Il profumo della signora in nero (1974)

Pubblicato: 6 agosto 2011 in Thriller

il profumo della signora in nero

“Occorre tempo… e pazienza… per entrare in un cervello…”

Questa frase alquanto sinistra, gettata lì in modo apparentemente casuale dopo una decina di minuti di proiezione, rivela in realtà l’intera essenza di questo straordinario thriller/horror scritto e diretto da Francesco Barilli (all’esordio – e che esordio – dietro la macchina da presa) nel 1974. In un periodo in cui nelle sale italiane, sulla scia dell’enorme successo dei gialli di Dario Argento, la scena era ormai dominata da assassini di vario genere nerovestiti con cappellaccio e guanti di pelle d’ordinanza, Barilli decide invece di sfornare un prodotto completamente differente concedendosi il vezzo di utilizzare come protagonista la Mimsy Farmer (bravissima!) utilizzata da Argento in “4 mosche di velluto grigio” tre anni prima ma prendendo nello stesso tempo assolutamente le distanze da tutti i thriller (argentiani e filo-argentiani) visti fino a quel momento. L’orrore che rappresenta Barilli non viene da un serial killer schizofrenico e paranoide ma è qualcosa di quotidiano e strisciante (e qui i rimandi a Polansky sono evidenti) che si insinua lentamente e inesorabilmente nella vita della protagonista: è un orrore che si incontra nella vita di tutti i giorni, nel condominio, nel proprio appartamento, nel vicino di casa, nel portinaio, nel fidanzato, nei colleghi di lavoro ed infonde negli spettatori fotogramma dopo fotogramma un cupo e profondo senso di angoscia. Barilli sfoggia uno stile di regia personalissimo ed un’eleganza formale che lascia stupefatti e la sceneggiatura è assolutamente strepitosa; si snoda lenta e sinuosa come un serpente ed incanta ed ipnotizza lo spettatore fino all’incredibile, sconvolgente, affascinante finale. Inoltre non si possono non sottolineare l’ottima fotografia di Mario Masini e il gusto estetico dello stesso Barilli (che, ricordiamolo, nasce pittore): in moltissime sequenze le luci e i colori sono intensi e accesissimi e causano quasi un senso di stordimento, cosa che personalmente ho riscontrato soltanto in un altro film (“Suspiria”). E poi la scenografia, gli interni, l’attenzione per i dettagli: ogni inquadratura sembra studiata con maniacale attenzione, nulla è lasciato al caso; a volte sembra di trovarsi all’interno di un quadro… Un film veramente girato da Dio che coinvolge come raramente accade.

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In una Roma agostana ricca di mistero assistiamo alla storia della bio-chimica Silvia Hacherman (Mimsy Farmer), una donna fragile, insicura e sessualmente repressa, che vive nel ricordo del padre (marinaio morto in mare) e che si consuma nel rimorso per aver causato da bambina la morte della madre. Una sera si reca con il fidanzato (Maurizio Bonuglia) a casa di amici e conosce un professore africano di sociologia (Jho Jhenkins) che intrattiene gli ospiti parlando di magia nera, stregoneria e sacrifici umani ad opera di alcune sette sataniche che ancora adesso sarebbero operanti in Africa. Da quel momento la vita di Silvia non sarà più la stessa… Il giorno dopo infatti si risveglia alle 3 del pomeriggio. Ma come è possibile che proprio lei, la stakanovista per antonomasia, sia rimasta tranquillamente a dormire tutto il giorno? E pensare che la sera prima aveva respinto le avances del fidanzato perchè era tardi e l’indomani avrebbe dovuto svegliarsi presto per andare al lavoro! Ma perchè il portafotografie che teneva sul comodino (contenente una foto che la ritraeva da bambina insieme ai genitori) è per terra con il vetro rotto? Chi è l’uomo misterioso che la segue continuamente? Perchè comincia ad apparire a Silvia l’immagine riflessa nello specchio di sua madre vestita di nero che si spruzza del profumo come se si stesse preparando per un appuntamento? Cominciano ad affiorare i fantasmi del passato: sfogliando i suoi vecchi quaderni delle elementari Silvia ricorda le frequenti visite a casa sua di un uomo (Orazio Orlando) che aveva un negozio di animali e che spesso faceva compagnia alla madre durante le lunghe assenze del marito che andava per mare. Ed ecco che ritorna vivido e prepotente il ricordo incancellabile di sua madre vestita di nero a letto con quell’uomo! Lei era una bambina quando li vide a letto insieme e, sconvolta, si nascose vicino al comò della camera da letto sul quale troneggiava un vaso rosa in stile Liberty… Però quel vaso Silvia lo ha già rivisto in molte altre occasioni; per la precisione, nella vetrina di un negozietto di antiquariato vicino casa sua. Vorrebbe acquistarlo ma… perchè la commessa dice di non aver mai avuto esposto in vetrina niente del genere? E perchè, rientrando a casa, il portiere le consegna un pacco del quale si ignora il mittente ma che casualmente contiene proprio quel vaso? Perchè il corniciaio dice di non trovare più il portafotografie che Silvia gli aveva dato da riparare? Mentre continuano ad affastellarsi gli enigmi Silvia vede apparire inspiegabilmente in casa sua una bambina dell’età di circa 8 anni (Lara Wendel), anello di congiunzione con il suo passato e specchio dell’innocenza perduta della nostra protagonista che sta ormai implacabilmente precipitando nel baratro della follia… come una novella Alice nel paese delle meraviglie…

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Film strepitoso con uno dei finali più cattivi, angoscianti, raggelanti e affascinanti di sempre, “Il profumo della signora in nero” si avvale della colonna sonora di Nicola Piovani che per l’occasione sfodera un tappeto sonoro meravigliosamente triste e malinconico, una sorta di valzer della morte che fin dai titoli di testa crea un’atmosfera quasi onirica e ammaliante, perfetto connubio con le immagini che scorrono sullo schermo. Capolavoro indimenticabile.

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Cast principale:

Mimsy Farmer

Maurizio Bonuglia

Mario Scaccia

Orazio Orlando

Lara Wendel

Jho Jhenkins

Regia: Francesco Barilli

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1.85:1 anamorfico

commenti
  1. silvianovabellatrix ha detto:

    Deve essere veramente molto bello…la trama mi affascina parecchio 🙂

  2. paultemplar ha detto:

    Grande, grande film; Barilli era uno che sapeva fare cinema, inspiegabilmente girò pochissimo e anche questo film ha avuto più successo negli anni successivi che al momento della sua uscita.
    La trama è molto intricata, il finale decisamente spiazzante.
    Da segnalare una monumentale Farmer, che già aveva dato ottima prova di se in Macchie solari e che sembra davvero dissociata e la piccola Lara Wendel che aveva lavorato in Mio caro assassino.
    Uno dei film più belli dei 70 ….

  3. johntrent70 ha detto:

    Concordo con te… tra l’altro la piccola Wendel compariva spesso nei film di quel periodo (oltre al film di Barilli e a “Mio caro assassino” la ricordo anche nel ruolo della figlioletta di Adorf in “La mala ordina”)…
    Hai notato come il personaggio della Farmer in “Macchie solari” sia molto simile a quello di questo film?

  4. Ken ha detto:

    bello!!! la Farmer poi è bravissima e lo aveva già dimostrato in “Quattro Mosche”.

  5. max ha detto:

    …e in Terrore Cieco!.. chi se lo ricorda?

  6. johntrent70 ha detto:

    La Farmer in “Terrore cieco”? Credo tu ti stia confondendo con Mia Farrow (in effetti un po’ di somiglianza tra le due c’è)…

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