L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Pubblicato: 10 settembre 2011 in Giallo

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Lo scrittore americano Sam Dalmas (Tony Musante), in crisi di idee da tempo, è a Roma da qualche mese per ritrovare serenità e ispirazione; dopo aver trovato un impiego temporaneo presso un istituto di scienze naturali si appresta a ritornare negli USA con la fidanzata Giulia (Suzy Kendall). Una sera, tornando a casa, assiste ad un tentativo di aggressione all’interno di una galleria d’arte: due figure lottano su un soppalco, un uomo completamente vestito di nero e una donna (Eva Renzi); la donna viene ferita con una coltellata all’addome mentre l’uomo si dilegua. Sam cerca di dare l’allarme ma la porta a vetri che dà sulla strada è chiusa dall’interno e il killer aziona anche la porta scorrevole esterna imprigionando così senza scampo Sam che quindi non può far altro che assistere inerme all’agonia della giovane ferita (Monica Ranieri, titolare della galleria). Quando la polizia, chiamata da un passante, giunge sul posto le indagini vengono coordinate dal commissario Morosini (Enrico Maria Salerno) che mette sotto torchio Dalmas, gli ritira il passaporto e gli intima di restare a disposizione; Morosini è convinto che l’aggressore sia la stessa persona che nell’ultimo mese ha ucciso a coltellate 3 giovani donne e che avrebbe molto probabilmente ucciso anche Monica (che invece si salverà) se non fosse sopraggiunto Sam. Da quel momento Sam è continuamente ossessionato dal ricordo delle immagini della colluttazione ed è convinto che ci sia un dettaglio, un particolare rilevante che forse gli è sfuggito; inoltre, suggestionato dalla tesi del commissario e dovendo giocoforza rinunciare alla sua partenza, comincia una sua indagine personale per cercare di scoprire la verità. La prima vittima era una giovane commessa di un negozio di antiquariato che, poco prima di essere uccisa, aveva venduto un quadro naif raffigurante una ragazza pugnalata a morte: proprio in quel quadro si cela la prima chiave dell’enigma… I delitti non sono finiti.

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Dunque fu così che nacque il mito di Dario Argento, regista “de paura”, nuovo Hitchcock, mago del brivido e chi più ne ha più ne metta. Questo suo primo lavoro, libero adattamento del racconto “La statua che urla” di Fredric Brown, ebbe un successo strepitoso e inaspettato: basti pensare che il boss della Titanus Lombardo non era contento delle riprese, considerava Argento un novellino e avrebbe voluto far subentrare alla regia Ferdinando Baldi, suscitando così l’ira sia di Dario (che aveva investito molto tempo nella realizzazione del film scrivendone in toto sia il soggetto che la sceneggiatura) sia del papà Salvatore che decisero quindi di fondare una società di produzione autonoma, la SEDA (acronimo di Salvatore E DArio), per evitare manipolazioni sul progetto. Il film è senz’altro visivamente notevole e mostra un gusto e una raffinatezza estrema nell’uso dello Scope (con inquadrature panoramiche assolutamente magnifiche), anche se alcuni stilemi legati alla figura del misterioso killer (impermeabile, guanti e cappello rigorosamente neri) sono riconducibili a Mario Bava e al suo “Sei donne per l’assassino” e gli omicidi, che diveranno in futuro vero punto di forza delle opere argentiane, non sono ancora tecnicamente e stilisticamente curati e coreografati. Ma già così il film convince e piace al pubblico a tal punto da far nascere una miriade di imitazioni: da questo momento gli schermi italiani verranno insanguinati da una pletora di killer di ogni tipo guantati di nero… Ma non è finita qui: l’inaspettato successo del film spinse Argento (probabilmente per motivi scaramantici) ad inserire un animale nel titolo anche nei suoi successivi due film gialli (“Il gatto a nove code” e “4 mosche di velluto grigio”) completando così una sua ideale trilogia zoonomica. Così facendo attaccò quindi al cinema italiano anche un altro morbo, quello dell’animale nel titolo: e dunque gatti, lucertole, farfalle, iguane, paperini, tarantole, scorpioni, arieti, sanguisughe cominciarono a popolare la fantasia dei registi italiani che si cimentavano nel genere…

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Come da abitudine mi soffermo brevemente anche sulla colonna sonora, opera del grande Morricone, che ha naturalmente impreziosito non poco l’opera prima del giovane cineasta romano. Si tratta di uno score molto sperimentale costellato da cori femminili macabri e al contempo infantili che in un crescendo di canti e controcanti crea un’atmosfera a tratti onirica e quasi ipnotica, con venature jazz (nella fantastica scena dell’inseguimento e del tentato omicidio di Sam da parte dell’uomo col giubbetto giallo) e alcuni fraseggi dissonanti. Tanto di cappello, anche per questo siamo di fronte ad un film imperdibile (e non solo per la sua importanza “storica”).

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Cast principale:

Tony Musante

Suzy Kendall

Enrico Maria Salerno

Eva Renzi

Mario Adorf

Umberto Raho

Regia: Dario Argento

Edizione in Super 8: pirata (4 bobine da 180 mt)

Edizioni in vhs: Mondadori

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 2,35:1 anamorfico

Edizioni in blu-ray: Blue Underground (USA)

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. paultemplar ha detto:

    Il miglior Argento, o meglio, il periodo migliore culminato in Profondo rosso e terminato con Tenebre, fatta eccezione per Opera. Un thriller innovativo che ebbe il merito di lanciare la grande stagione del thriller all’italiana.
    Splendide musiche e note di merito per la bellezza della Kendall e la Renzi.
    Un film molto piacevole che non mostra affatto i suoi 40 anni.

  2. Admiral Benbow ha detto:

    Complimenti a Lombardo, aveva avuto l’occhio lungo……

    Si ritorna decisamente volentieri a queste pellicole, considerando cosa si è costretti a vedere oggi a firma Argento, eppure non sarò mai uno di quei critici incalliti che vivono nel gusto di demolire ogni fotogramma di Dario Argento, a prescindere. Anche se non tutta la sua filmografia è all’altezza, quello che realizzato per una buona metà della sua storia artistica, basta a compensare tutto il resto, e rimane una vetta che la stragrande maggioranza dei registi in circolazione (soprattutto italiani) non arriverà mai a toccare neanche in una intera vita.

  3. johntrent70 ha detto:

    Sono sostanzialmente d’accordo con entrambi. Personalmente non lo reputo però il miglior Argento (per me “Profondo rosso” è il suo capolavoro) anche se è un film spartiacque che ha tracciato e delineato in maniera indelebile gli stilemi del giallo/thriller all’italiana.
    Dopo le prime crepe intraviste in “Opera” la carriera di Argento è stata un crescendo negativo: l’ultimo film che mi sembra all’altezza è “Il gatto nero” in “Due occhi diabolici”. Ed era il 1990…..
    Dall’inizio del sodalizio artistico con la figlia Asia in “Trauma” ha inanellato una serie di pellicole che sarebbe eufemistico definire deludenti… Eppure non ne riesco a smontare la carriera, sport nazionale preferito dai bimbominchia che scrivono sui forum di cinema nel web o dalla new wave dei critici cinematografici d’assalto che si divertono a dire che Argento si è rincoglionito giusto perchè fa tendenza…
    Tanto per dirne uno, “Suspiria” era un film avanti di 20 anni… e non a caso, dopo circa 24 anni, gli americani ne stanno preparando un remake (che ovviamente boicotterò con tutte le mie forze)…

    • Admiral Benbow ha detto:

      Al netto di ciofeche insostenibili come La Sindrome di Stendhal o La Terza Madre, ci sono tuttavia degli Argento “minori” che non mi sono dispiaciuti, come Il Cartaio, Trauma o Do You Like Hitchcock, anche se, naturalmente, siamo ben lontani dal periodo aureo.

      Comunque anche nelle ultime mediocri pellicole, c’è per fortuna sempre qualche breve momento, magari un’inquadratura, una trovata, un’istantanea, che fa baluginare l’estro e la genialità del Dario che fu, anche se purtroppo sono momenti rarissimi, affogati nel nulla.

      Il prossimo Dracula 3D già mi inquieta, e non per meriti orrorifici. Non se ne può più di Dracula e dei vampiri, hanno veramente rotto i co..comeri. Ok, questa sarà una rilettura di Argento, il problema è che, se si tratta di questo Argento e non di quell’Argento, non c’è molto di cui sperare, e poi pure ‘sto 3D, ha veramente sfinito le gonadi.

  4. johntrent70 ha detto:

    Concordo su tutto, Ammiraglio…
    Il 3D è una cosa francamente insulsa e già tremo al pensiero di un’altro passo falso di Argento (peraltro già annunciato, stando a quanto si legge spigolando nel web)… Anche se, in ogni caso, andrò a vederlo…

  5. Ken ha detto:

    Questo si che è l’Argento che adoro! la trilogia animalesca, profondo rosso(o “La Tigre Dai Denti Di Sciabola” come si sarebbe dovuto chiamare XD) e Suspiria. Dopo è caduto sempre più in basso.
    E comunque voglio anche io un quadro di Consalvi in camera!

  6. Carla ha detto:

    Che coppia bellissima Musante e la Kendall, li adoro. Gran film, il mio preferito di Argento in assoluto. Credo che solo nella triologia degli animali Argento abbia davvero dato qualcosa di significativo. Anche perchè sono gli unici film in cui vengono scelti cast di attori, se non superlativi almeno decenti (la Daria Nicolodi detto fra noi vi pare davvero una grande attrice?Francamente a me pare un cane e se ci può stare in profondo,poi non se ne può più).Adoro le colonne sonore di Morricone.Quando le riprende Tarantino vado in borodo di giuggiole. Carla

  7. johntrent70 ha detto:

    Concordo sulla Nicolodi, sopravvalutatissima. L’ho apprezzata davvero solo nei panni di Gianna Brezzi e in “Shock”. La trilogia degli animali è nel cuore di tutti gli appassionati di cinema horror/thriller e non solo, credo. “Profondo rosso” però resta sempre il mio mito.
    Tarantino, eh? Quel furbacchione… 😀
    Ciao, Carla.

  8. Carla ha detto:

    Vogliamo dirle le due citazioni di Tarantino per Argento? “Grindhouse-A prova di morte”, all’inizio della seconda parte, col secondo gruppo di girls (le prime aimè han fatto una brutta fine…a proposito la scena dell’incidente in auto per gli amanti horror e dintorni a mio avviso è davvero guduriosa) ,la musica in sottofondo è proprio Morricone per “L’uccello dalle piume di cristallo”.Ma non solo, ancora più evidente è la ripresa del tema del “Gatto a nove code”. Insomma ho già dato tre buoni motivi per guardarsi, per chi non l’avesse già fatto, il film meno riuscito di Tarantino, ma così pieno di citazioni e autocitazioni cinematografiche che guardarlo è come per un bimbo entrare in un negozio di caramelle.
    Caro johntrent70 però in questa bella carrellata di foto dal film ne manca una di Suzie Kendall (nell’unica che posti non si capisce quanto gnocca era). Carla

  9. johntrent70 ha detto:

    In quella scena di “A prova di morte” Tarantino ha rifatto quasi pedissequamente una porzione dei titoli di testa de “L’uccello…”: musica di Morricone (là… là…) e inquadrature con la macchina fotografica che scatta…
    Concordo sulla Kendall, bel pezzo di figliola. Una foto dove la si vede meglio è qui: https://ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com/2012/04/23/i-corpi-presentano-tracce-di-violenza-carnale-1973/
    🙂

  10. carla ha detto:

    Guarda lei e Musante sono proprio una bella coppia anni ’70. Veramente carini. Dario Argento solitamente non sceglie attori belli,loro invece lo sono senza dubbio. Tarantino in quel film cita di tutto di più, per questo a me piace anche se onestamente il film non è un capolavoro. Comunque a me è piaciuta di più la prima parte quella con le girls più sfortunate. Solo guardare le locandine di vecchi film anno ’60 sullo sfondo di molte scene al bar, è un ottima ragione per guardarlo non credi?
    Dai abbandono il tema Argento, e commenterò altro. Besos

  11. cinemadegenere2014 ha detto:

    Grande film di Argento, atmosfera magica e riprese magnifiche. Ti pongo un piccolo quesito: l’edizione dvd medusa riporta la versione integrale del film o è tagliata? te lo chiedo perché ho una versione in dvd in cui mi pare manchino alcune scene. Grazie per le info e a presto.

  12. johntrent70 ha detto:

    Il dvd Medusa è assolutamente integrale, così come integrale è l’ottimo BD americano della Blue Underground con audio italiano. Non mi risultano edizioni tagliate… Parli dell’edizione 01?

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