san babila ore 20

Ispirato ad un fatto vero di cronaca nera (l’ omicidio a Milano  di Alberto Brasili, giovane studente aggredito una sera nei pressi di Piazza San Babila mentre era insieme alla fidanzata ed ucciso a coltellate da 4 giovani neofascisti), “San Babila ore 20” vuole essere, nelle intenzioni del regista Carlo Lizzani, una sorta di documento-verità. Egli, con la collaborazione degli sceneggiatori Ugo Pirro e Mino Giardia, punta a descrivere l’ evento in maniera cruda e asettica e, per dargli ancor più veridicità e fargli assumere un taglio documentaristico, sceglie di puntare su un cast di giovani attori sconosciuti in modo tale che il pubblico non veda sullo schermo “l’ attore” ma solo un personaggio ( tra l’altro questo esperimento neorealista era già stato attuato da Lizzani un anno prima nel bellissimo “Storie di vita e malavita”): non a caso i nomi degli attori non compaiono sui titoli di testa. Leggi il seguito di questo post »

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Un anno dopo il buon successo del thriller “Ondata di piacere” al regista Ruggero Deodato viene data l’ opportunità di cimentarsi con un genere che in Italia stava ormai spadroneggiando: il poliziesco. Siamo nel 1976 e stanno impazzando i commissari di ferro e le città violente; districandosi tra le varie figure di commissari solitari, anticonvenzionali e anticonformisti Deodato propone invece come protagonista una coppia di giovani agenti di una squadra speciale, bellocci e playboy, che scorazza in motocicletta e che più che arrestare i criminali preferisce ammazzarli direttamente. I due sfrontati in questione sono Ray Lovelock e Marc Porel, coppia che indubbiamente funziona egregiamente (ma che, punto di vista personalissimo, non risulta del tutto simpaticissima per qualche sboronaggine di troppo) e che porta una autentica ventata di novità all’ interno del genere. La leggenda narra che la prima stesura della sceneggiatura prevedesse anche una velata componente omosessuale tra i due, idea poi cambiata successivamente. Leggi il seguito di questo post »

imputazione di omicidio per uno studente

Pronti, via… e ritorniamo con la macchina del tempo agli anni di piombo, con le violente contestazioni giovanili che si contrappongono alla violenza della polizia. Lo sceneggiatore Ugo Pirro, personaggio di spicco del nostro cinema di impegno civile e di denuncia di quegli anni (basti citare “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” o i futuri “La classe operaia va in paradiso” e “San babila ore 20”) scrive una storia che precipita immediatamente lo spettatore nel clima giusto, con un bel prologo fatto di scontri violentissimi tra studenti e forze dell’ ordine. In cabina di regia c’ è Mauro Bolognini (e già questa è garanzia di qualità) che però si affranca immediatamente dal coevo e nascente filone poliziesco e lascia pochissimo spazio all’ azione, preferendo concentrarsi soprattutto sui dialoghi e sull’ analisi dei personaggi, con l’ ottima contrapposizione e lo scontro generazionale tra i due protagonisti padre e figlio (il navigato Martin Balsam ed un giovane Massimo Ranieri), l’ uno giudice istruttore che applica (o dovrebbe applicare) la legge e l’ altro studente contestatore e violento. Leggi il seguito di questo post »

Tomas Milian

Non voglio ancora crederci: il 22/3/2017 Tomas Milian è morto.
Attore straordinario, maschera dai mille volti (che non era solo quella di Nico il pirata o Er Monnezza, personaggi ovviamente fondamentali che lui per primo amava), talento puro e fascino maledetto. Unico e inimitabile, capace di reinventarsi mille volte.
Non voglio cadere nella trappola della retorica e della celebrazione post mortem, attività nella quale in Italia siamo eccellenti. Non voglio semplicemente perchè Tomas io l’ho sempre celebrato, fin da bambino. Sono letteralmente cresciuto dapprima con i suoi film più popolari, quelli di genere nei quali si esibiva col suo linguaggio colorito; successivamente ho scoperto l’altra faccia di Tomas, quella più impegnata. E ho amato tutte le sfaccettature di questo cubano che in Italia ha trovato la dimensione perfetta per far esplodere tutto il suo enorme potenziale. Leggi il seguito di questo post »

E tanta paura (1976)

Pubblicato: 12 marzo 2017 in Giallo

e tanta paura

Seconda incursione del regista Paolo Cavara nel genere giallo (5 anni dopo “La tarantola dal ventre nero”) che però si contraddistingue per una certa originalità e si discosta nettamente da tutti gli stilemi “argentiani” e affini visti fin qui: vengono commessi una serie di delitti e la trama gialla è intrecciata a dovere (alla sceneggiatura partecipa anche Bernardino Zapponi) ma fino a quando non viene svelato l’ inghippo risulta piuttosto complesso scoprire l’ assassino, anche perchè agisce in maniera davvero singolare. Ma non è tutto: l’ intera storia si dipana attraverso una particolare miscela di commedia e poliziesco che fa di questo film un esemplare “ibrido” decisamente unico e fuori dagli schemi. Siamo in un periodo in cui il poliziesco all’ italiana sta dominando la scena tricolore con i suoi commissari di ferro serissimi e qui invece abbiamo un ispettore protagonista assolutamente atipico e ironico (un giovane Michele Placido in versione napoletana) che mentre tenta di risolvere il caso non disdegna di flirtare allegramente con donne di colore (Mary Routh League) e modelle francesi (Corinne Clery sempre bellissima!). A tutto questo aggiungiamo una spruzzatina di morbosità che quasi sconfina nel porno (in una scena un gruppetto di annoiati e ricchi borghesucci si allieta durante un festino proiettando in salotto un cartone animato erotico in super 8 il cui autore è il maestro dell’ animazione italiana Gibba che aveva firmato il primo e unico film erotico a cartoni italiano, ovvero “Il nano e la strega”), qualche omicidio piuttosto efferato, un tono generale da commedia grottesca, l’ ambientazione milanese che ricorda i noir di Fernando Di Leo e Umberto Lenzi, mescoliamo il tutto e avremo “E tanta paura”. Leggi il seguito di questo post »

Milano rovente (1973)

Pubblicato: 26 febbraio 2017 in Noir

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Storicamente considerato il primo film poliziesco diretto da Umberto Lenzi, “Milano rovente” è in realtà un noir che nasce sulla scia del fenomenale successo della trilogia del milieu di Fernando Di Leo; i film con cui ha maggiori punti di contatto sono soprattutto “La mala ordina” per l’ idea del macrò come protagonista e “Milano calibro 9” per l’ idea di una banda capeggiata da un potente straniero (lì era americano, qui francese) e per una donna fatale della quale si innamora il protagonista, senza ovviamente considerare l’ ambientazione milanese di tutte e tre le pellicole. In “Milano rovente” la polizia ha un ruolo estremamente marginale, tanto più che il commissario che si vede in azione (il buon Franco Fantasia) ha poche battute e si vede in azione prevalentemente nel sottofinale, venendo peraltro sopraffatto; Lenzi si concentra maggiormente sull’ approfondimento dei personaggi mafiosi (siciliani e stereotipatissimi, d’ accordo) in una continua escalation di violenza, tralasciando totalmente l’ aspetto poliziesco, genere del quale di lì a poco diventerà un maestro indiscusso firmando capolavori leggendari. D’altronde che Lenzi volesse dirigere una gangster story piuttosto che un poliziesco lo si capisce anche dagli espliciti parallelismi tra la città di Milano anni ’70 e la Chicago anni ’30. Leggi il seguito di questo post »

Addio a Pasquale Squitieri

Pubblicato: 18 febbraio 2017 in Avvisi ai naviganti

squitieri
Il 18/02/2017 si è spento il regista Pasquale Squitieri.
Uomo complesso, indubbiamente dal carattere non facilissimo, per molti versi eccentrico: memorabile il suo modo di portare quasi sempre gli occhiali sulla fronte e non sul naso…
Non è mai stato un personaggio amatissimo, soprattutto per le sue idee politiche vicine alla destra, ma tutto ciò non ci interessa.
A noi piace il Cinema e oggi possiamo dire, senza tema di smentita, che se ne è andato un grande regista.
Il suo cinema storico-politico, i suoi noir, i suoi film sulla mafia sono autentiche perle del nostro cinema che nessuno può disconoscere.
E per questo diciamo solo: Grazie Pasquale…