Il prato macchiato di rosso (1972)

Pubblicato: 23 settembre 2017 in Thriller

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A dir poco bizzarro ma al contempo affascinante prodotto da scovare nel sottobosco della intricatissima giungla che è il cinema di genere italiano anni ’70, “Il prato macchiato di rosso” porta la firma di un interessante ed eccentrico regista, Riccardo Ghione, che già l’anno prima aveva firmato un piccolo gioiello (“A cuore freddo”) ma che purtroppo non è stato attivissimo in quel periodo magico (e questo è un vero peccato, visto il suo talento visionario). Qui la visionarietà e la stravaganza toccano livelli altissimi con un cast che già di per sé si presenta singolare: Enzo Tarascio (assolutamente folle e con delle cravatte a farfalla improponibili), Marina Malfatti (la cui classe sopraffina non si discute mai), Nino Castelnuovo (che non salta la staccionata dell’olio Cuore ma è comunque l’eroe della storia) e, udite udite, un Lucio Dalla clamoroso nei panni di un bislacco barbone. Il coinvolgimento di Dalla nel progetto va anche oltre la semplice recitazione, visto che firma e interpreta anche la canzone dei titoli di testa e coda che porta lo stesso titolo del film: per anni e anni ho cercato questa incisione ma è assimilabile alle apparizioni delle comete provenienti dalla nube di Oort, visto che in tanti anni di ricerche non è saltato fuori nemmeno un 45 giri promozionale. Leggi il seguito di questo post »

TrecIento (300)!

Pubblicato: 19 settembre 2017 in Avvisi ai naviganti

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Ebbene sì: “Il mio vizio è una stanza chiusa” ha toccato quota 300 titoli schedati e recensiti!
In 6 anni possiamo dire che, considerando la vastità della materia rappresentata dal cinema italiano anni ’70 e l’impegno profuso per gestire questo spazio in assoluta autonomia e libertà (nel tempo libero e solo e soltanto per passione e non “per lavoro”), non ci possiamo lamentare.
Siamo partiti a gennaio 2011 con “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave” e abbiamo toccato quota 300 con “Ultimo tango a Zagarol”: un percorso che si è districato tra gialli, horror, commedie, erotici, western, polizieschi, noir, drammatici, avventurosi e quant’altro. E l’idea di aver toccato quota 300 mi/ci stimola a proporre, da questo momento in poi, altre chicche per lo più misconosciute… Preparatevi psicologicamente perche registi come Polselli, Berruti, Di Silvestro, Rizzo, Garrone, Carpi, Rondi, Pirri, Pannacciò, Nasca, Savona, Imperoli, Cavallone etc. stanno arrivando… 😉

gastone moschin

Se n’è andato un Signore e il nostro amato cinema che fu continua a perdere pezzi: purtroppo è ineluttabile. Gastone Moschin è morto il 04/09/2017 ed è stato uno dei volti più noti e amati soprattutto della commedia all’italiana, genere che ha frequentato moltissimo e con risultati davvero ottimi: tutti, infatti, ricordiamo l’architetto Melandri della trilogia di “Amici miei” e da molti quello è considerato il suo ruolo della vita. Personalmente dissento perchè l’Ugo Piazza cui ha dato vita in “Milano calibro 9” (tutt’altro che commedia) è davvero un personaggio che travalica i confini del mito e della leggenda…
In ogni caso, senza lanciarci in discussioni da bar e stupidi confronti tra ultras di un titolo o dell’altro, Moschin ci lascia un patrimonio di pellicole e di ricordi assolutamente corposo e di qualità (ha lavorato con registi del calibro di Germi, Vancini, Comencini etc. per non parlare di Coppola per “Il padrino – parte seconda”). Poliedrico, brillante, mai sopra le righe: uno degli ultimi veri Signori del nostro cinema.
“Gastone, sei del cinema il padrone…..”, cantava Petrolini. Buon viaggio.

Ultimo tango a Zagarol (1973)

Pubblicato: 12 settembre 2017 in Commedia

ultimo tango a zagarol

“Oooooh, te lo mangi?!”
“Non mi fai mangiare mai!”

Incredibile parodia del capolavoro di Bernardo Bertolucci “Ultimo tango a Parigi” firmata da Nando Cicero che già dal titolo mostra la sua genialità: da un lato Parigi, magniloquente capitale della Francia, dall’altro un paesino dal nome volutamente ridicolo (o almeno credo sia stato questo l’intento, con buona pace dei zagarolesi ai quali non mi sognerei mai di mancare di rispetto). E al posto di Marlon Brando, sex symbol per antonomasia, affascinante e dal sorriso magnetico, abbiamo la faccia sgualcita e il ghigno di Franco Franchi… Già questo basterebbe a far capire che siamo di fronte ad un piccolo gioiello ma l’opera di Cicero va oltre: scandaglia a fondo il prototipo che vuole sbertucciare e poi si dipana in maniera incredibilmente e paradossalmente “fedele” all’originale. Il consiglio è di vedere i due film uno dietro l’altro per cogliere tutti i riferimenti… Leggi il seguito di questo post »

Ultimo tango a Parigi (1972)

Pubblicato: 26 agosto 2017 in Erotico

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“Voglio farti un discorso sulla famiglia…”

Ed eccolo qui, il film scandalo per antonomasia del nostro cinema. Una pellicola così controversa e potente da riuscire ad avere un impatto letteralmente devastante sull’immaginario collettivo (eravamo nel 1972) del nostro paese: si è parlato di pornografia (vabbè…), di erotismo volgare, di eros e thanatos, di tutto e di più…
E, giusto per far capire il nostro livello di inciviltà e bassezza, facciamo un po’ di cronistoria: il film fu sequestrato per oscenità sul finire del 1972 per poi essere dissequestrato un anno dopo. In un secondo processo fu nuovamente sequestrato, condanna poi confermata in appello nel 1974 e ribadita nel 1976 dalla Cassazione che ordinò che tutte le copie del film fossero distrutte o bruciate (alcune copie si sono miracolosamente salvate e sono tutt’oggi conservate nella Cineteca Nazionale come “corpo del reato”)… Leggi il seguito di questo post »

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Ottima trasposizione cinematografica che si ispira ad un lavoro teatrale di Ugo Betti del 1944 che si era anche visto in versione sceneggiato Rai nel 1966 (con un cast di attori di grido tipo Tino Buazzelli, Glauco Mauri e Nando Gazzolo) e viene attualizzata e trasportata 30 anni avanti (l’originale era ambientato in pieno regime fascista). Il regista Marcello Aliprandi decide anch’egli di affidarsi ad un cast di prim’ordine: Franco Nero (inizialmente un po’ dimesso ma che finisce in crescendo), Fernando Rey (crepuscolare), Umberto Orsini (caricaturale, con retina in testa, pizzetto improbabile e chewing gum d’ordinanza), Umberto D’Orsi (potente corruttore) e Martin Balsam (turpe e impunito). Su tutti svetta un bravissimo Gabriele Ferzetti, gigione e sopra le righe, assolutamente fenomenale. Leggi il seguito di questo post »

La via della droga (1977)

Pubblicato: 30 luglio 2017 in Poliziesco

la via della droga

Enzo G. Castellari è un autentico specialista del genere poliziesco e degli action movies e questo film è una sorta di summa della sua creatività artistica. Visto che la sceneggiatura è piuttosto esile il regista romano decide di puntare tutto sulla spettacolarità e sull’azione, sfruttando un ottimo Fabio Testi che qui è atletico, spaccone e poliedrico come non mai: gli ultimi 30 minuti sono adrenalina pura, un autentico crescendo che vede un lunghissimo inseguimento a piedi trasformarsi prima in inseguimento in moto e poi in macchina per poi concludersi… in aereo (vedere per credere)!
Come co-protagonista abbiamo il british man David Hemmings che però stavolta (a differenza del di poco precedente “Squadra antitruffa” accanto a Tomas Milian, prodotto anche questo da Galliano Juso) è serissimo e non caricaturale ed è decisamente in parte. Leggi il seguito di questo post »