Un bianco vestito per Marialè (1972)

Pubblicato: 14 luglio 2013 in Giallo

un bianco vestito per marialè

Dopo aver partecipato come direttore della fotografia all’ottimo film del fratello Sauro “Amore e morte nel giardino degli dei”, Romano Scavolini decide di proseguire nella scia del thriller e del giallo psicologico dirigendo in maniera eccellente una storia torbida e drammatica dalla suggestiva ambientazione gotica. Oltre ad esserne il regista, Scavolini funge anche da operatore di macchina e direttore della fotografia e regala inquadrature e colori che lasciano, a distanza di oltre 40 anni, letteralmente stupefatti: la scena in cui gli ospiti ritrovano nei sotterranei del castello una serie di macabri manichini dalle fattezze mummificate, truccati e vestiti in maniera carnevalesca mentre fuori impazza un improvviso temporale (scena totalmente illuminata in blu), è da antologia del cinema! Certo, il canovaccio sa di già visto (tra l’altro si respira molto chiaramente l’atmosfera del giallo gotico di Miraglia “La notte che Evelyn uscì dalla tomba”) ma direi che è pleonastico andare alla ricerca della paternità originaria o presunta (una serie di personaggi vengono uccisi uno dopo l’altro mentre si ritrovano in un ambiente chiuso), visto che Scavolini non solo non delude ma dimostra mestiere e ottime capacità tecniche, giungendo ad un risultato che va decisamente oltre la sufficienza. Lo splendore della protagonista femminile Evelyn Stewart (al secolo Ida Galli) lascia davvero senza fiato, relegando inevitabilmente in secondo piano altre due bellezze muliebri non proprio indifferenti come Pilar Velasquez (stellina spagnola discreta frequentatrice del cinema di genere italiano settantiano) e la “colored” Shawn Robinson. Poi abbiamo il sempre grande Luigi Pistilli nel ruolo di un padrone di casa annoiato e tiranno con la propria consorte che non può non riportarci alla mente l’analogo personaggio da lui interpretato nel precedente capolavoro di Sergio Martino “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”, oltre ad un inedito Ivan Rassimov dal capello platinato (anch’egli presente nel film sopracitato); dicevamo inedito perchè, una tantum, il buon Ivan non impersonifica il solito cattivo di turno. Completano il non troppo nutrito cast Giancarlo Bonuglia, Ezio Marano (anch’egli presente in “Amore e morte nel giardino degli dei” e attore molto apprezzato da Scavolini), Edilio Kim e Gengher Gatti (entrambi volti ben noti dell’exploitation italiana anni ’70).

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Marialè (Evelyn Stewart) vive in un enorme castello con il marito Paolo (Luigi Pistilli) e viene continuamente vessata dallo stesso che le somministra tranquillanti, sedativi e psicofarmaci anche con l’uso della forza. Ad aiutarlo con solerzia in questo compito c’è l’inquietante e lugubre maggiordomo Osvaldo (Gengher Gatti), che ha anche l’interessante hobby di collezionare simpatici animaletti domestici come coleotteri, scorpioni e serpenti. Marialè è completamente tagliata fuori dal mondo esterno, non esce mai e le viene perfino interdetto l’uso del telefono (chi è nato negli anni ’70 non potrà non ricordare il lucchetto che si metteva sul disco per non farlo girare). Tuttavia, la donna è riuscita ad eludere il lucchetto e a spedire dei telegrammi a 6 amici che non vede da anni, invitandoli al castello per una specie di festa a sorpresa. Il gruppetto di amici è capeggiato da Massimo (Ivan Rassimov), un tempo intimo amico di Marialè, uomo attraente con velleità da poeta; subito dopo giungono anche Gustavo (Edilio Kim) e la sua fidanzata di colore Semy (Shawn Robinson), seguiti da Sebastiano (Ezio Marano), da sua moglie Mercedes (Pilar Velasquez) e da Jo (Giancarlo Bonuglia), con il quale Mercedes ha una relazione da tempo (con il beneplacito del marito). Inizialmente il zelante maggiordomo tenta di interdire l’accesso agli ospiti dicendo che non c’è nessuno ma Paolo decide che forse, suo malgrado, è il caso di accoglierli. Dopo una breve visita guidata al castello, la curiosità degli ospiti viene stuzzicata da alcuni manichini ritrovati nei sotterranei, vestiti in maniera molto particolare; per animare la serata tutti decidono di travestirsi proprio con quegli abiti e Marialè decide di indossare un antico abito bianco appartenuto a sua madre (che mostra due vistosi buchi al centro del petto, causati da due colpi di arma da fuoco). La cena che ne consegue è una sorta di grottesca carnevalata che sfocia in una pseudo orgia nella quale tutti i presenti mostrano il loro squallore morale. Ed è da questo momento in poi che, uno dopo l’altro, gli invitati cominciano ad essere eliminati: il primo è Sebastiano, ucciso a martellate in testa. Dopo di lui tocca a Semy, anch’essa colpita alla testa con un grosso bastone e affogata in piscina. Allarmato dalla scoperta del cadavere di Sebastiano, Massimo insiste con il riluttante Paolo affinchè venga subito chiamata la polizia ma la polizia non verrà mai: il telefono è stato manomesso e il buon maggiordomo Osvaldo, inviato in paese proprio per allertare le forze dell’ordine, verrà accoltellato nel giardino (ebbene sì, in barba ad Agatha Christie l’assassino non è il maggiordomo!)… E altre morti devono ancora sopravvenire…

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Le stupende musiche sono opera di Fiorenzo Carpi (con arrangiamento e direzione d’orchestra di Bruno Nicolai) e il tema di Marialè (presentato anche anche in versione vocale con il coro della onnipresente e divina Edda Dell’Orso) è uno dei più belli dell’intero filone del giallo tricolore. Ripescato in vhs dall’antico oblio sul finire degli anni ’90 dalla gloriosa Shendene & Moizzi, il film non ha finora ancora goduto di una distribuzione italiana in dvd ma è da poco disponibile, grazie al mercato import, un dvd tedesco con audio italiano che presenta un master di sfavillante bellezza. Consigliato.

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Cast principale:

Evelyn Stewart

Luigi Pistilli

Ivan Rassimov

Pilar Velasquez

Ezio Marano

Shawn Robinson

Gengher Gatti

Edilio Kim

Regia: Romano Scavolini

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: Camera Obscura (Germania)

Formato video 2,35:1 anamorfico

commenti
  1. galvano ha detto:

    mitica poi la scena della danza di Shawn Robinson attorno alla tavola imbandita… ottima colonna sonora… davvero sorprendente

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