Un uomo in ginocchio (1979)

Pubblicato: 2 giugno 2014 in Noir

un uomo in ginocchio

Tesissimo film di Damiano Damiani, autentico Maestro del cinema di denuncia sociale, “Un uomo in ginocchio” è un’altra personalissima descrizione del regista friulano di un’altra faccia della mafia che avvolge nelle sue spire e stritola senza pietà i poveracci nei suoi ingranaggi malavitosi. L’azione si svolge in una grigia Palermo di fine anni ’70, a tratti livida e misteriosa (non c’è mai il sole!), e Damiani si concentra su quella che potremmo definire una autentica discesa nel baratro di un uomo comune che, a causa di un terribile equivoco, rischia ingiustamente la morte per volere di qualcuno molto potente che tesse le fila dall’alto. L’empatia del pubblico con il protagonista è totale, anche perchè ha le sembianze di un “buono” per antonomasia del cinema italiano: Giuliano Gemma, in una interpretazione molto intensa.Comunque è tutto il cast a funzionare a dovere: abbiamo un Tano Cimarosa un po’ invecchiato ma in gran spolvero, una Eleonora Giorgi in un ruolo un po’ inusuale (la moglie dimessa del protagonista) e, soprattutto, un istrionico e viscido Michele Placido nei panni di un killer talmente odioso e sopra le righe che, soprattutto nel finale, finisce col suscitare perfino simpatia. La sceneggiatura è a orologeria e fin dall’inizio inchioda lo spettatore alla sedia, mantenendo sempre un gran ritmo e riservando una serie di colpi di scena soprattutto nell’ultimo strabiliante quarto d’ora che conduce ad un finale inatteso. Consigliato.

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Nino Peralta (Giuliano Gemma), ex galeotto specializzato nel furto d’auto, ha messo la testa a posto. Con tanti sacrifici è riuscito ad acquistare un chiosco di bibite nel centro di Palermo e conduce una vita onesta, cercando di provvedere al mantenimento della sua famiglia composta da moglie (Eleonora Giorgi) e 2 figli. Un giorno il suo aiutante, il vecchio Colicchia (Tano Cimarosa), anch’egli con un passato (e anche un presente) da malandrino, nota in città la presenza di un killer a pagamento (Michele Placido) che aveva conosciuto in carcere e che sta chiedendo informazioni proprio su Nino. Colicchia mette in guardia Nino che, spaventato, decide di affrontare l’uomo in pieno giorno ma senza ottenere nulla. Credendo si tratti di un banale errore di persona, Nino non dà più peso alla cosa ma, proprio alle spalle del suo chiosco, un massiccio intervento della polizia richiama la sua curiosità: lì si trova un deposito di carni di un certo Ciccio Capuana, che viene trovato morto insieme ad altre 2 persone. Le indagini svelano che il deposito era servito come nascondiglio per una persona sequestrata, ovvero la moglie di uno dei più potenti avvocati di Palermo. Secondo la versione ufficiale la donna, dopo 2 settimane di prigionia, sarebbe stata liberata senza la corresponsione di alcun riscatto ma il ritrovamento dei morti fa invece pensare che qualcuno, scoperto il nascondiglio, sia intervenuto e l’abbia liberata con la forza. Molto probabilmente la liberazione della signora rientrava in uno dei tanti favori che la mafia doveva al marito e in città comincia a circolare una inquietante voce: 8 persone devono pagare con la vita per quel rapimento, perchè la signora non andava toccata. Infatti, nel giro di pochi giorni, vengono uccise altre 2 persone riconducibili in qualche modo al sequestro. E chi le uccide è proprio l’uomo misterioso indicato come killer dal vecchio Colicchia… Una sera costui, che si chiama Platamone, contatta Nino e gli svela la terribile verità: il suo nome è effettivamente sulla lista nera ed è l’ottavo che dovrà essere ucciso. Motivo? Il ritrovamento, nel covo dei rapitori, di una tazzina di caffè con la scritta Bar Splendor, riconducibile al suo chiosco. Effettivamente Nino forniva le consumazioni alle persone presenti nel deposito ma in realtà non è mai stato coinvolto nel rapimento, del quale era totalmente ignaro. Platamone gli propone un accordo: vendere il chiosco ad un prestanome con l’aggiunta di altri 2 milioni in contanti per avere salva la vita, mentre intanto altri continuano a morire e ad essere depennati dalla lista. Il tempo stringe e Nino accetta: vende il chiosco e ruba una Jaguar per procurarsi gli altri 2 milioni. Ma non è finita: in realtà Platamone lo ha giocato, non c’è nessun accordo… E quindi gli tende un agguato in casa, al quale però Nino scampa miracolosamente. A questo punto Platamone uccide il vecchio Colicchia in un dormitorio pubblico, in modo tale che sia lui a pagare per la storia della tazzina. Sembra che ora sia tutto finito ma non è così:  Nino viene prelevato da alcuni sgherri di un potente boss, Don Vincenzo Fabbricante (Ettore Manni), ovvero colui che ha ordinato la morte degli 8 condannati. Don Vincenzo vuole mostrarsi magnanimo nei suoi confronti (in fondo 8 persone hanno pagato con la vita e pazienza se l’ultimo è stato Colicchia e non Nino…) e lo umilia costringendolo ad inginocchiarsi e a baciargli l’anello sulla mano destra in segno di fedeltà. Da questo momento Nino lavorerà per lui ed è una proposta che ovviamente non può rifiutare. Il suo primo incarico? Uccidere proprio Platamone, il killer doppiogiochista… Ma i colpi di scena sono appena iniziati…

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Cast principale:

Giuliano Gemma

Michele Placido

Tano Cimarosa

Eleonora Giorgi

Ettore Manni

Regia: Damiano Damiani

Edizioni in dvd:

NoShame: formato video 1,66.1 letterbox

Medusa: formato video 1,78:1 anamorfico

commenti
  1. cinemadegenere2014 ha detto:

    Non conosco questo film di Damiani, ma il tuo articolo mi ha fatto venire una grande curiosità di vederlo. Grazie per il “consiglio”.

  2. johntrent70 ha detto:

    Mi fa piacere. Non te ne pentirai… 😉

  3. A mio modesto avviso, assieme a quella del prefetto Mori, la migliore interpretazione di Giuliano Gemma.

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