Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973)

Pubblicato: 15 ottobre 2011 in Commedia

giovannona coscialunga

Tutto in un titolo. E tutto per merito (o probabilmente più per demerito) del secondo lungometraggio dedicato alle gesta dello sfigatissimo rag. Fantozzi (“Il secondo tragico Fantozzi”) e dei suoi vessati colleghi d’ufficio che erano costretti da un dirigente aziendale a sorbirsi interminabili visioni di film polacchi o cecoslovacchi (meglio ancora se sottotitolati in tedesco); è infatti celeberrima la scena in cui, all’ennesima costrittiva visione dell’insostenibile “Corazzata Kotiomkin”, gli impiegati si ribellano a questa “tirannia della celluloide” bruciando la copia in 35mm dell’osannato capolavoro e si dedicano a visioni pecorecce e di evasione proiettando ininterottamente “Giovannona Coscialunga”, “L’esorciccio” e (l’inesistente, ricordiamolo) “La polizia s’incazza”. Da questo momento in poi Giovannona Coscialunga diventerà quindi titolo sintomatico di una certa stagione del cinema di genere italiano e (a torto) emblema del nostro cinema popolare più basso da chi, molto probabilmente, non lo ha neanche nemmeno visto. Va invece sottolineato che il film di Martino (a dispetto del titolo un po’ fuorviante) non è affatto volgare e/o pecoreccio ma è una simpatica pochade girata anche con una certa cura e ottimamente interpretata da attori semplicemente perfetti. Dicevamo del titolo… Il film avrebbe dovuto chiamarsi “Un grosso affare per un piccolo industriale”, molto più attinente con la storia narrata, ma il grande successo di “Mimì Metallurgico ferito nell’onore” uscito l’anno prima fece cambiare idea alla produzione che quindi ideò un titolo che in qualche modo richiamasse il film della Wertmuller: giochino abbastanza semplice giacchè se Mimì “era ferito nell’onore” Giovannona era invece “disonorata con onore”… D’altronde che si tratti di una trovata dell’ultimo minuto lo si evince guardando il film e rendendosi conto che la protagonista non si chiama Giovannona ma bensì Cocò e che la macchina da presa non indugia praticamente mai sulle sue cosce: per giustificare il tutto fu aggiunta, in sede di doppiaggio, la frase “Allu paese me chiamano Giovannona Coscialunga” in una scena sul treno quando la protagonista è girata di spalle… Anche i nudi sono pochissimi (se ne contano due di numero), cosa che in pratica taglia le gambe ai distratti e svagati critici parrucconi che vorrebbero a tutti i costi etichettare questa pellicola come icona del trash, della volgarità gratuita o addirittura del porno sexy. Niente di più falso e sbagliato.

giovannona1

giovannona2

Il commendator La Noce (Gigi Ballista) è un industrialotto senza scrupoli che si dedica alla sofisticazione alimentare del formaggio Straccolone. Coinvolto in un enorme scandalo sollevato da un solerte pretore (Francesco D’Adda) vorrebbe tentare di uscirne fuori pulito con l’appoggio di qualche politico corrotto e gli viene suggerito il nome dell’onorevole Pedicò (Vittorio Caprioli). Coadiuvato dal rag. Albertini (Pippo Franco) il commendatore tenta allora di agganciare l’onorevole cercando di trovare il modo di convincerlo a dargli una mano per venir fuori dallo scandalo; sembra che costui abbia il vizietto di insidiare le belle mogli altrui e quindi l’idea geniale è quella di ingaggiare una bellissima donna che possa spacciarsi come moglie dell’industriale e che si possa mostrare disponibile alle avances del Pedicò in modo tale da ammorbidirlo. In un puttan-tour Albertini viene folgorato dalla bellezza di Cocò (Edwige Fenech) e la convince a prestarsi alla farsa. Il caso vuole che la ragazza non sia però esattamente un mostro di cultura e che si esprima in una sorta di dialetto marchigiano/ciociaro molto marcato… In ogni caso il piano scatta ugualmente sul treno che da Roma porta ogni venerdì l’onorevole in Sicilia: tutti si ritrovano infatti sullo stesso convoglio e il Pedicò sembra cadere nella trappola. Ne seguiranno una serie di equivoci e una girandola di gag che vedranno entrare successivamente in scena il magnaccia di Cocò Robertuzzo (Riccardo Garrone), la vera moglie del commendatore (Danika La Loggia) e la moglie dell’onorevole stesso (Francesca Romana Coluzzi).

giovannona3

giovannona4

Gigi Ballista è semplicemente superbo nei panni del bieco imprenditore, Vittorio Caprioli è (al solito) molto garbato nel caratterizzare il laido e lascivo uomo politico dedito agli stravizi, Pippo Franco gigioneggia ma è alquanto contenuto e non sbraca mai; e poi abbiamo lei, la divina Edwige (qui al suo primo film comico), che regala un’interpretazione misurata e divertente (impagabile quando impara a memoria le frasi per non sfigurare in società) che la lancerà definitivamente nell’ambito della commedia all’italiana. La sua Cocò, prostituta ignorante dal cuore d’oro è una sorta di “Pretty woman” ante litteram. Infine due parole vanno necessariamente spese per Riccardo Garrone: il suo Robertuzzo, magnaccia che inciampa in maniera drammatica nei congiuntivi, è un personaggio assolutamente strepitoso! Concludendo: siamo di fronte ad una commedia davvero simpatica e divertente che non scade mai nella volgarità gratuita (con buona pace di chi superficialmente ha sempre sostenuto il contrario) e che merita sicuramente altissima considerazione.

giovannonatitoli

Cast principale:

Edwige Fenech

Pippo Franco

Gigi Ballista

Vittorio Caprioli

Francesca Romana Coluzzi

Riccardo Garrone

Regia: Sergio Martino

Edizioni in dvd: Alan Young

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. Admiral Benbow ha detto:

    vabbè, qui siamo al mito, alla leggenda (giustamente celebrata da Fantozzi), nonché alla dimostrazione, come tu stesso dici, che i “parrucconi” sono moralisti spocchiasnob spesso ignoranti e pure un po’ ipocriti. Bel film, ottimi attori, la Fenech inarrivabile.

  2. Devo scaricarmelo….anch’io sono stata finora tratta in inganno dall’orrendo titolo, chiedo venia 😉

  3. Beh, insomma… francamente parlando a me non sembra certamente una “perla” della cinematografia. Ti dirò che preferisco ad esempio La pretora, sempre con la bella e indimenticata Edwige. Anzi, dovresti fare una recensione proprio di quel film lì 🙂

  4. JackDee ha detto:

    L’ho visto giusto ieri sera: semplicemente fantastico! Mi sembra che l’idea di fondo (ossia Albertini che opta per la meretrice come falsa-moglie del suo capo), sia stata in qualche modo reinterpretata in Rimini Rimini, quando Jerry Calà fa più o meno la stessa cosa per ingraziarsi i favori di un potente industriale. Il film comunque è da vedere!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...