La minorenne (1974)

Pubblicato: 30 maggio 2020 in Erotico

la minorenne

Seconda pellicola da protagonista per Gloria Guida (dopo l’esordio con “La ragazzina” di Mario Imperoli) e suo primo film diretto da Silvio Amadio, regista fondamentale per questa prima fase della carriera della giovane e bella attrice: tra il 1974 e il 1976 il loro incontro artistico produrrà, infatti, ben 4 lungometraggi di successo. Gloria, che all’epoca aveva da qualche mese compiuto 18 anni, sfoggia il suo volto dai tratti delicati e il suo nudo corpo armonioso con naturalezza disarmante ed è assolutamente perfetta per il ruolo di “minorenne” inquieta alla prese con i primi turbamenti legati al sesso. Leggi il seguito di questo post »

Nel cinema horror la paura accostata al mondo dell’infanzia è un’arma vincente e la figura dei bambini, guardando in casa nostra, è stata sempre tenuta in altissima considerazione già a partire dalla Melissa Graps di “Operazione paura” di Mario Bava nel 1966. Curiosamente il buon Federico Fellini riproporrà una bambina diabolica praticamente identica nel suo segmento “Toby Dammit” all’interno del film collettivo “Tre passi nel delirio” ispirato ai racconti di Poe (e rieditato nel 1977 con il titolo “Non scommettere la testa con il diavolo”, abbinato al film “I clowns”). Nella nostra gallery odierna abbiamo voluto quindi costruire una bella cinquina made in Italy anni ’70 con 5 figure di bambini diabolici. Leggi il seguito di questo post »

Buon viaggio, Paul

Pubblicato: 22 maggio 2020 in Uncategorized

Un grande amico ci ha lasciati… Che la terra ti sia lieve, caro Paolo.

Filmscoop

candela di cera accesa

Cari amici lettori,

sono sconvolta e profondamente addolorata per l’improvvisa scomparsa del mio amico Paul.

Guardo la pagina home del sito, l’elenco degli articoli, le immagini pubblicate.

Questo sito è la sua anima, frutto del suo amore per l’arte cinematografica. Lo definisco amore perché lui era capace di visionare anche film che non gli piacevano, che lo annoiavano o, peggio, lo irritavano. Lo faceva per poter parlare e scrivere coerentemente di quest’arte, per comprenderla meglio e trasmettere ai lettori le sue conoscenze. Paul non sfruttava il cinema ma lo coltivava con pazienza, costanza e dedizione.

Lui ed io ci siamo conosciuti qui. Mi ha proposto di scrivere per il sito e, grazie a questa collaborazione, è nata la nostra amicizia. L’affetto e il rispetto che abbiamo condiviso, da oggi cambierà forma ma non verrà mai a mancare. Il mio amico era una persona in gamba, amava la sua famiglia, si prendeva…

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no grazie il caffè mi rende nervoso

“O ciuccio è ferito… ma nun è muorto! Io vi avevo già avvertito: Napoli nun adda cagnà! E perciò chi fa ‘o Festivàl more acciso…”

Lodovico Gasparini esordisce alla regia con un film per molti versi indefinibile ma assolutamente esilarante: “No grazie, il caffè mi rende nervoso” è un autentico festival di battute e situazioni deliranti sullo sfondo di una bellissima Napoli che un misterioso maniaco vorrebbe conservare sempre cristallizzata nella sua immagine oleografica e stereotipata, minacciando di morte ogni tentativo di eventuale cambiamento e modernità. Spazio dunque a Pulcinellla, alla sceneggiata, al sole, al mare, alla pizza, alle sfogliatelle, al mandolino e allo sterminato repertorio delle canzoni classiche napoletane dal quale il folle prende il nome (che è tutto un programma): Funiculì Funiculà. Morte invece al nuovo che avanza: alla new wave della musica partenopea, incarnata dal magico sassofono jazz/fusion di James Senese, e alla moderna comicità di un lanciatissimo Massimo Troisi che con il suo modo di parlare e la sua gestualità aveva inventato (era il 1982) un nuovo modo di far ridere. Leggi il seguito di questo post »

L’interrogatorio (1970)

Pubblicato: 9 maggio 2020 in Thriller

l'interrogatorio

Originale thriller firmato da Vittorio De Sisti, prodotto da Mario Imperoli e da questi scritto insieme al regista, a Vito Bruschini e Giuliano Vasilicò, “L’interrogatorio” è il classico film “invisibile” che andrebbe recuperato senza indugi: tutto si incentra su un giovane e disorientato provincialotto (Benjamin Lev) che giunge a Roma per la prima volta e si trova coinvolto in un omicidio. La vittima è la starlette teutonica Brigitte Skay, che si spoglia sempre volentieri e viene uccisa a pugnalate in casa sua terminando dopo 7 minuti la sua partecipazione al film, mentre Lev viene visto da diversi testimoni mentre fugge per le scale (il perchè lo si scoprirà alla fine) e diventa il colpevole ideale per il commissario Paolo Gozlino che lo sottoporrà ad interrogatori lunghi ed estenuanti per fargli confessare il delitto. Leggi il seguito di questo post »

Io ho paura (1977)

Pubblicato: 2 maggio 2020 in Poliziesco

io ho paura

“Proteggere i giudici è come ammettere che la società civile è finita.”

Altra grande regia per Damiano Damiani che stavolta sposa il cinema di impegno civile con il poliziesco e il thriller politico: la storia, scritta da egli stesso con la compartecipazione di Nicola Badalucco, è pienamente calata negli anni di piombo e paventa l’ingerenza dei servizi segreti deviati all’interno dello Stato. Non è certamente il primo esempio di cinema italiano che si muove nell’ambito di queste tematiche eversive ma lo stile personale di Damiani si rivela ancora una volta vincente e il regista friulano abbandona temporaneamente la materia mafiosa firmando un altro piccolo grande capolavoro che arricchisce ulteriormente la sua preziosa filmografia.
Protagonista della storia, stavolta, è proprio una figura di antieroe per eccellenza: un brigadiere di polizia (non più un commissario o un magistrato) di mezza età, con idee di sinistra (laddove per anni i commissari dei film polizieschi italiani sono stati ritenuti dei destrorsi reazionari), meridionale, pieno di debolezze, che ha solo voglia di starsene tranquillo; Leggi il seguito di questo post »

La donna del lago (1965)

Pubblicato: 25 aprile 2020 in Giallo

la donna del lago

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Giovanni Comisso che, a sua volta, si ispirava a misteriosi eventi accaduti ad Alleghe, in Veneto, “La donna del lago” è un magnifico esempio di giallo/thriller che unisce e sublima alcuni elementi classici del gotico mescolandoli con stilemi polizieschi alla Georges Simenon. Ne viene fuori dunque un solidissimo giallo dal ritmo volutamente lento e cadenzato che ancora oggi riesce ad affascinare e intrigare il pubblico. La regia, solidissima, è firmata a 4 mani da Luigi Bazzoni e Franco Rossellini e si avvale della meravigliosa fotografia in bianco e nero di Leonida Barboni: un bianco e nero vivido, quasi palpitante, semplicemente favoloso. Leggi il seguito di questo post »

amico stammi lontano

Ecco un buon western, diretto da Michele Lupo, che va ad inserirsi nella scia della deriva parodistica del genere inaugurata dal capolavoro di Enzo Barboni “Lo chiamavano Trinità”. Il soggetto e la sceneggiatura (co-firmata anche da Sergio Donati) sono griffati da Luigi Montefiori alias George Eastman, che è anche co-protagonista insieme a Giuliano Gemma ed è più che evidente il tentativo di scimmiottare la premiata coppia Bud Spencer/Terence Hill, coniandone una nuova ma comunque piuttosto simile. Giuliano Gemma è in versione bionda alla Terence Hill (ed è doppiato dalla stessa voce, quella di Pino Locchi) mentre George Eastman ha la barba alla Bud Spencer ma è più snello, alto e agile (ed anch’egli è doppiato dalla prima voce storica di Bud Spencer presente nella trilogia Western di Giuseppe Colizzi, quella di Sergio Graziani). Anche le caratteristiche dei personaggi ricalcano gli stereotipi tipici della coppia: Gemma/Hill è scanzonato ed è il più brillante e intraprendente mentre Eastman/Spencer è più pacato e riflessivo ma al contempo risoluto.
Le battute sciorinate dai due protagonisti e le conseguenti scazzottate sono in perfetto Trinità-style, però nella seconda parte il film si fa molto più serio e riserva anche alcuni momenti drammatici che invece risultano totalmente assenti nel film di Barboni, dove tutto è trasposto in chiave comica. Lupo dirige con ritmo dimostrando ancora una volta di essere uno dei registi più capaci e sottovalutati del cinema italiano: i 110 minuti di durata del film scorrono in maniera davvero piacevolissima. Leggi il seguito di questo post »

un amore così fragile così violento

Dopo il buon successo di pubblico e critica del film di Damiano Damiani “L’istruttoria è chiusa: dimentichi”, trasposizione cinematografica del romanzo “Tante sbarre” di Leros Pittoni, è lo stesso Pittoni che decide di mettersi in proprio per portare sullo schermo un’altra sua fatica letteraria: “Un amore così fragile, così violento”. Con questo film lo scrittore firma la sua prima e unica regia e va detto che il risultato è davvero buono: alcuni panorami e scorci siciliani sono davvero fantastici e la scelta del protagonista, un Fabio Testi davvero efficace, si rivela perfetta. Testi, infatti, è sempre convincente nella figura dell’eroe solitario dal cuore d’oro e senza macchia e senza paura, qui per giunta ingiustamente accusato di un omicidio mai commesso. Ad affiancarlo si segnala una intensa Paola Pitagora (che regala anche un fugace nudo integrale), un perfido Gino Santercole e la bellissima Maria Baxa (anche lei nuda, of course). Leggi il seguito di questo post »

Mangiati vivi! (1980)

Pubblicato: 4 aprile 2020 in Drammatico

mangiati vivi

Il filone tutto italiano dei film cannibalici non conta molte pellicole ma le poche realizzate sono tutte quantomeno di buon livello. Il regista Umberto Lenzi gli aveva dato inconsapevolmente il via dirigendo “Il paese del sesso selvaggio” nel 1972, anche se lì era stato dato più spazio all’avventura che al cannibalismo vero e proprio. 5 anni dopo è però Ruggero Deodato a “stappare” definitivamente il genere, dirigendo “Ultimo mondo cannibale” nel 1977 per poi partorire il suo capolavoro totale nel 1980: “Cannibal holocaust”. A questo punto inizia una polemica tra i due registi su chi abbia realmente inventato il genere: Lenzi “incolpa” Deodato di aver girato “Ultimo mondo cannibale” per volere dei produttori (soprattutto tedeschi) ma solo perchè lui si era rifiutato di dare un seguito a “Il paese del sesso selvaggio”. Dal canto suo Deodato va per la sua strada insistendo anche con “Cannibal holocaust” , che diventa un caso clamoroso in tutto il mondo e gli vale l’appellativo di “Monsieur Cannibal”; ciò fa scattare la molla decisiva che spinge Lenzi a scendere nuovamente in campo e dire la sua sull’argomento (quasi a voler dire “Ora vi faccio vedere io”), portandolo a dirigere tra il 1980 e il 1981 una strepitosa doppietta composta da “Mangiati vivi!” e “Cannibal ferox”. Leggi il seguito di questo post »