Yuppi du (1975)

Pubblicato: 9 settembre 2013 in Commedia

yuppi du

Yuppi du, yuppi du, yuppi du
yuppi du i du, yuppi du
There’s a fragrance of love in the air
it’s penetrating far deep in my heart
And the star was reborn in the sky
and it die the day she went away
Yuppi du, yuppi du, yuppi du
yuppi du i du, yuppi du
I feel the sound of thousand colours
wich paint this scene this act of love
I hear the music that comes from the water
that rises from bowels of the heart
Yuppi du, yuppi du, yuppi du
yuppi du i du, yuppi du
Now before me a cemetery do i see
where all the arms of war are buried deep
And from the heaven descends a grand feast
where all the nations of the world are united…

Questo inglese maccheronico che divenne un autentico tormentone nella metà degli ani ’70 ci introduce a questa pellicola scritta, interpretata, musicata, montata e diretta da Adriano Celentano. Si tratta di un film particolarissimo, ricco (forse anche troppo!) di invenzioni e intuizioni, con un occhio ad alcuni temi sociali e permeato di un’atmosfera grottesca fin dalle scene iniziali (con Celentano che improvvisa una danza forsennata in perfetto “molleggiato syle” mentre si inabissa su una barca a remi). Un’opera di straordinaria complessità infarcita di elementi surreali che si sposano a meraviglia con il musical e la commedia e che dimostrano quanto fossero fecondi l’estro e la fantasia del Celentano autore in quel periodo: “Yuppi du” conserva, a distanza di 38 anni, una freschezza e un fascino incredibile e riserva sempre sorprese ad ogni revisione. I temi trattati sono i più disparati: Celentano porta alla ribalta il dramma delle morti bianche (cosa oggi, purtroppo, attualissima) mostrandoci l’operaio Scognamilo (Memmo Dittongo) che parla con un signore nerovestito che rappresenta la morte e che gli dice: “Oggi tocca a te!”. Subito dopo una pesantissima cassa si stacca dal gancio di una gru e precipita sul poveretto, schiacciandolo… Poi c’è il tema ecologico, con la gita a Marghera e il ritorno sui luoghi incontaminati dove Celentano e la Rampling si scambiavano le loro effusioni da fidanzatini: c’è ancora l’albero dove avevano inciso le loro iniziali con un coltellino e c’è ancora la fontanella dalla quale però, invece dell’acqua limpida, sgorga una nera fanghiglia e tutte le persone intorno indossano maschere antigas… Erano anche gli anni della polemica sul divorzio e Celentano non manca di sfoggiare il suo clericalismo nel sontuoso dialogo tra i due prelati che si interrogano sulla legittimità della sua bigamia e nella scena finale in cui, caduti tutti i suoi ideali, vende la sua figlioletta… Ci sono anche alcune scene forti: su tutte va citata quella dello stupro al ralenty di Sonia Viviani con successiva aggressione di due teppisti a Santercole che, tentando di intervenire, viene colpito alla schiena riportando le lesioni che lo ridurranno sulla sedia a rotelle… Non manca addirittura nemmeno una componente orrorifica e gore: ricordiamo la scena della camminata ritmica della Rampling sulla passerella con un operaio che, mentre martella alcune assi di legno, sbaglia il colpo ed inchioda la mano sinistra di Celentano come un novello Gesù cristo e anche quella in cui Celentano stesso, giocando a conficcare un coltello tra le sue dita sul tavolo di cucina, sbaglia il colpo e si autoflagella l’altra mano (d’altronde le stigmate di Gesù erano su entrambe le mani)… Molte altre scene si possono definire tranquillamente leggendarie: la ballata introdotta da Carla Brait (“Silvia non è morta, è ritornata dal canal!”), la scena d’amore accompagnata da un malinconico Santercole che interpreta “Such a cold night tonight”, la scena dei fiammiferi ed infine la danza tra Celentano e la Rampling seminuda che finge di giurare fedeltà al suo antico amore seppellendo i suoi soldi (quei maledetti soldi!) in quella che era stata la sua tomba (e sulla lapide compare, al posto della foto, una banconota da 10.000 lire)…

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La vicenda è ambientata in una livida Venezia: Felice Della pietà (Adriano Celentano), povero in canna e sposato con Silvia (Charlotte Rampling), vive in un contesto degradato e miserando. I due hanno anche una figlia, Monica (Rosita Celentano). Improvvisamente Silvia, dopo aver lasciato una lettera di addio, si suicida gettandosi in un canale ma il suo cadavere non viene ritrovato. Trascorsi 6 anni, Felice si risposa con Adelaide (Claudia Mori), da sempre innamorata di lui, ed è allora che, improvvisamente, Silvia riappare dal nulla. La donna, stanca di una vita di stenti e povertà, aveva in realtà simulato il suicidio ed era scappata a Milano, dove aveva instaurato una relazione con un uomo ricchissimo. Felice è confuso perché è ancora innamorato di lei; i due fanno l’amore ma poi Silvia decide di ripartire per Milano, abbandonandolo di nuovo. Felice però non demorde: la segue nel capoluogo lombardo e, dopo averle giurato amore eterno, la convince a far ritorno insieme a lui a Venezia per tornare a stare insieme come ai vecchi tempi. A questo punto Adelaide, tradita e sconfitta, cede il passo e si ritira in buon ordine. Silvia, però, ha l’incombenza di doversi recare un’ultima volta a Milano per chiudere definitivamente il rapporto con il suo nuovo compagno e porta con sé la piccola Monica. Non tornerà più e saranno amarissime le considerazioni finali di Felice sul denaro come fonte di felicità…

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Per motivi che sono ancora oggi ignoti ai più, Celentano da anni aveva fatto calare l’oblio sul suo capolavoro: appena 3 passaggi televisivi in 38 anni (l’ultimo oltre 15 anni fa) e nessuna traccia di edizioni in home-video. Fortunatamente nel 2008 ci è venuto in soccorso il mai troppo benedetto Festival del Cinema di Venezia, durante il quale il Molleggiato ne ha riproposto una versione “restaurata”. Purtroppo Celentano ha pensato bene di rivisitare tutto il film manipolandolo in più punti: lo ha accorciato di quasi 15 minuti, ne ha modificato il montaggio, ha inserito nuove scene (alcune brevissime addirittura estrapolate dal successivo “Joan Lui”!), nuovi effetti sonori e finanche dei motivi musicali che inizialmente non erano presenti nella versione originale. Ogni scena dove sono presenti delle pause è stata inesorabilmente scorciata, dando la sensazione di una maggiore ricerca di ritmo; sono presenti quasi ovunque dei microtagli, con una sorta di stile videoclipparo e frenetico. Oggi è disponibile in dvd proprio questa nuova versione del film con la dicitura “versione originale restaurata” ma si dovrebbe invece, più correttamente, parlare di “nuova edizione approvata dal regista”. Non regge neanche la dicitura “director’s cut” perchè il film uscito nel 1975 nelle sale era il film “finito” esattamente come lo voleva il suo autore (che ha sempre avuto potere di vita e di morte su questa pellicola). Personalmente credo che da parte sua non ci sia stato alcun rispetto né per i fan, né per se stesso, né per la sua stessa opera (riadattata ai propri gusti personali di oltre 30 anni dopo). Sarebbe stato dunque più corretto, da un punto di vista filologico, editare in dvd entrambe le versioni e dare quindi agli spettatori la possibilità di poter comunque vedere il film così come era stato visto e pensato nel 1975 e poter scegliere liberamente tra le due edizioni. Personalmente il sottoscritto, da sempre contrario a manipolazioni postume di qualsivoglia natura sulle opere originali, preferisce ovviamente e di gran lunga la prima versione. Ma tant’è…

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Cast principale:

Adriano Celentano

Charlotte Rampling

Claudia Mori

Gino Santercole

Lino Toffolo

Memmo Dittongo

Regia: Adriano Celentano

Edizioni in dvd: Sony BMG

Formato video 1,85.1 anamorfico

commenti
  1. Alessandro Pennasilico ha detto:

    Ciao Giulio e grazie per questo post! Per approfondire le differenze tra le due versioni (originale e “restaurata”) mi permetto di linkare questo interessante post di alcuni anni fa http://www.davinotti.com/index.php?option=com_content&task=view&id=231.
    Per la cronaca all’estero l’edizione 1975 di YUPPI DU è uscita in vhs in Francia (con il titolo “Fais vite avant que ma femme revienne!”), Germania, Grecia, Canada e USA.

  2. johntrent70 ha detto:

    Hai fatto benissimo, conosco l’ottimo sito Davinotti.com 🙂
    Purtroppo in Italia la vhs di Yuppi du è sempre stata una chimera, una lacuna colmata solo parzialmente con il dvd del 2008 che ci ha presentato questa versione alternativa.

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