Febbre da cavallo (1976)

Pubblicato: 7 aprile 2012 in Commedia

febbre da cavallo

Questo è davvero un film unico nel suo genere: ha saputo descrivere la categoria degli scommettitori sulle corse dei cavalli in modo talmente ironico e allo stesso tempo realistico da farlo assurgere negli anni a vero e proprio cult tra gli appassionati della commedia all’italiana (e non solo) grazie ad una infinita serie di passaggi televisivi sulle emittenti locali a partire dagli anni ’90. Proprio grazie a queste continue trasmissioni televisive la pellicola ha vissuto una sorta di seconda e anche terza giovinezza, cosa che ha convinto i figli del grande Steno ad idearne un sequel (in verità un po’ deboluccio) che  ha riportato sullo schermo dopo 30 anni i 2 personaggi principali (interpretati ancora una volta da Proietti e Montesano). Certo è che il vero giocatore delle corse dei cavalli non faticherà a riconoscersi in molti stereotipi descritti nella storia…

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Bruno Fioretti, detto Mandrake (Gigi Proietti), pseudo-attore e indossatore, Armando Pellicci, detto Er Pomata (Enrico Montesano), disoccupato, e Felice Roversi (Francesco De Rosa), parcheggiatore abusivo, sono 3 amici legati dal vizio comune delle scommesse ippiche. I 3 sbarcano il lunario ricorrendo continuamente a truffette varie e sotterfugi di ogni tipo per riuscire a rimediare i soldi da giocare che, regolarmente, perdono. Tra i 3 però quello messo peggio è Bruno in quanto, dopo ogni scommessa persa, cade preda di una sorta di senso di colpa e non riesce ad avere rapporti sessuali con la fidanzata Gabriella (Catherine Spaak) che già non vede di buon occhio questa sua “passione” e alla quale quindi non riesce mai a nascondere le sue continue perdite pecuniarie. Nella cricca di varia umanità che popola il microcosmo in cui si muovono i 3 protagonisti spiccano anche il macellaio Otello Rinaldi (Ennio Antonelli), chiamato Manzotin in senso dispregiativo e che, a differenza dei nostri eroi, ogni tanto qualche scommessa la vince e viene quindi scelto come bersaglio preferito per le loro truffe, il conte Dallara (Gigi Ballista), proprietario di una scuderia la cui punta di diamante è la fortissima cavalla Bernadette e l’avvocato De Marchis (Mario Carotenuto) che millanta anch’egli di avere una scuderia ma in realtà è proprietario di un solo cavallo, Soldatino, che arriva sempre ultimo in ogni corsa disputata. Per sapere se potrà mai avere un futuro certo con Bruno Gabriella un giorno si reca da una cartomante che, leggendole i tarocchi, vede 3 cavalli in fila; Gabriella fa poi vedere le 3 carte a Bruno chiedendogli di abbinare il nome di un vero cavallo ad ogni carta e vengono fuori i nomi di Soldatino, King e Dartagnan, 3 autentici brocchi che però corrono stranamente insieme nella tris di Cesena. Gabriella chiede a Bruno di puntare sui 3 cavalli dandogli perfino i soldi ma Bruno preferisce seguire il consiglio del Pomata (che sentendo i nomi dei cavalli da giocare era scoppiato in una fragorosa risata) e decide di investire quei soldi in un’altra puntata più sicura; incredibilmente però i 3 cavalli di Gabriella arrivano tutti e 3 nello stesso ordine per una vincita pari a 20 milioni! Ciò costringerà Bruno a mettere in atto una “mandrakata” (ovvero una grossa truffa) che spedirà lui e i suoi compagni di merende dritti dritti in un’aula di tribunale…

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Sulla colonna sonora (opera del trio Bixio/Frizzi/Tempera) credo ci sia ben poco da dire, siamo nell’Olimpo del cinema di genere italiano. Sfido chiunque a non riconoscere il celeberrimo, immortale e trascinante tema principale con i suoi incredibili virtuosismi canori ritmati… Cult assoluto.

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Cast principale:

Gigi Proietti

Enrico Montesano

Catherine Spaak

Mario Carotenuto

Adolfo Celi

Francesco De Rosa

Regia: Steno

Edizioni in dvd: Cecchi Gori e Federal

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Admiral Benbow ha detto:

    il whiskey maschio…col fischio….col caschio… cult assoluto, hai proprio ragione, in tutto e per tutto! Protagonisti, situazioni, dialoghi, gag comiche, colonna sonora. Inesauribile, visione dopo visione. Il sequel mi ha fatto tenerezza, ma indubbiamente era una mezza ciofeca.

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