Il prefetto di ferro (1977)

Pubblicato: 7 ottobre 2013 in Noir

il prefetto di ferro

Tratto dall’omonimo romanzo di Arrigo Petacco e sceneggiato dallo stesso Petacco in collaborazione con il regista Squitieri sulla base di un soggetto cui ha collaborato anche Ugo Pirro, “Il prefetto di ferro” è totalmente incentrato sulla figura del prefetto Cesare Mori (ottimamente interpretato da un intenso Giuliano Gemma in stato di grazia), uomo integerrimo e inflessibile nel far rispettare la legge, attivo in pieno ventennio fascista. Incorruttibile e risoluto, Mori è disposto a tutto per contrastare chiunque vada contro le leggi dello stato e non si crea problemi neanche a schierarsi contro i fascisti al potere, nonostante sia stato proprio Mussolini a conferirgli pieni poteri nella lotta contro la mafia in Sicilia. Insomma per Mori il fine giustifica i mezzi e non va di certo per il sottile. Squitieri mette in scena una ricostruzione storica decisamente credibile con un’attenzione quasi maniacale ai dettagli degli usi e costumi siciliani dell’epoca, con un tono quasi western che ben si addice alle gesta del prefetto incarnato da Gemma che mostra fin dalla prima scena il suo fiero cipiglio senza mai concedersi l’ombra di un sorriso (inutile dire che l’intero film ruota interamente su di lui). Ad affiancare Gemma c’è un bravissimo e convincente Stefano Satta Flores nei panni di un maggiore dei Carabinieri mentre Claudia Cardinale è piazzata quasi forzosamente nel cast nel ruolo di una popolana che però si rivela di mero contorno.  In pratica il suo ruolo si limita esclusivamente alla spiegazione del perchè i siciliani chiamassero il prefetto Mori “piemontese”, nonostante egli fosse in realtà friulano: dopo il passaggio dal governo borbonico a quello piemontese del 1860 i siciliani chiamavano appunto “piemontesi” tutti coloro che ritenevano invasori o nemici, accomunando quindi in questa definizione anche i funzionari che venivano inviati lì da Roma e che non conoscevano nulla della situazione e del contesto siciliano. Notevole e intenso è invece il piccolo ruolo di Lina Sastri, anch’essa nei panni della “cummari” compagna del brigante albanese che terrorizza da 40 anni la cittadina di Gangi…

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1925. Il prefetto Cesare Mori (Giuliano Gemma), insieme a sua moglie Angela (Rossella Rusconi), sta viaggiando in treno di notte per raggiungere Palermo. Fermatosi alla stazione di Catania, Mori trova lì ad attenderlo il maggiore dei Carabinieri Spanò (Stefano Satta Flores) che da questo momento diventerà il suo braccio destro. Mentre il treno prosegue la sua marcia verso Palermo, Mori si reca in macchina insieme a Spanò in casa di una famiglia che ha manifestato l’intento di rompere il muro di omertà: da questo colloquio segretissimo vengono fuori rivelazioni importanti che coinvolgono l’insospettabile e stimato notaio Tardisio di Palermo. Mori annota tutto e raggiunge velocemente in macchina il treno per riprenderlo alla stazione successiva; il suo arrivo viene però notato dal boss Antonio Capecelatro (Rik Battaglia) che ritarda volutamente la partenza del treno per consentire al prefetto, giunto in lieve ritardo, di poter risalire sul convoglio. A questo punto Capecelatro, per ammonire Mori, dà l’ordine di sterminare l’intera famiglia di contadini che gli avevano fatto confidenze. Avendo capito che solo Capecelatro può essere il mandante della strage (in quanto era l’unico a sapere che Mori era sceso dal treno), il prefetto si reca da solo ad affrontarlo e gli spara con un fucile. Dopo aver raccolto numerosi indizi, continua la sua battaglia personale contro la mafia e decide di infondere nei cittadini maggior fiducia nelle leggi dello stato dichiarando guerra aperta al brigantaggio e arrivando ad usare metodi da autentica guerriglia; d’altronde i briganti che terrorizzavano la Sicilia da oltre 40 anni erano in pratica il braccio armato della mafia. Mori mette sotto assedio la cittadina di Gangi dopo aver scoperto che nel sottosuolo della città sono state costruite incredibili gallerie che fungono da nascondiglio sicuro. Per costringerli a venire allo scoperto Mori dà l’ordine di chiudere le condotte dell’acqua, in modo tale da assetare l’intera cittadina. Nel momento in cui le “cummari” si rendono conto che tutte le fontane del paese sono a secco si recano dal potentissimo brigante Don Calogero Albanese (Francisco Rabal), conosciuto come il brigante albanese, per riavere l’acqua che possa dissetare i propri figli. L’albanese attua prontamente un’azione di forza ed incarica alcuni suoi scagnozzi di provvedere al ripristino dell’acqua ma costoro falliscono e vengono arrestati. Dopo questo avvenimento le “cummari” del paese perdono la fiducia in lui e cominciano ad insultarlo; l’albanese, sentendosi deriso e umiliato, decide di consegnarsi spontaneamente in cambio dell’acqua per il paese ma la sua cattura è solo l’inizio. Mori non solo non riapre l’acqua ma fa rastrellare Gangi casa per casa, scoprendo tutti i cunicoli e le gallerie sotterranee nelle quali erano nascosti come topi tutti gli altri briganti (alcuni addirittura latitanti da oltre 30 anni), arrestandoli. Ed è solo dopo averli presi tutti che restituisce l’acqua a Gangi. L’albanese, privato di ogni onore, si suiciderà per la vergogna sfondandosi il cranio dopo aver battuto ripetutamente la testa contro un muro. Il grande successo dell’operazione contro il brigantaggio spinge Mori a puntare sempre più in alto: dopo la manovalanza tocca ora ai cosiddetti galantuomini fare i conti con la giustizia… Mori diventa quindi un personaggio sempre più scomodo e qualcuno progetta di ucciderlo…

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Le musiche di Ennio Morricone sono sempre magistrali e incisive e il tema principale “La ballata del prefetto Mori” (musicata da Morricone con testo di Ignazio Buttitta) è interpretata da una delle voci popolari siciliane più affascinanti, ovvero quella di Rosa Balistreri. Alla fine possiamo tranquillamente affermare che con questa sua opera Pasquale Squitieri si conferma uno dei registi più sottovalutati del panorama italiano. Guai a perdersela.

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Cast principale:

Giuliano Gemma

Stefano Satta Flores

Rossella Rusconi

Claudia Cardinale

Lina Sastri

Francisco Rabal

Regia: Pasquale Squitieri

commenti
  1. johntrent70 ha detto:

    In ricordo di Giuliano gemma (02/09/1938 – 01/10/2013).

  2. Grandioso film e splendido interprete.

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