La mazzetta (1978)

Pubblicato: 24 febbraio 2014 in Commedia

la mazzetta

“Avvocà, l’uomo è un animale: a pancia vuota è scontroso, quando ha mangiato diventa espansivo. Vediamo se siete divenuto espansivo…”

Tratto dall’omonimo romanzo di Attilio veraldi (che ha collaborato anche alla sceneggiatura), “La mazzetta” è una curiosa commedia mescolata ad elementi giallo/noir/thriller; il contesto napoletano è portato sullo schermo con il suo solito corredo di stereotipi di maniera (non è un caso che tra gli sceneggiatori ci sia anche Luciano De Crescenzo) che però, una tantum, sono un punto di forza e non un punto debole del film (e qui entra in ballo l’ottima regia di Sergio Corbucci). Il grande Nino Manfredi, che si troverà al centro di una girandola di omicidi e di una brutta storiaccia di intrighi camorristici, parla un napoletano piuttosto convincente e il suo Sasà Jovine è, a mio modestissimo avviso, un antesignano neanche troppo velato del Salvatore Cannavacciuolo interpretato da Giancarlo Giannini in “Mi manda Picone” 5 anni dopo… Se Manfredi si cala in un personaggio tutto napoletano l’altro mostro sacro del film, Ugo Tognazzi, resta invece ancorato a stereotipi prettamente lumbard ma la sua partecipazione è sempre degna di nota e carica di tagliente ironia. Completano il cast un cinico Paolo Stoppa, lo scagnozzo Sal Borgese e un animalesco Natale Tulli (che ritornerà in un ruolo simile nel successivo “Giallo napoletano”, sempre di Corbucci); ci sono anche due piccoli camei di 2 storiche e vecchie glorie del cinema napoletano come Giacomo Furia e Pietro De Vico mentre il cast femminile è composto dalla giovane ed emergente starlette Imma Piro, da Marisa Laurito e da Marisa Merlini. La celeberrima (e famigerata) scena della tortura gastronomica di Manfredi, costretto dai camorristi a mangiare una quantità abnorme di spaghetti con i polipi al nero di seppia, verrà ripresa in seguito con qualche variazione sul tema (il gelato in luogo degli spaghetti) dallo stesso Corbucci in “Bello mio bellezza mia” con Giancarlo Giannini. Il tutto sullo sfondo di una Napoli in salsa gialla tutta da scoprire…

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Sasà Jovine (Nino Manfredi) è un traffichino che si fa chiamare avvocato (ha il suo studio all’interno di un bar…); sbarca il lunario sbrigando pratiche pseudo-legali (tipo una licenza per la vendita di sigarette di contrabbando!) qua e là e convive con Luisella (Marisa Laurito), una giovane donna che illude da anni con promesse di matrimonio puntualmente disattese. Un giorno riceve un incarico delicato da parte di Don Michele Miletti (Paolo Stoppa), costruttore edile e noto speculatore edilizio: la sua figlia 19enne Giulia (Imma Piro) è scappata di casa, sobillata dal suo fidanzato capellone, un certo Pino Gargiulo. Nella fuga la ragazza avrebbe sottratto al padre dei documenti compromettenti che dimostrerebbero il coinvolgimento del Miletti in corruzione in atti d’ufficio per un appalto delle fognature pari a 5 miliardi di lire. Il compito di Jovine è di riportare la ragazza a casa e recuperare le preziose carte in cambio di una mazzetta di 2 milioni. Secondo le indicazioni di Miletti la figlia e il fidanzato si sarebbero rifugiati in una villa al Monte Faito di sua proprietà. Jovine si reca prontamente alla villa ma, ivi giunto, trova il cadavere del giovane Gargiulo disteso nudo su un divano con un colpo di pistola in testa e, sorpresa ancor più grossa, la moglie di Don Michele Miletti, anch’essa morta nella vasca da bagno. Terrorizzato, telefona a Don Michele ma egli, tutt’altro che affranto per la notizia della morte di sua moglie, esorta Jovine a trovargli ugualmente le famose carte, raddoppiandogli la mazzetta a 4 milioni. Sul posto giunge la polizia e le indagini sono coordinate dal commissario Assenza (Ugo Tognazzi), poco convinto dal racconto di Jovine. Si scoprirà che il Gargiulo, oltre ad avere una relazione con la figlia di Miletti, si intratteneva intimamente anche con la moglie di quest’ultimo (che però non era la mamma di Giulia, essendo Giulia figlia della prima moglie di Don Michele, morta anni fa). Il giorno dopo Jovine ha la sgradita sorpresa di svegliarsi e di ritrovarsi 2 scagnozzi ai piedi del letto che, dopo averlo pestato, lo conducono in un ristorante alla presenza di Don Nicola Casali (Gennaro Di Napoli), socio in affari di Miletti che, essendo venuto a conoscenza dell’appalto, ha il dente avvelenato perchè Miletti lo ha estromesso dall’affare. Questi famosi documenti che nessuno riesce a trovare gli servirebbero per ricattarlo e quindi, per convincere Jovine a tirarli fuori, lo costringe a mangiare un’incredibile quantità di spaghetti con i polipi. Il povero Jovine, giunto al culmine della mangiata, si sente male e dimostra così di non avere con se i documenti che Miletti e Casali stanno cercando. Casali promette quindi a Jovine una mazzetta di 5 milioni se riuscirà a trovare le carte e a portargliele e così il buon Sasà si ritrova Arlecchino servitore di due padroni, senza peraltro capirci più niente, anche perchè intanto Don Nicola rilancia a 6 milioni…

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Finalino sulle musiche (dall’inconfondibile timbro partenopeo-folkloristico) scritte da un semisconosciuto cantautore napoletano che aveva debuttato con il suo primo 33 giri l’anno prima: un certo Pino Daniele… Sulla locandina si legge che la colonna sonora sia stata incisa su dischi Emi ma la domanda è: in quante copie? Una? Credo che abbia lo stesso tasso di rarità del francobollo Gronchi rosa… Ma d’altronde anche l’altra soundtrack che lo stesso Daniele scriverà 3 anni dopo per il film d’esordio di Massimo Troisi “Ricomincio da tre” è assolutamente introvabile… Mistero.

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Cast principale:

Nino Manfredi

Ugo Tognazzi

Paolo Stoppa

Gennaro Di Napoli

Marisa Laurito

Imma Piro

Marisa Merlini

Sal Borgese

Regia: Sergio Corbucci

Edizioni in dvd: Filmauro

Formato video 1,85:1 anamorfico

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