Assassinio sul Tevere (1979)

Pubblicato: 18 agosto 2013 in Commedia

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Sesta avventura cinematografica per Tomas Milian nei panni del maresciallo di polizia più volgare e sboccato d’Italia, ovvero Nico Giraldi. Gli sceneggiatori Amendola e Corbucci, probabilmente stanchi dopo i 5 capitoli nei quali avevano fatto districare il nostro eroe in varie “squadre anti-qualcosa” (“Squadra antiscippo”, “Squadra antifurto”, “Squadra antitruffa”, “Squadra antimafia” e “Squadra antigangsters”) e dopo le continue trasferte negli USA a caccia di boss e padrini, decidono di apportare qualche cambiamento alla formula per evitare una certa ripetitività. Innanzitutto la storia viene interamente spostata nella Capitale, cosa che determina il consolidamento di alcuni personaggi locali che finora si erano visti un po’ poco nei film precedenti e che, da questo momento in poi, diventeranno invece presenze fisse e importanti; il riferimento in primis è tutto per il malandrino Venticello (interpretato da Bombolo) ma vanno ricordati anche il solito imbranatissimo brigadiere napoletano Gargiulo (Massimo Vanni) e il commissario Trentini (Marcello Martana). Sparisce invece il commissario Tozzi, fin qui sempre interpretato da Roberto Messina (che viene sostituito dal commissario Galbiati, interpretato da Renato Mori), e si aggiunge un nuovo fondamentale personaggio, quello di Angela, giovane figlia di un vecchio amico del papà di Nico che lo stesso Giraldi finirà con lo sposare alla fine del film. Ad interpretarla c’è Roberta Manfredi (qui in versione ancora pre-rinoplastica) che però, nei capitoli successivi, verrà sostituita dalla bravissima e compianta Olimpia Di Nardo. Il fatto che Nico convoli a giuste nozze nel finale è un altro segno evidente che gli sceneggiatori vogliono anche in questo cambiare del tutto la serie ed imprimere una svolta decisiva al personaggio di Milian che finisce col mettere su famiglia e quindi non sarà più un impenitente scapolone latin-lover. Un’altra novità fondamentale sta nell’idea di base di mescolare il giallo con la commedia e quindi di far risolvere al nostro poliziotto, di volta in volta, un nuovo caso di omicidio in ogni film. D’altronde basta guardare il titolo per capire l’antifona: “Assassinio sul tevere” non può non far pensare ad “Assassinio sul Nilo”, uscito al cinema l’anno prima e tratto da un racconto di Agatha Christie… Tuttavia l’idea di cambiare il titolo e passare quindi dalle varie “squadre” agli “assassinii” verrà prontamente abbandonata e la serie proseguirà per altri 5 capitoli negli anni ’80 trasformandosi però in “delitti”… Milian è sempre in gran forma e, nel suo sconfinato repertorio di parolacce e doppi sensi, di diverte a canzonare il procuratore della repubblica (Angelo Pellegrino) con tormentoni tipo “Sto ca…”, “Cor ca…” etc. Di certo non manca anche l’azione e vanno segnalate due scene fondamentali: quella in cui Milian distrugge letteralmente la macchina di Bombolo per strappargli un’informazione e quella dell’inseguimento per le strade di Roma su un cavallo bianco con colonna sonora in stile western (immagine giustamente finita sulla locandina come emblema del film).

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In una sera di giugno i sette membri appartenenti alla “Famiglia Tiberina”, un’associazione avente come scopo la riqualificazione e la valorizzazione del Tevere, si riuniscono in uno stabilimento dislocato sulle sponde del fiume di proprietà di uno di loro, Er Pinna (Enzo Liberti).  Durante la riunione manca improvvisamente la corrente e quando qualcuno dei presenti riesce a fare un po’ di luce con un accendino si scopre che uno degli associati, Ruffini (Alberto Farnese), è stato pugnalato alla schiena. Il maresciallo Nico Giraldi (Tomas Milian) indaga sul delitto e, come prima cosa, si mette alla caccia di un certo Proietti detto “Er Batteria”, noto alle forze dell’ordine per essere specializzato nel provocare, all’occorrenza, black out in interi quartieri. Giraldi è convinto che l’interruzione di corrente sia stata artatamente provocata da un complice esterno per favorire l’assassino che avrebbe quindi ucciso Ruffini più agevolmente, approfittando del buio. Per scovare Er Batteria Giraldi mette il sale sulla coda a Venticello (Bombolo), sua vecchia conoscenza malandrina pizzicata mentre stava tentando di truffare un orefice travestendosi da monsignore. Venticello gli dà l’indirizzo di una tipografia gestita dal Batteria insieme al fratello ma qui Giraldi scopre che il suo sospettato è stato già arrestato da una ventina di giorni. Intanto Er Pinna viene arrestato in seguito al ritrovamento di alcune cambiali da 20 milioni di lire aventi come beneficiario proprio il Ruffini e nel suo stabilimento Giraldi incontra la figlia Angela (Roberta Manfredi), che egli conosce fin da quando era piccola; la ragazza, rimasta momentaneamente sola e segretamente innamorata di Nico da sempre, decide di chiedergli ospitalità e si trasferisce a casa sua. Proseguendo nelle sue indagini Nico si ritrova fatalmente attratto dalla vedova di Ruffini (un’avvenente Marina Lante Della Rovere) e scopre anche che il defunto marito, che si dedicava a speculazioni edilizie, non era propriamente uno stinco di santo e che tutti i membri della Famiglia Tiberina presenti alla famosa riunione hanno qualcosa da nascondere: 1) l’Ingegnere dell’Enel Moretti (Enrico Luzi) che ha fatto sempre carriera grazie alle marchette di sua moglie con personaggi influenti; 2) il deputato Laurenzi (Leo Gavero) che tenterà addirittura la fuga in Grecia; 3) il preparatore pugilistico Sabatucci (Mario Donatone) che aveva una serie di intrallazzi con la vittima, legati alla costruzione di palazzine e campi da tennis; 4) l’antiquario Bonardi (Maurizio Gueli) che aveva rifilato al Ruffini un finto quadro del Caravaggio; 5) dulcis in fundo, l’impresario musicale Nardelli (Marino Masè) che, dietro la copertura dell’organizzazione di eventi di spettacolo, nasconde un traffico di stupefacenti. Uno di loro potrebbe essere l’assassino. Ma anche no…

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Dopo l’interregno dei Goblin (che avevano musicato le due ultime “squadre”)  la colonna sonora dei film di Giraldi passa a Carlo Rustichelli ma, in qualche sequenza, viene riciclato anche uno dei vecchi temi di “Squadra antitruffa” dei f.lli De Angelis. Nella memorabile scena in cui Bombolo si traveste da dee-jay e Milian partecipa, in un tripudio di paillettes rosse e con il favoloso nome d’arte “Nico Doppio Zero”, ad un concorso per voci nuove accompagnato da 3 travestiti (le sorelle Ricotta!), viene utilizzato il playback di un pezzo dance; è da sottolineare come l’impresario musicale Marino Masè, dietro le quinte, si complimenti intravedendo in Milian uno stile alla Rocky Roberts. In realtà il pezzo (“Get down”) è proprio cantato da Rocky Roberts anche se, curiosamente, nei titoli di testa c’è un errore: viene indicato il brano “You’re the reason” (una ballad scritta da Victor Bach) che in realtà non è presente nel film. Chissà, forse il fatto che “You’re the reason” fosse il lato A del 45 giri e “Get down” il lato B avrà confuso il titolista… La canzone dei titoli di coda (presente anche nei titoli di testa ma in versione strumentale) è invece la stupenda “Roma stasera”, interpretata da Lando Fiorini con musiche di Rustichelli e testo di Amendola e Corbucci.

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Cast principale:

Tomas Milian

Roberta Manfredi

Bombolo

Marina Lante Della Rovere

Marino Masè

Enzo Liberti

Regia: Bruno Corbucci

Edizioni in dvd: Medusa

Formato video 1,85:1 anamorfico

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