Gran bollito (1977)

Pubblicato: 21 luglio 2013 in Drammatico

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Liberamente ispirato ai tragici fatti di cronaca nera che videro protagonista sul finire degli anni ’30 Leonarda Cianciulli, nota come la “saponificatrice di Correggio” per aver ucciso e bollito 3 donne ricavandone in seguito sapone e dolcetti, “Gran bollito” è certamente un film particolare e affascinante, indubbiamente unico. E’ sì cupo e tragico, nonchè ricco di una buona dose di morbosità, ma mantiene anche un registro grottesco (che, paradossalmente, ne accentua alcuni aspetti orrorifici), soprattutto se pensiamo alle 3 donne che cadono vittime di una agghiacciante e bravissima Shelley Winters: ad interpretarle abbiamo 3 uomini “en travesti” che sono Alberto Lionello, Max Von Sydow e Renato Pozzetto e tutti e 3 gli attori, dopo che i loro personaggi femminili sono stati uccisi, ritornano in scena interpretando altri 3 personaggi maschili (un impiegato di banca, un maresciallo dei carabinieri e un carabiniere semplice)… Certo è che far recitare soprattutto il bergmaniano Max Von Sydow in abiti femminili ha richiesto una dose di coraggio non indifferente! La storia è molto triste e terribile ed è ben sceneggiata da Nicola Badalucco che ha studiato a fondo la vera storia della Cianciulli dopo aver letto il diario scritto dalla donna durante la sua lunga detenzione (il processo ai suoi danni terminò nel 1946 e la donna morì in carcere nel 1970). Il copione, che originariamente era stato addirittura pensato per Polansky con il titolo “Black journal” (il diario nero della Cianciulli, appunto), fu in seguito sottoposto anche a Marco Bellocchio ma fu Mauro Bolognini a credere più di tutti nel progetto e a realizzare un film sicuramente coraggioso: di Von Sydow abbiamo già detto ma bisogna anche aggiungere che vedere Pozzetto e Lionello, attori solitamente brillanti, finire tragicamente decapitati e fatti a pezzi non è una cosa che si vede tutti i giorni… Non si tratta certamente di un film per stomaci delicati: nel momento in cui la Winters sega due gambe del tavolo della cucina per inclinarlo e poi piazza per terra una bacinella lo spettatore comincia ad intuire i macabri propositi della donna e cominciano a scorrere autentici brividi lungo la schiena (come in un film horror di tutto rispetto)… Shelley Winters è semplicemente perfetta nel ruolo della folle protagonista e viene ottimamente doppiata in napoletano da Regina Bianchi, protagonista di spicco delle più importanti commedie di Eduardo De Filippo. Il nutritissimo cast è completato da Antonio Marsina nei panni del figlio della Winters e da Laura Antonelli che interpreta la sua fidanzata ma meritano di essere ricordate anche una fantastica Milena Vukotic nei panni della domestica ritardata e quasi muta, l’acida coinquilina Adriana Asti e la zitellona ficcanaso Liù Bosisio… Da vedere.

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Lea (Shelley Winters) raggiunge al nord suo marito Rosario (Mario Scaccia), che ha ottenuto la licenza di un botteghino del lotto. Il poveretto viene colpito da un colpo apoplettico e resta immobilizzato su una sedia a rotelle, cosa che costringe Lea ad assumere quindi una governante, Tina (Milena Vukotic), una povera ragazza ritardata che ha difficoltà nell’esprimersi. In realtà Lea non si cura troppo del marito perchè tutte le sue attenzioni sono rivolte al figlio ventenne Michele (Antonio Marsina), studente alla facoltà di medicina, che venera oltremisura… La povera donna ha un tristissimo passato fatto di svariati aborti e di ben 10 figli, tutti morti dopo pochi mesi di vita. Convinta di essere perseguitata da una maledizione, Lea ha stipulato un patto con la morte strappandosi tutte le unghie delle mani affinchè almeno questo suo ultimo figlio vivesse ed è disposta a praticare riti magici di ogni tipo e perfino sacrifici umani per far sì che nessuno possa portarle via il suo adorato figliolo. La miccia della sua follia si accende quando scopre che il ragazzo si è fidanzato con una giovane e bella insegnante di danza, Sandra (Laura Antonelli); dopo averli trovati a letto insieme e temendo che la ragazza possa spingere suo figlio nelle braccia del vizio decide di sacrificare qualcuno per allontanarla. La scelta ricade su Berta (Alberto Lionello), una attempata vicina di casa ninfomane che aveva intenzione di andare a trovare il marito, emigrato in America 20 anni prima: dopo averla attirata in casa con una scusa le taglia la testa e, dopo averla fatta a pezzi con una mannaja, scioglie i resti in un grosso pentolone aggiungendovi della soda caustica. Dal corpo disciolto della povera sventurata Lea ricaverà del sapone che venderà ad amici e conoscenti e produrrà, con le ossa pestate in un mortaio, perfino dei biscotti (ironicamente ribattezzati “ossi di morto”) che servirà alle sue amiche insieme al thè del pomeriggio. Il rito di Lea sembra funzionare: il papà di Sandra muore e la ragazza lascia la città ma, dopo pochi giorni, ritorna. A questo punto Lea si mette in cerca di un’altra persona da sacrificare e stavolta sceglie Lisa (Max Von Sydow), una inquilina del palazzo che segue la stessa triste sorte di Berta… Non contenta, Lea le ruba anche alcuni titoli che poi va a riscuotere in banca spacciandosi per la vittima. La terza donna a cadere sotto la terribile mannaja di Lea è Stella Kraus (Renato Pozzetto), una cantante lumbard finto-tedesca anch’essa molto amica di Lea e delle 2 vittime precedenti. Stavolta Lea arriva a simulare un furto in casa di Stella rubando anche i gioielli della sua coinquilina Palma (Adriana Asti), facendo così credere che Stella sia fuggita dopo aver perpetrato il furto. Purtroppo questi sacrifici non sortiscono l’effetto sperato e Michele viene chiamato per il servizio militare, gettando Lea nella disperazione più totale. E il nuovo maresciallo dei carabinieri, da poco giunto in città, comincia ad indagare…

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Le musiche, quasi sempre allegre (seppur con un fondo malinconico), sono firmate da Enzo Jannacci e molto spesso contrastano con le immagini, soprattutto nelle scene terribili degli omicidi. Bolognini ci risparmia gli smembramenti ma non le decapitazioni, che sono accompagnate da una musichetta piuttosto disturbante. Renato Pozzetto, che come abbiamo detto veste i panni di una cantante, attinge al vasto repertorio di cabaret di Jannacci ed interpreta 3 brani: “Cicche cicche”, “Libe là” (rivisitata nel testo), e “La mia morosa la va alla fonte” (sulle stesse note di “Via del campo” di Fabrizio De Andrè). La canzone dei titoli di testa e coda di cui, di tanto in tanto, si ode il fischiettìo, è sempre scritta da Jannacci (con arrangiamento del Maestro Gianni Ferrio) ed è interpretata da Mina: “Vita vita”. Bellissima.

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Cast principale:

Shelley Winters

Alberto Lionello

Max Von Sydow

Renato Pozzetto

Antonio Marsina

Laura Antonelli

Milena Vukotic

Mario Scaccia

Adriana Asti

Regia: Mauro Bolognini

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

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