La corta notte delle bambole di vetro (1971)

Pubblicato: 28 agosto 2011 in Thriller

la corta notte delle bambole di vetro

Affascinante e riuscitissima opera prima di Aldo Lado, “La corta notte delle bambole di vetro” è un film molto particolare: ricordiamo che uscì nelle sale nel settembre del 1971 in un periodo in cui andavano per la maggiore i gialli cosiddetti “argentiani” che citavano un animale nel titolo; il film di Lado invece non ha niente a che vedere né con il giallo classico né con la new wave italiana che all’epoca stava sempre più prendendo piede. Il suo è un thriller che potremmo quasi definire politico nel quale si fondono elementi thrilling e demoniaci, cospirazioni e poteri massonici. Un thriller dal titolo un po’ sfortunato, se ci riflettiamo: l’unico punto di contatto col giallo “argentiano” era proprio rappresentato dall’animale nel titolo in quanto il film avrebbe dovuto chiamarsi “La corta notte delle farfalle” (titolo perfetto e decisamente più attinente con la storia narrata), ma poichè era uscito nelle sale esattamente un mese prima un altro giallo diretto da Duccio Tessari (“Una farfalla con le ali insanguinate”) il produttore sentì l’esigenza di non generare confusione tra gli spettatori ed evitare eventuali accuse di plagio o similari. Vennero così fuori non so da dove queste fantomatiche bambole di vetro che non c’entrano assolutamente niente… A questo aggiungiamo anche che il titolo iniziale scelto da Lado era “Malastrana”, nome di un quartiere di Praga dal quale prende il via tutta la vicenda. Tuttavia ciò non deve comunque trarci in inganno: nonostante il titolo fuorviante siamo di fronte ad un piccolo capolavoro.

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In un parco di una livida e inquietante Praga viene ritrovato il cadavere del giornalista americano Gregory Moore (Jean Sorel). In realtà egli si trova in un misterioso stato di morte apparente, una sorta di catalessi ma più profonda, quasi sospeso in un limbo. La sua mente è cosciente, egli vorrebbe urlare e chiedere aiuto ma il corpo non risponde agli impulsi del cervello e il battito cardiaco è assente. In preda alla disperazione e alle urla mute che risuonano soltanto nella sua mente l’uomo cerca quindi di ricordare gli ultimi avvenimenti della sua vita che lo hanno portato a giacere sul freddo tavolo di un obitorio in attesa dell’autopsia… Inizia quindi un lunghissimo flashback (che rappresenta il 90% di tutto il film): tutto prende il via dalle indagini che lo stesso Moore stava conducendo per conto del suo giornale sulla misteriosa scomparsa di alcune giovani ragazze ritrovate poi orrendamente uccise. Costretto a scontrarsi con un muro di omertà quasi invalicabile (anche il commissario di polizia lo invita a restare fuori dalla vicenda) si trova invece ancora più coinvolto allorquando scompare nel nulla anche la sua fidanzata Mira (Barbara Bach). La chiave dell’enigma sembra essere rappresentata da un circolo musicale, il Klub 99, che tutte le vittime frequentavano. Con orrore e sgomento il povero Moore scoprirà che dietro l’apparente facciata del circolo si nasconde una vera e propria setta dedita a riti esoterici e orgiastici con finalità di controllo sulla coscienza delle giovani leve. Il finale è assolutamente agghiacciante, direi da… urlo! “Non volano… Non le lasciano volare……”

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Le atmosfere inquietanti create da Lado (autore anche del soggetto  e della sceneggiatura) rendono credibile e azzeccato perfino uno stoccafisso come Jean Sorel, al solito espressivo come un semaforo guasto e quindi assolutamente perfetto e a suo agio nei panni del cadavere. Fortunatamente intorno a lui gravitano attori di ben altro calibro, a cominciare dal sempre bravissimo Mario Adorf passando per la superba Ingrid Thulin e la bellissima e affascinante Barbara Bach. Il senso di angoscia che si respira durante tutta la pellicola è quasi palpabile, tangibile… Merito anche delle ottime musiche del sommo Morricone (coadiuvato dalla sublime voce di Edda Dell’orso). Semplicemente imperdibile.

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Cast principale:

Jean Sorel

Barbara Bach

Mario Adorf

Ingrid Thulin

Regia: Aldo Lado

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Surf

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. paultemplar ha detto:

    Un buon film, ben congegnato e con un cast all’altezza, ma non è il Lado che preferisco, per intenderci quello di L’ultimo treno della notte

  2. Admiral Benbow ha detto:

    questo non l’ho mai visto, e credo proprio che dovrei, si. Mi metto subito in cerca del dvd….

  3. johntrent70 ha detto:

    Lado per me è un regista cult e sono molto affezionato a questa sua opera prima…
    Naturalmente amo molto anche “L’ultimo treno della notte”, per non parlare di “Chi l’ha vista morire?”… e ci metterei anche il poco conosciuto “L’ultima volta” con Massimo Ranieri e Joe Dallesandro…
    Per me è un grandissimo, nonostante abbia fatto pochi film.

  4. silvianovabellatrix ha detto:

    Film inquietante davvero, anche se prolisso e discontinuo nei tempi. Bellissima l’ambientazione in una Praga spettrale e, allora, resa ancora più grigia e cupa dall’appartenenza al blocco sovietico.
    Il titolo…non so che mente arzigogolata può averlo partorito, ma si sa che negli anni ’70 i titoli barocchi e ad effetto si sprecavano.

  5. Ultima_Stella ha detto:

    ^__^ bellissimo! Non aggiungo altro 🙂

  6. Ken ha detto:

    Un Lado molto onirico, davvero bello. poi jean sorel in questa pellicola non somiglia moltissimo a Franco Nero?..grande Adorf

    • johntrent70 ha detto:

      Non ho mai amato molto Jean Sorel, qui una somiglianza con Nero c’è grazie ai baffazzi ma in quanto a recitazione… 🙂

      • Geniale Dilettante ha detto:

        Adorf è sempre grandissimo. Sorel lo conosco poco… e qui infatti grazie ai baffi ricordo il nostro Franco Nero.
        La signora Bach in Starr appare poco ma si nota (come sempre).
        Per il resto il film sa misurare le atmosfere inquietanti in un crescendo che arriva fino alla fine.
        Molto bello.

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