Il trucido e lo sbirro (1976)

Pubblicato: 5 maggio 2013 in Poliziesco

il trucido e lo sbirro

Dopo il grande successo di “Roma a mano armata” e “Napoli violenta” il regista Umberto Lenzi continua a cimentarsi nel genere poliziesco che così tanto bene gli riesce e prosegue anche nel suo sodalizio artistico con Tomas Milian. Stavolta la penna dello sceneggiatore Dardano Sacchetti partorisce per Milian un nuovo personaggio che resterà per sempre scolpito nella memoria del pubblico, quello del ladruncolo borgataro dalla parolaccia facile: Sergio Marazzi, detto er Monnezza. Milian lo interpreterà solo tre volte (ne “Il trucido e lo sbirro” appunto, ne “La banda del trucido” e ne “La banda del gobbo”) ma il nomignolo di questo personaggio gli resterà appiccicato sulla pelle a vita. Cominciano ad intravedersi piccoli sprazzi di commedia (nello stesso periodo Milian stava iniziando la saga comico-poliziesca del maresciallo Nico Giraldi con “Squadra antiscippo”) perchè le battute e le parolacce di Milian sono davvero esilaranti ma Lenzi mantiene comunque sempre vivo il registro poliziesco della vicenda concedendosi qualche robusta scena di inseguimento e anche un paio di omicidi abbastanza efferati: citerei soprattutto quello del “roscetto” Ernesto Colli ad opera dello stesso Milian che, per vendicarsi della “spiata” che doveva portare all’uccisione del fratello (sventata per puro caso), lo costringe, dietro minaccia di una pistola, a scegliere di assaggiare tra due bicchieri di latte (in uno c’è del latte ma nell’altro c’è calce viva e veleno per i topi); il roscetto sceglie il bicchiere giusto contenente il latte e allora Monnezza lo uccide lo stesso, sparandogli. Per l’occasione il fratello del Monnezza è interpretato da Ferdinando Orlandi ma, nel successivo “La banda del gobbo”, sarà lo stesso Milian ad interpretarlo ripescando il personaggio del gobbo di “Roma a mano armata”. Ad affiancare Milian nel ruolo del commissario stavolta non c’è Maurizio Merli (tra i due erano nate delle ruggini insanabili proprio sul set di “Roma a mano armata” e torneranno a lavorare insieme solo ne “Il cinico, l’infame, il violento” senza, peraltro, mai recitare insieme in nessuna scena) ma l’ottimo Claudio Cassinelli; d’altronde l’attore milanese aveva già interpretato il poliziotto più volte (ne “La polizia chiede aiuto” di Dallamano, in “Morte sospetta di una minorenne” di Martino e ne “La polizia ha le mani legate” di Ercoli) e quindi dava ampie garanzie. Tra i due la sinergia è perfetta e si forma una coppia molto assortita: l’eleganza di Cassinelli, sempre in giacca e inappuntabile, si contrappone ai modi rozzi e alle parolacce del Monnezza che invece indossa sempre le infradito e la tuta azzurra da metalmeccanico (che in futuro diventerà anche l’ “abito” preferito di Nico Giraldi), oltre a sfoggiare una folta barba incolta e i capelli ricci, lunghi e trasandati. La miscela è davvero esplosiva e funziona alla grande: anni dopo se ne accorgeranno anche gli americani… Sto parlando del regista Walter Hill che, come giustamente rimarcato da Sacchetti in varie occasioni, a distanza di 5 anni dal film di Lenzi dirigerà “48 ore” con un plot piuttosto simile: un poliziotto fa uscire temporaneamente dal carcere un pregiudicato per farsi aiutare a sgominare una banda di criminali…

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Una bambina di 12 anni che soffre di una grave disfunzione renale che la obbliga a sottoporsi a continue dialisi è stata rapita dalla clinica ove era ricoverata. A capo dei sequestratori c’è lo spietato francese Brescianelli (Henry Silva), divenuto praticamente inafferrabile e irriconoscibile in seguito ad un intervento di plastica facciale. La bambina dovrebbe rientrare in clinica al massimo entro una settimana, pena la morte sicura. In questa corsa contro il tempo il commissario Sarti (Claudio Cassinelli) organizza l’evasione dal carcere di un piccolo criminale, er Monnezza (Tomas Milian), che aveva spesso lavorato con Brescianelli, e gli chiede di aiutarlo nella cattura dello stesso per salvare la vita alla bambina. Dopo una riluttanza iniziale Monnezza accetta e, per ottenere rinforzi, fa pizzicare dalla polizia tre ladri durante una rapina su un treno: si tratta del calabrese (Biagio Pelligra), del cinico (Robert Hundar) e del greve (Giuseppe Castellano). I tre, braccati dalla polizia, vengono aiutati da Monnezza e da Sarti a fuggire; Monnezza attribuisce la paternità della soffiata a Brescianelli e quindi li convince ad affiancarli nella sua ricerca, puntando sul loro spirito di vendetta. Sapendo che la donna di Brescianelli è una nota tossicomane cercano di rintracciarla pensando di rivolgersi al suo spacciatore abituale, un certo “tunisino”. Costui viene però arrestato dai carabinieri prima che Monnezza e Sarti possano parlargli. Travestiti da imbianchini, Sarti e Monnezza si infiltrano nel comando dei carabinieri e riescono a penetrare nella cella del tunisino; usando un po’ di cattive maniere riescono a farsi rivelare il nascondiglio della banda di Brescianelli ma ormai è tardi: la bambina è stata già portata in un altro posto…

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Davvero clamoroso il gruppo di caratteristi del nostro amato cinema di genere presenti in questo film. Sorvolando sui vari Colli, Hundar, Pelligra e Castellano di cui ho già detto, val la pena ricordare Nicoletta Machiavelli (è la donna di Brescianelli), Rosita Torosh (una tossicomane), Umberto Raho (l’avvocato della famiglia della bambina rapita), Tano Cimarosa (il ricettatore Cravatta), un giovanissimo Massimo Bonetti (uno scippatore), Luciano Rossi e l’immancabile Tom Felleghy. E sicuramente ne avrò dimenticato qualcun’altro… Le musiche, azzeccatissime e trascinanti (quasi funk), sono di Bruno Canfora: il suo tema principale verrà poi riciclato nel successivo “La banda del trucido” di Stelvio Massi così come “La ballata del trucido”, scritta e cantata da Giorgio Cascio nel finale.

Ah, a proposito di finale… come non ricordare l’omaggio che concede Tomas Milian ad uno dei personaggi western che lo avevano reso celebre negli anni ’60? Parlo di Cuchillo, il messicano abilissimo con i coltelli e protagonista del dittico di Sergio Sollima “La resa dei conti” e “Corri uomo corri”. In entrambi i film Milian riusciva a sfuggire alla cattura e si allontanava nel finale urlando: “Cuchillo se ne vaaaa!”. Stavolta la frase diventa: “Er Monnezza se ne vaaaa!” (ripetuta identica anche nel finale de “La banda del trucido”).

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Cast principale:

Tomas Milian

Claudio Cassinelli

Henry Silva

Biagio Pelligra

Nicoletta Machiavelli

Giuseppe Castellano

Robert Hundar

Regia: Umberto Lenzi

Edizioni in vhs: Avo

Edizioni in dvd: Avo e Cecchi Gori

Formato video 2,35:1 anamorfico

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