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Patrick vive ancora (1980)

patrick vive ancora

Dopo aver firmato il terribile ed estremo “Giallo a Venezia”, condito da alcune sequenze di omicidi davvero efferate, il regista Mario Landi (con un passato da regista televisivo che va dagli anni ’50 fino ai primi anni ’80) va ancora oltre e si produce in un horror che vorrebbe proporsi, a partire dal titolo, come un sequel apocrifo di “Patrick”, horror australiano uscito in Italia l’anno prima. In realtà l’unico punto di contatto con il film di Richard Franklin è la presenza di un protagonista allettato e in coma che si produce in fantasiosi delitti provocati dai suoi poteri psicocinetici; nel prototipo originale il ragazzo finiva in coma dopo aver ucciso la madre, sorpresa insieme ad un amante, e, nonostante il suo stato, si innamorava di un’infermiera e uccideva per gelosia le persone che gravitavano nella sua orbita con la forza della mente. Qui invece abbiamo un giovane che subisce un incidente stradale e, nella caccia al colpevole, uccide per vendetta un gruppo di persone che avrebbero potuto provocarlo. View full article »

Fantozzi (1975)

fantozzi

L’idea di trasportare il personaggio di Fantozzi dalle pagine scritte agli schermi cinematografici è stata quasi naturale se non necessaria, stante il clamoroso successo dei due libri scritti da Paolo Villaggio (“Fantozzi” nel 1971 e “Il secondo tragico libro di Fantozzi” nel 1974). Per la regia si era inizialmente pensato a Salvatore Samperi ma poi si optò per il grande Luciano Salce che, unitamente a Villaggio, Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, partecipò anche alla stesura finale della sceneggiatura. Il film consiste sostanzialmente in una serie di sketch presi dai due libri e la storia, infatti, ispirandosi al modello letterario che consta di una serie di brevi racconti, non segue una vera e propria trama: questa formula si rivela vincente e produrrà anche due altre ottime pellicole. View full article »

Goodbye & Amen (1977)

goodbye & amen

Il grande Damiano Damiani, regista sempre proteso verso l’impegno civile e la denuncia sociale, si lancia stavolta nel territorio del thriller spionistico gettando il suo occhio critico sui magheggi cinici e oscuri operati dalla CIA. Tra colpi di scena incredibili, spie, spioni, doppi e tripli giochi, lo sguardo di condanna del regista è evidente: tutti i personaggi coinvolti sono negativi e amorali e su tutti svetta un ottimo Tony Musante, odioso e viscido come pochi.
Lo spunto di partenza è un libro di Francis Clifford (“Sulla pelle di lui”) e la perfetta sceneggiatura dello stesso Damiani e di Nicola Badalucco sembra un congegno a orologeria che inchioda letteralmente alla poltrona il pubblico, tenendolo col fiato sospeso fin dall’inizio e senza cadute di ritmo, conducendolo al drammatico e amaro finale (in linea con il cinismo dei personaggi che fanno parte della storia). View full article »

Bollenti spiriti (1981)

bollenti spiriti

Deliziosa commedia firmata da Giorgio Capitani che per la prima volta porta sullo schermo la coppia formata da Johnny Dorelli e Gloria Guida, da poco anche compagni nella vita reale. La svolta artistica “morigerata” della Guida si percepisce immediatamente, infatti non si produce neanche in una mezza scena di nudo ed è sempre sobria e vestitissima (le fa da contraltare una sexyssima Lory Del Santo che regala invece al pubblico un topless assolutamente mozzafiato). Capitani dirige con estremo garbo una sceneggiatura firmata da Franco Marotta e Laura Toscano, imperniata sulla vendita di un castello abbandonato e infestato dal classico fantasma: Dorelli lo eredita da un vecchio zio ed è egli stesso a sdoppiarsi in due parti (il fantasma e il suo discendente) regalando risate a tutto spiano per gli equivoci e le situazioni grottesche causate dalle apparizioni e sparizioni dello spettro che passa attraverso i muri, cammina sul soffitto, fluttua nell’aria e fa svolazzare oggetti. A farne le spese saranno soprattutto i terrorizzati domestici Adriana Russo e Roberto Della Casa e il povero dottore Corrado Olmi che cadrà svariate volte nelle botole disseminate nelle varie stanze, riapparendo dietro muri scorrevoli nei luoghi più disparati… View full article »

la morte scende leggera

Che non mancasse certo la fantasia ai registi che hanno frequentato il cinema di genere italiano negli anni ’70 è un fatto acclarato. Nel 1972, quando il giallo la sta facendo da padrone e killer guantati, nerovestiti e armati di rasoi e coltelli insanguinano i nostri schermi, il buon mestierante Leopoldo Savona se ne esce con questa originale e stravagante pellicola (scritta a quattro mani con Luigi Russo) che spariglia le carte e mescola un po’ di tutto: giallo, thriller, horror e finanche il poliziesco. Il protagonista principale Stelio Candelli, che nel film non è certo uno stinco di santo, si ritrova la moglie assassinata e finisce in un turbine di situazioni folli e deliranti. Al suo fianco abbiamo la notevole Patrizia Viotti, meteorina sexy del nostro cinema della prima metà degli anni ’70 che anche in questa occasione sfoggia parecchi nudi importanti, Fernando Cerulli e un inedito Tom Felleghy (figura arcinota del nostro cinema, presente in millemila film e che sovente appariva in una sola scena o diceva al massimo due battute) che, una tantum, ha un ruolo piuttosto corposo e importante. Il resto del cast è di puro contorno, anche se spicca l’avvenente bellezza di Veronika Korosec. View full article »

i vizi morbosi di una governante

Con un titolo del genere potremmo pensare di trovarci di fronte al classico film erotico per adulti anni ’70, e forse il titolo ambiguo puntava proprio su questo aspetto per attirare il pubblico al cinema; ci appare molto più attinente il titolo “Gli occhi verdi della morte” che appare su alcuni manifesti e fotobuste dell’epoca, probabilmente sostituito in corso d’opera poco prima dell’uscita nelle sale con un titolo più ammiccante e pruriginoso. Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad un pazzesco cocktail di generi che mescola il giallo, l’horror gotico (genere che il regista Filippo Walter Ratti ha ampiamente frequentato), l’erotico (che comunque non manca e almeno in questo il titolo trova una sua giustificazione) e finanche il poliziesco. Giallo: un misterioso assassino colpisce, armato di pugnale, e cava gli occhi alle sue vittime. Horror gotico: la storia si svolge in un tetro castello, ricco di corridoi, passaggi segreti e stanze polverose. Erotico: i protagonisti copulano spesso e volentieri e i nudi femminili abbondano. Poliziesco: una partita di droga arrivata dalla Cina è sparita, i trafficanti sono sul piede di guerra e la polizia indaga… View full article »

5 tombe per un medium

“La peste li decimava… Il tanfo dei cadaveri ammorbava l’aria… Continuamente i carri dei monatti portavano i cadaveri alle fosse comuni.
I sopravvissuti, attaccati disperatamente alla vita, erano ossessionati al cigolio di quei carri… Il cigolio sinistro, penetrante…
Ormai non c’era più speranza: gli untori avevano inquinato le acque.
Gli immondi untori venivano puniti con il taglio di una mano e poi impiccati. Li seppellirono qui, nel giardino…”

Con questo film il regista Massimo Pupillo inaugura una fenomenale tripletta horror-gotica (le altre due pellicole sono “Il boia scarlatto” e “La vendetta di Lady Morgan”) che lo colloca di diritto e con pieno merito, seppur con soli 3 film all’attivo di questo genere, tra i registi horror italiani di culto. Seguendo una prassi che all’epoca si ripeteva spesso tutti i nomi del cast artistico e tecnico vengono modificati in pseudonimi anglofoni per spacciare il film come un prodotto inglese o americano: Walter Brandi diventa Walter Brandt, Riccardo Garrone diventa Richard Garrett, Mirella Maravidi diventa Marilyn Mitchell, Ennio Balbo diventa Edward Bell, Alfredo Rizzo diventa Alfred Rice e il mitico Luciano Pigozzi, il Peter Lorre de’ noantri, conserva lo storico pseudonimo Alan Collins. Infine c’è lei, la star internazionale che dà lustro a tutto il film e che non ha bisogno di pseudonimi: la scream queen dell’horror tricolore Barbara Steele! View full article »

storia di fifa e di coltello

Visto il buon successo di “Er Più – Storia d’amore e di coltello” la premiata coppia Amendola/Corbucci ne scrive, a distanza di un anno, un seguito che al contempo, è anche parodia dell’originale (al posto dell’amore c’è la fifa). L’ambientazione resta la stessa del film precedente, così come la gran parte dei personaggi e dei comprimari, e dunque anche stavolta ci si muove sullo sfondo della Roma popolare di inizio ‘900, animata da rivalità e bulli di quartiere che lavano l’onore col sangue e col coltello. Fondamentalmente mancano solo Adriano Celentano (ucciso alla fine del primo film e del quale sopravvive solo una foto ritratto in casa della madre), Claudia Mori (che dopo la morte der Più si è fatta suora e non si vedrà più) e Vittorio Caprioli: il suo personaggio (“er cinese”, che uccise Celentano) riappare per due minuti e non si vede mai in viso (è stata chiaramente utilizzata una controfigura con indosso una parrucca riccioluta che la rendesse somigliante al personaggio del primo film). Ritornano invece l’oste frascatano Fiorenzo Fiorentini, il vetturino Ninetto Davoli con sua moglie Sandra Cardini, la vecchia madre Anita Durante e, soprattutto, l’acerrimo rivale der Più: Maurizio Arena (sempre doppiato da Ferruccio Amendola). L’ex vice Più, Verdicchio, non è più impersonificato da Gino Santercole ma da Lando Fiorini e nuovi personaggi sono sua sorella iris (Melù Valente), la figlia del frascatano Ileana Rigano e il nuovo Maresciallo di polizia Mario Carotenuto cui si aggiungono i cameo di caratteristi importanti come Nino Terzo (boss siculo), Enzo Andronico (generale dei carabinieri) e Umberto D’Orsi (ingegnere dell’energia elettrica). E poi, naturalmente, ci sono loro: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. View full article »

er più

Onesta e ben fatta commedia di costume che, grazie alla solita regia maestra di Sergio Corbucci, descrive con efficacia un piccolo microcosmo fatto di bulli romani di quartiere, storie d’onore e duelli rusticani all’arma bianca. Viene descritta una Roma popolare e borgatara e tutto si concentra in un piccolo quartiere, il Borgo, dove spadroneggia “Er Più”, dai modi gentili e dal coltello facile, impersonificato da Adriano Celentano: in quell’ambiente le questioni d’onore vengono sempre risolte con una “puncicata”. Il “molleggiato” è ancora lontano dagli eccessi e dalle esuberanze che lo contraddistingueranno in futuro e si mostra decisamente sobrio, anche se la sua parlata romanesca è francamente inascoltabile. Per sua fortuna viene supportato da un cast che riesce a rendere più che credibile la romanità del contesto, almeno col doppiaggio: View full article »

Beatrice Cenci (1969)

beatrice cenci

Film certamente anomalo nella filmografia di Lucio Fulci, “Beatrice Cenci” è uno dei lavori che il compianto regista romano amava particolarmente, e a giusta ragione: lo sforzo produttivo e la difficoltà del mettere in scena la Roma cinquecentesca gli costarono molto tempo e fatica e fu un tentativo di tirarsi fuori dalle “pastoie” del cinema cosiddetto di serie B per lanciarsi nel cinema d’autore o comunque per affermare la sua presenza ad un livello superiore. Purtroppo per lui non andò così: il pubblico e la critica del tempo non apprezzarono il film e ciò procurò nel regista, che solitamente non era certamente tenero nei confronti delle sue opere, una enorme delusione. Un vero peccato, perché “Beatrice Cenci” è una pellicola straordinaria e la ricostruzione storica è resa davvero in maniera impeccabile: ispirandosi ad una storia vera (l’omicidio del conte Francesco Cenci avvenuto nel 1598 e commissionato dalla figlia Beatrice, poi condannata a morte insieme alla matrigna e ai fratelli che collaborarono al delitto), Fulci descrive un dramma storico condito da inaudite violenze e pone le basi del cosiddetto cinema della crudeltà che, negli anni a venire, sarà suo marchio di fabbrica inconfondibile (la scena brutale e sanguinosa del patricidio e le lunghe e insistite scene di tortura sono emblematiche in tal senso). View full article »

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