Il venditore di palloncini (1974)

Pubblicato: 29 ottobre 2011 in Drammatico

il venditore di palloncini

 Ed eccoci di fronte ad un famigerato “Lacrima-Movie” (definizione geniale!), piccolo sotto-genere drammatico italiano contenente alcuni tipici cliché che erano il tradimento, una famiglia spaccata, un bambino protagonista che veniva colpito da una malattia mortale (quasi sempre il biondo Renato Cestiè), la sofferenza immane dei personaggi coinvolti nella storia e alla fine la morte del protagonista stesso. Pochi ingredienti ma semplici ed efficacissimi…. e “Il venditore di palloncini” è sicuramente il migliore del lotto. Da un soggetto di Mario Gariazzo e del produttore esecutivo Armando Novelli prende corpo una bella sceneggiatura scritta da Luisa Montagnana e Massimo Franciosa che si avvale di un cast favoloso (James Whitmore, Adolfo Celi, Lee J. Cobb, Cyril Cusack) cui si aggiunge uno stuolo nutrito di bravissimi attori e caratteristi (citiamo tra gli altri l’ex ballerina e prostituta Marina Malfatti, il dottore Silvano Tranquilli, la suora Lina Volonghi, il taxista Umberto D’Orsi, il barista Maurizio Arena, il portantino Giacomo Furia e il direttore del circo Gianni Agus). La storia c’è e la regia è di buon livello così come il montaggio di Amedeo Giomini (montatore di fiducia dei fantastici noir diretti da Fernando Di Leo).

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Roma. Antonio Sartarelli (James Whitmore) e sua moglie Maria (Marina Malfatti) sono una affermata coppia di attori di avanspettacolo; nonostante la differenza di età considerevole (lui avrà almeno 30 anni di più) i due coniugi hanno un bambino di 5 anni, Giacomino (Renato Cestiè). Improvvisamente l’idillio si spezza: la giovane e bella Maria finisce tra le braccia di un altrettanto giovane e aitante collega di lavoro, abbandona marito e figlioletto e sparisce nel nulla. Per non traumatizzare il bambino Antonio inventa la scusa di una partenza improvvisa della moglie per una tourneè all’estero dalla quale non si sa quando farà ritorno… Sono passati 6 anni: Antonio è ormai un alcolizzato, un uomo alla deriva che si è attaccato alla bottiglia e passa le sue giornate ubriacandosi al bar-trattoria di Romolo (Maurizio Arena); qui viene fatto quotidianamente oggetto di scherno dagli smidollati e abituali frequentatori del bar che si divertono a spingerlo a bere sempre di più per indurlo ad umilianti balletti e imitazioni (“Facce l’imitazione del cornuto che te viè tanto bene!”). Giacomino, dal canto suo, si è invece caricato sulle sue giovani spalle la responsabilità della famiglia e per ricavare qualche soldo che gli consenta di poter fare la spesa quotidiana si industria a fare qualche lavoretto e gira tutta la città trascinando un pesante carretto e allestendo spettacoli di burattini per bambini al Gianicolo. A fine giornata passa a recuperare il papà sbronzo al bar e lo riporta a casa. E’ una vita di stenti e di sofferenze e prosegue stancamente fino a quando una mattina Giacomino sviene per strada (memorabile il montaggio alternato del contrasto tra le immagini del padre/zimbello che beve e viene sbeffeggiato e Giacomino che perde le energie prima di accasciarsi al suolo). Viene portato all’Ospedale San Filippo dai passanti e qui il primario (Adolfo Celi) formula una diagnosi terribile: il bambino soffre di una fortissima forma di anemia causata dalla denutrizione e da un indebolimento organico generale. Non ci sono speranze, bisogna solo cercare di renderlo felice per il tempo che gli rimane da vivere. Antonio non sa darsi pace ed è sempre più disperato per la terribile sorte che è toccata al figlio e quindi, in uno slancio d’umanità e per non restare solo, offre ospitalità per una notte ad un suo occasionale compagno di bevute ed ex carcerato, Giovanni (Lee J. Cobb), detto “Vent’anni” per gli anni di galera scontati. Il giorno dopo, smaltita la sbornia, Vent’anni si risveglia solo in casa (Antonio è già in ospedale al capezzale del figlio) e casualmente trova nascosta all’interno di una pentola nel mobile della cucina una scatola di biscotti piena di soldi: sono i risparmi accumulati da Giacomino in tutti questi anni. Ovviamente Vent’anni ruberà la scatola… L’ultima occasione di riscatto che si presenta all’ormai derelitto Antonio è quella di rintracciare la madre di Giacomino, intanto finita sul marciapiede…

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 Le musiche del grande Stelvio Cipriani sono quantomai efficaci e tristi e credo riescano a toccare le corde anche delle persone meno sensibili. E ancora oggi, a distanza di 35 anni, questo film riesce a commuovermi ad ogni visione. Chissà quando avremo anche un’edizione in dvd…

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Cast principale:

James Whitmore

Renato Cestiè

Marina Malfatti

Lee J. Cobb

Adolfo Celi

Cyril Cusack

Maurizio Arena

Regia: Mario Gariazzo

commenti
  1. Ultima_Stella ha detto:

    madonna, Trent……siamo appestati, oggi? 😉 comunque il film non l’ho mai visto e non so se e quando sarò disposta a piangere ma…..come sempre adoro il tuo modo di recensire. Sei un grande!

  2. johntrent70 ha detto:

    Autentico trauma infantile per il sottoscritto, è infinitamente triste perchè già sai dall’inizio come andrà a finire… eppure ti inchioda alla sedia, coinvolge ed appassiona…
    Non è sicuramente un film che consiglierei per passare una serata o un pomeriggio scacciapensieri… ma semmai uscisse in dvd lo comprerei subito! Sono troppo affezionato a Giacomino… 🙂

  3. paultemplar ha detto:

    Qua l’unica cosa che vale è la recensione; odio i lacrima movie e in questo film l’unica cosa bella è la presenza della stupenda Marina Malfatti.
    John Giulio Trent, vergognati e “stai punito” 🙂 🙂

  4. Francesco Munì ha detto:

    Un bellissimo film, scia dei lacrima movie tipo Love story o l’ultima neve di primavera. Riesce a commuovere a 40 anni di distanza, per le persone sensibili armarsi di fazzoletti, gli altri astenersi perfavore.

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