Baba Yaga (1973)

Pubblicato: 10 giugno 2013 in Horror

baba yaga

Direttamente dallo scrigno delle perle preziose dimenticate del cinema italiano anni ’70 ecco a voi “Baba Yaga”: tratta da una storia a fumetti di Guido Crepax, geniale e raffinato fumettista, è la prima trasposizione cinematografica del personaggio di Valentina, la fotografa disinibita e sensuale protagonista di tantissime storie a fumetti disegnate appunto da Crepax dal 1965 al 1995 (trent’anni, tanto per gradire). Ricca di sfaccettature spesso insondabili, Valentina si dibatte tra nevrosi e incubi, allucinazioni e situazioni borderline che la rendono incredibilmente affascinante e misteriosa. Personaggio popolarissimo e autentica icona femminile del fumetto italiano, Valentina sarà portata anche sugli schermi televisivi italiani sul finire degli anni ’80 in una serie di telefilm interpretati dalla indimenticabile Demetra Hampton ma nel 1973 ha, invece, le fattezze di Isabelle De Funes (nipote del celeberrimo attore comico francese Louis): nonostante l’idea di partenza fosse quella di puntare su altri volti (Anne Heywood avrebbe dovuto interpretare Baba Yaga e Elsa Martinelli avrebbe dovuto interpretare Valentina) va detto che la somiglianza con il fumetto è abbastanza notevole, soprattutto per quanto concerne il fisico un po’ scarno della De Funes e le sue curve non troppo generose (nelle storie di Crepax il personaggio di Valentina aveva problemi di anoressia). Il regista Corrado Farina, qui al suo secondo e (inspiegabilmente) ultimo lungometraggio, si concentra moltissimo sull’aspetto onirico della storia regalando immagini surreali e situazioni al limite del delirante, sovrapponendole ad alcune foto “bruciate” in bianco e nero che richiamano le tavole fumettistiche e creano così una fusione perfetta tra il fumetto e il reale, dimostrandosi un autentico talento visionario; è incredibile che abbia diretto solo due film in tutta la sua carriera! Fatte tutte queste debite premesse, l’autentica star del film non è Valentina ma la meravigliosa Carroll Baker che, nel fulgore dei suoi 42 anni dell’epoca, veste i panni della strega dei racconti popolari russi che dà il titolo al film ed è un personaggio ambiguo e ammaliante che ruba indiscutibilmente la scena alla povera e, a tratti, spaesata e poco convincente (anche nelle scene erotiche) De Funes, concedendosi anche un notevole nudo integrale full frontal successivamente tagliato in censura e mai visto al cinema. Già, la mai troppo maledetta censura che impose anche il taglio di un altro nudo integrale della De Funes… Sulle sfortunate vicissitudini di questo film e sui tagli che lo hanno riguardato c’è da fare un ulteriore approfondimento: il produttore, prima che il film venisse distribuito nelle sale, decise di escludere alcune scene ad insaputa del regista dopo alcune proiezioni di prova (all’appello mancano qualcosa come circa 10 minuti!). La cosa grave è che i tagli furono effettuati direttamente sul negativo e quindi il film uscì al cinema in questa versione mutilata con grande disappunto del regista che non potè opporsi alla scellerata operazione. Per esempio, in uno dei deliri onirici della De Funes si vede per un attimo un non accreditato Franco Battiato (!) vestito da santone hippie con tunica bianca e parruccona: questa scena era il prologo del film (durava circa 5 minuti), ambientato in un cimitero abbandonato, ma è stata completamente eliminata. Solo nel 2009 il regista, che aveva conservato personalmente il materiale girato, ha approntato una versione “director’s cut” in home-video per il mercato inglese reintegrando tutte le scene espunte dal produttore (c’è anche un match di boxe che non è niente male!) e anche i due brevi tagli sui nudi imposti dalla censura. Questa versione è poi stata distribuita in dvd nel 2011 anche sul suolo italico da una label italiana e quindi oggi possiamo vedere, a distanza di 40 anni, “Baba Yaga” nella versione che più si avvicina a quella che avrebbe voluto realizzare il regista nel 1973. Non è un film semplice, anzi forse è fin troppo complesso e articolato; non fa certamente del ritmo la sua arma migliore ma sicuramente fa la gioia degli spettatori amanti del cinema scatenato e visionario che punta sulla potenza visiva delle immagini. Permeato da un’atmosfera intrigante, morbosa e misteriosa in bilico tra l’horror e il fantasy e carico di situazioni sensuali ed erotiche, non lesina di certo nel mostrare grazie muliebri e discinte: non possiamo non ricordare le pose di una Angela Covello seminuda in versione cow-girl e, soprattutto, la bambola Annette che prende vita attraverso il corpo nudo di Ely Galleani coperto da cinghie di cuoio e borchie di stampo sadomaso… Un must.

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Valentina Rosselli (Isabelle De Funes) è una fotografa pubblicitaria e di moda che si divide tra il lavoro e le feste a casa di amici. Tra questi c’è Arno (un George Eastman doppiato in un veneto alquanto improbabile da Pino Colizzi), un giovane regista indipendente che, per farle il filo, non trova di meglio che invitarla in un cineclub dove si proiettano le migliori opere del cinema espressionista tedesco (tipo “Il Golem”). Una notte, rientrando a casa a piedi, viene quasi investita da un’auto alla cui guida c’è una signora bionda alquanto ambigua e misteriosa (Carroll Baker) vestita di nero e con un cappello con veletta calata sul volto. La donna si presenta come Baba Yaga e si offre di accompagnare a casa Valentina in macchina ma, stranamente, sa già dove abita la ragazza. Le stranezze non terminano qui: la donna (le cui tendenze lesbiche sono evidenti) sgancia un gancetto del reggicalze di Valentina con la promessa di riportarglielo quanto prima, cosa che avviene puntuale il giorno dopo. Baba Yaga bussa alla porta dell’appartamento di Valentina che stava terminando un servizio fotografico con una modella (Angela Covello), le riconsegna il gancetto del reggicalze e, dopo aver preso la sua macchina fotografica, pratica sulla stessa una sorta di incantesimo maligno e invita Valentina ad andarla a trovare a casa. Valentina ha delle visioni e dei sogni orrendi e spaventosi e gli effetti nefasti del maleficio sulla macchina fotografica cominciano a vedersi; ogni volta che Valentina scatta una foto succede qualcosa: la prima volta si inceppa la cinepresa di Arno, in un’altra occasione una modella viene colta da malore mentre è in posa ed infine un hippie, fotografato per caso durante una manifestazione, muore sul colpo in mezzo alla strada. Inquietata da questi avvenimenti, Valentina si reca all’indirizzo di Baba Yaga che le regala una bambola piuttosto sinistra che poi si trasformerà in una ragazza in carne ed ossa (Ely Galleani) che utilizza spilloni avvelenati per colpire le sue vittime… L’attempata strega malefica è anche la guardiana di una delle porte dell’inferno (che si apre in un buco del pavimento della sua casa démodé) e sta tessendo intorno alla bella fotografa una ragnatela di morte…

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Di gran classe, more solito, sono le musiche del sommo Piero Umiliani. Il main theme (“Open space”) è estrapolato dall’album “To-Day’s sound” del 1971 e ad esso si affianca spesso un malinconico e ossessivo tema al pianoforte che accompagna le scene di dialogo tra Baba Yaga e Valentina. Eleganza incommensurabile.

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Cast principale:

Carroll Baker

Isabelle De Funes

George Eastman

Ely Galleani

Angela Covello

Regia: Corrado Farina

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Surf, Shameless (UK) e Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. F.C.N. ha detto:

    Qual è l’edizione italiana che contiene il director’s cut? Io ne ho due edizioni, una soltanto contiene le scene tagliate con Franco Battiato, ma negli speciali, non nel montato voluto dal regista.

  2. johntrent70 ha detto:

    L’edizione italiana con il director’s cut è quella Cecchi Gori, collana Cinekult.
    La primissima edizione (tagliata) è targata Surf Film.

    • F.C.N. ha detto:

      OK, grazie.
      Dunque mi confermi che questa edizione presenta il montaggio voluto dal regista con le scene integrate?

      • F.C.N. ha detto:

        Ah, OK, trovato e preso! Si intitola proprio “Directorìs Cut” in 2 DVD.
        Non sapevo prima dell’uscita di questa versione, è uno dei miei film preferiti di sempre.
        Grazie dell’info!

  3. johntrent70 ha detto:

    Sì, l’edizione italiana a 2 dischi di Cecchi Gori contiene la cosiddetta “director’s cut” che rispecchia in tutto e per tutto lo stesso master che avevano già approntato, in collaborazione con il regista, gli inglesi della Shameless nel 2009.

  4. mitoescatologico ha detto:

    Ciao,vorrei collaborare con alcune recensioni al vostro bellissimo blog,visto che sono anche io un amante del cinema di genere. Qui vi linko qualche mia recensione: http://www.semprelastessastoria.com/avere-ventanni/http://www.semprelastessastoria.com/anime-in-delirio/ Fatemi sapere: qualche giorno fa ho visto “L’immoralit” e vorrei recensirlo. Grazie!

    Date: Mon, 10 Jun 2013 07:29:00 +0000 To: danielepapa@live.com

  5. johntrent70 ha detto:

    Caro Daniele, è sempre un piacere confrontarsi con appassionati di cinema di genere. Siamo molti più di quanto si pensi… Ti ringrazio anche per i complimenti ma questo spazio è stato creato e autogestito dal sottoscritto, non ho collaboratori e non ne sono alla ricerca. Potremmo, in ogni caso, scambiarci i rispettivi link nelle home page dei rispettivi blog. Che ne pensi?
    P.S. il tuo pezzo su “Avere vent’anni” è davvero notevole. Bravo..

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