Il mio nome è Nessuno (1973)

Pubblicato: 7 luglio 2014 in Western

il mio nome è nessuno

“Un uomo che è un uomo deve credere in qualcosa.”
“Nella vita ho incontrato di tutto: ladri… assassini… preti e preti spretati… ricattatori… ruffiani… perfino qualche uomo onesto… Ma uomini soltanto… mai.”

Prodotto da Sergio Leone, il “guru” del western all’italiana, “Il mio nome è Nessuno” viene ultimamente ascritto alla filmografia del compianto regista romano, seppur in maniera non ufficiale, da diverse fonti. In realtà Leone non ha mai diretto il film per la presenza, in primis, del protagonista Terence Hill, ritenuto “colpevole” da Leone di avere, in un certo senso, messo in burletta il genere western con i due clamorosi successi di “Lo chiamavano Trinità” e “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Per lo stesso motivo non troviamo alla regia Enzo Barboni (E.B. Clucher, regista dei due Trinità) e nemmeno Michele Lupo (inizialmente designato a dirigerlo e poi escluso dal progetto per alcune incomprensioni con Leone), ma bensì un ottimo regista che aveva già frequentato il western con ottimi risultati (e qui bisogna citare almeno il magnifico “Una ragione per vivere e una per morire”), ovvero Tonino Valerii. Tuttavia, non dobbiamo affatto pensare che la scelta di Valerii sia stata un ripiego, anzi. Il regista abruzzese conosce il mestiere e dirige splendidamente un film che va a collocarsi esattamente a metà strada tra il cinema classico di Leone e la nuova frontiera dello spaghetti western…  Il risultato finale è una sorta di ibrido con lunghe scene dai tempi dilatati, panoramiche e inquadrature favolose che ricordano i classici “leoniani” (il prologo del barbiere dei primi 10 minuti è da antologia del cinema, così come la cavalcata del mucchio selvaggio) che vanno poi a mescolarsi con altre situazioni e gag più vicine al Barboni-style (la scena nel saloon dell’estrazione della pistola e degli schiaffi velocissimi è praticamente identica a quella di Terence Hill con Tony Norton in “Continuavano a chiamarlo Trinità”). In ogni caso, da qualunque parte lo si voglia guardare, il film di Valerii è comunque un incredibile capolavoro… E’ chiaro che Valerii ha cercato in ogni modo di girare un’opera quanto più possibile aderente allo stile e alla poetica di Leone ma alla fine di Leone vero e proprio, nel film, non c’è molto altro al di là del titolo. E già, perchè la storia e l’intera sceneggiatura sono da ascrivere interamente al grande Ernesto Gastaldi. La genesi del titolo, invece, deriva da un’ idea iniziale di Leone che aveva concepito il progetto cinematografico di un’ Odissea in chiave western: protagonista avrebbe dovuto essere Ulisse che, come nel poema omerico, al ciclope Polifemo che gli chiedeva il suo nome aveva risposto furbescamente di chiamarsi “Nessuno”. Con questo stratagemma, infatti, Ulisse riusciva a farla franca poichè il gigante, una volta accecato, a chi gli domandava chi fosse il colpevole rispondeva “Nessuno”, coprendosi di ridicolo… Questo progetto “epico”, però, non si realizzò e quindi dell’ Odissea rimase solo il titolo che rimandava ad Ulisse… Accanto a Terence Hill abbiamo un certo Henry Fonda,  tra l’ altro utilizzato da Leone in “C’era una volta il West”, semplicemente perfetto nel ruolo dell’infallibile pistolero in età avanzata che finisce con il confrontarsi con il giovane e spavaldo “Nessuno”: il loro scontro generazionale è il cuore del film, in un continuo gioco di rimandi al western vecchio stile miscelato sapientemente con le nuove tendenze anni ’70. Un ulteriore omaggio al western classico lo ritroviamo nella scena del cimitero indiano: su una lapide si legge chiaramente il nome di Sam Peckinpah, celeberrimo regista (tra gli altri) de “Il mucchio selvaggio”

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Nell’ormai leggendaria epoca del vecchio West si incrociano le strade di due personaggi: un vagabondo solitario, sveltissimo di riflessi e abilissimo con la pistola che si fa chiamare “Nessuno” (Terence Hill) e un vecchio cacciatore di taglie, Jack Beauregard (Henry Fonda), ancor più abile di lui. Beauregard è un vero e proprio idolo di Nessuno che ne conosce e ammira tutte le imprese fin dall’infanzia. Sentendosi ormai giunto al viale del tramonto, Beauregard pensa di appendere la pistola al chiodo, imbarcarsi su una nave e trasferirsi in Europa per trascorrere una vecchiaia tranquilla ma ha ancora una missione da compiere: vendicare suo fratello, ucciso da una banda di 150 elementi nota come il “mucchio selvaggio” per una brutta faccenda legata ad una miniera d’oro. Ufficialmente il Sig. Sullivan (Jean Martin), proprietario di questa miniera ormai in disuso, avrebbe clamorosamente trovato un nuovo filone aureo ma, in realtà, i proventi della miniera sono il frutto delle razzie del mucchio selvaggio che va in giro depredando altre miniere in lungo e in largo per il West. Sullivan è a conoscenza della presenza di Beauregard in città e tenta di farlo uccidere ma è proprio il provvidenziale intervento di Nessuno a salvargli la vita. Trovatosi faccia a faccia con Sullivan, Beauregard si fa consegnare una parte del bottino a titolo di risarcimento per la morte del fratello e ritiene così chiusa la partita ma Nessuno solletica il suo ego cercando di spingerlo a confrontarsi da solo contro i famigerati 150 ed entrare così definitivamente nella storia. Dopo essersi sostituito al macchinista di un treno sul quale era caricato un grosso quantitativo d’oro, Nessuno costringe il mucchio selvaggio ad inseguire il treno e li attira in una trappola: appostato con il suo fucile di precisione c’è infatti Beauregard che, essendo a conoscenza del fatto che alcuni componenti del mucchio portano della dinamite nascosta in delle sacche accanto alle selle dei cavalli, mira ad alcune di esse e riesce così a falcidiare i terribili banditi. Per chiudere il cerchio e per dargli la possibilità di essere ricordato per sempre, Nessuno propone a Beauregard un’uscita di scena in grande stile: un ultimo duello, proprio contro di lui..

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Per continuare a ricreare una certa atmosfera “alla Sergio Leone” la colonna sonora viene firmata anche stavolta dal fedelissimo Ennio morricone che, giusto per non smentirsi, compone un’altra colonna sonora epocale. Nell’esecuzione è accompagnato dall’orchestra sinfonica Unione Musicisti di Roma e nel tema principale svetta la chitarra solista di Bruno Battisti D’Amario. Oltre la storia… Oltre la leggenda… Grande e irripetibile Cinema.

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Cast principale:

Terence Hill

Henry Fonda

Jean Martin

Geoffrey Lewis

Regia: Tonino Valerii

Edizioni in dvd: CVC

Formato video 2,35.1 anamorfico

commenti
  1. Edelzio ha detto:

    Great Job in this Blog friend.
    Congratulations

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