Emanuelle perchè violenza alle donne? (1977)

Pubblicato: 26 novembre 2012 in Erotico

emanuelle perchè violenza alle donne

Con questo quarto capitolo (il terzo diretto da Aristide Massaccesi/Joe D’Amato) della serie di Emanuelle nera la produzione ha pensato di fare davvero le cose in grande: se già nel precedente “Emanuelle in America” si era viaggiato parecchio (Usa, Italia, Caraibi etc.) stavolta la nostra fotoreporter preferita compie proprio una specie di giro del mondo. La storia si snoda tra San Francisco, New York, Kathmandu, Roma, Hong Kong e Teheran e, non a caso, il titolo internazionale del film è “Emanuelle around the world”… Il titolo italiano sembra invece quasi protofemminista e probabilmente era un marchio al quale furbescamente puntava, visto il periodo (1977) in cui è uscito; in realtà ho notato invece una alquanto malcelata misoginia perchè non sono poche le scene brutali e da pugno nello stomaco che riguardano il gentil sesso (il film è stato sequestrato e dissequestrato 3 volte). Inoltre il presunto messaggio sociale che vorrebbe sensibilizzare lo spettatore sulle condizioni della donna viene ampiamente smontato e mortificato proprio dall’uso che il regista stesso fa del corpo femminile, mostrato in abbondanti e compiacenti nudità come puro oggetto di piacere visivo. Insomma si predica bene ma si razzola malissimo… Massaccesi continua sul canovaccio del fortunatissimo film precedente ma stavolta trascura leggermente l’aspetto ironico (eccezion fatta per il volutamente improbabile santone indiano Luigi Montefiori) e gira un film decisamente più tosto trascinando la bella Emanuelle in situazioni morbosamente erotiche e al contempo estremamente pericolose. Se “Emanuelle in America” shockava lo spettatore con la celeberrima scena del finto snuff stavolta le situazioni violente e sgradevoli abbondano in vari momenti (il serpente, il cane, le sevizie e il dolore inteso come fonte di godimento). Ad affiancare Laura Gemser ritroviamo (come nel primo film diretto da Bitto Albertini) Karin Schubert, stavolta nei panni di una sua altrettanto agguerrita collega: le due costituiscono una coppia dalla grinta e dalla bellezza mozzafiato e, tra un orgasmo e l’altro, sgomineranno perfino una banda internazionale dedita alla tratta delle bianche in Medio Oriente. Certo, non tutto andrà sempre per il verso giusto e anche loro subiranno violenze e stupri…

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Nel finale di “Emanuelle in America” avevamo lasciato Emanuelle (Laura Gemser) in Africa sul punto di essere presa in sposa da un principe ma all’ultimo momento, come al solito, la nostra eroina si era sottratta preferendo rincorrere nuove avventure alla ricerca della felicità. La ritroviamo quindi mentre ritorna negli USA facendo l’autostop. Dopo essersi concessa carnalmente ad un camionista giunge a San Francisco, dove il direttore del suo giornale le aveva riservato una camera in un lussuoso albergo e dove incontra la sua vecchia amica Cora Norman (Karin Schubert), una giornalista del New York Post che sta conducendo un’ inchiesta sulla violenza femminile nel mondo. Dopo essere scampata ad un tentativo di stupro da parte di un cliente dell’albergo che aveva per sbaglio occupato la sua stanza, fa la conoscenza di Malcom Robertson (un Ivan Rassimov che, una tantum, non ha il solito ruolo di villain), un diplomatico che si occupa di aiuti per il terzo mondo: tra i due nasce una simpatia e un’ attrazione reciproca che sfocia nella promessa di incontrarsi in seguito. Tornata a New York, Emanuelle viene spedita in India per un reportage su un guru (George Eastman) che predica innovative e strampalate teorie legate al piacere sessuale e al coito prolungato. Qui Emanuelle conosce Mary (Brigitte Petronio), una ragazza americana con la quale ha un fugace rapporto sessuale; la ragazza le racconta una storia terribile di violenze subite e, in segno di amicizia, le consegna le chiavi della sua casa di Roma. Dopo aver assistito ad un’orgia collettiva Emanuelle viene sedotta dal santone che vuole mostrarle le sue capacità amatorie ma, purtroppo per lui, incappa in una eiaculazione precoce rimediando una colossale brutta figura e smentendo di fatto tutte le sue teorie. Turbata dal racconto di Mary, Emanuelle si reca a Roma ed incontra nuovamente Cora che la mette al corrente di un traffico di giovani donne che dapprima vengono agganciate da giovinastri con la scusa di una cena al ristorante ed una festa in villini privati dislocati in periferia e poi finiscono drogate, rapite, stuprate e fatte sparire nel nulla (vendute a qualche emiro o destinate a qualche bordello in Medio Oriente). Emanuelle vuole aiutare Cora nel reportage e decide di fungere da esca coinvolgendo anche due amiche americane di Mary che occupano il suo appartamento romano. Detto fatto: le tre giovani e belle ragazze vengono agganciate da due aitanti giovanotti che viaggiano su una Rolls bianca, vengono portate al ristorante e poi dirottate in una villa sull’Appia dove dovrebbe esserci una festa. In realtà le ragazze vengono spogliate e bendate e due di loro (una è proprio Emanuelle) vengono stuprate dal misterioso capo della banda, un uomo dal volto orrendamente ustionato per metà e con un occhio cieco. Prima che le cose si mettano ancora peggio le giovani vengono salvate grazie all’intervento di un giovane amico di Emanuelle che aveva seguito le ragazze con la sua moto e aveva chiamato la polizia. Ma anche Cora non se la passa meglio e riceve un brutto avvertimento: quattro energumeni le fanno una sgradita visita a casa, la picchiano selvaggiamente e la violentano ammonendola di non spingersi ancora oltre con la sua inchiesta. Però Cora ed Emanuelle non mollano e volano ad Hong Kong sulle trace di Ilse Braun, uno dei capi dell’organizzazione criminale che nasconde le sue attività illecite sotto la copertura di una casa da gioco a Macao…

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Così come in “Emanuelle in America” anche stavolta sono presenti alcune brevi scene hard e anche zoofile destinate al mercato estero e oggi recuperate in dvd. Inoltre, a mia memoria, è uno dei pochi film in cui il regista Massaccesi va oltre il suo abituale cameo di una singola inquadratura: c’è una lunga scena in cui fa strada alla Schubert e alla Gemser conducendole all’interno della reggia dell’emiro, un fitto dialogo con Marino Masè sulle loro attività illecite ed infine il suo arresto all’aeroporto. Curiosamente il nome del personaggio della Schubert, Cora, è lo stesso che l’attrice tedesca avrà nel suo debutto ufficiale hard-core (con “Morbosamente vostra” di Andrea Bianchi nel 1985): nella scena dello stupro ci sono dei brevissimi inserti hard ma probabilmente qui la Schubert era controfigurata. Le musiche erotico-esotiche dell’ormai fidatissimo Nico Fidenco (con la main title “A picture of love” interpretata dal gruppo dei Fire Fly) sono sempre di ottimo livello.

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Cast principale:

Laura Gemser

Karin Schubert

Ivan Rassimov

George Eastman

Brigitte Petronio

Gianni Macchia

Marino Masè

Regia: Joe D’Amato (Aristide Massaccesi)

Edizioni in dvd: Vision Film Distribution (Polonia)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Admiral Benbow ha detto:

    dopo aver letto il tuo interessante articolo, sono andato a rivedere il mio….il passaggio dal mio vecchio blog a Cineraglio se lo è cannibalizzato (purtroppo non è il primo caso). Quindi grazie al tuo spunto ho provveduto ad integrare Cineraglio con l’articolo che a gennaio avevo già pubblicato su Admiral Benbow. Tu dirai…e a me chemmefrega? Nulla, per per dire…oltre alla competenza filmica, svolgi anche una funzione di pubblica utilità.

    Ottimo post come al solito. 😉

  2. johntrent70 ha detto:

    “Cineraglio e gli ultimi cannibali”! 😀

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