La banda del gobbo (1977)

Pubblicato: 26 febbraio 2011 in Poliziesco

la banda del gobbo

Ed eccoci dinanzi ad uno dei polizieschi italiani più riusciti di sempre. Tomas Milian stava caratterizzando sempre di più la figura del Maresciallo di polizia Nico Giraldi ma non disdegnava, al contempo, di interpretare il ruolo del cattivo (il Giulio Sacchi di “Milano odia: la polizia non può sparare”, il capitano Sperlì di “La polizia accusa, il servizio segreto uccide”, il cinese de “Il cinico, l’infame, il violento”, il gobbo di “Roma a mano armata”) o del ladruncolo di borgata (il Monnezza de “Il trucido e lo sbirro”, estremamente simile nel look e nel linguaggio a Giraldi tanto da confondere ancora oggi gli spettatori che hanno meno dimestichezza col genere). In un periodo iper-produttivo come è stato quello della seconda metà degli anni ’70 Tomas passava quindi con disinvoltura da un personaggio all’altro (aggiungiamo alla gallery l’ispettore di “Squadra volante”, il commissario di “Liberi, armati, pericolosi”, il Rambo ante litteram de “Il giustiziere sfida la città”) ed era garanzia di successo per ogni film cui prendeva parte. Dopo il successone di “Roma a mano armata” (dove interpretava un personaggio cinico e crudele, il gobbo) e de “Il trucido e lo sbirro” (nel quale per la prima volta aveva dato vita al personaggio del ladruncolo Monnezza) Umberto Lenzi (regista di entrambe le pellicole) ebbe l’idea di riunire i due personaggi in un unico film facendoli diventare fratelli gemelli. Nasce quindi una pellicola per certi versi unica: se la saga del maresciallo Giraldi era ormai nettamente comica (seppur con sprazzi polizieschi) il film di Lenzi è invece estremamente serio e perfettamente in linea con gli altri polizieschi del periodo… ma quando entra in scena il Monnezza ci sono battute esilaranti e siparietti da commedia pura. I dialoghi dei due fratelli furono scritti da Milian stesso e sono spesso sopra le righe; inoltre, forte della sua posizione contrattuale che lo rendeva star indiscussa del film, Milian impose una clausola in base alla quale ebbe l’ultima parola sul montaggio finale per evitare che fossero tagliate alcune scene di dialogo. E, per assecondarlo ulteriormente, i panni del commissario antagonista dei suoi personaggi furono vestiti da un anonimo Pino Colizzi in luogo dello scomodissimo Maurizio Merli (con il quale erano sorti indicibili contrasti sul set di “Roma a mano armata” con botte e scazzottate autentiche tra i due); infatti la figura del commissario risulta estremamente marginale e quasi di contorno, mentre chi spadroneggia in lungo e in largo sono i personaggi negativi interpretati da Milian e dalla sua banda, appunto.

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Dopo una lunga latitanza in Corsica il gobbo Vincenzo Marazzi, criminale incallito, torna in Italia per organizzare una rapina ad un furgone portavalori. Ma i suoi compagni di merende lo tradiscono e, durante la rapina, tentano di ucciderlo. Scampato miracolosamente alla morte il gobbo organizza quindi una terribile vendetta nei confronti dei suoi ex complici servendosi del fratello gemello Sergio (detto er Monnezza), un ladruncolo di mezza tacca. Il commissario Sarti cerca di ostacolare i piani criminali del gobbo ma viene gabbato dalla furbizia dei due, fino al colpo di scena finale…

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Simpatica la partecipazione di Solvi Stubing, icona anni ’70 ed ex testimonial della birra Peroni, nei panni di un’impiegata del consolato albanese di cui si servirà il gobbo per attrarre in una trappola mortale uno dei suoi ex complici, ovvero Sal Borgese. Citiamo inoltre alcune incongruenze con i film precedenti nei quali compaiono il gobbo e il Monnezza: innanzitutto in “Roma a mano armata” il gobbo si chiamava Vincenzo Moretto (e non Vincenzo Marazzi), aveva la gobba a sinistra e non a destra e soprattutto moriva nel finale in un conflitto a fuoco con Maurizio Merli. Meno differenze sostanziali si riscontrano invece con il Monnezza che mantiene il nome Sergio Marazzi (come ne “Il trucido e lo sbirro”) ma perde la voglia sulla mano sinistra…

Naturalmente la colonna sonora del maestro Franco Micalizzi è semplicemente fantastica e il suo funky possente e adrenalinico viene esaltato dall’uso dei fiati e delle percussioni. Perfezione assoluta. Nel film vengono inoltre citate anche due canzoni di Antonello venditti (Sora Rosa e Roma capoccia): alcuni stralci di “Sora Rosa” vengono recitati dal gobbo nella scena della rapina in discoteca a corredo di un lungo discorso sui ricchi e sul capitalismo mentre “Roma capoccia” invece si ascolta nelle scene finali cantata in contemporanea dai due fratelli…

gobbotitoli

Cast principale:

Tomas Milian

Pino Colizzi

Isa Danieli

Sal Borgese

Luciano Catenacci

Regia: Umberto Lenzi

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Federal

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. Sanchez Arminio ha detto:

    Visto ieri sera in seconda serata sul canale Iris… Tomas Milian monumentale!

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