L’occhio nel labirinto (1972)

Pubblicato: 21 ottobre 2013 in Giallo

l'occhio nel labirinto

“Un labirinto è costruito per confondere la mente degli uomini. La sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tal fine”.  Questa frase di J.L. Borges, scrittore del fantastico con un debole per gli specchi, il doppio, i labirinti e gli slittamenti temporali, ci introduce a questo piccolo e misconosciuto gioiellino firmato dal grande Mario Caiano. Si tratta di uno dei tanti gialli all’italiana usciti nella prima metà degli anni ’70 sulla scia dei meritati consensi mietuti dai primi 3 film diretti da Dario Argento; quindi, quasi inevitabilmente, sono presenti alcuni elementi tipicamente “argentiani” (in primis il quadro rivelatore raffigurante un omicidio che non può non farci pensare a “L’uccello dalle piume di cristallo” e, seppur con qualche interessante variazione sul tema, la memoria “ballerina” della protagonista cui sfugge un dettaglio fondamentale che porterà alla scoperta dell’assassino) ma l’impianto generale e la location principale richiamano alla memoria anche un altro giallo italiano, ovvero “5 bambole per la luna d’agosto” di Mario Bava (con i protagonisti all’interno di una villa sul mare). Sgombriamo però subito il campo da ogni dubbio: il film di Caiano non è un’imitazione ma, anzi, è completamente diverso dai 2 film appena menzionati. Originale, sperimentale e psichedelico, è una raffinata ed affascinante discesa nel labirinto della psiche umana e dei suoi percorsi contorti, girata con assoluta maestria tecnica (c’è un abbondante uso di grandangoli, ralenty, piani sequenza e finanche ardite riprese dal basso) e un montaggio serrato che conferisce a molte scene un aspetto quasi lisergico e straniante. Un labirinto (appunto) di vorticose immagini (su tutte la sequenza iniziale del sogno virata in rosso e il flashback finale) che ben si sposano con una trama alquanto intrecciata e complessa che può dipanarsi soltanto nel finale con uno “spiegone” lunghissimo ma assolutamente indispensabile. Rosemarie Dexter (un’altra piccola stellina nostrana del cinema di genere) è sorprendentemente brava nel ruolo di protagonista e viene ottimamente supportata dal solito immenso Adolfo Celi e da una inquietante Alida Valli. Da rimarcare anche un piccolo ruolo cult per il celebre playboy Gigi Rizzi. Naturalmente il film ve lo consiglio (altrimenti non sarebbe presente su questa pagina) ma la sua reperibilità è alquanto complessa: non esiste ancora un’edizione italiana in vhs né, tantomeno, in dvd e in tv non passa da almeno 30 anni…

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La giovane (e bella, aggiungo) Julie (Rosemarie Dexter) ha un terribile incubo nel quale vede il suo amante, lo psichiatra Luca Berti (Horst Frank), inseguito da qualcuno e pugnalato a morte. Sconvolta, cerca di mettersi in contatto con lui ma, recatasi al suo studio, scopre che Luca è assente dal lavoro già da qualche giorno e che nessuno è al corrente di dove si trovi. La segretaria (Rosita Torosh) non si era nemmeno allarmata perchè pensava che i due stessero trascorrendo insieme qualche giorno romantico. L’unico indizio è nell’agenda dell’uomo, dove su una pagina è segnato in rosso il nome di una località: Maracudi. Julie si mette in viaggio e si reca sul posto, dove viene a contatto con personaggi ambigui e misteriosi. Il primo della lista è un tale Frank (Adolfo Celi) che, vista l’assenza di alberghi in paese, le offre ospitalità all’interno di un orfanotrofio di sua proprietà diretto dalla sua amante (Elisa Mainardi). Poi è il turno di Gerda (Alida Valli), proprietaria di una enorme villa sul mare frequentata da una serie di personaggi e artisti alquanto stravaganti che se ne stanno praticamente stesi al sole quasi tutto il giorno con i tappi nelle orecchie, storditi da alcool e sostanze stupefacenti e quasi avulsi dal resto del mondo che li circonda. A Julie tutti dicono di non aver mai visto Luca e Gerda si offre di ospitare anche lei nella sua villa (che in realtà funge praticamente da importante centro di smistamento della droga). Tra i frequentatori fissi della lussuosa dimora c’è anche Toni (Sybille Danning), una giovane ed eccentrica fotografa che si dedica a particolari fotografie di piedi, braccia e mani. In una di queste foto Julie riconosce la mano di Luca (che reca una vistosa e inconfondibile cicatrice sull’avambraccio) e nota anche un dettaglio di una poltrona presente nella villa. Ciò dimostra che Luca è effettivamente stato lì: ma allora perchè tutti negano di conoscerlo? Inoltre uno dei giovani ragazzi ospiti dell’orfanotrofio, Saro (Benjamin Lev), si invaghisce di Julie e le regala un suo quadro che raffigura un uomo pugnalato a morte sul terrazzo della villa… L’uomo, seppur vagamente, sembra somigliare a Luca…

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Sulla colonna sonora scritta da Roberto Nicolosi bisogna spendere almeno due parole, se non qualcuna in più. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una delle più sconosciute, rare ed affascinanti soundtracks mai realizzate in Italia: una serie di sessioni jazz interpretate dai migliori jazzisti italiani del periodo (Cicci Santucci alla tromba, Dino Piana al trombone, Angelo Baroncini alla chitarra, Gianni Basso al sax, Antonelo Vannucchi all’organo Hammond, Franco D’Andrea al pianoforte, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Franco Tonani alla batteria). Mai stampato su cd, è ancora oggi uno dei dischi jazz in vinile più rari e ricercati dai collezionisti e reca in copertina il solo titolo “Atmosfera” su sfondo rosso (etichetta Fontana). Musica davvero di altissimo livello: ascoltare per credere.

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Cast principale:

Rosemarie Dexter

Adolfo Celi

Horst Frank

Sybil Danning

Alida Valli

Benjamin Lev

Regia: Mario Caiano

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