La sorella di Ursula (1978)

Pubblicato: 18 marzo 2013 in Giallo

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Opera prima del regista Enzo Milioni che firma anche soggetto e sceneggiatura, “La sorella di Ursula” è uno di quegli strani oggetti non bene identificati del cinema italiano di genere che tanto si addicono al nostro vizio chiuso in una stanza. Fondamentalmente si tratta di un giallo con tanto di assassino addobbato con guanti neri e cappello (come nella migliore tradizione baviana, argentiana e martiniana) ma la fortissima connotazione erotica con sequenze davvero ai limiti dell’hard-core lo rende un ibrido davvero interessante che, per la presenza davvero massiccia di nudi femminili anche integrali, fa sicuramente la gioia di una grossa fetta di pubblico maschile. Ricordiamo che nel 1978 il giallo all’italiana è già in netto declino e forse Milioni ne è consapevole e tenta di correggere il tiro proponendo agli spettatori un film più erotico che altro, seppur mascherato da thriller. Del cast femminile si spogliano praticamente tutte full frontal: da Stefania D’Amario ad Anna Zinnemann, da Antiniska Nemour a Yvonne Harlow, senza dimenticare la focosissima scena quasi hard-core che vede coinvolta Danila Trebbi mentre pratica una fellatio (un close-up stretto sul volto dell’attrice mostra in un paio di inquadrature che l’atto non è propriamente… simulato). L’unica che invece mostra solo un po’ di seno e basta è Barbara Magnolfi, nota al grande pubblico italiano per il suo ruolo in “Suspiria”. Il sesso è anche alla base dei delitti che avvengono (fuori campo) mediante un grosso fallo di legno raffigurante un monaco incappucciato con il quale l’assassino punisce le donne deflorandole nella loro intimità dopo che le stesse hanno avuto un rapporto sessuale; il regista però si diverte a far credere che in realtà l’assassino sia dotato di un pene enorme in quanto, prima di colpire, se ne vede sempre l’ombra ergersi imperiosa riflessa sulla parete di un muro con conseguente espressione di terrore scolpita sul volto della vittima… Un vero spasso! Da rimarcare anche la presenza di Marc Porel, all’epoca marito della Magnolfi, che qui si spaccia per tossicodipendente e che, ironia della sorte, morirà per davvero di overdose qualche anno dopo… Incantevoli le location della costiera amalfitana (il film è girato tra Amalfi, Positano e Ravello) con squarci di panorami marittimi davvero mozzafiato.

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Dagmar (Stefania D’Amario) e Ursula (Barbara Magnolfi) sono due sorelle austriache che stanno trascorrendo una vacanza in un albergo sulla costiera amalfitana. Cresciute in collegio fin da piccole in seguito all’abbandono della madre, hanno due caratteri e due personalità estremamente diverse: Dagmar è sempre sicura di sé mentre invece Ursula mostra debolezze e fragilità acuite dalla recente morte del papà, famoso pianista. Sempre tesa e quasi spaventata dal mondo che la circonda, Ursula è diffidente nei confronti di tutti, è spesso preda di incubi spaventosi e cade in tragiche visioni paranormali sul futuro. In albergo Dagmar e Ursula fanno la conoscenza dell’ambiguo Filippo (Marc Porel), che piace molto a Dagmar, della cantante di night club Stella Shining (Yvonne Harlow), del gentilissimo direttore (Vanni Materassi) e anche di sua moglie Vanessa (Anna Zinnemann), che ha una relazione extra-coniugale con la giovane Jenny (Antiniska Nemour). La tranquillità del posto viene scossa dall’omicidio di una prostituta (Danila Trebbi), uccisa nel suo appartamentino dopo aver consumato un rapporto sessuale con un cliente: solo lo spettatore sa però che il killer aveva pagato la ragazza per poter assistere, nascosto dietro una tenda, a tutta la scena. Una volta andato via l’uomo, la prostituta era stata orrendamente uccisa, violentata dal fallo di legno gigante. Dopo un paio di giorni avviene un altro duplice omicidio, quello di una coppia di giovani minorenni che si erano nascosti nella torre dell’albergo: il ragazzo viene sgozzato con un coltellaccio e la ragazza subisce la medesima sorte toccata alla prima vittima dopo che il killer ha assistito ad un loro rapporto intimo. E non è finita: anche la giovane Jenny viene pagata dall’assassino per poter assistere di nascosto ad un rapporto lesbo tra lei e la sua amante Vanessa, cosa che puntualmente avviene e che si conclude con l’uccisione della ragazza con le solite modalità. Intanto Dagmar, incurante degli ammonimenti e delle solite nefaste visioni di Ursula, insiste nel voler approfondire la sua conoscenza con Filippo, che si scopre essere un tenente della squadra narcotici che indaga su un grosso traffico di droga all’interno dell’hotel…

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In perfetta armonia con l’atmosfera che permea la pellicola, le musiche di Mimì Uva sono decisamente sexy e ammiccanti. Il tema principale si ripete quasi ossessivamente (“Eyes”, presentato anche in versione cantata da Yvonne Harlow) e viene spesso eseguito da un sax ruffianissimo (soprattutto nelle frequentissime scene di nudo) che conferisce al tutto quella sana atmosfera da filmetto porno anni ’70 della golden age… Se qualcuno avesse voglia di reperire codesto filmetto gli toccherà rivolgersi al mercato americano, dove è uscito da tempo in dvd e con audio italiano. Da noi in Italia, invece, ancora nisba…

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Cast principale:

Barbara Magnolfi

Stefania D’Amario

Marc Porel

Vanni Materassi

Antiniska Nemour

Anna Zinnemann

Yvonne Harlow

Danila Trebbi

Regia: Enzo Milioni

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Severin (USA)

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. AlfredoRiva ha detto:

    Visionato l’estate scorsa, non posso dire che mi sia piaciuto. Oltretutto, non so esattamente perchè, non l’ho trovato abbastanza settantiano da farmelo piacere lo stesso…

  2. Beh, non posso negare che, seguendo la curiosità che le tue appassionate recensioni, riescono quasi sempre a stimolarmi, ho gustato pur senza gridare al miracolo, questa pellicola che avevo già intravisto anni fa su una televisione privata.

  3. johntrent70 ha detto:

    Beh, gridare al miracolo era troppo… però nei gironi infernali del sottobosco del cinema italiano anni ’70 è un titolo di tutto rispetto… 🙂

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