Il poliziotto è marcio (1974)

Pubblicato: 16 gennaio 2012 in Poliziesco

il poliziotto è marcio

Per definizione nel poliziesco all’italiana anni ’70 la figura più importante all’interno del genere era quella del commissario tutto d’un pezzo, puro, incorruttibile, assetato di giustizia, a volte anche un po’ troppo idealista ma comunque disposto a tutto pur di sgominare i delinquenti. Poteva anche succedere che, in alcuni casi, le figure dei criminali spietati e senza scrupoli fossero così efficacemente caratterizzate e approfondite da riuscire a rubare la scena al commissario di turno ma vedere un ribaltamento di ruoli che ha del clamoroso e portare sullo schermo la figura di un commissario di polizia palesemente in combutta con la malavita organizzata è caratteristica peculiare del grande Fernando Di Leo che, già nel suo precedente lavoro (“Il boss”), aveva affidato a Gianni Garko il ruolo (seppur non da protagonista) del commissario corrotto. Ma se ne “Il boss” (come anche nei due capolavori precedenti “Milano calibro 9” e “La mala ordina”) Di Leo era ancora più incline ad analizzare a fondo il corpus malavitoso lasciando alla polizia un ruolo tutto sommato marginale, ne “Il poliziotto è marcio” protagonista assoluto diventa invece il commissario (come da consuetudine del genere) ma con la caratteristica peculiare di intascare regolari mazzette per coprire i traffici illegali di un’organizzazione criminale (seppur con una sua “morale ” di fondo, infatti non li copre per il traffico della droga). Questa è una novità assoluta all’interno del filone ma resterà comunque un episodio isolato: le preferenze del pubblico andavano sicuramente agli intrepidi commissari paladini della giustizia e non certo a funzionari corrotti e collusi con la mala. Ma c’è di più: il commissario corrotto protagonista della storia è figlio di un vecchio e integerrimo maresciallo dei Carabinieri (uno strepitoso Salvo Randone), cosa che accentua ancora di più la bassezza del personaggio: lo scontro generazionale e ideologico tra padre e figlio sarà uno il momento centrale più bello e intenso del film.

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Il commissario Domenico Malacarne (Luc Merenda), dietro l’apparente facciata di funzionario tutto d’un pezzo, è in realtà al soldo di una banda di delinquenti dedita al contrabbando e al traffico d’armi all’interno della quale spicca in ferocia lo spietato Pascal (un ferocissimo Raymond Pellegrin che indossa con disinvoltura un gigantesco papillon) e copre i loro traffici in cambio di cospicue mazzette. Durante un regolamento di conti i killer eliminano il figlio di un noto armatore residente in Svizzera infilandolo in un bidone di cemento armato ma sfortunatamente il tutto avviene nei dintorni di una baracca alla periferia di Milano abitata dal Cavaliere Esposito, un simpatico e bisbetico vecchietto napoletano (un divertente Vittorio Caprioli in lotta contro il mondo) che annota diligentemente i numeri di targa delle macchine dei delinquenti che avevano parcheggiato davanti al suo cancello ostruendogli l’uscita e sporge denuncia per occupazione di suolo pubblico e schiamazzi notturni. Il destino beffardo vuole che la denuncia venga fatta dal buon Esposito nella Caserma dei Carabinieri dove lavora il papà del commissario (Salvo Randone) che è il classico maresciallo vecchio stampo. L’organizzazione chiede al commissario di recuperare l’esposto ma il compito non è facile (l’anziano papà non capirebbe il motivo di questa richiesta) e quindi Malacarne cerca di rassicurare la banda che la pratica verrà comunque insabbiata. Ma Pascal è uno che non si fida e quindi, per evitare ogni complicazione, ordina la brutale eliminazione del povero vecchietto e dell’anziano maresciallo, scatenando così l’ira funesta e il desiderio di vendetta del commissario…

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Narra la leggenda che all’epoca dell’uscita nelle sale il film andò incontro a qualche problema per il suo titolo “scomodo” e che alcuni celerini strappassero le locandine affisse ai muri delle città dove il film veniva proiettato. Le musiche, ottime come sempre, sono affidate al fido Luis Enriquez Bacalov (collaboratore storico di Di Leo) che in una scena d’amore tra Luc merenda e Delia Boccardo ricicla dalla colonna sonora originale di “Milano calibro 9” la splendida “There will be time” interpretata dagli Osanna. Il film è un autentico pugno nello stomaco ed è in assoluto uno dei più violenti del genere; Di Leo colpisce inesorabile e propone un film duro, sporco, nichilista che spiazza completamente il pubblico e che non dà tregua per tutta la sua durata: nessuna catarsi, nessuna redenzione, nessuna possibilità di scampo. I siparietti comici di Vittorio Caprioli sono piazzati ad arte per allentare un po’ la tensione (cosa frequente nel cinema di Di Leo che ricorreva spesso a Caprioli, utilizzato in personaggi come il questore de “Il boss”, il Nazariota di “Avere vent’anni”, il Napoli de “I padroni della città” o i due commissari di “La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori” e “Diamanti sporchi di sangue”) anche se il pessimismo di base della pellicola è comunque inesorabile. Come altrettanto inesorabile è l’assenza di un’edizione in dvd di questo autentico gioiello: assenza gravissima, inspiegabile e imperdonabile.

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Cast principale:

Luc Merenda

Salvo Randone

Delia Boccardo

Raymond Pellegrin

Richard Conte

Vittorio Caprioli

Gino Milli

Regia: Fernando Di Leo

* AGGIORNAMENTO *

commenti
  1. JackDee ha detto:

    Film che ho sempre cercato e ricercato fino allo sfinimento, ma che non sono mai riuscito a trovare (ho solo avuto modo di “vedicchiare” un orribile vhsrip, ma ho lasciato perdere). Sembra che non sia mai uscito in DVD: peccato, sarebbe stato interessante vedere quest’altro (meno famoso rispetto agli altri) poliziesco di Di Leo!

  2. johntrent70 ha detto:

    Beh, il vhsrip che hai visto derivava a sua volta da un Super 8 Silma di fine anni ’70, oltretutto tagliato in alcune scene. Il Centro Sperimentale di Cinematografia ne ha una copia positiva in 35mm integrale…

  3. johntrent70 ha detto:

    La speranza è sempre l’ultima a morire, non si è mai capito in mano a chi siano i diritti.
    Però c’è una notizia bomba: la Rarovideo USA ha proprio in questi giorni pubblicato un cofanetto contenente 4 BLU-RAY (!) di Di Leo: “Milano calibro 9”, “La mala ordina”, “Il boss” e “I padroni della città”. In Italia giungerà tra un mesetto circa. E per l’autunno è stato ufficialmente annunciato un secondo cofanetto con altri 4 titoli di Di Leo in blu-ray che dovrebbe quasi certamente contenere “Il poliziotto è marcio”!!! Francamente se non vedo non credo, quindi attendiamo sviluppi… 🙂

    • JackDee ha detto:

      Beh..non ci resta che incrociare le dita allora! Sempre per restare in tema “Di Leo”, spero che nel futuro cofanetto ci sia anche la versione uncut di “Brucia ragazzo brucia!”: io ho la versione tagliuzzata (sigh..): avevo letto da qualche parte che, forse, la versione uncut sia stata commercializzata solo all’estero…mah…non ho mai capito il perchè di queste scelte….Grazie comunque per le preziose info e complimenti per il tuo bellissimo e curatissimo sito!

  4. Il cittadino si ribella ha detto:

    Fantastico! anche io sto cercando un modo per vedere questo film senza successo, ovviamente!
    Grazie comunque per l’aggiornamento e tutte le informazioni!

  5. johntrent70 ha detto:

    Grazie a voi per l’attenzione… .)

  6. galvano ha detto:

    wow! mi accoodo per la visione de ‘il poliziotto è marcio’…
    grazie e avanti tutta con blog e canale

  7. johntrent70 ha detto:

    Allora, è confermato che la Rarovideo pubblicherà “Il poliziotto è marcio” sia in dvd che in blu ray!
    Il tutto dovrebbe avvenire entro Natale 2012 negli USA e poi, in primavera, da noi in Italia. Sembra che “Il poliziotto è marcio” uscirà all’interno di un secondo cofanetto contenente altri 2 titoli di Di Leo, ovvero “La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori” e “Killer vs. killers”…

  8. johntrent70 ha detto:

    E’ uscito il dvd italiano!!!

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