Profondo rosso (1975)

Pubblicato: 7 marzo 2011 in Giallo

profondo rosso

Unico. Inimitabile. Straordinario. “Profondo rosso” rappresenta senz’altro la summa dell’intero genere giallo/thriller all’italiana, genere cui già aveva dato nuova linfa lo stesso Dario Argento con la sua opera prima “L’uccello dalle piume di cristallo”; qui però vi aggiunge una digressione paranormale e orrorifica che pone le basi per l’ormai prossimo e definitivo tuffo nell’horror e nel fantastico che sarebbe venuto subito dopo con “Suspiria”. Potente e robusto, visivamente affascinante e ricco di immagini inquietanti e malsane, il film mostra un certo gusto per una nuova estetica della violenza e le scene dei delitti, sempre più coreografate con cura e dettagli, sono volutamente disturbanti: mannajate alla schiena, acqua bollente, denti rotti sugli spigoli dei mobili… La cosa è stata spiegata anni fa dal compianto Bernardino Zapponi, co-autore della sceneggiatura: l’idea era proprio quella di creare disagio al pubblico mostrando omicidi efferati e cruenti nei quali però gli spettatori potessero ritrovarsi e in un certo senso identificarsi (tutti noi conosciamo la sensazione di scottarci con l’acqua bollente, ad esempio)… E mentre alcune scene più distensive sembrano concedere una tregua allo spettatore l’ansia e la morbosità fanno di tanto in tanto capolino (biglie luccicanti che rotolano nel buio, disegni infantili che ritraggono feroci delitti, cani che si azzuffano, lucertole infilzate con spilloni) per mantenere costantemente un senso di inquietudine… Merito anche di una regia solidissima, di un montaggio con qualche spunto subliminale e di una colonna sonora semplicemente strepitosa.

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Una sensitiva tedesca, durante un congresso di parapsicologia all’interno di un teatro, avverte la presenza di una personalità disturbata in sala e ne stimola involontariamente la curiosità rievocando con alcune sue frasi un orrendo passato ormai sepolto da 25 anni. Tornata a casa, viene uccisa a colpi di mannaja. Testimone oculare del delitto è Marc Daly, un giovane pianista inglese e suo vicino di casa che, richiamato dalle urla, accorre in suo soccorso ma giunge troppo tardi. Da quel momento il pianista e una giornalista d’assalto, Gianna Brezzi, tenteranno di indagare sull’omicidio ma ben presto ne seguiranno altri: l’assassino dalla mente perversa infatti tenta di eliminare tutti coloro che, in qualsiasi modo, possano avvicinarsi alla verità… Decide di iniziare proprio da Marc ma senza riuscirvi; il giovane pianista scampa per un pelo all’ agguato mortale chiudendosi a chiave in camera sua dopo aver udito le sinistre note di una nenia infantile, motivetto conduttore dei delitti con il quale l’ assassino preannuncia le sue visite a domicilio… Le indagini private di Marc proseguiranno fino al colpo di scena finale che gli spettatori più attenti potranno cogliere dopo circa un quarto d’ ora di visione; tutti gli altri, i più disattenti, si lascino pure spaventare…
David Hemmings, già utilizzato analogamente da Antonioni in “Blow up”, si dimostra assolutamente perfetto per interpretare il Marc Daly protagonista di questa affascinante storia: il suo è un personaggio deciso ma a tratti imbranato, intriso di notevole autoironia. Semplicemente delizioso. Ad aiutarlo nelle sue indagini private, come già accennato, troviamo Daria Nicolodi (che durante le riprese del film sarebbe poi diventata compagna di Argento) nei panni della giornalista Gianna Brezzi, grintosa e femminista, dolce a tratti e simpaticamente eccessiva nei suoi atteggiamenti mascolini (si lancia addiritura in una memorabile sfida a braccio di ferro contro Marc). Gabriele Lavia è Carlo, anch’egli pianista, personaggio tormentato e a tratti delirante, spesso in preda all’alcool e omosessuale. Completano il quadro altri personaggi di contorno tutti decisamente notevoli: Eros Pagni è il toscanaccio commissario Calcabrini, Macha Meril è la sensitiva Elga Hullmann che cadrà sotto i colpi dell’assassino, Glauco Mauri è il prof. Giordani, compagno della Meril, anch’egli stimato parapsicologo, Giuliana Calandra è Amanda Righetti, autrice di un libro sulle case maledette che si rivelerà fondamentale nella soluzione dell’enigma… e infine come non ricordare la grande Clara Calamai in un piccolo ma incisivo ruolo, quello della madre di Carlo…

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Indiscutibile apporto alla riuscita del film viene fornito dalla colonna sonora dei Goblin, gruppo rock progressive composto da giovani semi-esordienti intervenuti praticamente “in corso d’opera”; una prima parte delle musiche (la nenia infantile che introduce agli omicidi, il tema di Gianna e altri momenti orchestrali) era stata infatti composta dal jazzista Giorgio Gaslini che, per impegni personali, fu costretto ad abbandonare il progetto. Ai componenti dei Goblin fu chiesto di arricchire il film eseguendo alcuni brani jazz scritti da Gaslini e fu affidato inoltre il compito di scrivere il tema principale (un arpeggio nato dalla fantasia del bassista Fabio Pignatelli) che sarebbe poi diventato un successo di dimensioni planetarie: 52 settimane primo in classifica (45 e 33 giri) e disco di platino nel 1975… Alcune analogie sono riscontrabili con l’album “Tubular bells” di Mike Oldfield del 1973 (soprattutto nel caso del basso pompato di “Mad puppet”) ma non è un mistero che l’album di Oldfield sia stato effettivamente fonte di ispirazione per i 4 “folletti”… In ogni caso raramente musica e immagini si sono sposate così perfettamente: “Profondo rosso” e la musica dei Goblin sono un corpo inscindibile… Capolavoro!

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Cast principale:

David Hemmings

Daria Nicolodi

Gabriele Lavia

Glauco Mauri

Macha Meril

Eros Pagni

Giuliana Calandra

Clara Calamai

Regia: Dario Argento

Edizione in Super 8: pirata (7 bobine da 120 mt)

Edizioni in vhs: Domovideo e Mondadori

Edizioni in dvd:

Anchor Bay (USA), Another World (Danimarca) e Medusa

Formato video 2,35:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Arrow (UK)

Formato video 2,35.1 anamorfico

commenti
  1. Sanchez Arminio ha detto:

    Capolavoro immenso! Grande blog questo!

  2. Zigo Zago ha detto:

    Il più bel film horror mai visto.

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