La poliziotta fa carriera (1976)

Pubblicato: 13 luglio 2014 in Commedia

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Primo capitolo di una trilogia con Edwige Fenech (proseguita nel 1979 con “La poliziotta della squadra del buon costume” e nel 1981 con “La poliziotta a New york”), “La poliziotta fa carriera” si rifà inevitabilmente, già dal titolo, a quel geniale capostipite di 2 anni prima , ovvero “La poliziotta” di Steno (con la bravissima e compianta Mariangela Melato). Ma se il film di Steno puntava ad una satira di costume caustica e provocatoria ai limiti della denuncia sociale, il film del regista Michele Massimo Tarantini è invece impostato completamente sulla fisicità della bella protagonista, messa quasi sempre al centro di una serie di gag a doppio senso di matrice erotico-pecoreccia. Il soggetto originale dell’ infaticabile Francesco Milizia (autentico “guru” della commedia sexy all’italiana) non va tanto per il sottile in quanto a battute di dubbio gusto e anche se i nudi della Fenech non sono propriamente numerosissimi non mancano di certo insistiti primi piani sui suoi seni scoperti e, soprattutto, su mutande e posteriori della bella attrice franco-algerina. Fatta questa doverosa premessa, va detto però che il film è estremamente godibile e divertente e fila via liscio per 90 minuti regalando molti momenti esilaranti senza scadere troppo nella volgarità di basso livello. Naturalmente il merito è anche del ricchissimo cast di attori presenti, autentiche icone del cinema popolare italiano, la maggior parte dei quali, guarda caso, erano presenti anche nel film di Steno. Si parte da Mario Carotenuto (che ne “La poliziotta” era il capo dei vigili urbani e diretto superiore della Melato e ora è il commissario di Polizia diretto superiore della Fenech), si prosegue con Gigi Ballista (che ne “La poliziotta” era un avvocato e ora è questore) e si finisce con Alvaro Vitali (che in entrambi i film è un imbranato collega della giovane poliziotta e in entrambe le occasioni viene doppiato da Vittorio Stagni). Altro punto di contatto con il film di Steno è proprio il nome della protagonista: ne “La poliziotta” si chiamava Gianna Abbastanzi, ora mutuato in Gianna Amicucci… A completare il gruppo delle facce note del cinema di genere italiano abbiamo poi un breve cameo di Gianfranco D’Angelo (onorevole fedifrago) che si aggiunge alle ottime interpretazioni di Michele Gammino (gelosissimo fidanzato della Fenech) e di Giuseppe Pambieri (medico figlio del questore che cerca continuamente di insidiarla senza successo), senza dimenticare l’ onnipresente Nello Pazzafini (un macrò) e Riccardo Garrone (uno spacciatore). Da vedere, naturalmente senza impegno…

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Roma. Gianna Amicucci (Edwige Fenech), appassionata di libri gialli e film polizieschi, sogna da sempre di entrare in Polizia e poter quindi emulare il suo fidanzato Cecè (Michele Gammino). Grazie alla potente raccomandazione del questore (Gigi Ballista), che abita nel suo palazzo, Gianna riesce ad entrare nel corpo di Polizia nonostante sia risultata la peggiore del suo corso di addestramento e abbia inanellato una serie di disastri. Ma siamo solo all’inizio: appena giunta alla sua destinazione, tampona la macchina del commissario (Mario Carotenuto) e gli commina anche una multa per divieto di sosta. Indispettito, il commissario comincia ad assegnarle incarichi ritenuti poco importanti, come per esempio indagare sullo sfruttamento del lavoro minorile. Detto fatto, anche qui Gianna si distingue in negativo: mentre sta torchiando un rigattiere che fa lavorare un ragazzino di 14 anni, nota la presenza di un’auto di lusso all’interno del suo recinto e, credendo sia stata rubata, fa un accertamento mediante il numero di targa e scopre che il veicolo è di proprietà di un onorevole (Gianfranco D’Angelo). A questo punto Gianna telefona all’ onorevole per avvisarlo ma le risponde la gelosissima moglie che quindi scopre la presenza dell’ auto del marito in una strada che si trova proprio nei pressi dell’ abitazione della sua amante storica… Dopo essere finita in ospedale nel maldestro tentativo di aiutare un uomo a catturare il suo pappagallo su un tetto, a Gianna viene affidato l’incarico di indagare su una ragazza madre che ha abbandonato suo figlio in un istituto minorile. Gianna scopre che la donna era finita in un giro di prostituzione e quindi si traveste da donnina allegra e si reca sul “posto di lavoro” della donna per saperne di più. Dopo aver conosciuto un magnaccia dall’ emblematico nomignolo “Mò je fuma” (Nello Pazzafini), Gianna viene caricata in auto da un tizio soprannominato Borotalco (Riccardo Garrone) e finisce in un’ esclusiva villa in periferia con l’ incarico di sollazzare gli ospiti di una festa “particolare” sverginando il padrone di casa (Gastone Pescucci), omosessuale conclamato. Dopo aver scoperto che nella casa si fa abituale uso di droghe, Gianna riesce a dileguarsi e, una volta riconosciuto tra le foto segnaletiche il volto di Borotalco (ben noto alla Polizia come uno dei più importanti spacciatori di droga della capitale), avrà un ruolo decisivo nella sua cattura, guadagnandosi così una medaglia d’oro e una promozione…

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Le musiche del film sono molto interessanti e sono firmate dal gruppo Pulsar, un’ idea nata dalla collaborazione tra il chitarrista Silvano Chimenti e il pianista jazz Enrico Pieranunzi. A questa coppia di autori va ascritto un solo album (“Pulsar Music Ltd.”), che poi è divenuto la colonna sonora del bellissimo poliziesco a firma Mario Caiano “Milano violenta”. Per il film di Tarantini hanno invece composto una colonna sonora apposita ed è un vero peccato che poi la loro attività si sia limitata a queste sole due pellicole…

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Cast principale:

Edwige Fenech

Mario Carotenuto

Alvaro Vitali

Michele Gammino

Giuseppe Pambieri

Gigi Ballista

Riccardo Garrone

Regia: Michele Massimo Tarantini

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video 2,35.1 anamorfico

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