Sbatti il mostro in prima pagina (1972)

Pubblicato: 27 maggio 2013 in Drammatico

sbatti il mostro in prima pagina

Ottimo film di denuncia sociale, nonché giallo di ambientazione giornalistica, scritto dallo sceneggiatore Sergio Donati che avrebbe anche dovuto firmarne la regia ma che poi fu sostituito da Marco Bellocchio. Bellocchio, in collaborazione con Goffredo Fofi, modifica in parte la sceneggiatura originale e, partendo dalla componente giallistica (il brutale stupro + omicidio di una studentessa sedicenne) che diventa via via sempre più marginale, si concentra molto più decisamente sul versante politico della storia e, in particolare, sulla politicizzazione della stampa e sul suo potere di manipolare l’informazione a proprio uso e consumo per influenzare le coscienze. Il regista non nasconde le sue simpatie per la sinistra e non si cura affatto di nasconderlo ma questo non è un limite del film, anzi: avvalendosi della superba interpretazione di uno strepitoso Gian Maria Volontè (che veste i panni di un cinico e viscido caporedattore di un giornale di destra) punta il dito contro gli organi di stampa faziosi e, con uno stile asciutto e deciso, va dritto allo scopo senza fronzoli descrivendo un Italia confusa e sfasciata, attraversata da quella profonda estremizzazione della dialettica politica che, inevitabilmente, si traduceva in tensioni che sfociavano in una violenta lotta armata e atti di terrorismo. Bellocchio mescola sapientemente il documentarismo e l’aspetto romanzesco: nel prologo si vede un giovanissimo Ignazio La Russa che, durante un comizio elettorale, non esita a definire i comunisti come i “nemici dell’Italia” e i titoli di testa, prima di mostrarci lunghissimi viali di Milano tappezzati da striscioni e manifesti elettorali (con le varie scritte vota DC, vota comunista, vota socialista etc.), scorrono sugli scontri tra polizia e facinorosi e sono virati in bianco e nero per renderli simili alle immagini che si potevano vedere nei telegiornali dell’epoca (nel 1972 in Italia non esisteva ancora la tv a colori). Inoltre, subito dopo i titoli, vengono mostrate alcune immagini del funerale di Giangiacomo Feltrinelli accompagnate da un coro che intona “Bandiera rossa”… Metaforico e documentaristico anche il finale, con l’apertura delle chiuse dei navigli e l’avanzamento inesorabile di una fiumana di sporcizia e putridume… Dicevamo di Volontè, che regala un’altra superba prova attoriale (il film si regge praticamente tutto su di lui): il suo mefistofelico personaggio, arricchito da una altera ed elitaria erre moscia, tocca vette di cinismo e crudeltà incredibili e strappa applausi a scena aperta. La scena in cui dà “lezione di giornalismo” al novello Fabio Garriba e quella in cui seduce Laura Betti con la sola forza delle parole sono assolutamente memorabili. In realtà il vero “mostro” (e non solo di bravura) del film è proprio lui… Buone anche le musiche di Nicola Piovani, robuste e appropriate. Da vedere.

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Giancarlo Bizanti (Gian Maria Volontè) è il capo redattore del quotidiano nazionale “Il Giornale” (è bene ricordare che siamo nel 1972 e che l’omonimo “Il Giornale” di Indro Montanelli non era stato ancora fondato) che ha sede a Milano. E’ un momento storico difficile: l’Italia è attraversata da una ondata di violenza e alcuni giovani appartenenti alla estrema sinistra, durante una manifestazione di protesta, hanno sferrato un attacco alla sede del giornale lanciando delle molotov che hanno sfondato alcune vetrate e hanno creato caos e paura. Bizanti si distingue per il suo cinismo e, in pieno accordo con la proprietà gestita dall’ing. Montelli (un perfido John Steiner), è sempre molto attento a come e cosa pubblicare pur di tirare acqua al proprio mulino (e quindi anche a discapito della realtà dei fatti). Il brutale stupro sfociato in omicidio di una studentessa sedicenne, Maria Grazia Martini (Silvia Kramar), fornisce a Bizanti su un piatto d’argento un’occasione irrinunciabile: la ragazza era solita frequentare un giovane ventenne, Mario Boni (Corrado Solari), appartenente ad un gruppo militante di estrema sinistra. Alcuni testimoni affermano di aver visto la ragazza, all’uscita di scuola, salire nella macchina del giovane (una 500 gialla) proprio nel giorno della sua scomparsa. Bizanti ha intenzione di consegnare in pasto all’opinione pubblica un colpevole bello e pronto, assolutamente perfetto: un autentico mostro non solo responsabile di un atroce delitto ma perfino partecipante attivo alla sinistra extraparlamentare. E il tutto in pieno clima elettorale. Mario Boni aveva anche una relazione saltuaria con la quarantenne Rita Zigai (Laura Betti), un’insegnante perdutamente innamorata di lui che lo ossessionava con la sua gelosia e che lo avrebbe voluto tutto per sé, rendendosi così invisa anche agli amici “compagni” di Mario. Bizanti va a trovare la donna a casa e, affabulandola con dolci parole, la convince a testimoniare contro Mario e a non confermare l’alibi che voleva il giovane in casa di alcuni “compagni” per una riunione durante le ore del delitto. Naturalmente il ragazzo è innocente ma l’eco mediatico è clamoroso e il processo popolare consumato a mezzo stampa instilla inesorabilmente nella gente la convinzione della sua colpevolezza. Intanto il giovane cronista Roveda (Fabio Garriba), raccogliendo le testimonianze di alcuni compagni di scuola della vittima, batte altre piste e riesce ad avvicinarsi al vero assassino ma Bizanti, messo al corrente della cosa, lo fa licenziare. Il reporter aveva davvero visto giusto ma Bizanti non può permettere che la scoperta del vero colpevole mandi a monte il suo piano…

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Cast principale:

Gian Maria Volontè

Fabio Garriba

Laura Betti

John Steiner

Corrado Solari

Regia: Marco Bellocchio

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1,85.1 anamorfico

commenti
  1. harpo71 ha detto:

    Ennesima prova di grandezza attoriale per Volontè, l’ho rivisto un paio di notti fa in televisione.

  2. Vedrò di procurarmelo al più presto…

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