Non si sevizia un paperino (1972)

Pubblicato: 28 dicembre 2012 in Giallo

non si sevizia un paperino

Non scopriamo certamente oggi che Lucio Fulci sia stato uno dei registi più poliedrici e versatili del cinema italiano (che ha attraversato toccando praticamente tutti i generi). Questa pellicola è uno degli esempi più fulgidi della sua carriera, un giallo a tinte fosche intriso di una morbosità ineguagliabile e che tratta una materia delicata e scabrosa: una serie di omicidi di bambini ad opera di un misterioso assassino sullo sfondo di un ameno paesino di montagna del Sud Italia che, dietro l’apparente tranquillità del paesaggio, cela mostruosità terribili mescolate ad ignoranza e superstizione. Già solo l’idea di realizzare un progetto del genere avrebbe fatto tremare le vene e i polsi a molti autori ma Fulci invece non esita e firma un film coraggioso, originale e indubbiamente unico per vari aspetti. Innanzitutto per l’ambientazione: non ricordo nessun altro film che abbia visto come teatro di orribili delitti un altro luogo come questo. E poi abbiamo detto delle giovani vittime, bambini di circa 12 anni (realizzare oggi un’idea di questo tipo sarebbe francamente impensabile): naturalmente non è che vengano mostrati con crudele sadismo gli infanticidi (i delitti sono sempre fuori campo) però lo spettatore, in virtù dello shock dell’argomento, resta comunque sempre immerso in un’atmosfera tesa e sgradevole. Non vengono invece risparmiati gli adulti: Fulci gira una scena di terribile ferocia che vede Florinda Bolkan, ritenuta erroneamente colpevole dei delitti in virtù delle arti magiche che ella stessa si vanta di possedere, letteralmente massacrata a colpi di bastoni e catene e poi lasciata agonizzante ai margini dell’autostrada: le sue carni vengono letteralmente dilaniate, il sangue sgorga copioso dalle ferite e si intravedono le prime avvisaglie splatter del cinema fulciano che verrà (anni dopo il compianto regista romano ritornerà sull’argomento con il massacro del pittore maledetto Zweick nel prologo de “L’aldilà”). E anche il vero assassino, nel finalissimo, sarà duramente punito per gli atroci crimini commessi… Il film ebbe naturalmente notevoli problemi con la censura, cosa d’altronde inevitabile, viste le sue tematiche, e anche Fulci ci mette del suo condendo la storia di situazioni volutamente morbose e fastidiose: l’impressionante sequenza iniziale della Bolkan che dissotterra lo scheletro di un neonato e la celeberrima scena della Bouchet che si mostra completamente nuda ad un bambino (in realtà controfigurato dal famoso nano Domenico Semeraro) ne sono due esempi eclatanti… Ultima curiosità sul titolo che doveva essere “Non si sevizia Paperino” (e quindi senza l’articolo) ma la Disney bloccò tutto: figuriamoci, vi immaginate un film nel cui titolo si allude alla morte di Donald Duck? Il colosso americano impose l’utilizzo dell’articolo “UN” ma, con uno stratagemma tutto italiano, l’articolo venne stampato sui flani e sulle locandine con un carattere grigio che contrastava con il nero marcato del resto del titolo…

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Accendura (nome mutuato da Accettura, paese in provincia di Matera) sembra un posto tranquillo, un paese di montagna la cui popolazione è composta per lo più da contadini e gente ignorante. La situazione muta improvvisamente allorquando il dodicenne Bruno Lo Cascio scompare. Sul posto giunge il giornalista di cronaca nera Andrea Martelli (Tomas Miian) e i carabinieri iniziano le ricerche dopo una telefonata anonima giunta alla famiglia del bambino con la quale si richiedono “sei milioni di riscatto tutti in contanti”. La richiesta di una cifra così esigua, il fatto che i genitori non siano certamente ricchi e la precisazione sui contanti del tutto superflua insospettiscono i carabinieri che tendono una trappola al sequestratore e lo arrestano nel momento in cui sta ritirando il riscatto. L’uomo arrestato è Giuseppe Barra (Vito Passeri), lo scemo del paese, ma si proclama innocente e mostra il luogo dove ha sepolto Bruno; in realtà l’uomo aveva trovato il bambino già morto e aveva soltanto cercato di estorcere maldestramente del denaro ai genitori dello stesso. L’omicidio del bambino scuote enormemente la comunità ma siamo solo all’inizio: viene ritrovato morto un altro bambino (Tonino, un amichetto di Bruno), annegato in una vasca di pietra. Mentre le indagini vanno avanti il giornalista Martelli conosce dapprima Patrizia (Barbara Bouchet), una ricchissima ragazza (figlia di un importante costruttore milanese) che vive ad Accendura in una villa sfarzesca in una sorta di esilio impostole dal padre per tenerla lontana dalla grande città e dalle sue tentazioni (leggasi droga) e poi il parroco don Alberto (Marc Porel) che gli manifesta la sua preoccupazione per il crescente disfacimento dei valori morali e per le troppe tentazioni che insidiano i bambini. Intanto viene commesso il terzo infanticidio: stavolta tocca a Michele, compagno inseparabile degli altri due bambini uccisi. Le indagini si concentrano sulla “maciara” (Florinda Bolkan), una donna con disturbi mentali che convive da anni con zio Francesco (George Wilson), una sorta di fattucchiere molto rispettato; dalla relazione tra i due era nato un bambino, successivamente morto in circostanze misteriose, e da quel momento la maciara era andata fuori di testa. Di tanto in tanto si recava a disseppellire le spoglie del suo neonato sepolte nei pressi dell’autostrada e poichè Bruno, Tonino e Michele avevano scoperto la tomba del corpicino la maciara li aveva minacciati di morte: seguendo dei riti di magia nera aveva trafitto con degli spilloni delle piccole bambole di cera e poi le aveva sotterrate. La donna viene arrestata e confessa di aver ucciso i bambini con la magia nera (!) ma viene rilasciata dopo la testimonianza di un appuntato che dice di averla vista molti km fuori dal paese nella notte in cui è stato commesso l’ultimo delitto. Rimessa in libertà, la maciara va incontro ad una terribile fine: i padri dei tre bambini uccisi le tendono un agguato in un posto isolato e la massacrano selvaggiamente a colpi di catene e bastoni. L’incubo sembrerebbe dunque finito ma la tranquillità e l’ignoranza della gente subisce un nuovo durissimo colpo: un altro bambino viene ucciso con il cranio fracassato…

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Barbara Bouchet incarna alla perfezione il ruolo della figlia di papà ricca, troieggiante e viziata, Tomas Milian è abbastanza posato e non sbraca mai (ottimo anche il doppiaggio di Pino Colizzi) e Florinda Bolkan si rende protagonista di un’interpretazione di straordinaria intensità: la sua “maciara” è un autentico pezzo di bravura e merita applausi a scena aperta. Un po’ deludente si dimostra invece Irene Papas (che personalmente non ho mai apprezzato granché come attrice) e aggiungo anche una piccola nota romantica per Ugo D’Alessio, indimenticato interprete di tantissimi film con Totò, che veste i panni di un simpatico maresciallo dei carabinieri. Infine, le nostre due solite paroline sulle musiche: Riz Ortolani compone dei temi orchestrali fantastici e la bellissima canzone “Quei giorni insieme a te”, interpretata da Ornella Vanoni (musica di Ortolani e testo di Iaia Fiastri), fa da colonna sonora al brutale omicidio della maciara e viene utilizzata con impagabile sagacia fungendo da dolcissimo contrasto con le terribili immagini che scorrono sullo schermo. Un capolavoro.

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Cast principale:

Barbara Bouchet

Tomas Milian

Marc Porel

Florinda Bolkan

Irene Papas

George Wilson

Ugo D’Alessio

Regia: Lucio Fulci

Edizioni in Super 8: Medusa (4 bobine da 180 mt)

Edizioni in vhs: Lamberto Forni

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. Sonia ha detto:

    Film molto bello! E…. ottima recensione! 😉

  2. Benbow ha detto:

    “disonesto nell’impiego della suspense, abuso dei particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica”. … ma si può avere dei critici così in Italia?

  3. johntrent70 ha detto:

    Le recensioni d’epoca dei critici parrucconi sono esilaranti… meno male che noi non ci siamo mai lasciati influenzare…

  4. Attila ha detto:

    Questo è uno dei migliori film degli anni ’70!

    Cordialità

    Attila

  5. Gianluca P. ha detto:

    Bel film, sicuramente il migliore di Fulci (secondo me), seguito da Sette note in nero. Mi è piaciuta molto la colonna sonora, ci sono certe scene epiche (come la flagellazione della Bolkan e il nudo della Bouchet), uno dei ragazzini è in realtà il famoso nano di Termini, insomma tanti ingredienti che rendono questa pellicola molto interessante. Alla fine ho pianto (come nel Gatto di Bido), perchè la scena era veramente drammatica… la figura del Paperino è stata spesso presa in prestito dal cinema thriller/horror (ricordiamoci la voce del papero per es. ne “Lo squartatore di New York”, dello stesso Fulci oppure la stessa maschera in “Caramelle da uno sconosciuto” di Ferrini), non so spiegarmelo ma ha un qualcosa di tremendamente misterioso e spaventoso allo stesso tempo (forse perchè rievoca i giochi dei bambini, che sono innocenti, il che contrasta col genere di film) … qui viene usata per incastrare l’assassino (la foto che compare sul giornale), è stato veramente abile Fulci in questo senso. Insomma riassumendo credo che se qualcuno mettesse questo film tra i 10 migliori gialli di sempre nessuno oserebbe gridare allo scandalo ecco…

  6. johntrent70 ha detto:

    Noto con piacere che ti piacciono i gialli… 😉 Grazie per i tuoi commenti, in una ipotetica Top 10 dei gialli italiani il paperino di Fulci si piazza di diritto almeno tra i primi 5.

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