La dama rossa uccide sette volte (1972)

Pubblicato: 24 luglio 2011 in Giallo

la dama rossa uccide sette volte

E bravo Miraglia! Contaminare l’horror gotico con il giallo classico non è cosa semplice e, al secondo tentativo dopo il discreto “La notte che Evelyn uscì dalla tomba” dell’anno precedente, il regista stavolta fa davvero centro alla grande con questo film che alla fine risulta essere in assoluto tra i migliori prodotti del genere del decennio a noi tanto caro e non solo. Certo è che, per ottenere lo scopo, gli tocca barare un po’ con lo spettatore come nel film precedente (qui c’è un antico fantasma, nell’altro c’era uno zombi) e fargli credere che ci sia un elemento soprannaturale che miete vittime a ripetizione… ma alla fine anche stavolta il film funziona benissimo perchè il movente che c’è dietro la lunga scia di omicidi è credibile e la sceneggiatura è ben articolata. Oddio, forse la Bouchet nei panni della vittima perseguitata non è esattamente il massimo (soprattutto quando sgrana gli occhi in preda al terrore) ma a compensare il tutto abbiamo invece una strepitosa Marina Malfatti, forse la vera Scream Queen del cinema italiano. Completano il quadro un sornione Ugo Pagliai (presenza praticamente quasi obbligatoria in un giallo/horror dopo il grande successo televisivo del mistery “Il segno del comando”), un Marino Masè in versione baffuta nei panni di un commissario e uno stuolo di bellezze femminili tra cui spiccano la bellissima Sybil Danning (il suo nudo è davvero notevole) e Pia Giancaro. Curiosità: gli amanti del giallo tricolore non potranno fare a meno di notare che l’appartamento dove abita Ugo Pagliai è lo stesso in cui abitava Edwige Fenech in “Lo strano vizio della Signora Wardh”… Ecco la prova:

Sybil Danning e Ugo Pagliai in “La dama rossa uccide sette volte”:

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Edwige Fenech in “Lo strano vizio della Signora Wardh”:

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Narra la leggenda che, centinaia di anni fa, vivessero nell’antico castello dei Wildenbrück due sorelle, la dama rossa e la dama nera, in perenne conflitto tra loro. La dama nera, in particolare, subiva continui soprusi e angherie dalla sorella e quindi, stanca ed esasperata da anni e anni di reiterate prepotenze di ogni tipo, attuò la sua vendetta: quando venne a sapere che la dama rossa si era innamorata di un uomo la uccise nel sonno colpendola selvaggiamente con sette pugnalate. Ma, un anno dopo, la dama rossa ritornò dalla tomba uccidendo 7 persone (una per ogni pugnalata ricevuta) e la settima vittima fu proprio la dama nera… La leggenda vuole che questi tragici avvenimenti si ripetano ogni cento anni e sempre tra due sorelle Wildenbrück. Siamo nel 1972 e le due sorelle Ketty Wildenbrück (Barbara Bouchet) ed Evelyn Wildenbrück sembrano essere anch’esse predestinate; litigano continuamente fin da bambine, si odiano a morte e l’ennesima lite si trasforma in tragedia: Ketty uccide la sorella, seppur involontariamente, facendola cadere nel lago. Il delitto viene occultato dalla famiglia ma, dopo qualche tempo, una misteriosa donna vestita con una cappa rossa comincia ad uccidere persone che gravitano nella sfera familiare e professionale di Ketty (il nonno, il suo ex fidanzato, una modella sua rivale in amore)… e proprio Ketty dovrebbe essere la settima vittima…

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La dama rossa uccide colpendo con il suo pugnale e sparisce quasi sempre nel nulla con una fragorosa e agghiacciante risata. Ci sono anche un paio di delitti abbastanza fantasiosi: quello in cui la dama rossa, alla guida di un’ auto, intrappola l’ex fidanzato di Ketty (Fabrizio Moresco) chiudendogli il cappotto nello sportello e poi lo trascina per strada facendogli fracassare la testa sui marciapiedi (anticipando una scena molto simile che si vedrà 3 anni dopo in “Profondo rosso”) oppure quello della moglie di Ugo Pagliai che si ritrova con la gola conficcata negli spuntoni di un cancello (citazione da “Nella stretta morsa del ragno”) mentre stava tentando di scavalcarlo salendo su una scala di corda opportunamente tagliata al momento giusto…

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Ovviamente bellissima la colonna sonora del Maestro Bruno Nicolai (che probabilmente negli horror e nei gialli ha dato il meglio di se stesso). Il tema principale, romantico e malinconico, è uno dei più belli dell’intero filone giallo/thriller italiano.

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Cast principale:

Barbara Bouchet

Marina Malfatti

Ugo Pagliai

Marino Masè

Sybil Danning

Pia Giancaro

Regia: Emilio P. Miraglia

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video: 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. Ultima_Stella ha detto:

    BELLO, BELLO BELLO!!!!!!!!! Uno dei primissimi horror visti da piccina^^ quanti ricordi (a parte la scena coi maledetti topastri, mi ha appassionata tantissimo…). Non ci avevo mai fatto caso al particolare dell’appartamento!!!!!!!!! E non avevo neanche associato le scene simili in questo film e in Profondo Rosso… Concordo con l’interpretazione non propriamente brillante della Bouchet. Concordo sulla colonna sonora.
    Un film decisamente godibile, da vedere e rivedere 🙂
    P.S. La risata della Dama è musica per le mie orecchie………

  2. johntrent70 ha detto:

    Eheheheheh, bella la risata…. 😀
    E’ sicuramente uno dei più bei gialli/horror di quell’epoca d’oro e anch’io non mi stanco mai di rivederlo.
    Un altro paio di curiosità: la vhs aveva i titoli di testa su sfondo nero, il dvd invece li ha in scorrimento sulle immagini delle 2 sorelline Ketty e Evelyn che si fanno continui dispetti e si azzuffano. Ma, curiosamente, la versione che passa in tv è anch’essa diversa: quando ci sono i fermo immagine del castello si vedono in sovraimpressione gli anni che scorrono dalla data in cui il nonno raccontò la leggenda alle due sorelline fino al periodo in cui è ambientata la storia (dal 1958 al 1972)…
    Per restare in tema ho fatto notare il particolare dell’appartamento in riferimento ad un altro giallo importantissimo di quel periodo (“Lo strano vizio della Signora Wardh”) però aggiungo che lo stesso compariva anche in “Dramma della gelosia: tutti particolari in cronaca” di Scola: era la casa del macellaio con cui si fidanzava Monica Vitti… 🙂

  3. paultemplar ha detto:

    Decisamente un buon film, del resto noi nei thriller eravamo un gradino al di sopra degli altri; solo Morandini e altri saccenti non lo hanno mai ammesso.
    Deliziosa la Bouchet e al solito infinita la Malfatti, una donna sexy come poche.
    E c’è anche una splendida Danning.
    Anch’io l’ho visto più di una volta, e ho anche afferrato qualche incongruenza nella trama, ma sono davvero dettagli

  4. Admiral Benbow ha detto:

    Ecco, mi son chiesto per tutto il tempo dove diavolo avevo già visto quell’appartamento….John Trent occhio di lince! 😉

  5. Carlo ha detto:

    Condivido tutti i precedenti commenti ma, a proposito dello splendido Nella stretta morsa del
    ragno, che supera di gran lunga il più famoso originale Danza Macabra, si può sapere come mai non
    è ancora stato distribuito in dvd?

  6. johntrent70 ha detto:

    Bella domanda, me lo chiedo anch’io. Finora è uscito un dvd in Germania (per la CMV) e, nonostante abbia anche l’italico idioma, non rispetta il cut italiano in quanto è l’edizione approntata per il mercato tedesco (mancano una decina di minuti su per giù). Per questo motivo non l’ho preso.

  7. max ha detto:

    non dimentichiamo Rudolph Schundler, grande caratterista tedesco, alias il Maggiordomo Karl ne L’Esorcista!!!!

  8. johntrent70 ha detto:

    Certo. Interpreta la parte del nonnino che racconta la leggenda della dama rossa… 🙂

  9. max ha detto:

    Grazie per questi caricamenti che mi riportano a quando vedevo tutti questi film “a sbafo”… mio zio era il proiezionista e con mio cugino ci siamo visti di tutto… compresa la Fenech di allora..i decameroni, le polizie che ringraziano, nipotine, studentesse e quant’altro di meglio il cinema italiano offriva.

    Poi, arrivò Dario Argento con Profondo Rosso che, come nei migliori spettacoli pirotecnici, con un botto irripetibile anche per lui, scrisse la FINE del giallo all’italiana.. Dal 75 in poi si salva, per me, solo Le Orme di Luigi Bazzoni, quello di Giornata Nera per l’Ariete, per me il miglior giallo al pari di L’uccello dalle piume di cristallo, col quale condivideva la fotogafia stilizzata di Storaro.
    Si sa, tutto termina.. il colpo arrivato nel ’73 dall’america con L’esorcista, preceduto da Il Padrino e poi a seguire l’Inferno di cristallo e Lo Squalo hanno destabilizzato troppo il cinema di consumo europeo, aprendo un nuovo filone negli usa, filone che anche li si è esaurito nei primi anni 80

    Comunque, secondo me. Marino Masè meritava miglior fortuna, un buon agente che lo instradasse meglio. Aveva stoffa, ma l’ha usata male. Ottimo Ugo Pagliai.. Un paio di buchi nella sceneggiatura si perdonano.

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