La porta sul buio (1973)

Pubblicato: 2 novembre 2014 in Giallo, Televisione

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“Questo che state per vedere è il primo dei quattro film che ho realizzato per la televisione. Ed è anche il primo incontro tra me e voi, perché fino ad oggi la mia attività si era rivolta esclusivamente al cinema. Quattro film, dunque. Quattro storie molto diverse le une dalle altre, dirette da quattro differenti registi ma tutte percorse da un filo, un’atmosfera comune… e cioè l’ angoscia, la paura, l’ inquietudine e la divina suspence. Sono dei gialli, ma dei gialli alla maniera nuova: dei gialli diversi. Quanto a ‘La porta sul buio’, che intitola la serie, vi chiederete cosa vuol significare. Ebbene, vuol dire molte cose: aprire una porta sull’ ignoto, su ciò che non conosciamo e che perciò ci inquieta, ci fa paura. Ma per me vuol dire anche altre cose. Può capitare, ed è capitato una volta, anche una sola volta nella vita di una persona, di chiudersi una porta alle spalle e trovarsi in una stanza buia… cercare l’interruttore della luce e non trovarlo… provare ad aprire la porta e non poterlo fare… e dover restare lì, al buio… soli… per sempre… Ebbene, alcuni dei protagonisti delle nostre storie si sono chiusi questa fatale porta alle spalle…”

Con questo breve cappello introduttivo Dario Argento, novello Hitchcock tricolore, presentava al pubblico italiano nel 1973 il primo dei quattro telefilm del brivido della serie “La porta sul buio”: i quattro telefilm, della durata di circa un’ ora ciascuno, erano stati commissionati dalla RAI al regista romano dopo lo strepitoso successo di pubblico riscosso dalle sue prime tre pellicole thrilling (la famosa trilogia degli animali composta da “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Il gatto a nove code’e “4 mosche di velluto grigio”). Argento accettò con entusiasmo la proposta e cercò di trasportare anche in queste storie televisive le sue idee innovative che già sul grande schermo si erano rivelate vincenti (basti pensare alla pletora di film giallo-thriller nati in Italia negli anni ’70 sugli stilemi argentiani); ciò però gli fu possibile fino a un certo punto perché se è vero come è vero che i quattro telefilm erano decisamente più tesi, vibranti ed energici di ciò che normalmente si vedeva sugli schermi televisivi in quegli anni è anche vero che Argento dovette scontrarsi spesso con i funzionari della RAI che operarono come una vera e propria commissione censura. Basti pensare che fu impedito ad Argento di far utilizzare come armi agli assassini i coltelli, di qualsiasi grandezza essi fossero, in quanto ritenuti simboli fallici: egli infatti dovette modificare la sceneggiatura dell’episodio “Il tram” facendo utilizzare all’assassino, al posto del previsto coltello, un ben più sinistro gancio di metallo! E, a pensarci bene, il risultato fu ancora più macabro… ma tant’ è! I vertici RAI erano contenti e il pubblico italiano era shockato (esattamente ciò che Argento voleva ottenere)…

 Naturalmente oggi in tv si vede molto di peggio ma nel 1973 c’ era una differenza abissale tra ciò che si vedeva al cinema e ciò che invece andava in onda sui due canali RAI… Prima di ogni episodio Dario Argento introduceva brevemente la storia che il pubblico si apprestava a seguire (un po’ alla Hitchcock, come già detto), mostrandosi così per la prima volta pubblicamente: il pubblico iniziava così a familiarizzare con il volto di colui che in Italia sarebbe poi stato, per tre lustri almeno, sinonimo di paura al cinema. Dei quattro telefilm soltanto due furono scritti e diretti dal regista romano: “Testimone oculare”, iniziato da Roberto Pariante e poi, in seguito ad una serie di complicati disguidi, portato a termine da Argento stesso (che però non lo firmò) e “Il tram”, diretto con lo pseudonimo Sirio Bernadotte. A proposito de “Il tram”, è interessante e curioso rilevare che questo episodio era stato inizialmente concepito all’ interno del primo film di Argento (“L’uccello dalle piume di cristallo”) ma era stato poi eliminato dalla sceneggiatura finale in quanto ritenuto troppo lungo e dannoso per il ritmo del film. 
I restanti due episodi, ovvero “Il vicino di casa” e “La bambola”, furono invece scritti e diretti rispettivamente da Luigi Cozzi e Mario Foglietti.
 Il team era già affiatato, collaudato e vincente in quanto in “4 mosche di velluto grigio” Roberto Pariante era stato aiuto regista e Luigi Cozzi era stato assistente alla regia nonché co-autore del soggetto insieme a Mario Foglietti ed Argento stesso. E fu così che la paura e la tensione argentiana attanagliarono il pubblico televisivo tutti i martedì sera del mese di settembre del 1973…

1° episodio: IL VICINO DI CASA (regia Luigi Cozzi)

L’ episodio inizia con un Dario Argento con l’ auto in panne che chiede un passaggio ad una coppia di giovani sposi. I due, Luca (Aldo Reggiani) e Stefania (Laura Belli), si apprestano a trascorrere insieme al loro piccolo pargolo di sette mesi la prima notte nella loro nuova abitazione, il primo piano di un villino isolato sito sul litorale laziale. Purtroppo la loro auto si insabbia poco prima di giungere a casa ed inoltre nel nuovo appartamento manca la corrente elettrica. Tuttavia questi inconvenienti sono ben poca cosa rispetto a ciò che accadrà di lì a poco: il vicino del piano di sopra (Mimmo Palmara) ha appena ucciso sua moglie, strangolandola nella vasca da bagno. Ma l’ acqua continua a scorrere e una clamorosa macchia comincia ad intravedersi in un angolo del soffitto dell’ appartamento sottostante, allargandosi al punto da spingere Luca e Stefania ad avvisare i vicini del problema. Il rubinetto della vasca è ancora aperto, così come la porta di ingresso; la scoperta del cadavere da parte dei due giovani spingerà l’ assassino a dover eliminare questi pericolosi testimoni… Il gran finale ci riporterà al gatto nero di Edgar Allan poe…

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2° episodio: IL TRAM (regia Sirio Bernadotte, pseudonimo di Dario Argento)

Il commissario Giordani (Enzo Cerusico) indaga sull’omicidio di una ragazza, un omicidio quanto mai bizzarro in quanto commesso di notte su un tram e in presenza di molti altri passeggeri: la vittima è stata pugnalata con un colpo alla nuca e nessuno si è accorto di nulla. Giordani, chiedendo la collaborazione delle persone presenti sul tram quella notte, tenta una ricostruzione degli avvenimenti facendo ripetere il percorso al tram e chiedendo a tutti i possibili testimoni di specificare le fermate dove erano saliti, i posti in cui erano seduti e le fermate dove erano scesi. Alla fine tutti i sospetti convergono sul bigliettaio (Pierluigi Aprà), che da tempo molestava la vittima e ne era stato respinto: un movente piuttosto convincente… Il caso sembrerebbe chiuso però Giordani nutre ancora qualche dubbio; prova di nuovo il percorso a bordo del tram ma stavolta lo fa di notte e con la sua fidanzata (Paola Tedesco), per tentare di ricreare la stessa situazione in cui si è consumato il delitto. C’ è un particolare fondamentale che è sfuggito nell’ inchiesta…

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3° episodio: LA BAMBOLA (regia Mario Foglietti)

Uno schizofrenico evade dal manicomio e lo psichiatra che lo aveva in cura (Umberto Raho) parla con il commissario di polizia incaricato delle indagini (Gianfranco D’Angelo) per chiedergli la massima discrezione. La polizia è sulle sue tracce ma egli intanto ha già commesso il suo primo omicidio: la vittima è una donna (Erika Blanc), titolare di una sartoria, uccisa senza un motivo apparente. Intanto un uomo misterioso (Robert Hoffmann) conosce in un negozio di giocattoli una giovane donna, Daniela (Mara Venier), e la segue fino a casa; ivi giunto, la convince a farlo entrare… Gli agenti di polizia impegnati nella ricerca del folle mostrano ai cittadini la foto dell’uomo che stanno cercando: è proprio l’ uomo che ora si trova in casa di Daniela…

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4° episodio: TESTIMONE OCULARE (regia Roberto Pariante)

Una sera, rientrando a casa in auto, Roberta (Marilù Tolo) trova riversa sull’asfalto una giovane donna assassinata con un colpo di pistola sparatole alla schiena. Sconvolta, scende dalla macchina e nota, nascosta tra i cespugli, l’ ombra di un uomo con un impermeabile nero che la minaccia con una pistola. A quel punto fugge a piedi e raggiunge un bar, dove chiede al barista (Gino Pagnani) di chiamare la polizia; all’ arrivo degli agenti, però, del cadavere non c’è più alcuna traccia e così tutti credono che la donna sia una visionaria. Nessun corpo, nessun delitto… Il commissario Rocchi (Glauco Onorato) prende comunque in simpatia Roberta e quando la stessa denuncia di essere stata spinta da qualcuno sotto una macchina (anche se tutti i testimoni dichiarano di averla vista scivolare dal marciapiede) decide di monitorare la situazione cominciando a considerare l’ ipotesi che qualcuno voglia davvero eliminare Roberta in quanto testimone scomodo…

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Fondamentale apporto alla riuscita dell’ intera serie fu anche dato dalle musiche, opera di Giorgio Gaslini, pianista e compositore jazz nonché direttore d’orchestra fortemente voluto da Dario Argento che aveva polemicamente chiuso i rapporti con il maestro Ennio Morricone dopo la realizzazione di “4 mosche di velluto grigio”. I temi jazz proposti da Gaslini si sposarono perfettamente con le idee di Argento creando un mix tra musica e immagini assolutamente stupefacente e raggiungeranno poi lo zenith due anni dopo (con il fondamentale avvento dei Goblin “in corsa”) nella colonna sonora di “Profondo rosso”. 
Ma questa è un’ altra storia…

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Cast principale:

Aldo Reggiani

Laura Belli

Mimmo Palmara

Enzo Cerusico

Paola Tedesco

Pierluigi Aprà

Robert Hoffmann

Mara Venier

Gianfranco D’Angelo

Erika Blanc

Marilù Tolo

Glauco Onorato

Riccardo Salvino

Regia: Luigi Cozzi, Dario Argento, Mario Foglietti, Roberto Pariante

Edizioni in dvd: Dragon (Germania)

Formato video 1,33:1 full frame

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