la dottoressa del distretto militare

Con questo film il regista Nando Cicero inaugura una personalissima trilogia militaresca avente come comune denominatore la prorompente bellezza di Edwige Fenech che (s)veste i panni di una dottoressa e che, come facilmente si intuirà, scatena le pulsioni sessuali di militari di leva, ufficiali e sottufficiali. Cicero sa bene cosa fare e dirige una sorta di film-barzelletta ricco di gag e situazioni pecorecce (la scena dell’ uovo, il filo di lana dell’ uncinetto, il cieco che fa la pipì in faccia al portiere in una guardiola scambiandola per un vespasiano etc.) sapendo di poter puntare su uno stuolo di attori e caratteristi di primissimo livello, molti mutuati dal precedente “L’insegnante”: abbiamo infatti il confermatissimo Alfredo Pea (che stavolta non è più uno studentello ma una imberbe recluta e punta sempre e comunque a sedurre la matura Edwige), Gianfranco D’Angelo, Mario Carotenuto, Carlo Delle Piane e Alvaro Vitali. A loro si aggiungono un ottimo Nino Terzo (ovviamente asmatico e tartaglione) e un Alfonso Tomas che però non sfrutta i suoi celeberrimi tic. Leggi il seguito di questo post »

L’insegnante (1975)

Pubblicato: 4 giugno 2017 in Commedia

l'insegnante

Pellicola dall’ indubbia valenza storica in quanto inaugura il filone della commedia italiana erotico-scolastica, “L’insegnante” di Nando Cicero si avvale in primis della partecipazione straordinaria di uno stuolo di attori e caratteristi di prim’ ordine: Vittorio Caprioli, Mario Carotenuto, Enzo Cannavale, Gianfranco D’ Angelo, Carlo Delle Piane, Alfredo Pea e Alvaro Vitali è roba da leccarsi i baffi! E poi c ‘è lei: la divina Edwige Fenech, sogno erotico di intere generazioni. Francesco Millizia e Tito Carpi firmano una sceneggiatura intrisa di pulsioni masturbatorie (i giovani studenti liceali del film sono perennemente arrapatissimi e tentano di soddisfarsi in ogni modo) con l’ obiettivo finale di mostrare in qualsivoglia maniera le sinuose nudità della statuaria Edwige, sorta di madre natura ante litteram di futuri programmi televisivi, da spiare nuda sotto la doccia dal buco della serratura (un must della commedia sexy all’ italiana), da palpeggiare sotto la gonna, da spogliare sempre e comunque. Leggi il seguito di questo post »

L’affittacamere (1976)

Pubblicato: 21 maggio 2017 in Commedia

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Notevole e spintissima commedia degli equivoci diretta dallo specialista Mariano Laurenti che si avvale della presenza di una Gloria Guida nudissima e in gran forma. Per la Guida si tratta indubbiamente di un periodo iperproduttivo e di una delle sue pellicole che, personalmente, trovo tra le più audaci; basti pensare che, al di là dei nudi integrali full frontal, le situazioni pruriginose in cui viene a trovarsi sono davvero notevoli (tipo l’ onorevole che le appone firme con un pennarello su tutto il corpo o l’ avvocato che le fa la doccia massaggiandole il sedere). La sceneggiatura di Bruno Corbucci e Paolo Brigenti è tutta giocata sull’ ambiguità di una pensione chiamata Pensione Paradiso, da tutti ritenuta una sorta di bordello, e il cast è davvero di primissimo livello: Leggi il seguito di questo post »

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Poco prima di tuffarsi definitivamente nel cosiddetto periodo esotico-caraibico (il formidabile triennio che va dal 1979 al 1981), il regista Joe D’Amato scrive insieme a Tito Carpi la sceneggiatura di questo thriller erotico dal plot piuttosto semplice, girato in fretta e diretto con il solito mestiere. Protagonista femminile è Annamaria Clementi (lanciata dal buon Joe nell’ erotico-cannibalico “Emanuelle e gli ultimi cannibali”, dove (s)vestiva i panni di una suora), bellezza interessante ma poco sfruttata dal nostro cinema di genere che si mostra come mamma l’ ha fatta ed è una autentica esplosione di sensualità; peccato abbia girato pochi film… Come co-protagoniste abbiamo poi la virginale Brigitte Petronio (anche lei proveniente da “Emanuelle e gli ultimi cannibali”) e Annj Goren, al secolo Anna Maria Napolitano, futura performer hard core nei porno che D’Amato girerà di lì a poco. Leggi il seguito di questo post »

san babila ore 20

Ispirato ad un fatto vero di cronaca nera (l’ omicidio a Milano  di Alberto Brasili, giovane studente aggredito una sera nei pressi di Piazza San Babila mentre era insieme alla fidanzata ed ucciso a coltellate da 4 giovani neofascisti), “San Babila ore 20” vuole essere, nelle intenzioni del regista Carlo Lizzani, una sorta di documento-verità. Egli, con la collaborazione degli sceneggiatori Ugo Pirro e Mino Giardia, punta a descrivere l’ evento in maniera cruda e asettica e, per dargli ancor più veridicità e fargli assumere un taglio documentaristico, sceglie di puntare su un cast di giovani attori sconosciuti in modo tale che il pubblico non veda sullo schermo “l’ attore” ma solo un personaggio ( tra l’altro questo esperimento neorealista era già stato attuato da Lizzani un anno prima nel bellissimo “Storie di vita e malavita”): non a caso i nomi degli attori non compaiono sui titoli di testa. Leggi il seguito di questo post »

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Un anno dopo il buon successo del thriller “Ondata di piacere” al regista Ruggero Deodato viene data l’ opportunità di cimentarsi con un genere che in Italia stava ormai spadroneggiando: il poliziesco. Siamo nel 1976 e stanno impazzando i commissari di ferro e le città violente; districandosi tra le varie figure di commissari solitari, anticonvenzionali e anticonformisti Deodato propone invece come protagonista una coppia di giovani agenti di una squadra speciale, bellocci e playboy, che scorazza in motocicletta e che più che arrestare i criminali preferisce ammazzarli direttamente. I due sfrontati in questione sono Ray Lovelock e Marc Porel, coppia che indubbiamente funziona egregiamente (ma che, punto di vista personalissimo, non risulta del tutto simpaticissima per qualche sboronaggine di troppo) e che porta una autentica ventata di novità all’ interno del genere. La leggenda narra che la prima stesura della sceneggiatura prevedesse anche una velata componente omosessuale tra i due, idea poi cambiata successivamente. Leggi il seguito di questo post »

imputazione di omicidio per uno studente

Pronti, via… e ritorniamo con la macchina del tempo agli anni di piombo, con le violente contestazioni giovanili che si contrappongono alla violenza della polizia. Lo sceneggiatore Ugo Pirro, personaggio di spicco del nostro cinema di impegno civile e di denuncia di quegli anni (basti citare “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” o i futuri “La classe operaia va in paradiso” e “San babila ore 20”) scrive una storia che precipita immediatamente lo spettatore nel clima giusto, con un bel prologo fatto di scontri violentissimi tra studenti e forze dell’ ordine. In cabina di regia c’ è Mauro Bolognini (e già questa è garanzia di qualità) che però si affranca immediatamente dal coevo e nascente filone poliziesco e lascia pochissimo spazio all’ azione, preferendo concentrarsi soprattutto sui dialoghi e sull’ analisi dei personaggi, con l’ ottima contrapposizione e lo scontro generazionale tra i due protagonisti padre e figlio (il navigato Martin Balsam ed un giovane Massimo Ranieri), l’ uno giudice istruttore che applica (o dovrebbe applicare) la legge e l’ altro studente contestatore e violento. Leggi il seguito di questo post »