Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973)

Pubblicato: 15 ottobre 2012 in Poliziesco

milano trema

Primo film poliziesco diretto da Sergio Martino e prima interpretazione di Luc Merenda nei panni del commissario, “Milano trema” si è guadagnato, negli anni, la meritatissima fama di classico del genere poliziottesco. Dopo gli ottimi successi dei primi polizieschi con Enrico Maria Salerno diretti da Vanzina e Guerrieri nuove figure di commissari rampanti cominciano a popolare gli schermi cinematografici: penso al Franco Nero di “La polizia incrimina, la legge assolve” di Enzo G. Castellari e appunto al Luc Merenda di “Milano trema” (i due film sono praticamente coevi). Evidentemente sia Castellari che Martino avevano intuito che le figure dei commissari di polizia che dovevano, in un certo qual modo, farsi quasi giustizia da soli avevano bisogno di più azione e ritmo e, di conseguenza, andavano ringiovanite rispetto all’ottimo Salerno. Detto fatto: Luc Merenda ha certamente un fisico atletico e quindi si presta senz’altro meglio a scene di inseguimenti mozzafiato o a violente scazzottate e sparatorie. Martino però va anche oltre e, ricollegandosi in un certo qual modo al capostipite “La polizia ringrazia”, descrive una città avvolta da feroci spire di criminalità e alcuni settori deviati delle forze dell’ordine che si servono dei criminali per modificare il sistema giudiziario in un’ottica golpista ed eversiva. Insomma non siamo di fronte alla semplice e banale contrapposizione tra guardie e ladri: questo è vero e proprio cinema di denuncia sociale (che non ha niente da invidiare a Petri, Rosi o Damiani) con in più il maggiore intrattenimento della spettacolarizzazione degli inseguimenti (opera degli incredibili stuntmen di Remy Julienne) e delle sparatorie che accontentano anche quella fetta di pubblico meno raffinata. D’altronde stiamo o non stiamo parlando di cinema di genere? E’ curioso rilevare che alcune scene degli inseguimenti saranno riciclate l’anno dopo anche nel film di Umberto Lenzi “Milano odia: la polizia non può sparare”, che però presenta con il film di Martino evidenti affinità solo nella struttura del titolo (sembrano quasi 2 film gemelli) ma non nei contenuti. La scena dell’uccisione di Chris Avram richiama volutamente, nelle modalità, un grave fatto di cronaca che ha segnato gli anni ’70, ovvero l’omicidio del commissario Calabresi della questura di Milano avvenuto nel 1972. Sulle tematiche eversive Martino ritornerà 2 anni dopo, sempre con Merenda, dirigendo un altro piccolo capolavoro, ovvero “La polizia accusa: il servizio segreto uccide”.

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Il commissario di polizia Giorgio Caneparo (Luc Merenda) rientra all’alba da Novara nella sua Milano dopo una notte di lavoro e scambia due chiacchiere con Giuliani (Ezio Sancrotti), un anziano collega (padre di 3 figli) che gli parla delle sue difficoltà economiche e della necessità di dover arrotondare il suo stipendio anche con delle missioni come quella che sta per andare ad affrontare, ovvero la traduzione in treno di tre detenuti da Milano a Lucca. Durante il viaggio i detenuti riescono a mettere in atto una rivolta uccidendo lo stesso Giuliani e alcuni agenti; uno dei tre viene ucciso ma gli altri due (Luciano Rossi e Antonio Casale) riescono a gettarsi dal treno e si danno alla fuga dopo aver rubato un’auto sulla quale viaggiavano un padre di famiglia e la sua bambina di 8 anni (entrambi trucidati). Caneparo viene richiamato d’urgenza e, una volta giunto sul posto dove i suoi colleghi poliziotti erano riusciti a bloccare i due evasi, li uccide senza pietà anche se i due si erano ormai arresi. Ciò manda su tutte le furie il commissario Del Buono (Chris Avram), diretto superiore di Caneparo, che decide momentaneamente di sospenderlo. Purtroppo lo stesso Del Buono, che stava indagando su alcune rapine, viene assassinato in pieno giorno mentre sta tornando a casa e Caneparo, più che mai deciso a vendicarlo, decide di agire per conto suo. Grazie alle dritte di Monsumerda (Steffen Zacharias), un vecchio che conosce molto bene la malavita milanese, Caneparo dapprima si finge un magnaccia e poi entra in contatto con una ex studentessa universitaria che egli chiama Maria Ex (Martine Brochard) e soprattutto con il “Padulo” (Richard Conte), ritenuto uno dei capi della criminalità locale. Si fa assumere come autista per una rapina in banca e, subito dopo il colpo, conduce i banditi in questura. Ciò gli vale il reintegro nella polizia e lo scontro con una realtà terribile: qualcuno dei suoi superiori è coinvolto nell’omicidio di Del Buono e nella rapine architettate da Padulo…

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Le musiche, beh… La colonna sonora di rito è opera degli immarcescibili fratelloni Guido & Maurizio De Angelis, che probabilmente nel genere poliziesco hanno davvero dato il meglio di loro stessi. Il tema principale “Blue song” è uno di quelli che non si dimentica: chapeau.

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Cast principale:

Luc Merenda

Richard Conte

Chris Avram

Steffen Zacharias

Silvano Tranquilli

Martine Brochard

Lia Tanzi

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Alan Young

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. johntrent70 ha detto:

    Mi piace centellinare… 😀

  2. Bellissimo, non c’è che dire. Però, Rosi e Damiani, a me appaiono un tantino più professionali e dotati… questione di gusti eh, mi hai definito tu “di bocca buona”… 🙂

  3. anellidifum0 ha detto:

    Ma come mai non parli mai degli sceneggiatori di questi film?

  4. johntrent70 ha detto:

    Da quando ho creato questo blog mi sono imposto un piccolo schema fisso: un breve cappelletto introduttivo, un accenno alla trama e una conclusione dedicata alle musiche che ritengo assolutamente fondamentali (oltre che uniche e irripetibili, visto che parliamo degli anni ’70).
    Non mi dilungo troppo perchè detesto la prolissità e mi piace andare al cuore del film rapidamente, traendo ovviamente le mie conclusioni che sono assolutamente personali e opinabilissime; naturalmente mi piace parlare solo di film che mi sono piaciuti, quindi qui dentro critiche negative se ne vedranno molto difficilmente.
    Con questo schema al quale accennavo prima mi capita di elogiare quasi sempre il regista e gli attori, nonchè i compositori delle musiche… ma questo non significa che io non sappia o non apprezzi fino in fondo che dietro un film ci sono anche gli sceneggiatori. D’altronde da una buona sceneggiatura quasi sempre si tira fuori un buon film, mentre da una pessima sceneggiatura è difficile ricavare un buon prodotto. Insomma il merito degli sceneggiatori, per me, è sempre fuori discussione. Ammetto che il non essermi soffermato in particolare sul loro ruolo potrebbe essere stata una mia pecca ma allora perchè non citiamo anche gli operatori di macchina, i montatori, gli assistenti alla regia etc.? Anche il loro apporto è fondamentale per la riuscita del prodotto finito. O no?
    Ho la sensazione (ma magari mi sbaglio) che tu abbia pensato che la figura di tuo padre non sia stata messa nel giusto risalto: in pratica la tua osservazione non mi sembra affatto casuale.
    Naturalmente so benissimo quanto ha dato Ernesto gastaldi al nostro cinema, anzi ti prego di porgergli i miei personali ringraziamenti per tutte le emozioni che è riuscito a regalare a questo umile divoratore di pellicole: uomini come lui hanno fatto la storia del cinema italiano.
    Ripeto, non mi sono mai soffermato particolarmente sulla figura dello sceneggiatore in generale (e forse ho sbagliato) però, se andiamo a ritroso e rileggiamo alcuni vecchi articoli presenti su questo blog scopro che ho citato, casualmente, proprio tuo padre in qualche occasione:
    Lo strano vizio della Signora Wardh: https://ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com/2011/03/20/lo-strano-vizio-della-signora-wardh-1970/
    La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori: https://ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com/2012/07/02/la-citta-sconvolta-caccia-spietata-ai-rapitori-1975/
    Il cinico, l’infame, il violento: https://ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com/2012/09/12/il-cinico-linfame-il-violento-1977/
    Spero che continuerai a leggere i miei scritti. 🙂

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