La più bella serata della mia vita (1972)

Pubblicato: 25 agosto 2013 in Drammatico

la più bella serata della mia vita

Liberamente ispirato ad un adattamento teatrale del racconto “La panne – Una storia ancora possibile” di Friedrich Durrenmatt, questo film di Ettore Scola è davvero molto interessante ed è una di quelle piccole chicche che tanto mi piace riscoprire e proporre. La sceneggiatura (scritta da Scola stesso con Sergio Amidei) si dimostra solidissima e, soprattutto, c’è un inedito Alberto Sordi che fornisce un’interpretazione eccellente, ben supportato dal resto del cast. L’attore romano mette da parte alcune di quelle caratteristiche un po’ grossolane tipiche di molti suoi personaggi (il timore che possa “sbracare” da un momento all’altro non trova riscontro, fortunatamente) e mostra anche una discreta e inaspettata “vis” drammatica per una storia che sembra partire come una commedia brillante ma che poi, nella seconda parte, assume un tono decisamente diverso e inaspettato. Il punto di forza del film (e qui si nota chiaramente tutto l’impianto teatrale della vicenda) è nei folgoranti dialoghi che coinvolgono i cinque personaggi principali (che si ritrovano seduti a tavola) ed è proprio con quelli che Scola riesce per oltre un’ora ad affascinare in maniera incredibile lo spettatore e a non farlo mai annoiare o distrarre. Un plauso particolare va senza dubbio al vecchio Michel Simon e a Pierre Brasseur (tragicamente scomparso proprio al termine delle riprese), senza dimenticare la fascinosa e intrigante Janet Agren: il suo personaggio, ambiguo ed enigmatico, avrà un ruolo determinante…

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Alfredo Rossi (Alberto Sordi) si trova in Svizzera per esportare clandestinamente 100 milioni che intende depositare in una banca. Giunto con qualche minuto di ritardo, trova la banca chiusa e una grossa motocicletta nera parcheggiata in modo tale da impedirgli di uscire con la macchina. Inizialmente Alfredo protesta e chiama anche un vigile ma, quando scopre che la proprietaria della moto è una avvenente ragazza vestita con una aderente tuta nera, tenta di fare il piacione e di attaccare bottone. La donna non lo degna di una parola, salta a bordo della moto e si allontana; Alfredo, incuriosito, comincia ad inseguirla con la macchina. L’inseguimento dura a lungo, fino a portare Alfredo fuori città su delle sperdute strade di montagna; ad un certo punto la sua macchina, una fiammante Maserati Indy color aragosta, si ferma inspiegabilmente per un qualche misterioso guasto. Messosi in cerca di un telefono per chiamare un meccanico, Alfredo giunge ad un castello dove viene accolto dal padrone di casa, il conte La Brunetiere (Pierre Brasseur), un anziano avvocato ormai in pensione. Dopo aver telefonato ad un meccanico, il nostro fa la conoscenza di altri 3 amici del conte, da poco tornati da una battuta di caccia e anche loro ex magistrati in pensione. Il conte gli confida che spesso, per ingannare la noia, lui e i suoi amici continuano ad esercitare virtualmente la pratica forense divertendosi a processare per gioco vecchi personaggi famosi durante la cena. I loro processi sono incredibilmente articolati e particolareggiati e molto spesso dal loro personalissimo tribunale escono fuori verdetti ben diversi da quelli autentici e storicamente conosciuti. Naturalmente il gioco riesce meglio quando c’è da processare qualche ospite in carne ed ossa e quindi il conte chiede ad Alfredo di rimanere a cena con i suoi amici per farsi gicosamente “processare”. Lui, inizialmente, rifiuta l’invito e si appresta a ripartire, non prima di aver appreso dai meccanici che la sua macchina non aveva nessun guasto! Rientrato al castello per salutare il conte e ringraziarlo dell’ospitalità, intravede da una porta socchiusa la sagoma di una donna di spalle che si sta asciugando i capelli, completamente nuda: si tratta della bellissima Simonetta (Janet Agren), la cameriera del castello. Ingolosito dalla prospettiva di poter tentare di avere un’avventura con lei, Alfredo accetta di rimanere a cena e di partecipare al gioco dei 4 ex magistrati (pubblico ministero, avvocato difensore, giudice e cancelliere). La cena, dunque, inizia e si tratta davvero di un banchetto luculliano; tra una portata e l’altra il “pubblico ministero” Zorn (Michel Simon) comincia a fare domande su domande ad Alfredo per meglio inquadrare la sua persona e per scoprire se nasconde qualche scheletro nell’armadio. E’ così che veniamo a sapere alcune cose interessanti sul suo conto. Alcuni esempi: si fa chiamare dottore ma in realtà non ha nemmeno il diploma di terza media; conduce una vita molto agiata, cosa che salta subito all’occhio già solo guardando l’auto che guida; da semplice piazzista è riuscito ad effettuare una vertiginosa scalata all’interno della ditta per la quale lavora dopo essersi ingraziato i soci americani che, durante i soggiorni a Milano, faceva sollazzare procurando loro delle prostitute; aveva inoltre una relazione con la moglie del precedente direttore, morto in seguito ad un attacco cardiaco. Il pubblico ministero Zorn comincia a montare una teoria secondo la quale Alfredo avrebbe scientificamente provocato la morte del suo capo per usurparne il posto: l’uomo era debole di cuore ma nessuno era al corrente della cosa (Alfredo lo aveva saputo confidenzialmente dalla moglie). Prontamente aveva fatto in modo che un suo viscido collega sapesse della sua tresca con la signora in modo tale che lo spione spifferasse tutto al capo, procurandogli così l’infarto fatale (cosa che era puntualmente avvenuta). Naturalmente, una volta assunte le redini del comando, il nuovo capo Dott. Rossi aveva fatto licenziare il chiacchierone e aveva dato il benservito alla povera vedova… Divertito dal teorema montato dalla pubblica accusa, Alfredo ammette le sue colpe e il tribunale del castello lo condanna a morte…

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In una vicenda in cui i dialoghi sono sempre in primo piano le musiche di Armando Trovaioli (comunque buonissime) non trovano moltissimo spazio e si concentrano nella parte iniziale e nella parte finale. Il tema principale, un po’ sbeffeggiante, sembra riprendere (stando all’orecchio di chi scrive) in qualche maniera alcune “idee” elettroniche utilizzate da Wendy Carlos per “Arancia meccanica”. Un piccolo e misconosciuto gioiellino da recuperare senza indugi.

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Cast principale:

Alberto Sordi

Janet Agren

Michel Simon

Charles Vanel

Claude Dauphin

Pierre Brasseur

Regia: Ettore Scola

Edizioni in dvd: Filmauro

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. AlfredoRiva ha detto:

    Bellissimo…

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