Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

Pubblicato: 17 febbraio 2014 in Thriller

indagine su un cittadino

“Qui sono tutti innocenti. Qui dentro l’unico colpevole… sono io…”

Signori, giù il cappello. Ci troviamo di fronte ad un film straordinario che ha fatto, a suo tempo e a giusta ragione, incetta di premi in Italia e all’estero: cito soltanto la vittoria del festival di Cannes, il Golden Globe e l’Oscar nel 1971 come miglior film straniero (e il resto, se volete, ve lo cercate su Wikipedia). Personalmente non giudico mai un film in base ai riconoscimenti ricevuti, altrimenti un blog come questo non dovrebbe e non potrebbe esistere: chi leggiucchia queste pagine sa bene che a me piace sguazzare nel sottobosco dei generi, nelle chicche un po’ dimenticate e sottovalutate che, secondo il mio modestissimo parere, dovrebbero essere recuperate e via dicendo… “Indagine su un cittadino…”  è la piacevole eccezione che conferma la regola, che mette tutti d’accordo e che ti fa usare, senza tema di smentite, il termine capolavoro. E deve trovare un posto d’onore in uno spazio dedicato al cinema italiano anni ’70…Fredda e cinica analisi sui meccanismi del potere e sull’arroganza e l’impunità che ne derivano, il film ruota tutto intorno alla figura di un Gian Maria Volontè semplicemente gigantesco, talmente grande che il film quasi fatica a tenerlo dentro; la sua interpretazione è assolutamente favolosa e indimenticabile e impreziosisce ulteriormente l’ottima sceneggiatura della premiata coppia Elio Petri/Ugo Pirro. Convincente anche la Bolkan, personaggio ambiguo e intrigante che viene ucciso dopo 5 minuti ma che ricorre spesso in continui flashback che ossessionano il protagonista. Notevole anche il cast di contorno che va dall’apparentemente svampito Orazio Orlando ad un Massimo Foschi in versione omosessuale. C’è anche una breve apparizione di un grande Salvo Randone che presta la voce ad Arturo Dominici e viene quindi curiosamente doppiato da Corrado Gaipa. Oltre alla bravura di Volontè, che sovrasta tutto e tutti, vanno sottolineati anche i dialoghi, di una incisività impressionante…

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La storia ruota intorno alla figura di un dirigente di polizia (del quale non conosceremo mai il nome, verrà sempre genericamente chiamato “Dottore”), capo della sezione omicidi (Gian Maria Volontè), che viene trasferito a dirigere l’ufficio politico. Uomo autoritario e reazionario, incute timore e rispetto solo a guardarlo. In un pomeriggio estivo decide di uccidere, durante un rapporto sessuale, la sua giovane amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan), sgozzandola con una lametta. Il movente? Ignoto. Probabilmente il suo è solo un gioco, un espediente per mettersi in mostra. Infatti, subito dopo aver commesso il delitto, il nostro assassino si fa una bella doccia e, tutto pulito e profumato, comincia a lasciare tracce ovunque: impronte digitali su una bottiglia di liquore presa dal frigo e su un bicchiere, orma della scarpa destra su una pozza di sangue e perfino un filo di seta strappato volutamente dalla sua cravatta azzurra lasciato sotto un’unghia di una mano della vittima. Infine telefona alla questura per denunciare l’omicidio, lasciando ovviamente le sue impronte digitali sul telefono. Forse il Dottore, che da questo momento in poi non si occuperà più di assassinii ma di sommosse e movimenti studenteschi di matrice politica, vuole mettere alla prova le capacità di chi gli subentrerà per risolvere il caso. O forse vuole solo dimostrare a se stesso di essere talmente potente e insospettabile che nessuno oserà mai incolparlo, nonostante le prove schiaccianti a suo carico. Ed infatti accade proprio questo: sembra quasi che gli inquirenti facciano a gara per sminuire l’importanza delle prove rinvenute sulla scena del crimine e a lui riconducibili… Il dottor Mangani (Arturo Dominici) coordina le indagini coadiuvato dal brigadiere Biglia (Orazio Orlando), che è l’unico ad avere qualche piccolo dubbio sul Dottore. Perseguitato dalle continue visioni di Augusta e in preda ad un delirio schizoide, il Dottore alterna momenti in cui vorrebbe essere arrestato per espiare le sue colpe ad altri in cui copre le sue tracce, in un crescendo visionario e paranoico… Il sospettato numero uno, ovviamente, è l’ex marito della vittima (Massimo Foschi), dalla quale si era separato da circa 3 anni dopo aver scoperto di avere tendenze omosessuali. Torchiato dagli investigatori, l’ex marito si proclama innocente ed è il Dottore stesso a consigliare di indagare nel giro delle “amicizie particolari” della vittima. E’ così che si scopre che la donna aveva avuto anche una relazione con un giovane anarchico militante, Antonio Pace (Sergio Tramonti), abitante nel suo stesso palazzo. Ironia della sorte, il ragazzo è anche l’unico testimone oculare che ha visto il Dottore allontanarsi dal palazzo il giorno in cui fu commesso il delitto…

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La colonna sonora di Ennio Morricone (con orchestra diretta da Bruno Nicolai) è assolutamente leggendaria: il tema principale è una perla assoluta, uno dei tanti capolavori partoriti dal geniale Maestro e ottima cornice per un film che è delittuoso non vedere almeno una volta nella propria vita. Chapeau.

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Cast principale:

Gian Maria Volontè

Florinda Bolkan

Salvo Randone

Orazio Orlando

Massimo Foschi

Regia: Elio Petri

Edizioni in dvd: Lucky Red

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Le fasi finali del film, sono così tremendamente e sconcertatamente attuali.

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