La polizia incrimina, la legge assolve (1973)

Pubblicato: 25 marzo 2013 in Poliziesco

la polizia incrimina italiano

Ecco il titolo che ha codificato definitivamente l’intero genere del cosiddetto poliziesco all’italiana. Diversa dal prototipo proposto dal pur ottimo Enrico Maria Salerno in “La polizia ringrazia”, l’icona del Franco Nero, commissario tutto d’un pezzo, disposto a farsi giustizia da solo e con ogni mezzo, risulta molto più convincente e decisa e, infatti, proprio su di essa verranno modellati tutti i commissari futuri che si alterneranno sugli schermi italiani (da Maurizio Merli in primis, anche per somiglianza fisica con Nero, a Cassinelli, Merenda, Milian e altri). Enzo Castellari dirige con mano ferma e sicura un film dal ritmo incalzante e questo è il suo principale punto di forza: i primi 10 minuti sono letteralmente spettacolari e incollano lo spettatore alla sedia! Pronti via… e si parte con un incredibile inseguimento mozzafiato iniziato a piedi e poi proseguito a bordo di una Alfa Romeo Giulia della polizia (color verde oliva) e un’autoambulanza Citroen DS lanciata a folle velocità tra il porto e la sopraelevata di Genova, l’autostrada dei Fiori e la riviera ligure, girato con enorme perizia tecnica dall’equipe dello scatenato stuntman Remy Julienne. Castellari però non punta tutto solo sull’azione: utilizza anche con indubbia sapienza e maestria i flashback e i ralenty dando autentiche lezioni di regia che molti, in futuro, tenteranno di emulare. Teso, violento e feroce, il film non risparmia niente e nessuno e regala alcune scene davvero forti: pistolettate a sangue freddo, evirazioni, omicidi a colpi di uncino e perfino una bambina (Stefania, figlia di Castellari, che interpreta la figlia di Nero) messa sotto da una macchina! Come già detto, Nero funziona alla grande ma sottolineerei anche le ottime interpretazioni di James Whitmore (che regala un intenso e sofferto commissario capo) e Fernando Rey (nei panni di un anziano e imbolsito boss) cui si aggiungono le più che dignitose presenze dei fratelli malavitosi Silvano Tranquilli e Duilio Del Prete e le brevi (ma nude e scosciate) apparizioni della stellina Ely Galleani. Molti dialoghi sono assolutamente memorabili e alcune frasi (ripetute più volte anche fuori campo) restano scolpite nella pietra: “La polizia è al servizio del cittadino! Ma quale? Quello che conta… Quello che comanda… Quello che paga!”

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Il commissario Belli (Franco Nero) sta tentando di sventare un massiccio traffico di droga che si sta sviluppando tra Marsiglia e Genova e che viene gestito da due bande rivali, una facente capo al vecchio boss Cafiero (Fernando Rey) e l’altra a due importanti industriali della città, i fratelli Griva (Silvano Tranquilli e Duilio Del Prete). Belli, dopo un faticoso inseguimento, riesce ad arrestare un criminale noto come il libanese (che faceva da intermediario per conto dei marsigliesi) ma, durante la sua traduzione in carcere, costui viene ucciso per impedirgli di parlare. L’attentato avviene mediante una bomba piazzata in un tombino che viene fatta esplodere quando l’auto della polizia vi transita sopra, bloccata da un camion fermo in mezzo alla strada: Belli scende dall’auto per spostarlo e così scampa miracolosamente alla terribile esplosione. Ne fanno le spese il libanese, i due poliziotti nell’auto e perfino una bambina che giocava in strada. Furioso, Belli si sfoga con il commissario capo Scavino (James Whitmore), che ben conosce i nomi importanti legati al losco traffico e i mandanti della strage: infatti, con i suoi collaboratori, ha stilato da mesi un dossier estremamente compromettente ma è indeciso sul portarlo dinanzi ai magistrati perchè vorrebbe muoversi soltanto in presenza di prove schiaccianti. Intanto un grosso quantitativo di droga viene rubato a Cafiero da uno dei suoi sgherri, Rico (Daniel Martin), vendutosi ai Griva. Braccato da Cafiero, Rico riceve la promessa di una tranquilla fuga all’estero a bordo di una nave e, come ultimo favore, gli viene chiesto di uccidere l’ing. Rivalta (Mario Erpichini), uno dei soci di Griva finito nel mirino della polizia grazie alle ammissioni della sua amante Chicca (Ely Galleani): il poveretto viene dapprima investito da Rico con una moto da cross e poi evirato. Ma anche Rico non sfuggirà alla vendetta di Cafiero e verrà ucciso a colpi di uncino. Dopo questi omicidi che insanguinano la città il commissario Scavino si convince a consegnare il suo dossier alla magistratura ma viene freddato da un killer che gli spara alla schiena. Belli ne prende il posto ma lo attendono giorni tutt’altro che semplici…

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In un film del genere le musiche recitano ovviamente un ruolo importantissimo e gli immarcescibili fratelloni Guido & Maurizio De Angelis, manco a dirlo, non falliscono di certo il colpo. Il tema principale “Life of a policeman” e, soprattutto, la celeberrima “Gangster story” (che accompagna le scene d’azione e verrà riutilizzata in seguito in svariati altri film) sono da ascrivere per direttissima all’Olimpo delle colonne sonore senza dubbio alcuno. E’ curioso notare che il finale, con Nero che immagina di essere ucciso a tradimento come il suo predecessore, sia stato ripreso in maniera quasi identica da Marino Girolami (papà di Castellari) nel suo primo poliziesco “Roma violenta”, nato proprio sulla scia del successo di questo film (anche se lì è Lovelock ad immaginare che il commissario Merli venga sparato alla schiena). Imprescindibile.

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Cast principale:

Franco Nero

Fernando Rey

Delia Boccardo

James Whitmore

Silvano Tranquilli

Duilio Del Prete

Ely Galleani

Regia: Enzo G. Castellari

Edizioni in dvd: King Records (Giappone)

Formato video 1,85.1 letterbox

commenti
  1. Davvero tosto questo film.

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