Il cittadino si ribella (1974)

Pubblicato: 3 giugno 2012 in Noir

il cittadino si ribella

Gli anni ’70 sono anni difficili: inquieti, tesi, ricchi di situazioni problematiche legate alla violenza e al terrorismo. Sono anche gli anni in cui nasce in Italia il cinema poliziesco (o “poliziottesco”), specchio quasi fedele del tempo: Enzo G. Castellari, grande regista con spiccatissima propensione per le scene di azione dal ritmo mozzafiato, ne sarà uno degli esponenti principali con alcune gemme universalmente riconosciute (citiamo per tutti “La polizia incrimina, la legge assolve” e “Il grande racket”). In questa sua opera pone al centro della storia non più il solito commissario tutto d’un pezzo ma bensì il cittadino comune, il cosiddetto uomo della strada (incarnato da Franco Nero)… insomma colui che, suo malgrado, si trova costretto a subire le azioni violente dei delinquenti ma non è deputato a combatterle; e, visto che la polizia, more solito, brancola nel buio oppure è lenta e inefficiente decide di agire in prima persona per farsi giustizia. Il commissario (il bravissimo Renzo Palmer) non è più il deus ex machina, il cavaliere senza macchia e senza paura, l’eroe, anzi: è volutamente spocchioso, antipatico, arrogante e quasi indifferente alla disperazione del cittadino onesto che paga le tasse, si lamenta e non si sente protetto. E’ sicuramente un tema interessante anche perchè in quello stesso periodo esce negli USA (fatte le debite differenze) “Il giustiziere della notte” che farà di Charles Bronson l’icona cinematografica dell’uomo qualsiasi incazzato con la legge che interviene per rimettere le cose a posto. Attenzione, però: Franco Nero non è un Bronson all’amatriciana! A parte il fatto che in Italia uscì nelle sale prima il film di Castellari (settembre 1974) e poi quello di Winner (dicembre 1974), i personaggi sono decisamente diversi: Nero è sicuramente più ingenuo, meno sicuro, meno spietato e meno risoluto rispetto a Bronson e sceglie di entrare all’interno del microcosmo della criminalità giocando d’astuzia piuttosto che ammazzare e basta per placare il suo desiderio di vendetta. Insomma, più vicino al “giustiziere” Bronson è sicuramente l’Henry Silva de “L’uomo della strada fa giustizia” di Lenzi (che però è del 1975 e infatti nasce proprio sulla scia del grande successo del capostipite americano)… Naturalmente tutte le etichette reazionarie e protofasciste appioppate al film, al regista Castellari e al filone “poliziottesco” in genere sono assolutamente folli. Tuttavia Castellari fa una furbata mostrando nelle primissime scene un manifesto partigiano incorniciato con la scritta “Italiani ribellatevi!” che fa bella mostra di sé nel salotto del protagonista, quasi ad azzardare un parallelismo tra il fascismo e la criminalità dilagante che attanaglia la gente quasi 30 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale: un tentativo di ingraziarsi la critica sinistroide?

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Come nel precedente “La polizia incrimina…”  la storia si svolge a Genova. Dopo aver subito un furto durante il quale i ladri gli hanno anche quasi distrutto l’appartamento, Carlo (Franco Nero) incappa in un’altra disavventura: mentre si trova alle poste per spedire un pacco in contrassegno del valore di un milione di lire entrano in azione 3 malviventi che intendono rapinare l’ufficio postale. Una sua mossa falsa (stava tentando di recuperare i suoi soldi lasciati sul bancone) irrita uno dei delinquenti che lo colpisce violentemente; sono attimi di estrema tensione ma una cassiera riesce a dare l’allarme costringendo quindi i criminali a darsi alla fuga portandosi dietro proprio Carlo come ostaggio. Le auto della polizia si lanciano in un folle inseguimento per le vie della città ma vengono seminate dall’auto dei banditi che verrà poi ritrovata al porto, nascosta tra alcuni containers, con all’interno il povero Carlo malconcio e sanguinante. Trasportato in ospedale e successivamente al commissariato di polizia per sporgere denuncia, Carlo ha un brutto alterco con il commissario (Renzo Palmer) al quale rinfaccia l’inefficienza e il poco tempestivo intervento dei suoi uomini. Pertanto, non ritenendosi soddisfatto dell’inchiesta svolta dalle forze dell’ordine, decide di indagare per conto suo e riesce a scoprire e rintracciare i tre delinquenti che lo avevano sequestrato. Tenta di attirarli in una trappola spacciandosi per basista di un grosso colpo e vorrebbe poi farli arrestare in flagranza di reato ma i tre non abboccano, lo picchiano ancora più selvaggiamente della volta scorsa e lo imprigionano per poi eliminarlo definitivamente (anche stavolta l’intevento della polizia è tardivo). Sembra che le cose si mettano davvero male ma per sua fortuna uno dei tre criminali, Tommy (Giancarlo Prete), lo aiuta a fuggire…

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La colonna sonora si basa esclusivamente su due brani portanti riproposti in varie salse: “Drivin’ all around” e “Goodbye my friend”. Soprattutto quest’ultimo, interpretato dalla coppia Susi & Guy (al secolo Susan Duncan Smith e Cesare De Natale, gli stessi di “Keoma” di 2 anni dopo) e musicato dai fratelloni De Angelis, è assurto meritatamente, nel corso degli anni, allo status di autentico culto.

Goodbye my friend
you won’t be anymore with me
I feel inside myself a pain that I can’t fight
but the road I have to run is so long
Goodbye my friend
I’m gonna bring your love with me
Our way now splits in two just longing for an end
but the road I have to run is so long
got no time to hang around now so long
What to say when comes the night
when the memories are bright?
What to say when I see you
and you tell me it was true?
What to say when I’m alone
and with all the chances we’ve blown?
What to say when we’re alone
and we’re just like a stone?
I’m gonna take my life away
or just pretend it was a play or, or, or I belong
Goodbye my friend
there’s silence coming down on me
The things you did, the words you said were not for me
and the road that I have to run is so long
have no time to hang around now so long
What to say when comes the night
when the memories are bright?
What to say when I see you
and you tell me it was true?
What to say when I’m alone
and with all the chances we’ve blown?
What to say when we’re all alone
and we’re all just like a stone?
I’m gonna take my life away
or just pretend it was a play all, all, all along…

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Cast principale:

Franco Nero

Giancarlo Prete

Renzo Palmer

Barbara Bach

Romano Puppo

Regia: Enzo G. Castellari

Edizioni in vhs: Domovideo

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. andyy777 ha detto:

    Ciao,complimenti per il blog,veramente fantastico…come anche il tuo canale su you tube….parlando invece del film, ti dico che per quanto mi riguarda è stato uno dei primi film “poliziotteschi” che ho visto da ragazzino,sicuramente il migliore film di Castellari,superiore anche a “Il Grande Racket”.
    Grande ritmo,ottima interpretazione di Franco Nero e del grandissimo e purtroppo dimenticato Giancarlo Prete…per non parlare del trio Vanni/Puppo/Zamperla.
    Discorso a parte per la colonna sonora dei fratelli De Angelis che posseggo anche in cd,raramente una OST è riuscita ad avere un impatto cosi notevole,traducendo in musica tutta la rabbia e allo stesso tempo l’impotenza e la malinconia dei protagonisti.

  2. A me questo prodotto appare più fine e ragionato di quello americano, sebbene poi quest’ultimo debba molto al carisma del personaggio, e al solito clamore che ha sempre accompagnato maggiormente le pellicole d’oltreoceano. Poi qui c’è un finale dal sapore amarissimo, e che non lascia un filo di speranza.

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