Gola profonda nera (1976)

Pubblicato: 21 aprile 2013 in Erotico

gola profonda nera

E’ risaputo che nel cinema di genere italiano vi siano state numerose scopiazzature furbesche e non autorizzate di film famosi o “ispirazioni” a personaggi più o meno importanti. Uno di questi casi è la fortunatissima serie di Emanuelle nera (inaugurata da Bitto Albertini e proseguita da Joe d’Amato per altri 5 capitoli) che nasce sulla scia del romanzo di Emmanuelle Arsan e del famosissimo film di Just Jaeckin con Sylvia Kristel. Ebbene, credevate forse che ci fermassimo qui? No di certo! Dopo che erano usciti i primi due film con protagonista la fotoreporter di colore interpretata da Laura Gemser, a Guido Zurli (che qui si firma Albert Moore) viene in mente l’idea di un nuovo personaggio che potesse in qualche maniera ripetere quel successo e si inventa una sorta di Emanuelle nera alternativa che richiama, nel titolo, il celeberrimo “Gola profonda” di Gerard Damiano che aveva sdoganato il porno nei primi anni ’70. La furbata sta tutta nel titolo che, praticamente, diventa una sorta di fusione tra “Emanuelle nera” e “Gola profonda”. La scelta della protagonista ricade su Ajita Wilson, ex uomo di colore americano che si era sottoposto ad un intervento chirurgico a metà anni ’70 per cambiare sesso e che diventerà in seguito molto nota (o noto, fate vobis) e attiva (o attivo) nell’ambito del cinema italiano a luci rosse della golden age dei primi anni ’80. Purtroppo tutto ciò che il titolo promette non viene mantenuto affatto: nella storia non c’è nessun riferimento a quella particolare abilità nella fellatio che ha fatto la (s)fortuna di Linda Lovelace nel film di Damiano, né si parla di clitoridi situati in posti anatomicamente diversi rispetto alla norma. In sostanza il titolo è solo uno specchietto per le allodole: si tratta di una banale imitazione di Emanuelle nera, né più né meno, con la differenza però che la Wilson non ha né la bellezza, né il carisma, né la carica erotica della Gemser, risultando poco accattivante nelle scene hot. Non che la buona Ajita mostri cattiva volontà, anzi: si spoglia e si concede con disinvoltura a uomini e donne anche occasionali ma non riesce a coinvolgere lo spettatore più di tanto, forse perchè la mente corre impietosa al personaggio coevo della Gemser ed il paragone risulta impietoso. Tuttavia, nonostante tutti questi difetti, questo film rappresenta un esperimento curioso nell’ambito del cinema che attiene al nostro vizio chiuso in una stanza e merita comunque una piccola riscoperta. Le traversie registiche sono note: Zurli lascia il set dopo pochi giorni per motivi di salute (e anche per divergenze con la produzione che voleva un film simil-porno) e quindi il film viene proseguito prima dal montatore Romeo Ciatti, poi dall’aiuto regista Vito Bruschini e, infine, portato a termine da Mario Bianchi. Le musiche di Alberto Baldan Bembo sono un po’ ridondanti e ripetono ossessivamente il tema principale per tutta la durata della pellicola però ci sono anche alcuni interessanti intermezzi jazz di buon livello. Il cast di contorno è piuttosto buono, partendo da un perfido Ivano Staccioli e finendo ad un particolarissimo Attilio Dottesio in versione guru. Si guardano con piacere anche le grazie discinte di Agnes Kalpagos e della futura reginetta delle prime luci rosse italiane Guia Lauri Filzi (che, non accreditata, è riconoscibile in una breve scena lesbo con una biondina sconosciuta) mentre è un vero peccato che la giunonica Patrizia Webley non si spogli mai… Ma si rifarà in futuro…

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Claudine (Ajita Wilson) è una fotoreporter di un giornale scandalistico parigino e ha intenzione di realizzare un sensazionale reportage su un noto attore, José Depardieu (Ivano Staccioli). Secondo una serie di voci incontrollate, il Depardieu darebbe spesso nella sua villa dei festini esclusivi a base di alcool, sesso, violenza e droga che coinvolgerebbero anche delle giovani minorenni; il direttore del giornale, amico del Depardieu, non approva questa idea di Claudine e le nega l’autorizzazione ad occuparsi della faccenda. Claudine, però, va per la sua strada ugualmente ed entra in contatto con un uomo che le mostra i devastanti traumi fisici e mentali riportati da sua figlia minorenne in una di queste festicciole particolari dopo aver ingerito un micidiale cocktail a base di droghe e sostanze psicotrope. Una collega lesbica di Claudine, Angelica (Patrizia Webley), la spinge ad insistere ma, al contempo, le raccomanda di essere prudente. C’è da dire che anche la nostra Claudine non sta messa proprio benissimo dal punto di vista psicologico: infatti si porta dietro un vecchio trauma legato ad un tentativo di violenza sessuale ai suoi danni da parte del patrigno. Claudine, dopo essere scampata alla violenza, lo aveva freddato con una pistolettata. Tutto ciò ha sconvolto la libido di Claudine al punto che, quando ascolta una musica, sente l’esigenza fisica incontrollabile di congiungersi carnalmente con la prima persona che le si trova accanto! Per avvicinarsi a Depardieu, Claudine aggancia in un maneggio esclusivo una sua intima amica, Francoise (Agnes Kalpagos); la donna è lesbica e si fa sedurre volentieri. Claudine ne approfitta anche per scattare qualche foto compromettente dei soci del club e, dopo aver fatto l’amore con Francoise, le manifesta la volontà di far parte di uno dei famosi festini. Francoise la accontenterà…

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Forse il fatto che alla pellicola abbiano messo mano ben 4 registi diversi ha contribuito ad alimentare un piccolo grande mistero che riguarda le varie versioni e il finale… E, una tantum, possiamo svelarlo (in fondo non parliamo di un giallo di Agatha Christie!). Del film esistono in pratica due versioni, una cosiddetta soft e l’altra “hard” (anche se di hard vero e proprio non ce n’è): le differenze sono piuttosto sostanziali in quanto alcune scene più spinte sono state tagliate del tutto, montate diversamente oppure girate in modo differente, soprattutto nel famigerato finale. Nella versione soft il film termina con la Wilson, ospite d’onore nella villa di Staccioli, incappucciata durante un’orgia (qui solo accennata, a differenza della versione “hard” più lunga di un paio di minuti almeno); ad un certo punto Staccioli dà l’ordine di aprire la porta e la macchina da presa volteggia minacciosa nell’aria fermandosi sul volto di Ajita che toglie il cappuccio e urla di terrore. Ma cosa è entrato nella stanza? Una mostruosa bestia in calore di “batzelliana” memoria o cos’altro? Il mistero resta tale, perchè partono i titoli di coda. Nella versione più osè, invece, la Wilson è sì incappucciata ma anche nuda e, nel momento in cui si apre la porta, fanno il loro ingresso due signori di mezza età accompagnati da una giovane ragazza. Ajita è sgomenta e urla nel momento in cui la giovane viene fatta oggetto di attenzioni non proprio carine da parte dei presenti (attenzioni che si concludono con uno stupro). Disgustata dalla scena cui ha assistito, Ajita fugge dalla villa e se ne va in giro in preda allo shock (sempre totalmente nuda ma con un lungo foulard di seta rosa avvolto in testa ad uso turbante); raccoglie un coccio di bottiglia e si taglia prima le vene di un polso e poi la gola. L’ultima scena ce la mostra in ospedale, un po’ malconcia, ma viva: al suo capezzale c’è il fidanzato che le spiega che l’orrore cui la poveretta ha assistito era simulato ed organizzato per liberarla dal suo antico trauma legato alla tentata violenza e al patricidio. Il film si conclude sul fermo immagine dei due che si baciano. Già che ci troviamo, facciamo anche una breve dissertazione sulle versioni disponibili in dvd: la prima (editata dalla Emifilms) è la versione soft dal finale incomprensibile. La seconda (editata dalla Mosaico Media) contiene la versione più lunga (e quindi osè) ma il film termina con la Wilson che si taglia le vene e la gola e quindi, mancando completamente la scena finale del dialogo in ospedale col fidanzato, lo spettatore crede che la poveretta sia morta suicida. Il vostro affezionatissimo che sta vergando queste righe ha avuto l’opportunità di visionare la versione integrale (animato da puro e profondo spirito filologico, si badi bene!) grazie ad un riversamento in dvd di una vetusta e scalcinata vhs olandese con audio inglese (e sottotitoli in olandese)…

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Cast principale:

Ajita Wilson

Ivano Staccioli

Patrizia Webley

Agnes Kalpagos

Attilio Dottesio

Regia: Albert Moore (Guido Zurli)

Edizioni in dvd:

Emi Film: formato video 1.85:1 letterbox

Mosaico Media: formato video 1,78:1 anamorfico

commenti
  1. june23th ha detto:

    recensioni sempre dettagliate e ricche di particolari interessanti. Tra l’altro Ajita Wilson era un nome non nuovo, ma non sapevo fosse una “neo-donna”!

  2. Benbow ha detto:

    Gola Profonda Nera non l’ho mai visto. In compenso ricordo di aver visto Bocca Bianca, Bocca Nera che, oltre ad essere orrendo, mi fece anche un po’ effetto, perché la Wilson è palesemente un uomo. Hai voglia a tagliar via salsicce, la sensazione sgradevole, data da quel volto così duro e squadrato, rimane; e personalmente non sono riuscito a coglierne la sensualità

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