Dove vai in vacanza? (1978)

Pubblicato: 13 agosto 2011 in Commedia

dove vai in vacanza

3 storie, 3 attori protagonisti, 3 registi diversi e un unico filo conduttore: le vacanze estive. Una classica commedia italiana ad episodi ma insolita soprattutto per la durata (piuttosto lunghetta) dei singoli episodi, in pratica dei mediometraggi che se solo fossero stati gonfiati appena un po’ avrebbero potuto tranquillamente costituire dei film singoli e uscire separatamente: la durata complessiva del film supera di poco le 2 ore e mezza! Buon per lo spettatore, che si gode in pratica 3 film tutti insieme invece di uno…

1° episodio: SARO’ TUTTA PER TE (regia Mauro Bolognini)

Il dentista Enrico (Ugo Tognazzi), separato da Giuliana (una Stefania Sandrelli davvero in splendida forma) da 10 anni, viene piantato proprio all’inizio delle vacanze dalla squinzietta (una giovanissima e quasi irriconoscibile Lory Del Santo) con la quale attualmente ha una storiella di (pseudo) sesso (a pagamento…). L’inatteso imprevisto e l’impossibilità di trovare su due piedi un’amante di ricambio lo spinge a riallacciare i contatti con l’ex consorte che attualmente si sta godendo un mega villone con piscina di proprietà di un altro suo ex compagno, momentaneamente fuori città per affari; lei lo invita a raggiungerlo e il chiodo fisso che comincia a ossessionare da subito l’infoiato Enrico è uno solo: andare a letto con l’ex moglie. Le sue avances sono infatti esplicite e immediate ma ecco in arrivo la prima sorpresa: il figlio del padrone di casa, il giovane Tommaso (Pietro Brambilla), che vorrebbe arrivare a Parigi facendo l’autostop, ha deciso di fare un’improvvisata e naturalmente di fermarsi a dormire. Enrico cerca di convincere l’intruso a ripartire immediatamente sganciandogli anche 100.000 lire ma il tentativo si rivela vano. Non solo. Il giorno dopo la villa si popola di una decina di amici hippies freakkettoni di Tommaso (c’è pure un imberbe Ricky Tognazzi) e di una comitiva di amici di Giuliana, composta per lo più da lesbiche e femministe d’assalto (tra le quali riconosciamo Marilda Donà, Brigitte Petronio e una nudissima Lorraine De Selle); insomma tutto trama contro il povero Enrico che quindi è costretto, con uno stuolo di almeno 20 persone che girano per casa, a dire addio ai suoi sogni di intimità con l’ex consorte. Trascorsi ben 6 giorni tra topless cellulitici (quello di Clara Colosimo è abbastanza… raggelante!), bagni in piscina e gozzoviglie assortite degli ospiti sgraditi sembra che si apra uno spiraglio di speranza per il buon Enrico… Ma…

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2° episodio: SI BUANA (regia Luciano Salce)

 Sorta di parodia di “Breve vita felice di Francis Macomber”, racconto di Hemingway: in un’Africa nera ottimamente fotografata da Danilo Desideri un povero derelitto (Paolo Villaggio), seduto in una squallida e scalcinata taverna, si intrattiene in una conversazione con un elegante turista (Paolo Paoloni) al quale promette di raccontare una storia incredibile in cambio di una abbondante bevuta a base di whisky. Il derelitto è Arturo, un ex imbalsamatore e amante della natura caduto in disgrazia e costretto ad accettare la proposta di lavoro del bieco e spregevole Dott. Panunti (un mefistofelico Gigi Reder), titolare di un’agenzia di viaggi specializzata nell’organizzare Safari in Africa in una sorta di parco nazionale a basso costo per industrialotti (per lo più del nord) con amichette al seguito; il suo lavoro consisteva nello spacciarsi per una guida di origini gallesi, una sorta di cacciatore bianco profondo conoscitore dell’Africa e dei suoi usi e costumi. E’ così che era nata la figura del “Professional” Wilson. Tra le tante angherie che gli era toccato subire per compiacere il suo datore di lavoro Arturo/Wilson racconta di quella volta in cui camminò sui carboni ardenti (una sorta di Mino Damato ante litteram) al posto dello stregone del villaggio che aveva terminato il suo turno di lavoro (“Niente lavoro nero in Africa!”), per non parlare del fatto che fosse costretto a mangiare solo cibi locali (con conseguente dissenteria) per dare il buon esempio al resto della comitiva italiana che invece soleva abbuffarsi di fettuccine e spaghetti. Continuando a sorseggiare il suo whisky, Arturo/Wilson racconta inoltre di come fosse stato avvicinato da uno dei partecipanti al Safari, tale Ciccio Colombi (Daniele Vargas), classico cumenda bresciano che, per far colpo sulla sua accompagnatrice Margherita (una zoccoleggiante Anna Maria Rizzoli in tuta aderente leopardata) voleva essere aiutato, dietro lauto compenso, ad uccidere un leone in una battuta di caccia. E qui viene il bello: il ritrovamento all’indomani della carcassa di un leone morto per cause naturali sembrava proprio l’occasione perfetta per truffare il cumenda e fargli credere di averlo ucciso lui: bastava sistemarlo acquattato nella Savana, giungere successivamente sul luogo prestabilito e poi fingere di sparargli. Però alla procace e disinibita Margherita non interessava granchè la testa del leone come trofeo ma bensì il miliardo di lire della polizza vita che la vedeva come unica beneficiaria e che avrebbero pagato i Lloyds di Londra in caso di disgraziata e prematura dipartita del Colombi. Quale migliore occasione di un “incidente” di caccia?

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3° episodio: LE VACANZE INTELLIGENTI (regia Alberto Sordi)

Remo (Alberto Sordi) e Augusta (Anna Longhi, che qui sostituisce nel ruolo della moglie buzzicona la Rossana Di Lorenzo dei precedenti “Le coppie” e “Il comune senso del pudore”) sono titolari di un negozio di frutta e verdura nel cuore della capitale. Per le ferie agostane i loro 3 figli (Pasquina, Romoletta e Cesare, 3 odiosissimi studenti universitari pseudo-intellettual-alternativi) hanno organizzato per loro delle vacanze cosiddette “intelligenti”, basate su itinerari artistici e culturali e diete ferree. Insomma basta sbracarsi al mare di Ostia, basta strafogarsi di pastasciutta! A bordo di una fiammante 127 verde i due “fruttaroli” iniziano il loro viaggio e si sorbiranno, nell’ordine, una visita al cimitero etrusco di Tarquinia, un soggiorno rilassante a Montecatini Terme (costretti a mangiare solo riso e insalatine rigorosamente senza olio e senza sale) e un concerto di musica contemporanea dodecafonica a Firenze diretto dal fantomatico maestro Franz Joseph Al Bano (!) con Sordi che dopo svariati minuti di suoni e lamenti chiederà all’intellettualoide snob seduto al suo fianco quando inizia il concerto e che durante una pausa di 2 minuti, mentre tutti restano fermi e in silenzio, si alzerà credendo che il concerto sia finito… Il viaggio culturale si concluderà con una visita alla Biennale di Venezia, laddove i nostri si aggireranno sbigottiti tra opere d’arte alquanto singolari: pareti bianche con occhiali da sole rotti conficcati, un gregge di pecore con annessa staccionata che si rivela essere una scultura vivente di matrice israeliana, un calco di una donna nuda in poliestere, pietre sparse sul pavimento che rappresentano paesaggi megalitici…  E il ritorno a casa riserverà loro altre sorprese…

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I 3 episodi sono ben assortiti e diversi tra loro e compongono un interessante mix. Forse il più audace è quello di Bolognini che spinge molto il pedale sull’erotismo spinto ma alla fine risulta un po’ irrisolto perché non affonda mai il colpo come dovrebbe (e forse potrebbe) e non offre un punto di vista chiaro lasciando lo spettatore col dubbio che il personaggio impotente interpretato da Tognazzi possa essere addirittura un inconsapevole omosessuale; quello firmato da Sordi è forse il più lento (e lunghissimo) e a tratti mostra il fianco ad un qualunquismo disarmante; a mio giudizio il migliore episodio è quindi senza dubbio quello firmato da Salce, che si avvale di un Villaggio in buona forma, di uno strepitoso Gigi Reder e di una storia divertente a tinte noir davvero niente male. Insomma il trio Salce/Villaggio/Reder è come sempre vincente e Villaggio ha il merito di non “fantozzeggiare” troppo: gioiellino! Tutti e 3 gli episodi ci regalano però 3 autentici momenti cult: il tremebondo Tognazzi che non riesce ad andare a letto con la ex moglie a causa della gente che gira per casa e che quindi per vendetta si dedica all’autoscatto del suo pene a mezzo Polaroid e poi consegna la foto ad un ospite dopo averlo fatto mettere in posa (“Sorrida, prego!”), i primi piani delle chiappe di Paolo Villaggio e Daniele Vargas seduti nelle latrine che sobbalzano allorquando il discorso scivola sulla polizza vita da un miliardo stipulata con i Lloyds e, dulcis in fundo, la buzzicona Anna Longhi che, sfinita dall’interminabile visita alla Biennale di Venezia, si accascia su una sedia e viene scambiata da una comitiva di visitatori per una fantomatica scultura vivente valutata 18 milioni di lire (“Sedia con corpo adagiato”)… Musiche rispettivamente di Ennio Morricone, Bixio-Frizzi-Tempera e Piero Piccioni. Buone vacanze.

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Cast principale:

Ugo Tognazzi

Stefania Sandrelli

Paolo Villaggio

Anna Maria Rizzoli

Gigi Reder

Daniele Vargas

Alberto Sordi

Anna Longhi

Regia: Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Ugo Tognazzi mi piace tantissimo, e in questa parte poi, direi che è perfettamente calato. L’episodio di Villaggio non mi è mai piaciuto (fatta eccezione per Annamaria Rizzoli), mentre Sordi e la moglie grassona sono davvero troppo divertenti. Quando vanno alla biennale poi, in qualche modo interpretano il pensiero di tanta massa circa l’originalità e l’estremismo dell’arte moderna.

  2. johntrent70 ha detto:

    … e la Sandrelli qui è davvero mozzafiato… ben 5 anni prima che arrivassero Tinto Brass e “La chiave”…

  3. Tersilli ha detto:

    Cultone assoluto, 3 grandissimi attori… Veramente splendida Stefania Sandrelli!!! Lory Del Santo non l’avevo riconosciuta…

  4. francesco ha detto:

    probabilmente il film concepito come unico è un po lunghetto. I primi due episodi reggono nell’attesa dell’exploit finale: l’episodio di Sordi con la Longhi è da cineteca assoluta. Tocca vette di comicità inesplorate. Esilarante. Probabilmente un pò allungato con qualche altra scene avrebbe fatto film da solo. Le scene ai ristoranti, il concerto da “ducoglioni” la biennale il ricovero in ospedale i dialoghi tra i due… un susseguirsi di fuochi d’artificio. L’originale del film è che sembra una satira dei due burinotti qualunquisti ma in realtà velatamente si critica una nascente borghesia che si impegna a fare la “snob”, la sofisticatae la modernista.

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