La banda del trucido (1977)

Pubblicato: 23 giugno 2014 in Poliziesco

la banda del trucido

Nato da un’idea originale dello sceneggiatore Dardano Sacchetti, il Monnezza interpretato da Tomas Milian è uno di quei personaggi indimenticabili che finiscono per diventare delle vere e proprie icone di un’epoca e di un genere cinematografico. Nel caso specifico parliamo del poliziesco all’italiana, genere nel quale il regista Stelvio Massi si era già distinto dirigendo l’ottimo “Squadra volante” con lo stesso Milian e, soprattutto, la trilogia di “Mark il poliziotto”. Nel 1977 Massi riprende il personaggio del ladruncolo sboccato Monnezza lanciato l’anno prima sullo schermo da Umberto Lenzi con “Il trucido e lo sbirro” e lo rende co-protagonista accanto ad uno dei commissari per antonomasia, ovvero il francese Luc Merenda. La storia, oltre che dal solito Sacchetti, viene scritta da sua moglie Elisa Briganti, dal regista Massi e vede anche la partecipazione dello stesso Milian: infatti, a differenza di quanto accaduto con Lenzi, qui Milian riesce a concedersi qualche libertà in più, avendo avuto la possibilità di scrivere in prima persona i dialoghi del Monnezza (cosa che il regista toscano gli aveva invece impedito e gli impedirà anche in futuro, volendo sempre avere “in pugno” il film dall’inizio alla fine). Ciò che ne consegue è un altissimo tasso di volgarità gratuita e di siparietti comici di grana grossa ideati da Milian che spezzano spesso il ritmo e l’azione poliziesca (la coppia milanese nella trattoria romana, le poesie, la storia delle finte scorregge doppiate e altro ancora), rivelandosi non sempre una scelta felice. Sicuramente è uno dei film in cui il grande Tomas risulta più sboccato e triviale che mai… La leggenda narra di un Umberto Lenzi furibondo con Massi per avergli “scippato” il personaggio del Monnezza e furibondo anche con Milian per questo “tradimento” artistico: i due faranno la pace lo stesso anno mettendo in scena il bellissimo “La banda del gobbo” che riprenderà sia il personaggio del Monnezza che quello del gobbo di “Roma a mano armata” (entrambi alla loro ultima apparizione). Il cast è completato, tra gli altri, dal solito cattivissimo Elio Zamuto, da Franco Citti, da Katia Christine (fidanzata del commissario) e da Nicoletta Piersanti (la fidanzata cicciona del Monnezza gentilmente apostrofata dallo stesso come “Moby Dicche”!), mentre un clamoroso Mario Brega interpreta addirittura un questore (e viene doppiato da Glauco Onorato). Il personaggio del Monnezza, ladro dalla personale morale deontologica (è contrario all’uso delle armi), si arricchisce di nuove sfaccettature: ha un figlio nato dalla relazione occasionale con una donna corpulenta e poco avvenente, si è ritirato dal giro losco e ha messo su un ristorante ma, nei ritagli di tempo, è “titolare di cattedra” di una sorta di corso serale per ladri nel quale spiega ai suoi allievi tutte le tecniche del borseggio (ricordando in maniera inequivocabile il personaggio di Franco Franchi de “Il clan dei due borsalini”). Ovviamente chi ama Milian e il poliziesco all’italiana non può di certo farsi sfuggire questo film… Nel finale, così come ne “Il trucido e lo sbirro”, Tomas omaggia uno dei suoi personaggi western più famosi: Cuchillo, il messicano abilissimo con i coltelli e protagonista del dittico di Sergio Sollima “La resa dei conti” e “Corri uomo corri”. In entrambi i film Milian riusciva a sfuggire alla cattura e si allontanava nel finale urlando: “Cuchillo se ne vaaaa!”. Stavolta la frase diventa: “Er Monnezza se ne vaaaa!”

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Roma. Il commissario Ghini (Luc Merenda), famoso per essere un funzionario dai metodi poco ortodossi ma efficaci, viene nominato capo del reparto antirapina in luogo del commissario Taddei, ucciso dal noto criminale Lanza (Franco Citti). Le gatte da pelare per Ghini sono notevoli, anche perchè in città viene segnalata la presenza di un altro pericoloso elemento: il siciliano Belli (Elio Zamuto). Costui progetta una rapina in grande stile a dei gioiellieri portavalori e sta reclutando mano d’opera locale. Uno dei suoi luogotenenti si rivolge al Monnezza (Tomas Milian), ex galeotto dal passato turbolento che ora però, dopo la nascita di un figlioletto, ha messo la testa a posto e ha aperto una trattoria casereccia insieme alla madre del bambino (Nicoletta Piersanti). Pur non essendo più attivo nella malavita, Monnezza ha ancora una solidissima reputazione e può contare su una vera e propria banda di giovani seguaci ai quali, nelle ore serali, insegna l’arte del borseggio e del furto con scasso. Monnezza ha delle particolari idee “pacifiste” e porta avanti una sorta di crociata: rubare sì, truffare anche ma rispettando una sorta di codice etico che propugna la non-violenza e aborrisce l’uso delle armi. Il commisario Ghini chiede aiuto a Monnezza per avere qualche informazione su Belli ma non cava un ragno dal buco; anzi, è Monnezza stesso a fornire a Belli uno dei suoi ragazzi, Ranocchia (Paolo Bonetti), affinché gli faccia da autista. La rapina va male perchè l’auto su cui viaggiano i portavalori è blindata ma Belli non demorde e medita di riprovarci, a costo di fare una strage. Ranocchia, contrariato dai metodi violenti di Belli, mostra la sua insoddisfazione ma viene ucciso a tradimento con due colpi alla schiena e bruciato nella sua auto. Belli porterà a termine la famosa rapina con notevole spargimento di sangue ma quando Monnezza verrà a sapere che Ranocchia è stato trucidato verrà assalito dai sensi di colpa per averlo mandato allo sbaraglio e scenderà nuovamente in campo con l’aiuto di tutta la sua banda per vendicarlo…

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Le ottime musiche di Bruno Canfora sono riciclate di sana pianta dal precedente film del Monnezza “Il trucido e lo sbirro”, così come la canzone “La ballata del trucido”, scritta e cantata da Giorgio Cascio nel finale e della quale vi propongo il testo:

Io a Roma da sempre so’ er Monnezza,
uno dei meglio della malavita.
Faccio come me pare:
me passo l’esistenza sulla pelle
de tutta ‘sta città…
Me piace de provalle proprio tutte,
‘no strappo con la moto e c’ho un gioiello.
E puro questa è annata,
co ‘n grimaldello vado a scassinà:
tutto voglio arraffà…
E se ce sto a pensà
(ma chi me lo fa fà?)
adesso da scappà
(ma che importanza c’ha?)
‘no sbirro, prima o poi,
ce lo so, m’a da pijà…
Pe esse un delinquente come me
ce vò coraggio, rabbia, fantasia:
io ce l’ho dentro ar sangue,
niente me po’ cambià e resterò
er trucido che so…
Niente me po’ cambià e resterò
er trucido che so…

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Cast principale:

Luc Merenda

Tomas Milian

Elio Zamuto

Katia Christine

Franco Citti

Mario Brega

Nicoletta Piersanti

Regia: Stelvio Massi

Edizioni in vhs: Avo e Shendene

Edizioni in dvd: Eagle

Formato video 2,35:1 anamorfico

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