Per le antiche scale (1975)

Pubblicato: 7 aprile 2014 in Drammatico

per le antiche scale

“Bisogna amarla, la follia… Non rifiutarla…”

Tratto dall’omonimo romanzo di Mario Tobino pubblicato nel 1972, “Per le antiche scale” è l’ennesima perla cinematografica firmata da un grande regista: Mauro Bolognini. Girato con eleganza e classe magniloquente (e con l’intervento fondamentale e decisivo della superba fotografia di Ennio Guarnieri che ricorre spesso all’ “effetto velina”), il film getta un occhio disincantato sul mondo deviato delle tare mentali nella cornice storica dell’Italia fascista degli anni ’20, regalando immagini e situazioni estremamente crude e realistiche (e, per questo motivo, a tratti sgradevoli): gli ospiti di una casa di cura per malattie mentali vengono spesso mostrati nudi (sia uomini che donne, anche full frontal), violenti e aggressivi, con primitive pulsioni sessuali marcatamente evidenziate e con le loro urla che risuonano sovente e atrocemente tra le mura dell’istituto, creando un senso di profondo disagio allo spettatore fin dai primi minuti. I deviati vengono rinchiusi e condannati alla segregazione e perfino il lesbismo viene visto come una forma di schizofrenia (due “pazienti” verranno separate per sempre proprio per questo motivo)… In questo clima da caccia alle streghe spicca un intenso Marcello Mastroianni nei panni di uno psichiatra ricercatore che vuole tentare nuove strade nello studio e nell’analisi delle cause che portano alla follia. Intorno a lui ruota un cast femminile da urlo: in ordine di apparizione Barbara Bouchet, Marthe Keller, Lucia Bosè e Francoise Fabian, tutte estremamente eleganti e raffinate, e una bravissima Adriana Asti (lei, invece, volutamente trascurata e dimessa). Tra gli attori maschili, sempre comunque posti in secondo piano, vanno ricordati Silvano Tranquilli, Enzo Robutti ed Ernesto Colli. Un film molto difficile che praticamente in tv non si vede mai (vista l’abbondante esibizione di genitali maschili e femminili)  e che i soliti distratti critici d’epoca hanno frettolosamente bollato per le scene di sesso e i nudi e che invece esplora con elegante asciuttezza le zone d’ombra della psiche umana e il sottile confine che separa la normalità dall’alienazione. Consigliato.

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Lucca, anni ’20. Il professor Bonaccorsi (Marcello Mastroianni) conduce, all’interno di un ospedale psichiatrico, una serie di ricerche e sperimentazioni sui pazienti. Egli è convinto che la follia sia assimilabile a un virus e che le sue origini risiedano in qualche germe primigenio che finora non si è stati in grado di individuare. L’ospedale è strutturato come una sorta di cittadella autonoma, ampiamente recintato all’esterno (e circondato da una ridente campagna), e prevede anche alcuni alloggi autonomi dove risiedono stabilmente Bonaccorsi stesso, il direttore con sua moglie Francesca (Lucia Bosè), l’assistente di Bonaccorsi, Bianca (Marthe Keller), l’affascinante Laura (Barbara Bouchet) e il dott. Rospigliosi (Silvano Tranquilli): una sorta di piccolo microcosmo nel quale Bonaccorsi ha trovato rifugio da 8 lunghi anni nei quali non è mai uscito, ossessionato dai suoi studi, intrattenendosi sessualmente, a turno, con Francesca (sua amante storica), Bianca e Laura. Laura è l’unica a recarsi in città di tanto in tanto e, in quelle occasioni, trova il modo di sconfiggere la noia dedicandosi a rapporti sessuali occasionali con uomini sconosciuti, anche più di uno alla volta. L’arrivo in ospedale della d.ssa Anna Bersani (Francoise Fabian), giovane assistente universitaria appassionata di Freud e invitata da Bonaccorsi per una sorta di tirocinio “sul campo”, si rivela portatore di novità e confronti: Anna è contraria alla segregazione dei malati ed è molto colpita dall’ossessionante idea del Bonaccorsi dell’esistenza di un vero e proprio “bacillo della follia”. Durante il suo soggiorno, Bonaccorsi crede di aver trovato la risposta alle sue domande: gli ultimi campioni di sangue prelevati ai malati avrebbero evidenziato ai raggi infrarossi un punto nero, una sorta di agente biologico che spiegherebbe quindi le origini della loro pazzia. In preda all’entusiasmo, Bonaccorsi cerca anche di sedurre Anna ma la donna non solo non cede alle sue avances ma gli rivela di aver fatto dei controlli e di aver scoperto che il famoso punto nero sarebbe dovuto ad un banalissimo difetto del solvente nei vetrini. Frustrato da questo ennesimo fallimento, Bonaccorsi vede crollare tutte le sue speranze anche perchè, probabilmente, viveva nell’ossessione di curare se stesso: infatti la morte di suo padre (che si era suicidato) e la pazzia di sua sorella, che vive in isolamento proprio all’interno del manicomio, gli fanno temere da sempre che la follia possa essere una tara della sua famiglia. Decide quindi di andarsene, convinto del fatto che anche l’aver vissuto per 8 anni a stretto contatto con i malati possa avere influito sulla sua igiene mentale; la sua scelta provocherà il suicidio di Francesca, che si toglierà la vita lanciandosi da una finestra. Uscito da quelle mura, Bonaccorsi si confronterà con un altro tipo di follia che sembra dilagare all’esterno, nella società civile…

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All’ennesima perla del regista Bolognini si accoppia l’ennesima perla musicale del poliedrico e camaleontico Ennio Morricone (per il quale non riesco più a trovare aggettivi) che compone una colonna sonora intensa e drammatica che si sposa alla perfezione con la pellicola. Il tema principale è struggente e malinconico come non mai. Bellissimo.

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Cast principale:

Marcello Mastroianni

Francoise Fabian

Lucia Bosè

Marthe Keller

Barbara Bouchet

Adriana Asti

Regia: Mauro Bolognini

Edizioni in dvd: I.I.F.

Formato video 1,66:1 anamorfico

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