La morte risale a ieri sera (1970)

Pubblicato: 11 giugno 2012 in Thriller

la morte risale a ieri sera

Quando si pensa alle trasposizioni cimematografiche dei racconti giallo-noir di Giorgio Scerbanenco si pensa subito, giustamente, a capolavori diretti da Fernando Di Leo come “I ragazzi del massacro” e “Milano calibro 9”. Nei suoi romanzi Scerbanenco fotografava una milano nera, livida, estremamente pessimista e ciò si riflette certamente nelle pellicole che sono state tratte dai suoi scritti. Non fa eccezione questo interessante thriller diretto da Duccio Tessari, tratto dal romanzo “I milanesi ammazzano al sabato”, quarto di una serie avente come protagonista Duca Lamberti, un ex medico (radiato dall’ordine per un’eutanasia su una donna agonizzante) che si trasforma in un investigatore privato e collabora con la polizia milanese (come nel film “Il caso Venere Privata” di Yves Boisset). Successivamente le “esigenze” cinematografiche lo trasformeranno addirittura in commissario di polizia, prima interpretato da un superbo Pier Paolo Capponi ne “I ragazzi del massacro” e poi dal comunque bravissimo e convincente Frank Wolff proprio in “La morte risale a ieri sera” (e non so se sia casuale, dopo aver visto questo film, la successiva scelta di Di Leo di affidare a Wolff  il ruolo di commissario in “Milano calibro 9”). Comunque, tornando a bomba, Tessari dirige come al solito ottimamente e dimostra di trovarsi a proprio agio anche nel giallo/thriller oltre che nel western di cui è sempre stato uno degli esponenti di spicco…

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Amanzio Berzaghi (Raf Vallone) è un uomo distrutto: dopo la morte della moglie tutto ciò che gli resta è sua figlia Donatella (Gillian Bray), ormai 25enne ma affetta da gravi disturbi psichici (la ragazza ha l’intelligenza di una bambina di 3 anni). Per proteggerla dalle insidie del mondo esterno il Berzaghi l’ha sempre tenuta nella bambagia in una sorta di prigione dorata, tra bambole e peluche di ogni tipo e dimensione (anche porte e finestre di casa sono sbarrate per evitare che la ragazza possa commettere insani gesti). Ciò nonostante la ragazza è inspiegabilmente scomparsa e l’uomo non sa darsi pace. Il commissario di polizia Duca Lamberti (Frank Wolff), colpito dalla compostezza del dolore di questo padre disperato ma anche dalla sua tenace ostinazione, prende a cuore il caso e comincia ad indagare meticolosamente. Il suo sospetto è che la ragazza (molto carina e anche alta un metro e 80) sia stata rapita per essere poi avviata alla prostituzione, approfittando delle sue condizioni mentali. Comincia quindi a setacciare tutte le case (ufficialmente) chiuse di Milano e dintorni avvalendosi della “consulenza” di Salvatore (Gigi Rizzi), noto magnaccia che adesso ha cambiato vita (è titolare di un autosalone) ma conosce ancora vita, morte e miracoli della prostituzione milanese. Lamberti arriva finanche a portarsi a casa, per proteggerla, una prostituta di colore (Beryl Cunningham) che ricorda di aver visto la ragazza proprio in una di quelle case. Purtroppo i sospetti di Lamberti si riveleranno fondati: Donatella era davvero stata introdotta nel giro e verrà successivamente ritrovata morta carbonizzata proprio perchè la polizia si stava avvicinando troppo alla verità. Ma i rapitori e gli aguzzini non hanno fatto ancora i conti con la rabbia del padre…

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Il film di Tessari è praticamente diviso in due parti: la prima di matrice poliziesca con indagini svolte dalla polizia, varie piste da seguire, interrogatori e inseguimenti e la seconda prettamente thriller, inusitatamente violenta, con protagonista il padre della ragazza che riesce a scoprire un dettaglio fondamentale che lo condurrà dritto alla soluzione del caso e scatenerà la sua ira funesta. Tra gli attori abbiamo già detto di Wolff ma Raf Vallone è davvero magnifico, a tratti commovente (la scena in cui, dopo aver appreso della morte della figlia, raccoglie malinconicamente tutti i pupazzi e le bamboline in grossi sacchi della spazzatura è davvero straziante); segnalo anche l’interpretazione ironica di Gabriele Tinti nei panni dell’agente Mascaranti, un po’ capellone e poco incline alla disciplina. Piccolo ruolo anche per Jack La Cayenne, futuro ballerino molleggiato in tv. Le musiche sono opera del maestro Gianni Ferrio e la grande Mina interpreta due brani: “Incompatibilià” e “I giorni che ci appartengono” (che apre il film). Da vedere.

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Cast principale:

Raf Vallone

Frank Wolff

Gabriele Tinti

Gillian Bray

Eva Renzi

Beryl Cunningham

Regia: Duccio Tessari

Edizioni in dvd: Ermitage

Formato video 1,33:1 full frame

commenti
  1. max ha detto:

    Questo, me lo sono perso…. rimedio subito..
    E La Farfalla dalle Ali Insanguinate?…

  2. johntrent70 ha detto:

    Prossimamente qui. 🙂

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