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1990 i guerrieri del bronx

Menu del giorno: prendete “I guerrieri della notte” di Walter Hill, aggiungete “Interceptor” di George Miller e “1997 fuga da New York” di John Carpenter, frullate tutto insieme e avrete questo incredibile film di Enzo G. Castellari. Il regista romano si produce in una sorta di western metropolitano, calato nell’atmosfera futuristica e distopica di un Bronx nel quale il crimine regna indisturbato. All’interno di questo ghetto spaventoso si sono creati dei mondi dominati da bande di teppisti dalle caratteristiche più svariate e fantasiose: i più “normali” sono i Riders, che scorazzano su motociclette che montano un teschio sul faro; poi ci sono gli Zombi, che girano su pattini a rotelle, armati di mazze da Hockey e con un casco bianco in testa; poi abbiamo gli Ironmen, che si muovono rigorosamente a passo di danza con i volti dipinti d’argento, vestiti di bianco e nero e bombetta, armati di lunghi bastoni (giusto per aggiungere una spruzzatina di “Arancia meccanica”); ci sono anche i temibilissimi Scavengers, autentici selvaggi agghindati come lerci straccioni e con i volti interamente infarinati; infine abbiamo i Tigers, che girano in lussuose Rolls Royce e sono agghindati come i gangsters degli anni ‘30. Di fronte a questa incredibile carnevalata non crederete ai vostri occhi… View full article »

il furto è l'anima del commercio

Nel 1971 il veterano delle commedie Bruno Corbucci dirige una divertentissima pellicola scritta da Castellano & Pipolo e sfrutta a dovere la verve comica di un giovane e volenteroso Enrico Montesano e l’abilità istrionica del grandissimo Alighiero Noschese. La strana coppia funziona a dovere (non è la prima volta che lavorano insieme e lo faranno in ben 7 occasioni) e l’abbinamento romanesco-napoletano si rivela vincente e azzeccatissimo. Noschese è un nobile decaduto che gioca al lotto e rubacchia qua e là, coinvolgendo nelle sue attività truffaldine il povero e ingenuo Montesano, marito della bella nipotina Pia Giancaro. In carcere avviene la conoscenza con i compagni di cella Enzo Cannavale, Lino Banfi, Elio Crovetto e Francis Blanche e tutti insieme tenteranno un colpo eccezionale, braccati dal caparbio commissario Ignazio Leone. View full article »

Quelli che contano (1973)

quelli che contano

“L’occhi ca ficiru chianciri un jornu chiancirannu…”

Con questo film l’illustre artigiano Andrea Bianchi, regista di culto assoluto, si lancia in una rivisitazione in chiave siculo/mafiosa di “Per un pugno di dollari”: c’è un paese che vede la contrapposizione tra due famiglie rivali che se ne contendono il controllo e l’arrivo di uno straniero che presterà il suo servizio ad entrambe porterà allo scontro definitivo e all’autoeliminazione. Chiaro, no?
La lugubre frase ammonitrice che si legge alla fine del film ne rappresenta in pieno la filosofia di fondo: si tratta di un mafia-movie davvero durissimo che vede il prolifico sceneggiatore Piero Regnoli attingere a piene mani dallo spaghetti western (e dai precedenti forniti da Goldoni e Kurosawa) senza andare per il sottile fin dalle prime scene, quando scopriamo un terribile metodo mafioso per il trasporto della droga: viaggia nascosta all’interno del corpo di un bambino morto, squartato e poi ricucito. Ma questo è solo l’inizio: la pellicola si contraddistingue per un altissimo tasso di violenza e raggiunge inusitati picchi di ferocia e brutalità. View full article »

Nel mare magnum dei generi e sottogeneri del cinema italiano anni ’70 oggi vogliamo mettere insieme un pugno di titoli thriller che vedono protagoniste alcune coppie dai comportamenti alquanto singolari… View full article »

il lungo, il corto, il gatto

Temporalmente questo è l’ultimo film nel quale Lucio Fulci ha diretto la coppia di attori comici siciliani composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ed è anche uno dei migliori, senza dubbio. Fulci conosce molto bene le potenzialità del duo e mette al loro servizio una sceneggiatura che va ben oltre le semplici, lunghe e inutili gag: sì, ci sono anche quelle (la mimica facciale soprattutto di Franchi va sempre sfruttata) ma c’è anche della sostanza (merito degli sceneggiatori Callegari, Gianviti, Sollazzo e Girolami) che va dalla commedia degli equivoci al poliziesco e alla spy story passando per un finale thrilling. Il titolo richiama naturalmente “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone ma la vera fonte ispiratrice è un classico disneyano uscito in Italia l’anno prima, ovvero “F.B.I. Operazione gatto”, con un gatto siamese al centro di un vero e proprio intrigo poliziesco. View full article »

Piedone l’africano (1978)

piedone l'africano

E così, dopo Scipione, arrivò Piedone l’africano…
In effetti il gioco di parole del titolo ci sta tutto perché il film, dopo un brevissimo prologo napoletano, si svolge interamente nel continente nero. A tre anni di distanza Bud Spencer veste per la terza volta i panni del commissario antidroga Rizzo in trasferta esotica e al suo fianco ritroviamo ancora una volta la fidata spalla Enzo Cannavale; rispetto ai primi due capitoli si inizia a virare decisamente verso la commedia e dunque la componente poliziesca, dopo un inizio promettente, va a scemare e lascia il posto alle comiche e mirabolanti scazzottate del buon Bud (marchio di fabbrica inconfondibile) che diventano davvero lunghissime… Per aggiungere un ulteriore tocco di leggerezza abbiamo inoltre la presenza di un piccolo bambino africano che corre, scappa, ruba e si nasconde ovunque, rivelandosi fondamentale per lo sviluppo della storia al punto di salvare Piedone da una trappola mortale e rivelarsi decisivo nella soluzione delle indagini; alla fine il piccolino, rimasto orfano, verrà adottato proprio da Piedone… View full article »

Pugni, dollari e spinaci (1978)

pugni, dollari e spinaci

Incredibile pellicola firmata da Emimmo Salvi che, dopo una decina d’anni di inattività, torna dietro la macchina da presa griffando un film per ragazzi ispirato alle gesta del celeberrimo cartone animato Braccio di Ferro (e anticipando di ben due anni il film “ufficiale”, il “Popeye” di Robert Altman). Dopo aver ottenuto le licenze di utilizzo delle immagini dei personaggi del celeberrimo cartone (Popeye, Bruto, Olivia, Poldo e il piccolo Pisellino), il film si rivela un clamoroso marchettone per l’azienda alimentare Surgela (che mette a disposizione per le riprese i suoi campi di raccolta di spinaci). Nella scalcagnata fattoria del protagonista dal cuore d’oro Maurizio Arena (che alleva animali, accoglie reietti e coltiva spinaci) assistiamo ai suoi lunghi dialoghi con un disegno enorme di Braccio di Ferro (che gli risponde pure!), così come Don Camillo parlava con il crocifisso in chiesa. View full article »

Revolver (1973)

revolver

Dopo aver firmato un bel noir dal respiro internazionale (“Città violenta”) e un sottovalutato thriller psicologico (“Il diavolo nel cervello”) il regista Sergio Sollima sforna un altro prodotto eccellente che mescola il noir, il poliziesco, il road movie e il thriller politico. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Sollima con Massimo De Rita e Arduino Maiuri, è a tratti un po’ complessa e fin troppo intrecciata ma la regia è talmente solida e di alto livello che il film, nonostante qualche laboriosità che forse si poteva un po’ smussare, risulta avvincente e tiene lo spettatore sulla corda dall’inizio alla fine. Oliver Reed offre un’interpretazione magistrale ma anche Fabio Testi se la cava decisamente bene: la strana coppia che unisce le forze per collaborare (carceriere e detenuto in fuga) funziona e si districa tra mille difficoltà nelle pieghe di una storia che conduce ad un finale amarissimo, probabilmente inevitabile. View full article »

Borotalco (1982)

borotalco

“Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana…”

“Borotalco”, terzo film diretto e interpretato da Carlo Verdone, è un autentico spartiacque e si rivela fondamentale per la sua carriera: l’attore/regista, infatti, abbandona per la prima volta la galleria dei suoi personaggi e i relativi travestimenti che lo avevano accompagnato dagli esordi televisivi di “Non stop” del 1978 fino ai suoi due primi film “Un sacco bello” e “Bianco, rosso e Verdone”, interpretando un unico personaggio che diventa così protagonista assoluto della storia. Verdone si mostra decisamente ispirato e più maturo e il film è assolutamente delizioso e leggero, quasi come una nuvola di borotalco (titolo, sembra, suggerito dalla co-protagonista Eleonora Giorgi e che, non solo idealmente, vediamo sullo schermo mentre allevia i dolori ai piedi di Verdone causati dalle vesciche). La Giorgi, dicevamo: la sua interpretazione “coatta” viene giustamente premiata con un nastro d’argento e un David di Donatello come miglior attrice protagonista e il film si rivela campione di incassi con pieno merito, consacrando definitivamente Verdone in quella cerchia ristretta di “nuovi” autori comici che si stanno affacciando alla ribalta nei primi anni ’80 (Troisi, Nichetti, Nuti, Moretti). Restando ai premi la pellicola si guadagna un David di Donatello per il miglior film e anche Verdone vince il David come miglior attore protagonista. View full article »

riti, magie nere e segrete orge

“Sai Stefy, hanno ucciso Rachel…”
“Ma no, non mi dire, che bello! Andiamo a vedere!”

Da queste frasi avrete già intuito che ci andiamo ad occupare di qualcosa di abbastanza folle: d’altronde parliamo di un film di Renato Polselli, regista decisamente “sui generis” e arcinoto per le stravaganze dei suoi lavori. La pellicola, girata nel 1971 con il titolo “La reincarnazione” (decisamente più calzante), esce nelle sale 2 anni dopo con un titolo più ammiccante che vuole strizzare l’occhio al fiorente filone decamerotico del periodo. In realtà le millantate orge segrete non sono presenti, anche se il film è zeppo di nudi femminili gratuiti e situazioni al limite (ebbe il divieto ai minori di 18 anni); Polselli scrive e organizza una storia che mescola vampirismo e stregoneria con un montaggio volutamente confusionario che mescola passato e presente senza soluzione di continuità, confondendo lo spettatore che finisce con il ritrovarsi in un vortice di avvenimenti spesso privi di senso logico. Chi non è avvezzo al cinema di Polselli resta sicuramente spiazzato ma chi ne conosce le caratteristiche sa a cosa va incontro e non può che divertirsi di fronte a certe trovate, sempre in bilico tra genialità e genuina cialtroneria (inquadrature notturne e diurne che si alternano nella stessa scena, dialoghi surreali, prove attoriali al limite dell’improvvisazione, effetti speciali casarecci etc). View full article »

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