Fratello homo sorella bona (1972)

Pubblicato: 27 gennaio 2014 in Erotico

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“Siamo pittori… Vedesse che pennelli!”

Tutta colpa di Pasolini! Eh già… Perché se il regista bolognese non avesse firmato nel 1971 “Il Decameron”, pellicola ispirata alle celebri novelle di Giovanni Boccaccio che ebbe uno straordinario successo di pubblico e primo tassello della sua “trilogia della vita” (completata da “I racconti di Canterbury” e “Il fiore della mille e una notte”), non avremmo mai potuto assistere alla nascita di quell’autentico fenomeno cinematografico tipicamente italiano che risponde al nome di “decamerotico”, “decamerone” o “commedia boccaccesca”. Muovendo dalle stesse basi letterarie che avevano ispirato l’opera pasoliniana (ma con ovvia minore profondità), queste pellicole spingevano il pedale su una certa blasfemia di fondo e soprattutto su un erotismo pruriginoso molto spinto e vissuto come divertimento giocoso: mogli che cornificano ovunque i mariti citrulli di turno ricorrendo ai più svariati stratagemmi, figli illegittimi a gò-gò (magari concepiti con preti), suore ninfomani che se la spassano con i frati o che saltano addosso al primo venuto che si avvicina al convento… Insomma un cinema iconoclasta che, a causa della sua audacia, spesso incorreva nelle severe maglie (leggasi forbici) della censura ma che, nonostante tutto, non sconfinava quasi mai nel cattivo gusto (e mai nella pornografia) e che, tutto sommato, alla fine divertiva. E non è poco. Il successo di questi film fu clamoroso: nei 2 anni successivi all’uscita del Decameron di Pasolini uscirono nelle sale italiane circa una cinquantina (!) di film decamerotici, per quello che è stato un filone rapido e folgorante che non ha eguali nella storia della cinematografia mondiale. Nonostante la semplicità degli ingredienti (storielle brevi a episodi condite dalle nudità che stelle e stelline emergenti del cinema italiano esibivano con disinvoltura) i cocktail funzionavano alla grande e la fantasia degli autori non conosceva confini soprattutto per ciò che riguarda gli incredibili titoli che davano alle loro opere: “Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda” è un titolo che a distanza di oltre 30 anni è ancora scolpito a caratteri cubitali nella mente degli italiani, ma non sono da meno in quanto a originalità titoli come “Donne e magia con Satanasso in compagnia”, “Decameron proibitissimo (Boccaccio mio statte zitto!)”, “Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti”, “Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano” o, giusto per restare ancor più vicini a Pasolini, “I racconti di Viterbury” (sublime!) e “Novelle licenziose di vergini vogliose” che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Le mille e una notte di Boccaccio a Canterbury” (un’autentica summa della trilogia pasoliniana in un unico titolo). Insomma, già dal titolo si ride… Nel 1972 Mario Sequi firma un decamerotico che come titolo non ha assolutamente nulla da invidiare in quanto a genialità rispetto ai già citati: “Fratello homo sorella bona” (titolo completo “nel Boccaccio superproibito”)! Il riferimento al poetico film di Zeffirelli “Fratello uomo sorella luna” è però solo nel titolo…

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Siamo nel 1330 e 4 giovani, Adriano, Isidoro, Bruno (Nazzareno Natale) e Pinuccio (Sergio Leonardi), per sfuggire all’epidemia di peste che sta colpendo Firenze, decidono di rifugiarsi in un paesino di provincia portando con loro 4 amiche prostitute (tra cui spiccano le stelline Krista Nell e Patrizia Adiutori) e per ottenere il permesso di espatrio pagano una ingente cifra al segretario del Cardinale dichiarando di voler entrare in convento. Le 4 donne finiranno nel convento delle Suore Clarisse e i 4 uomini in quello dedicato a San Prudenzio. Naturalmente i giovani non hanno affatto dimenticato il loro passato spensierato e godereccio e anche le donne rimangono fedeli alla loro vera vocazione di prostitute (la sera della prima cena, alla madre Badessa che dice “Lodiamo il Signore” tutte le consorelle rispondono “Lodiamo!” e Krista Nell “La diamo”)… Il Podestà di Valle Fiorita Federico Pistola De Pistoloni (Andrea Radovan), sposo di Pampinea (Bruna Olivieri), ha deciso di concedere in sposa la giovane figlia sedicenne Chiarina (Antonia Santilli) al vecchio e grasso (ma ovviamente ricchissimo) notaio Teobaldo De Teobaldi; naturalmente la giovane non è d’accordo e si dispera ma la decisione del padre è irremovibile. Intanto il convento di San Prudenzio si trova in grande difficoltà: le offerte della questua sono sempre più insufficienti per il sostentamento dei frati e la causa principale del fenomeno è la terribile siccità e carestia che sta colpendo il paese. Non piove da mesi e si invoca il miracolo della pioggia da tempo ma finora è piovuto solo in un paese vicino che ha come Santo Patrono S. Erpinio, cosa che ha fatto precipitare le azioni di San Prudenzio drasticamente verso il basso con conseguente riduzione delle devozioni e delle offerte… L’Abate Gianni (Enrico Lazzareschi) del convento di San Prudenzio nota però una straordinaria somiglianza tra uno dei nuovi “frati”, Adriano, e la statua del Santo Patrono e decide di riportare in alto le quotazioni di San Prudenzio inscenando un finto miracolo: al termine di una processione fa introdurre la statua all’interno di una grotta per chiedere il miracolo della pioggia mentre tutti i fedeli sono fuori a pregare e, dopo che la stessa è stata fatta uscire dal retro per essere riportata di corsa nel convento, appare a tutti il finto San Prudenzio (vestito di tutto punto come la statua) che chiede ai fedeli di continuare ad aver fede in lui e di donare quanto più possibile. Poi rientra nella grotta e si nasconde; a quel punto i fedeli, stupefatti, trovano il coraggio di entrare e, non vedendo più la statua, si precipitano al convento dove ovviamente la troveranno al suo solito posto: miracolo! C’è però qualcuno che non ha seguito la folla: è la giovane Chiarina che, rimasta sul ciglio della grotta, vede il finto San Prudenzio uscire dal suo nascondiglio. I due si congiungono carnalmente e nel cuore di Chiarina sboccia l’amore: se già prima non aveva alcuna intenzione di sposare l’uomo impostole dal padre ora che ha conosciuto l’amore vero decide di entrare anch’essa nel convento delle Suore Clarisse (d’altronde si è appena accoppiata con San Prudenzio, quindi chi può avere più vocazione di lei?). Il Podestà, però, non ha alcuna intenzione di mollare e, dopo essersi accordato con il notaio futuro sposo e avergli fatto firmare un contratto che prevede l’esborso dello stesso di ben 7.000 fiorini in caso di matrimonio con Chiarina, riesce a corrompere con parte di quel danaro addirittura il Cardinale che, con il suo intervento d’autorità, impone a Chiarina di uscire dal convento fissando la data ufficiale delle nozze che saranno celebrate dal Cardinale in persona. Tutto sembra ormai perduto: la cerimonia nuziale ha perfino avuto inizio ma, con uno stratagemma, Chiarina chiede di poter salutare le sue ex consorelle e, coprendosi con un velo simile a quello delle monache, si confonde tra di loro e al suo posto sull’altare si sostituisce la Sorella Guardiana baffuta del convento. Anche la fortuna è dalla sua parte: scoppia un terribile temporale ed allora proprio in quel momento la statua di San Prudenzio decide di prendere nuovamente vita e di concedere un miracolo-bis, ovviamente sempre sotto le mentite spoglie del giovane Adriano che era rimasto immobile fino a quel momento; mentre egli annuncia il miracolo della pioggia scoppia il trambusto generale del quale possono approfittare Adriano stesso, gli altri 3 ragazzi e le 4 ex prostitute + Chiarina per fuggire a bordo di un carretto. Morale: il bene e l’amore trionfano, il notaio e il Podestà restano gabbati e Chiarina potrà restare con l’uomo che veramente ama…

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Naturalmente la trama è alquanto esile e scontata però la pellicola risulta gradevole e divertente e, nonostante gli scontati e abbondanti nudi delle starlettes presenti (è da rimarcare anche un notevole cameo di Gabriella Giorgelli), la scelta di sceneggiatura di Alfredo Tucci di non indugiare troppo sulla volgarità e sulla blasfemia è un punto di forza: gli atti sessuali non vedono mai coinvolti frati e suore vere, tutt’altro. Emblematiche, a tal proposito, sono le frasi pronunciate da Sergio Leonardi prima dell’orgia generale che si scatena allorquando i magnifici 4 vengono sorpresi, durante un incontro segreto nel bosco con le 4 ex prostitute, dalle altre consorelle, ivi giunte, che si rivelano essere anch’esse ex donne di facili costumi: “Ma una monaca vera tra di voi non c’è? Qua chiudono i casini e aprono i conventi…” Interessante è anche la colonna sonora di Mario Bertolazzi, con inaspettate venature jazz. Se lo cercate in dvd desistete: il film è disponibile soltanto in una vetusta edizione vhs risalente agli anni ’80.

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Cast principale:

Sergio Leonardi

Krista Nell

Nazzareno Natale

Antonia Santilli

Gabriella Giorgelli

Patrizia Adiutori

Bruna Olivieri

Regia: Mario Sequi

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