L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1971)

Pubblicato: 23 giugno 2013 in Drammatico

l'istruttoria è chiusa

Crudo e ferocissimo ritratto del sistema carcerario italiano, dipinto come luogo di corruzione assoluta che non risparmia nessuno, dai detenuti (disposti a pagare in cambio di favori o, peggio, ad uccidere) all’ultimo dei secondini, dai medici al capo delle guardie (magistralmente interpretato da un fantastico Turi Ferro). Il detenuto in attesa di giudizio Franco Nero, con la sua faccia pulita e onesta (e senza i suoi soliti baffacci), incarna la figura del tipico italiano medio borghese finito (forse) in carcere per un errore giudiziario e naturalmente il pubblico non può che tifare per lui, finendo con l’identificarvisi completamente. Nero è sempre bravo (e ottimamente doppiato da Sergio Graziani) e subisce di tutto e di più (pestaggi, isolamento etc.) pur di non rinunciare ai suoi ideali di giustizia, salvo poi fare retromarcia pur di ottenere l’agognata libertà in un finale amarissimo e pessimista. L’ottimo Damiano Damiani dirige un film duro e serrato che colpisce come un autentico pugno nello stomaco, avvalendosi di un cast che funziona magnificamente: Riccardo Cucciolla è molto bravo a tratteggiare un uomo dal destino segnato e consapevole che qualcuno lo vorrebbe morto, George Wilson ha un ruolo breve ma incisivo (è la prima persona con cui Nero viene a contatto che mostra un po’ di civiltà), John Steiner (doppiato in genovese!) è un terribile ergastolano psicopatico, Claudio Nicastro è un detenuto particolare che gode di notevoli privilegi (è in carcere addirittura per scelta al posto di qualcun’altro e può influire su decisioni importanti grazie ad appoggi e protezioni esterne) e Patrizia Adiutori, in un cast ovviamente tutto al maschile, spicca per la sua bellezza in un piccolo ma interessante ruolo (quello di una detenuta che, di tanto in tanto, sollazza qualche “collega” maschile dietro compenso approfittando del gabinetto di radiologia in comune con la sezione femminile). Musiche di Morricone minimali e praticamente inesistenti, se ne ascolta qualche nota soltanto all’inizio e verso la fine (scelta che ho trovato particolarmente curiosa, visto che parliamo del sommo Maestro). Da vedere.

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L’architetto Vanzi (Franco Nero) viene rinchiuso in carcere in attesa di giudizio per aver investito un uomo sulle strisce pedonali. Alcuni testimoni affermano che non si sarebbe neanche fermato a soccorrerlo, configurandosi così il duplice reato dell’omicidio colposo e dell’omissione di soccorso. Per un uomo come Vanzi, di notevole levatura culturale, l’impatto con la realtà carceraria è devastante: il pubblico non sa e non saprà mai se è davvero colpevole (su questo Damiani ci lascia nel dubbio) ma di certo sa che non è un criminale abituale come la maggior parte degli “ospiti” con i quali viene a contatto nel penitenziario. Sbattuto in una cella con 5 loschi figuri, subisce le provocazioni di Biro (John Steiner), un pluriergastolano che lo minaccia di morte, e lega abbastanza con l’anziano Campoloni (George Wilson), malato terminale che, infatti, di lì a poco morirà. Vanzi si rende conto ben presto che la corruzione regna sovrana tra quelle mura: per 100.000 lire si può corrompere un dottore per farsi ricoverare temporaneamente in infermeria oppure godere addirittura di prestazioni sessuali in radiologia con una giovane e misteriosa donna (Patrizia Adiutori)… Anche le guardie, in primis il maresciallo capo (Turi Ferro), non sono certamente lo specchio dell’onestà, anzi: i pestaggi e le punizioni sono frequenti e avvengono con dei veri e propri blitz coperti dal volume della musica dell’interfono sapientemente alzato al momento opportuno. Vanzi, stanco dei soprusi subiti in cella, chiede di poter essere straferito (pagando, s’intende) e ciò puntualmente avviene. Stavolta viene condotto in una cella in cui sono presenti solo altri 2 galeotti, certamente meno pericolosi: uno si diletta a piegare origami di carta e l’altro, Pesenti (Riccardo Cucciolla), è guardingo e spaventato. Si scoprirà che Pesenti è un supertestimone scomodo del crollo di un viadotto e che qualcuno sta cercando di comprare il suo silenzio ma senza successo. Pesenti vorrebbe denunciare l’accaduto alla magistratura ma i suoi tentativi di comunicare con l’esterno attraverso lettere e/o foglietti vengono puntualmente frustrati. Tra Vanzi e Pesenti si crea un rapporto di amicizia e complicità ma molto presto si passerà dalle offerte in denaro ad un omicidio semplicemente agghiacciante che cambierà per sempre il destino di entrambi…

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Cast principale:

Franco Nero

Riccardo Cucciolla

Turi Ferro

George Wilson

John Steiner

Patrizia Adiutori

Claudio Nicastro

Regia: Damiano Damiani

Edizione in super 8: pirata (4 bobine da 180 mt)

Edizioni in vhs: CVR

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Un vero e proprio pugno nello stomaco, a mio parere. L’esecuzione in cella di Pesenti è a dir poco da brivido, così come il finale lascia un po’ l’amaro in bocca, ma si tratta pur sempre della cruda realtà. Davvero superlativo.

  2. johntrent70 ha detto:

    Damiano Damiani era un vero geniaccio. Piccole perle come questa mi convincono sempre di più che noi italiani abbiamo davvero fatto il miglior cinema degli anni ’70…

  3. roberto agostini ha detto:

    Guardi che non è un viadotto, ma una diga, il cui crollo colpevole Cucciolla vuol denunciare. L’allusione è alla tragedia del Vajont.

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