Pur non trattandosi di un film personalissimo come il precedente, anzi tutt’altro (la storia è firmata da Barbara Alberti e Amedeo Pagani), Barilli vi pone la sua firma autoriale confermandosi un grande costruttore di opere dal fortissimo impatto visivo: la fotografia (curata da Gualltiero Manozzi) ha infatti un’importanza fondamentale e conferma il talento pittorico del regista. View full article »

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