La via della prostituzione (1978)

Pubblicato: 1 settembre 2013 in Erotico

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Il sesto e ultimo capitolo ufficiale della saga dedicata alla fotoreporter di colore Emanuelle (il quinto diretto da Joe D’Amato) conclude in maniera decisamente ottimale una serie di pellicole assolutamente interessanti che hanno segnato in maniera definitiva le carriere di Joe D’Amato e di Laura Gemser. La serie, nata e completata interamente in 3 anni (dal 1975 al 1978), comincia a mostrare qualche segno di cedimento e una certa ripetitività, anche se comunque il ritmo non manca e di certo lo spettatore non si annoia. E d’altronde come potrebbe, con le grazie discinte di due splendide fanciulle come Laura Gemser e Ely Galleani che in quanto a nudi non si risparmiano? Tra l’altro, per gli amanti di questa specialità, segnalo che le due regalano perfino una infuocatissima scena lesbo sotto la doccia… Riprendendo uno dei temi del precedente “Emanuelle perchè violenza alle donne?”, anche stavolta l’intrepida Emanuelle si mette sulle tracce di alcuni mascalzoni dediti alla tratta delle bianche e ad un giro internazionale di prostituzione che coinvolge addirittura ragazze giovanissime non ancora maggiorenni. La prima mezz’ora, interamente ambientata in Kenya, è invero poco movimentata (c’è perfino una lunga sequenza di un inutile safari, chiaramente inserita per allungare il minutaggio, arricchita però dalla scena in cui la Gemser e la Galleani corrono mano nella mano interamente nude su e giù per la prateria) ma quando l’azione si sposta tra New York e San Diego cambia tutto e il film entra davvero nel vivo, regalando anche qualche buona scena d’azione (tra gli stuntmen si riconosce il bravissimo maestro d’armi Rocco Lerro). Come già successo per “Emanuelle in America” ed “Emanuelle perchè violenza alle donne?” si favoleggia di alcune scene hard core girate espressamente per i mercati esteri ma, a differenza dei due film precedentemente citati, questo fantomatico materiale “hot” non risulta, a tutt’oggi, disponibile e quindi rimane una leggenda metropolitana. In ogni caso “La via della prostituzione” è un buon film che, almeno per dovere di completismo nei confronti della nostra affezionatissima Emanuelle nera, va senz’altro visto. E il finale “marinaresco” mi sembra davvero la migliore (ed emblematica) conclusione possibile dell’intera saga…

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La fotoreporter Emanuelle (Laura Gemser) si trova in Kenya per intervistare l’ing. Rivetti (Venantino Venantini), fuggito dall’Italia dopo una clamorosa bancarotta e nascostosi a Nairobi in una sorta di esilio dorato. La sua villa risulta però inavvicinabile, nonostante l’aiuto della bellissima Susan (Ely Galleani), un’amica di Emanuelle che non ha nulla da invidiarle in quanto a fremiti sessuali e comportamento libertino e disinibito. Fingendosi hostess, le due agganciano all’aeroporto il principe Arausani (Pierre Marfurt) giunto a Nairobi per concludere degli affari proprio con Rivetti. Il principe non ci mette molto a smascherare le fanciulle ma, attratto da Emanuelle, accetta di portarle con sé nella villa di Rivetti: è superfluo dire che Arausani finirà a letto con Emanuelle e Rivetti con Susan. Ottenuta la sua intervista, Emanuelle rientra a New York ma, incuriosita dall’aver rivisto un uomo in compagnia di una ragazzina (la stessa che, all’aeroporto di Nairobi, aveva già visto viaggiare su una sedia a rotelle), chiede informazioni e scopre che trattasi di Francis Harley (Gabriele Tinti), noto per essere dedito al traffico internazionale della prostituzione. Emanuelle decide di agganciarlo per farlo arrestare e, fingendosi una prostituta in cerca del “salto di qualità”, riesce ad entrare nelle sue grazie e a farsi offrire un lavoro: Harley la spedisce a San Diego in una villa di lusso adibita ad esclusivo bordello, gestito dalla perfida Madame Claude (Gota Gobert, volto noto di alcuni famigerati film del genere nazisploitation). Le regole di Madame sono molto chiare: chi tenta di scappare o dimostra di avere la lingua troppo lunga viene eliminato senza indugi (triste sorte toccata, ad esempio, ad una sedicenne). Emanuelle, con il suo fido accendino truccato, scatta tantissime foto che testimoniano la turpe attività che si svolge nella villa ma viene scoperta a fotografare dei documenti da Steve (Nicola D’Eramo), un travestito che è anche il braccio destro della temibile tenutaria. Tuttavia, Steve decide di aiutare Emanuelle ma il suo doppio gioco viene scoperto dagli sgherri di Madame che prima lo uccidono e poi stuprano anche la povera Emanuelle. Sembra proprio che stavolta le cose si mettano davvero male per la nostra eroina; le viene risparmiata la vita ma viene fatta ricoverare in una clinica per essere sottoposta ad una lobotomia, affinchè non ricordi nulla e non possa raccontare a nessuno ciò che ha visto. Ma ancora una volta è il sesso a tirarla fuori dai pasticci: Emanuelle riuscirà a scappare dopo aver sedotto una infermiera lesbica…

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Premessa: personalmente non sono un amante dei blooper nei film, anzi sono un fervido denigratore di tutti quelli che vanno a caccia degli errori a tutti i costi. Esempio: in un’inquadratura il bicchiere è più pieno di due cm e nell’altra invece è un po’ più vuoto… roba da pippe mentali inutili che, a mio parere, privano del tutto del piacere assoluto di gustarsi il film e basta. In questo caso voglio segnalare una piccola curiosità che però non vorrei definire blooper, e mi spiego: nella lunga scena della sauna in cui Laura Gemser seduce Tom Felleghi i due vengono spiati da Gota Gobert che, nascosta dietro uno specchio segreto, si eccita e comincia a sollazzare una giovanissima ospite del suo bordello, abbassandole le mutandine. Ovviamente tutta la scena è il trionfo del voyeurismo e si riesce a scorgere chiaramente, nella parte sinistra di un’inquadratura, il faccione del regista Joe D’Amato (che ho cerchiato in rosso) riflesso nello specchio. La sequenza è piuttosto lunga e questa inquadratura dura quasi un mezzo minuto senza stacchi, quindi mi sembra impossibile che nessuno se ne sia accorto al montaggio: mi piace quindi pensare che il buon Joe abbia voluto mostrarsi anch’egli, quasi in maniera subliminale, come un voyeur, per mettersi alla pari della Gobert e di tutto il pubblico…

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Come sempre le musiche esotiche e funky di Nico Fidenco non deludono mai e risultano gradevoli e azzeccatissime. Il notevole tema principale “Run Cheetha run” va ad affiancarsi a tutti gli altri bellissimi temi dei film precedenti, convincendomi definitivamente che il compositore romano abbia davvero dato il meglio di se stesso in tutte le affascinanti colonne sonore scritte per questa serie cui sono particolarmente affezionato. W Emanuelle!

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Cast principale:

Laura Gemser

Ely Galleani

Venantino Venantini

Pierre Marfurt

Gabriele Tinti

Gota Gobert

Regia: Joe D’Amato (Aristide Massaccesi)

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Si può non rimanere colpiti dalle tue descrizioni, ed evitare di dare almeno un occhio, a queste produzioni di richiamo per antiche pruderie adolescenziali?

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