Il giustiziere sfida la città (1975)

Pubblicato: 9 novembre 2014 in Noir

il giustiziere sfida la città

Rambo. Quando si sente questo nome tutti pensano subito a Sylvester Stallone e alla celeberrima saga cinematografica (4 film) che lo ha visto protagonista. Beh, quasi tutti… Chi invece, come me, è un appassionato di cinema di genere italiano anni ’70 pensa a Tomas Milian e al “suo” Rambo. E già, perchè 7 anni prima che Stallone interpretasse lo schizzato reduce del Vietnam che oggi tutti conoscono c’ era già chi aveva pensato di portarlo sullo schermo. La leggenda narra che Milian avesse letto il libro di David Morrell “First blood” (quello da cui è stato poi tratto il primo “Rambo” con Stallone) rimanendone folgorato a tal punto da volerne girare un adattamento a tutti i costi: non trovando però terreno fertile presso i produttori italiani, Milian si accontentò di imporre il nome “Rambo” al personaggio protagonista del noir milanese che Lenzi voleva girare con lui dopo il grande successo di “Milano odia: la polizia non può sparare” dell’ anno prima. Non è esattamente la stessa cosa ma pazienza… La sceneggiatura di Vincenzo Donati è molto tesa e ricalca in qualche maniera il plot di “Per un pugno di dollari” (trasposto però in chiave moderna), la regia di Lenzi è una garanzia e il cast è ottimo: si va dal prezzemolino Silvano Tranquilli alla stellina nuda Femi Benussi, dai cattivissimi Adolfo Lastretti e Luciano Catenacci all’ ingenuo Mario Piave e allo scafato Joseph Cotten, con l’ aggiunta di un paio di facce “cattive” molto note del cinema di genere italiano come Antonio Casale e Giuseppe Castellano. Breve cameo anche per la bionda e sexy Shirley Corrigan. Comunque, nome di Rambo a parte, le curiosità non finiscono qui: il film inizia con Tomas Milian che sfreccia in autostrada a bordo di una potentissima moto (una Kawasaki Z1 900) tutto bardato con jeans, giubbotto di pelle nero, cappello rosso, fazzoletto rosso che gli copre il volto e un paio di occhiali da pilota di Formula Uno (vabbè che il casco non era ancora obbligatorio ma insomma)… Fin qui nulla di strano: Milian cominciava a sperimentare quel look alternativo che di lì a poco sarebbe esploso con tutta la sua magnificenza nella serie del maresciallo Giraldi. La curiosità sta nel fatto che Milian in moto non ci sapeva proprio andare e che quindi quello che vediamo in tutte le scene in campo lungo (per non parlare di quelle acrobatiche che lo vedranno protagonista nei successivi “Squadra antiscippo” e “Squadra antifurto”) è una controfigura. Lo spettatore attento noterà che Milian viene inquadrato a bordo della moto a volto scoperto soltanto quando la moto è ferma oppure quando sale o scende dalla stessa; in sole 2 scene si vede chiaramente Milian in viso mentre finge di guidare la moto che è effettivamente in movimento ma, in quei casi, la moto era trainata da un’ auto ed era su un carrello. Per il resto, a partire dai titoli di testa, Milian in motocicletta è sempre controfigurato… Altra curiosità: il doppiatore dei due Rambo (quello di Milian e quello di Stallone) è sempre Ferruccio Amendola, che diventerà poi doppiatore “storico” sia di Milian che di Stallone. In questo film si nota che l’ utilizzo di qualche parolaccia, non troppo abusata e senza inflessione dialettale romanesca, fa da spunto seminale per i futuri personaggi che vedranno poi Milian sguazzare nel turpiloquio più smodato… E ancora: al centro della storia c’ è il rapimento di un bambino di 11 anni, Alessandro Cocco, e la madre sullo schermo è interpretata da Evelyn Stewart (al secolo Ida Galli) che era sua mamma anche nella vita. Potremmo definirlo un piccolo spaccato di cinema verità… 😉

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Rambo (Tomas Milian), uomo dal passato poco pulito, sembra aver chiuso definitivamente con la vita da “malandrino” e ritorna a Milano dopo essere stato per un po’ all’ estero. Per prima cosa si reca a far visita ad un suo vecchio amico, Pino Scalia (Mario Piave); costui è diventato un poliziotto privato e spinge affinchè Rambo si arruoli anche lui ma Rambo declina l’ offerta poichè è il classico cane sciolto che preferisce vivere libero e a modo suo. A Milano lo aspetta anche Flora (Femi Benussi), una spogliarellista con cui aveva una relazione e che è ancora molto legata a lui: i 2 si rivedono e stanno insieme. Sembra che per Rambo possa ricominciare una vita “normale” ma improvvisamente gli eventi precipitano… Giampiero (Alessandro Cocco), figlio undicenne del ricchissimo Ing. Marsili (Silvano Tranquilli), viene rapito e Pino, dopo aver svolto indagini per conto suo, scopre che dietro il rapimento del bambino c’è la gang di Conti (Luciano Catenacci), una delle 2 bande malavitose che si contendono il predominio in Lombardia (l’ altra fa capo al vecchio boss Paternò). In una concitata telefonata Pino racconta tutto a Rambo e fa anche il nome di un certo Duvall (Antonio Casale), indicato come autore materiale del rapimento. Purtroppo il buon Pino cade subito dopo in un agguato ed è proprio questo Duvall ad ucciderlo. A questo punto Rambo scende in campo per vendicare il suo amico: aggancia Duvall e, prima di ucciderlo, si fa dire dove è nascosto il bambino rapito. Poi si reca a casa di Paternò (Joseph Cotten) e, in cambio di un lauto compenso, gli propone di fare un clamoroso sgambetto a Conti: sottrarre il bambino alla banda rivale per poi sostituirsi ad essa nelle trattative per il riscatto. Il figlio di Paternò, Ciccio (Adolfo Lastretti), non ha mai avuto simpatie per Rambo (anzi!) ma, una volta accertatosi che il luogo dove dovrebbe essere custodito il bambino (una fabbrica di carta nei pressi di Como) è presidiato da uomini di Conti, si convince della bontà del piano. Il vero scopo di Rambo, però, non è certamente quello di fare un piacere a Paternò: egli vuole liberare il bambino facendo ricadere la colpa proprio su Paternò, scatenando così una guerra tra le 2 bande. Recatosi a sorpresa nel covo di Conti, Rambo entra in azione proprio mentre gli uomini di Paternò stanno facendo irruzione ma viene bloccato da Conti in persona ed è costretto a fuggire. Conti e Paternò si rendono conto di essere stati giocati da Rambo, stipulano una tregua momentanea e si alleano per ucciderlo. L’ agguato scatta una sera mentre Rambo si sta recando a casa della vedova di Pino: viene raggiunto da alcuni colpi di pistola al petto e stramazza al suolo… Per sua fortuna non muore poichè indossava un giubbotto antiproiettile (un consiglio che gli aveva dato proprio Pino). Con Rambo ormai fuori causa Conti e Paternò si sentono al sicuro e alzano la posta del riscatto da 2 miliardi di lire a 2 miliardi e mezzo ma ovviamente non sanno che il “giustiziere” è ancora in giro… Imperdibile.

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Fantastiche ed emozionanti le musiche del grande Franco Micalizzi, qui alla sua prima collaborazione con il regista Umberto Lenzi. Il suo funky energico accompagnato dalla inconfondibile sezione di fiati farà breccia nel cuore del regista toscano e gli varrà la conferma per i suoi successivi e riuscitissimi film polizieschi (“Roma a mano armata”, “Napoli violenta”, “Il cinico, l’infame, il violento” e “La banda del gobbo”… e scusate se è poco!) che troveranno un valore aggiunto anche nelle musiche del compositore romano. Meraviglia.

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Cast principale:

Tomas Milian

Mario Piave

Joseph Cotten

Silvano Tranquilli

Evelyn Stewart

Femi Benussi

Shirley Corrigan

Regia: Umberto Lenzi

Edizioni in vhs: Shendene

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video 2,35.1 anamorfico

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