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“Ora affronterai il mare delle tenebre… e ciò che in esso vi è di esplorabile…”

Nel 1981 Lucio Fulci si è ormai dedicato anima e corpo al cinema horror e i suoi film stanno riscuotendo un buon successo, soprattutto all’estero (Germania, Francia e Stati Uniti). Bisogna dunque insistere e battere il ferro finchè è bello caldo e quindi, partendo da uno script del fidato Dardano Sacchetti, Fulci si lancia in un progetto ambizioso che anche stavolta ha a che fare, trasversalmente, con Dario Argento; se infatti l’idea di fare un film sugli zombi era nata nel 1979 in seguito al successo planetario della versione europea di “Zombi” di George Romero supervisionata da Argento (da cui il fulciano “Zombi 2”, con tutte le differenze del caso) stavolta lo spunto nasce proprio dal grande successo di un altro film di Argento stesso, uscito l’anno prima: “Inferno”,.
Sgombriamo però immediatamente il campo dagli equivoci: in entrambi i casi Fulci non ha assolutamente copiato Argento, anzi. Si sono alimentate negli anni stucchevoli e accese polemiche tra i due registi (un po’ sopite solo dopo la morte di Fulci) ma anche tra i fan dell’uno o dell’altro schieramento; noi ci limitiamo ad osservare che sicuramente può esserci stata l’idea di accodarsi ad un filone (i morti viventi, prima, e la casa infernale, dopo) ma chiunque abbia visto entrambi i film sa perfettamente che le pellicole fulciane sono non solo originalissime ma anche di notevole spessore tecnico e artistico e non possono essere certamente e frettolosamente bollate come banalissimi sottoprodotti argentiani. Nel caso specifico, poi, ci troviamo probabilmente di fronte al capolavoro horror di Fulci, davvero ricchissimo di invenzioni registiche (a partire dal prologo iniziale, virato in seppia). Leggi il seguito di questo post »

Black cat – Gatto nero (1981)

Pubblicato: 14 luglio 2018 in Horror

black cat

Dopo aver girato due horror decisamente estremi e ricchi di sangue come “Zombi 2” e “Paura nella città dei morti viventi”, che avevano già fatto di Fulci un riconosciuto e apprezzato conoscitore del gore, il regista romano spiazza tutti e dirige un’altra pellicola orrorifica che però si discosta nettamente dalle due precedenti in quanto di sangue e di gore ce n’è davvero pochissimo e si punta tutto sull’atmosfera e sulla tecnica registica (qui davvero ad altissimi livelli). Il punto di partenza è il racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe, completamente rivisitato dallo sceneggiatore Biagio Proietti che ne propone una rilettura totalmente diversa rispetto all’originale (l’unica cosa fedele al racconto possiamo dire che è solo il finale). La sceneggiatura piace molto a Fulci proprio per questa sua diversità e il progetto prende corpo dopo due mesi dal termine delle riprese di “Paura…”. Leggi il seguito di questo post »

paura nella città dei morti viventi

“L’anima che anela all’eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni… Dunwich”

Il clamoroso successo internazionale di Zombi 2″ “costringe” Lucio Fulci a dirigere un altro horror: glielo chiede il pubblico, glielo chiedono i produttori. Da qui partirà, in un certo senso, la sua “maledizione” e la sua fortuna, quella che lo porterà, da questo momento in poi della carriera, ad essere quasi esclusivamente confinato nel genere (e con risultati eccelsi). Con “Paura nella città dei morti viventi”, che inizialmente si chiamava semplicemente “La paura” ma che poi fu cambiato forzosamente dai distributori per sfruttare il nome di Fulci associato agli zombi, inizia il definitivo viaggio senza ritorno del regista romano nella galassia orrorifica e si inaugura una fenomenale trilogia interpretata dall’attrice inglese Katherine MacColl (composta da “Paura…”“L’aldilà”“Quella villa accanto al cimitero”) che lo porterà ad essere considerato, con giusta ragione, il “godfather of gore”.
La nuova frontiera horror degli anni ’80 sta iniziando ad indirizzarsi verso lo splatter, con frequente esposizione di interiora umane e utilizzo abbondante di sangue che schizza a profusione per shockare lo spettatore; ebbene, Fulci non si fa certo pregare e ci va giù durissimo, in una sorta di crescendo rossiniano di pellicola in pellicola, con effetti speciali clamorosi che puntano ad osare oltre l’ inosabile e a mostrare al pubblico cose mai viste prima… Leggi il seguito di questo post »

Indagine su un delitto perfetto (1978)

Pubblicato: 30 giugno 2018 in Giallo

indagine su un delitto perfetto

Giallo italianissimo di ambientazione londinese che però la distribuzione tenta maldestramente di spacciare per prodotto d’oltremanica a partire dai titoli di testa, con pseudonimi anglofoni di attori e cast tecnico utilizzati per la versione internazionale. La regia viene attribuita a tale Aaron Leviathan, nick artificioso dietro il quale si nasconde Giuseppe Rosati che però ha ripudiato il film in quanto aveva abbandonato le riprese dopo che era fallita la produzione; per terminare il film e arrivare ad un minutaggio accettabile di circa 90 minuti sono intervenuti in seconda battuta il montatore Franco Fraticelli (con l’aggiunta di alcune scene senza dialogo, tipo un inseguimento notturno, buttate lì per allungare il brodo) e poi Giuseppe Pulieri che ha girato alcune scene aggiuntive. Con queste terribili premesse penserete sicuramente che il risultato finale sia una ciofeca inaccettabile ma invece il film risulta assolutamente gradevole e non è affatto malvagio: un piccolo miracolo. Leggi il seguito di questo post »

Inferno (1980)

Pubblicato: 23 giugno 2018 in Horror

inferno

“Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato silentium; l’esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto le tre Madri e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Mater Suspiriorum, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater Lacrimarum, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. Mater Tenebrarum, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti. Madri, matrigne che non partoriscono la vita, sorelle, signore degli orrori della nostra umanità…
Gli uomini, cadendo in errore, le chiamano con un unico, tremendo nome. Ma in principio tre erano le Madri, come tre erano le Sorelle, tre le Muse, tre le Grazie, tre le Parche, tre le Furie. La terra dove le case sono costruite diviene mortifera e pestilenziale così che gli edifici intorno, e a volte l’intero quartiere, ne maleodorano. Questa è la prima chiave per aprire il loro segreto, questa è la prima chiave. La seconda chiave per scoprire il benefico segreto delle tre sorelle è occultata nei sotterranei delle loro dimore; lì troverai l’ immagine dell’ abitante della casa. Lì è la seconda chiave. La terza è sotto la suola delle tue scarpe… Lì è la terza chiave…”

Dopo il tuffo definitivo nell’ horror puro di “Suspiria” Dario Argento si libera completamente di ogni logica narrativa e dà spazio alla sua visionarietà delirante e scatenata firmando il suo capolavoro horror e il miglior horror italiano degli anni ’80 (se non di tutti i tempi). Con stile magniloquente e barocco, Argento conduce per mano il pubblico in un autentico incubo fatto di immagini uniche e indimenticabili. Il prologo iniziale, con la voce fuori campo, introduce l’ idea di un mondo governato dal dolore, dalle lacrime e dalle tenebre impersonificate da tre Madri: lo spunto proviene da “Levana e le Nostre Signore del Dolore”, una sezione del “Suspiria de profundis” di Thomas de Quincey. In questa specifica sezione si asserisce che, oltre alle tre Parche e alle tre Grazie, esistono anche tre Dolori. Questi ultimi sono Mater Lacrimarum (Nostra Signora delle Lacrime), Mater Suspiriorum (Nostra Signora dei Sospiri), e Mater Tenebrarum (Nostra Signora delle Tenebre). Leggi il seguito di questo post »

La mano spietata della legge (1973)

Pubblicato: 16 giugno 2018 in Poliziesco

la mano spietata della legge

W l’Italia e W gli anni ’70. Negli USA hanno “Il braccio violento della legge”? E allora noi rispondiamo con “La mano spietata della legge”! In verità il titolo italiano del pluripremiato film di William Friedkin è una forzatura dei distributori nostrani (il titolo originale era ed  è “The French connection”) ma non stiamo a guardare il capello… Ovviamente con questo film siamo ben lontani dai mirabolanti fasti del quasi omologo americano ma non si può certamente negare che il buon Mario Gariazzo, qui nelle vesti di deus ex machina (regista e autore di soggetto e sceneggiatura), abbia tentato il richiamo del titolo affine per far presa sul pubblico. Il risultato è un poliziesco all’italiana ancora seminale (nel 1973 il filone non era ancora esploso definitivamente) che, all’interno del genere, si mostra indubbiamente coraggioso per la quantità di violenza che snocciola senza andare tanto per il sottile.
La mano spietata del titolo è quella del commissario di ferro Philippe Leroy (in questo senz’altro precursore dei vari Maurizio Merli, Tomas Milian, Luc Merenda, Franco Gasparri, Leonard Mann etc.) che, per condurre in porto le sue indagini, adora ricorrere alle maniere forti e, durante i suoi interrogatori, elargisce senza remore selvaggi e sonori cazzottoni ai delinquenti di turno (probabilmente una simile violenza nei pestaggi resta un unicum all’interno dell’intero filone poliziesco italiano). Leggi il seguito di questo post »

I ragazzi del massacro (1969)

Pubblicato: 9 giugno 2018 in Thriller

i ragazzi del massacro

Tratto dal terzo romanzo di una quadrilogia di Giorgio Scerbanenco incentrata sulla figura di Duca Lamberti, “I ragazzi del massacro” è il primo film del genere noir/thriller diretto da Fernando Di Leo. Scerbanenco ha, in un certo senso, fatto la fortuna del compianto regista pugliese: infatti è nei suoi romanzi che Di Leo ha colto l’ispirazione per descrivere la Milano nera che così tanto e meritato successo gli ha poi fruttato al cinema (“Milano calibro 9” ne è l’esempio più eclatante).
Duca Lamberti: personaggio difficile e controverso, ex medico radiato dall’ordine per un’eutanasia non autorizzata, affianca la polizia milanese come investigatore privato e da Di Leo viene trasformato sullo schermo direttamente in commissario di polizia. In seguito ci saranno altri due film che lo vedranno protagonista (“Il caso Venere Privata” di Yves Boisset e “La morte risale a ieri sera” di Duccio Tessari). Leggi il seguito di questo post »