Avere vent’anni (1978)

Pubblicato: 6 gennaio 2014 in Erotico

avere vent'anni

“Avevo vent’anni… Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita.” (Paul Nizan)

Controverso, pluricensurato, ritirato, rimontato e quindi condannato all’insuccesso: un triste destino quello subito da questa coraggiosa pellicola diretta dal sempre grande Fernando Di Leo. Dopo aver firmato nei primi anni ’70 alcuni immortali capolavori del noir tricolore che hanno poi dato linfa ed impulso al filone poliziesco italiano (vanno citati almeno i fondamentali “Milano calibro 9”, “La mala ordina”, “Il boss” e “Il poliziotto è marcio”), il regista di San Ferdinando di Puglia torna a battere strade già percorse in passato (l’erotismo, la seduzione e il piacere femminile) e propone, per la prima volta insieme, due stelline molto amate dal pubblico come Gloria Guida e Lilli Carati. Le premesse per un trionfo commerciale ci sono tutte, anche perchè le due ragazze sono giovani, fresche e belle come il sole: Gloria Guida è reduce da molte pellicole erotiche che l’hanno già consacrata in Italia come starlette di primo livello e Lilli Carati, pur avendo alle spalle qualche film in meno, sta seguendo lo stesso solco tracciato dalla bella collega. Inutile dire che vederle recitare insieme avrebbe fatto la gioia dello spettatore medio italiano degli anni ’70 (e non solo, direi). Purtroppo per Di Leo, però, questa forza iniziale gli si ritorce contro e si rivela un’arma a doppio taglio perchè se da un lato il pubblico è pronto di buon grado a correre in massa al cinema per ammirare le bellezze discinte delle due fanciulle al contempo accetta certamente mal volentieri il crudele destino che nel film il regista ha loro riservato… E già, per una volta facciamo uno strappo alla nostra regola di non svelare mai i finali dei film, anche perchè se così non fosse quei pochi che ancora non conoscono la storia di “Avere vent’anni” probabilmente non capirebbero il perchè di tutte le traversie subite dal film. Di Leo vuole descrivere l’impossibile libertà sociale della donna proponendo le disinibite avventure sessuali di due giovani ventenni che si sentono libere di godere e di affermare la propria libertà sessuale a dispetto di tutto e tutti in un mondo che non è ancora pronto a recepire questa libertà; le due ragazze usano un linguaggio scurrile, ammiccano, provocano (a volte anche in maniera sgradevole) e promulgano il sesso occasionale e il diritto all’orgasmo in barba ad ogni ipocrisia e perbenismo di facciata. Nel finale, purtroppo per loro, finiranno nelle grinfie di un gruppo di balordi che, di fronte all’ennesima e sfacciata provocazione delle due all’interno di una trattoria, reagirà malamente inseguendole e trucidandole in un bosco. Il film, che fino a quel momento aveva mantenuto un registro da tipica commedia sexy, cambia improvvisamente faccia e marcia, spiazzando lo spettatore… Ed ecco che viene fuori l’inconfondibile “Di Leo’s touch” che sfocia in un finale di una violenza efferata, inattesa e inimmaginabile: Gloria Guida e Lilli Carati vengono stuprate e uccise a randellate (la povera Lilli viene anche stuprata con un lungo bastone)! Un epilogo del genere, con due attrici amatissime dal pubblico massacrate in quel modo, era indubbiamente innovativo e coraggioso ma evidentemente la produzione non ci ha creduto fino in fondo, ritirando il film pochi giorni dopo l’uscita (ottobre 1978) e riproponendolo nell’estate del 1979 rimontato, ridoppiato e tagliato (mancano il prologo sulla spiaggia, le scene lesbiche tra le due protagoniste e, ovviamente, il finale: l’inseguimento nel bosco, spostato quasi all’inizio, non si conclude con lo stupro e col massacro ma con un fermo immagine e una sirena fuori campo della polizia che fa intuire che le ragazze verranno salvate dalla situazione critica in cui si erano andate a cacciare). E’ chiaramente uno scempio ignobile che non solo stravolge completamente il senso dell’opera originale ma assesta anche un duro colpo al regista che, da quel momento in poi, lavorerà praticamente pochissimo… Peccato, perchè il film è ricco di spunti interessanti (il protofemminismo, la droga, la vita nelle comuni, il fenomeno hippie, il maschilismo reazionario) e Di Leo propone una incredibile e variegata galleria di personaggi ottimamente caratterizzata da un cast meraviglioso: citiamo un ottimo Leopoldo Mastelloni (qui al suo esordio cinematografico) nei panni di una sorta di santone meditabondo dedito allo yoga e truccato da Pierrot, uno stanco Ray Lovelock che si abbandona totalmente ai paradisi artificiali della droga, un antipatico Vincenzo Crocitti curiosamente doppiato da Ferruccio Amendola, un sorprendente e serioso Giorgio Bracardi nei panni di un commissario di polizia dai metodi protofascisti, un gigioneggiante Vittorio Caprioli che gestisce una comune, un divertente Daniele Vargas in versione professore esperto di filologia romanza, una sempre ruspante Licinia Lentini dalle tendenze lesbiche e una Daniela Doria (futura icona horror del Dr. Lucio Fulci) in versione ragazza madre dal capello corto… E anche Fernando Di Leo si regala il solito cameo indicando a Gloria e a Lilli la strada per raggiungere la comune del Nazariota…

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Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati) sono due giovani ventenni senza fissa dimora che girano l’Italia facendo l’autostop. Estremamente libere ed emancipate, si conoscono su una spiaggia e decidono di continuare il loro viaggio insieme. Spigliate, provocanti e disinibite (“Noi siamo giovani, belle e incazzate!” ripeterà spesso Lilli Carati durante il film) , le due giovani dapprima si barcamenano rubacchiando in un supermercato e poi, giunte a Roma, si recano presso una comune che possa dar loro ospitalità. Lia conosce già il proprietario, un certo Nazariota (Vittorio Caprioli), un eccentrico e truffaldino personaggio che le accoglie ben volentieri ma che fa presente loro delle regole ben precise: per essere ospitati dalla comune bisogna pagare una retta e aiutare la stessa ad autofinanziarsi mediante la vendita di enciclopedie porta a porta. Lia e Tina accettano le regole (per ogni contratto andato a buon fine verrà loro corrisposta una percentuale fissa di 10.000 lire) e cominciano a familiarizzare con gli strambi personaggi che affollano quello strano luogo. Tra questi spiccano Argiumas (Leopoldo Mastelloni), un uomo perennemente dedito alla meditazione truccato da Pierrot, il rozzo “riccioletto” (Vincenzo Crocitti), una ragazza madre (Daniela Doria) che ha dato alla luce 3 gemelli e, soprattutto, Rico (Ray Lovelock), un ex professore che ha mollato la professione di insegnante per rifugiarsi nella droga. Perennemente allucinato, Rico subisce un paio di approcci sessuali da parte di Tina ai quali inizialmente non reagisce ma poi, in un momento di ritrovata lucidità, giace con la giovane con ampia e reciproca soddisfazione. Girando per vendere le famose enciclopedie Lia e Tina incappano in inconsueti avvenimenti: Lia viene circuita da una lesbica (Licinia Lentini) che le offre soldi in cambio di prestazioni sessuali (che Lia rifiuta) mentre Tina provoca spudoratamente un professore (Daniele Vargas) portandolo quasi sull’orlo di un collasso. Infine, le due ragazze fanno insieme visita ad un vecchio pensionato con l’hobby della lettura (Fernando Cerulli), al quale offrono spontaneamente le proprie grazie. La tranquillità della comune viene spezzata da una improvvisa retata della polizia: il commissario Zamboni (Giorgio Bracardi), tramite alcuni confidenti (uno dei quali è proprio il “riccioletto”), è venuto a conoscenza della presenza di droga e praticamente arresta tutti, sottoponendoli a violenti interrogatori. Lia e Tina vengono rimesse in libertà ma con l’obbligo di ritornare al loro paese di origine. Le due ragazze si mettono in viaggio ma si sta facendo sera e quindi si fermano in una trattoria per mangiare un boccone. Lì c’è un juke-box e le ragazze cominciano a ballare in maniera, al solito, provocatoria, attirando così l’attenzione di un gruppo di delinquenti…

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La colonna sonora, accreditata a Franco Campanino, è in realtà piuttosto variegata. Di Campanino viene in pratica riciclato il tema di “Napoli si ribella” nella scena della trattoria ma c’è anche un altro pezzo proveniente da un’altra soundtrack: si tratta di “Even if you’re not the first one” di Daniele Patucchi (tratta dal film “Los amigos” di Paolo Cavara e, curiosamente ed erroneamente, indicata nei titoli di testa col titolo sbagliato “Even if you’re not the firestone“!), presente nella scena in cui Licinia Lentini tenta di sedurre Gloria Guida. Ci sono inoltre un paio di pezzi dance accreditati a tale Alain Leroux e due ottime canzoni interpretate da Ornella Vanoni, tratte da uno dei due album scritti in collaborazione con i New Trolls nel 1977: “Ti voglio” (nella scena in cui Lilli Carati tenta il suo primo approccio con un drogatissimo e assente Ray Lovelock) e “Noi” (nella scena lesbica che vede coinvolte le due protagoniste dopo che un amplesso con due giovani ragazzi della comune non le aveva soddisfatte). Inoltre, sui titoli di testa e coda (nonchè in una lunga sequenza a metà film che vede la Carati e la Guida ballare in Piazza di Spagna), c’è il brano cult “Avere vent’anni”, scritto da Silvano Spadaccino con testo di Fernando Di Leo e cantato da Gloria Guida.

Com’è triste aver vent’anni
tra il proibito e l’illusione,
scoprire che la vita il tempo peggiorerà.
Gli entusiasmi dei vent’anni,
stai attento a come vivi.
Ormai non c’è altro da credere
che non bruci in un momento,
non c’è più un solo rigo
nel copione della vita
ma pagine bianche
che il caso imbratterà:
com’è triste aver vent’anni…
Scoprire che la vita il tempo peggiorerà.
Gli entusiasmi dei vent’anni,
stai attento a come vivi.
Ormai non c’è altro da credere
che non bruci in un momento,
non c’è più un solo rigo
nel copione della vita
ma pagine bianche
che il caso imbratterà:
com’è triste aver vent’anni…

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Cast principale:

Gloria Guida

Lilli Carati

Vittorio Caprioli

Ray Lovelock

Leopoldo Mastelloni

Giorgio Bracardi

Licinia Lentini

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Cineraglio ha detto:

    Lo stesso Di Leo non parlava in termini entusiastici del film, si attirbuiva parte del flop, diceva che la storia scritta gli sembrava gran cosa, ma che poi la sua traduzione in celluloide deluse lui stesso per primo. Non rimase convinto della coppia delle protagoniste; la Carati e la Guida si fecero in quattro per accontentarlo, ma tutto sommato il loro fisico era troppo più potente della loro bravura recitativa. Poi qualche scelta sbagliata tra i comprimari, un Bracardi chiamato a fare il poliziotto serio fascistone (alla Gianmaria Volonté) che però ha sempre la tentazione di buttarla in vacca e attaccare a far pernacchie, un Crocitti doppiato addirittura da Amendola, un Vittorio Caprioli troppo sopra le righe.

    Nella scena in cui la Guida e la Carati amoreggiano nude con due ragazzi nella comune freakkettona ci furono parecchie rogne. Ci volle una giornata intera per arrivare alla fine della scena; i due ragazzi non erano attori professionisti, ma due tizi qualunque che a un certo punto si ritrovano tra le braccia la Carati e la Guida nude e disponibili. Pare che si eccitassero continuamente, e sul set era tutto un accorrere di bacinelle con acqua ghiacciata. C’era da comprenderli.

    Di Leo aveva anche in mente di dirigere un prequel del film, ambientato nell’estate del 1940, con protagoniste sempre la Guida e la Carati, e il cui titolo doveva essere “Quello Che Volevano Sapere Due Ragazze Perbene”. Il film non fu mai realizzato visto il clamoroso insuccesso del primo. Stupenda la canzone principale del film, cantata da Gloria Guida.

  2. johntrent70 ha detto:

    Già… Di Leo si lamentava anche dello scarso passaparola legato al film, immaginando la Romoletta di turno che, a chi le domandava “Com’è Avere vent’anni?”, rispondeva: “Nun ce annà!” 😀

  3. Sono legato a questo film (visto almeno 3 o 4 volte) per ragioni di nostalgia e vintage di stampo giovanilistico, oltre che per sempre turbato, dall’incandescente accoppiata delle nostre due “bellone” settantiane. Per il resto a me non appare certamente grande cinema, e Di Leo, che apprezzo tantissimo, ha fatto sicuramente di meglio. Però, un buon manifesto di quel periodo, che riesce ad intrigare per il suo stile grezzo e sopra le righe.

  4. johntrent70 ha detto:

    In questi giorni il film è stato trasmesso in chiaro sul canale Cielo del digitale terrestre. E’ stata proposta l’ignobile versione tagliata e ridoppiata… Tanto valeva non trasmetterlo proprio se poi si deve proporre agli spettatori una sorta di falso storico! E siamo nel 2016…

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