Un sussurro nel buio (1976)

Pubblicato: 20 luglio 2019 in Horror

un sussurro nel buio

Buon horror firmato da Marcello Aliprandi che si districa con scioltezza tra la ghost story, il thriller soprannaturale e il drammatico con una caratteristica assolutamente unica: in tutto il film non c’è nemmeno una (e dico una) goccia di sangue. Si punta tutto sulla costruzione della suspense mediante l’ottima fotografia di Claudio Cirillo (che, oltre ad essere il direttore della fotografia, interpreta anche un ispettore di polizia) e la regia sobria e senza fronzoli di Aliprandi che riesce a catturare ed avvolgere lo spettatore. Niente salti sulla sedia, niente trucchetti di quint’ordine: la paura dei fantasmi, quella vera, bisogna essere bravi a costruirla con la giusta atmosfera… Leggi il seguito di questo post »

luciano de crescenzo napoli

18/07/2019. Con enorme dispiacere apprendiamo la notizia della scomparsa di Luciano De Crescenzo, l’ “ingegnere filosofo” che, col suo sorriso, i suoi occhi azzurri e quella gentilezza affabile che lo contraddistingueva, ha saputo raccontare una Napoli oleografica, colorita, ricca di umanità e folklore come pochi. Ingegnere “per caso” visto che, nonostante la brillante laurea conseguita in ingegneria, gli riusciva ancora meglio fare lo scrittore (il suo libro d’esordio, “Così parlò Bellavista”, fu un clamoroso successo) e/o il divulgatore della filosofia greca, De Crescenzo è stato anche attore (insieme all’amico Renzo Arbore ne “Il pap’occhio” e in “F.F.S.S.”) e, soprattutto, regista di se stesso allorquando ha traslato in pellicola nel 1984 il suo grande successo letterario in un film meritatamente assurto allo status di piccolo cult. “Così parlò Bellavista” è un affresco che andrebbe studiato nelle scuole partenopee per far capire alle giovani leve cosa è la città di Napoli. Ci torneremo…
Gran signore, elegante nei modi, affascinante nell’eloquio e sprizzante cultura da ogni poro e pelo della sua barba, De Crescenzo ha diretto pochi altri film in quanto l’attività di cineasta non era di certo preponderante nella sua vita: va comunque ricordato il fondamentale “32 dicembre”, un piccolo trattato sulla relatività del tempo, ironico e al contempo malinconico.
Va ricordato che l’ingegnere “per caso” ha firmato una cinquantina (!) di libri e ha venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo; rimarrà sempre orgoglio e vanto di una città che oggi piange un altro suo figlio eccellente volato via…
Prufessò, permettete un pensiero poetico?
No, oggi no. Oggi è solo silenzio.

Lo squartatore di New York (1982)

Pubblicato: 13 luglio 2019 in Giallo

lo squartatore di new york

Quel diavolaccio geniale che risponde al nome di Lucio Fulci, dopo aver insanguinato per 3 anni gli schermi italiani con 5 mirabolanti esempi di film horror estremi e selvaggi (nell’ordine “Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi”, “Black cat” (l’unico un po’ più soft), “L’aldilà” e “Quella villa accanto al cimitero”), decide di ritornare al giallo/thriller. Il suo cinema continua ad essere un pugno nello stomaco dello spettatore e il merito è soprattutto dello scaltro produttore Fabrizio De Angelis che, essendo ormai certo delle capacità di Fulci che lo ripagavano con incassi di tutto rispetto, gli lascia carta bianca e briglia sciolta. Avendo ormai incanalato il suo cinema in una direzione che andava a shockare il pubblico con immagini forti e splatter, il regista romano mantiene anche nel giallo un registro orrorifico, soprattutto per quanto concerne la spettacolarità e la coreografia degli omicidi, qui estremamente cruenti. La sceneggiatura, firmata da Gianfranco Clerici e Vincenzo Mannino, vede l’intervento successivo del fidato Dardano Sacchetti e dello stesso Fulci; il risultato è un thriller morboso e malsano, violentissimo e, a tratti, realmente disturbante che sotto certi aspetti anticipa alcune tematiche che si vedranno anche in “Tenebre” di Dario Argento a distanza di pochi mesi (anche lì c’è un ritorno al giallo, ambientazione newyorkese, omicidi in pieno giorno in luoghi affollati ed estrema violenza ai danni delle vittime femminili).
Il fulcro della prima stesura della sceneggiatura firmata da Clerici e Mannino prevedeva che l’assassino fosse affetto da progerìa, una malattia che provoca l’invecchiamento precoce, e che dovesse essere questo il movente (l’odio per la bellezza) che spingeva il killer ad accanirsi su giovani e belle donne; Fulci non era però molto convinto e infatti questo progetto fu abbandonato con l’ingresso di Dardano Sacchetti che, in fase di scrittura, cambiò un po’ la storia. Clerici e Mannino non abbandoneranno comunque del tutto l’idea di un killer affetto da progerìa e la riproporrano 6 anni dopo, firmando la sceneggiatura del film diretto da Ruggero Deodato “Un delitto poco comune”.
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valentina cortese

Dal 10/07/2019 anche Valentina Cortese non è più con noi. Inutile ripercorrere la straordinaria carriera di questa artista straordinaria che ha dato dapprima lustro al nostro paese a Hollywood negli anni ’50 e ’60 e ha poi nobilitato il nostro teatro. Per quanto concerne il cinema a noi tanto caro è doveroso ricordarla attivissima, in ruoli sempre un po’ sopra le righe, nei selvaggi e magici anni ’70 sotto la regia di gente del calibro di Mauro Bolognini, Riccardo Freda, Fernando Di Leo e Lucio Fulci… ma anche Pier Carpi, Vittorio Sindoni, Franco Zeffirelli… Addio, ultima Diva e Signora delle scene dalla classe infinita…

Colpo in canna (1975)

Pubblicato: 6 luglio 2019 in Commedia

colpo in canna

Dopo aver firmato autentici e indiscutibili capolavori del noir/poliziesco (“Milano calibro 9”, “La mala ordina”, “Il boss” e “Il poliziotto è marcio”) il regista Fernando Di Leo viene solleticato dall’idea di tentare nuove strade all’interno del genere nel quale ormai è un’eccellenza assoluta e gioca la carta della contaminazione con la commedia ispirandosi al western che con Trinità aveva trovato nuova linfa e, conseguentemente, un nuovo filone; non a caso questo “Colpo in canna” nasce come un “divertimento in due tempi”, come chiaramente esplicitato sui titoli di testa del film. La storia segue comunque un canovaccio noir e poliziesco in quanto affronta la spietata guerriglia tra due bande rivali con in ballo un grosso traffico di droga ma tutto, proprio tutto, è caricaturale ai limiti del macchiettistico. Leggi il seguito di questo post »

Così dolce… Così perversa (1969)

Pubblicato: 29 giugno 2019 in Thriller

così dolce così perversa

Dopo il buon successo di “Orgasmo” il regista Umberto Lenzi continua a battere la strada del giallo/thriller complottista: la protagonista è la confermatissima Carroll Baker (che tornerà anche nel successivo “Paranoia” a completare una sorta di ideale trilogia) e alla sceneggiatura abbiamo colui che diventerà un autentico specialista del giallo tricolore (e non solo), ovvero il grandissimo Sergio Gastaldi (sceneggiatore importantissimo che ha attraversato tantissimi generi nonché una delle menti più illuminate del nostro cinema). Ambientato nella Parigi altoborghese, il film si avvale di un cast internazionale niente male che va da Jean-Louis Trintignant a Erika Blanc, da Horst Frank a Helga Linè. Leggi il seguito di questo post »

I due assi del guantone (1971)

Pubblicato: 22 giugno 2019 in Commedia

i due assi del guantone

Mariano Laurenti è sicuramente uno dei registi (insieme al grande Lucio Fulci) che ha saputo sfruttare al meglio il duo comico composto da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Dopo il calcio (“I due maghi del pallone”) il raggio di azione si sposta stavolta nella boxe, con il novello Franchi che si improvvisa pugile per esigenze alimentari (nel senso letterale del termine). E’ chiaramente un’occasione che Laurenti sfrutta a dovere, con Franchi che utilizza tutta la sua fisicità dimenandosi e danzando sul ring, dando così fondo a tutto il suo repertorio di smorfie e facce strane (e occhi neri dovuti ai cazzotti presi), e con un Ingrassia che si finge imbolsito manager ed ex campione. Leggi il seguito di questo post »

Franco-Zeffirelli

Il 15/06/2019, alla veneranda età di 96 anni (!), ci ha lasciato anche Franco Zeffirelli. Uomo d’arte e di cultura straripante, dalla fortissima personalità e dalle idee politiche oggi invise ai più (cosa che ci ha portato a leggere in giro farneticanti articoli che sono arrivati a definirlo un “mediocre”), è stato senza dubbio uno dei grandi registi del nostro cinema. Un cinema non per tutti, a tratti pomposo e barocco, alternato a tanta opera e teatro diluiti in 65 anni di carriera, a nostro avviso, difficilmente eguagliabili. Si potrà dire quello che si vuole sull’Uomo (ma non si è sempre detto che il giudizio su questo non spetta a noi?) ma sull’Artista ci sono poche discussioni: per lui parlano le trasposizioni shakesperiane e quell’incredibile capolavoro che è il “Gesù di Nazareth” dell’anno di grazia 1977 (successo planetario che ha segnato in maniera indelebile la nostra infanzia e sul quale contiamo di tornare ampiamente, in futuro, su queste pagine). Un solo fotogramma di quel gioiello vale molto più di intere carriere di vari imbrattapellicole (loro sì, men che mediocri). E noi già solo per questo lo ringraziamo ad imperitura memoria. Addio, Maestro.

Qua la mano (1980)

Pubblicato: 15 giugno 2019 in Commedia

qua la mano

I film a episodi sono sempre stati un punto di forza del cinema italiano, soprattutto nel genere della commedia. Con “Qua la mano” si inaugura un breve e fortunato filone di pellicole con due attori di grido in grado di richiamare molto pubblico; i due si dividono equamente la scena e il film è suddiviso in due lunghi episodi che li vedono protagonisti separatamente. Questa fortunata formula viene ribattezzata “movie movie”, ovvero doppio film: anche la pubblicità spinge la gente ad andare al cinema perchè con un solo biglietto si ha la possibilità di assistere a due film in uno… Il regista Pasquale Festa Campanile dirige Enrico Montesano e Adriano Celentano in due mediometraggi aventi come caratteristica comune la tematica religiosa: delicato e ai limiti del surreale il primo segmento con un Montesano che diventa amico del Papa e gli consiglia gli spaghetti alla carbonara fatti dalla moglie, più sbarazzino e irriverente il secondo con un Celentano molleggiato in abiti talari che mescola incredibilmente atmosfere alla Don Camillo (Celentano parla in chiesa con il Cristo crocifisso e si scontra col sindaco comunista) e alla “Amici miei” (gli scherzi terribili fatti tra amici) con l’aggiunta di una spruzzata de “La febbre del sabato sera”. Leggi il seguito di questo post »

il brigadiere pasquale zagaria

Dopo una lunghissima gavetta costellata da piccole particine da comprimario in svariati film (molti con la coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia) il buon Lino Banfi, al secolo Pasquale Zagaria, ottiene il suo primo ruolo da protagonista in questa scombiccherata commedia che porta alla regia la firma di Luca Davan (pseudonimo di Mario Forges Davanzati). Il comico pugliese si dimostra estremamente volenteroso e si sobbarca sulle spalle tutto il film dando fondo a tutte le risorse possibili fornitegli dalla slapstick comedy, offrendo senza risparmiarsi una serie pressochè infinita di battute basate sulle parole storpiate “alla pugliese”: indimenticabile il tormentone “pare che il pompelmo faccia male” che si trasforma in “père che il pompelmo faccia mèle”. Inoltre, sulle note di Franco Tamponi, canta anche la canzone dei titoli ti testa: “Fior di ogni fiore”. Leggi il seguito di questo post »