Una lucertola con la pelle di donna (1971)

Pubblicato: 8 febbraio 2015 in Giallo

una lucertola con la pelle di donna

Dopo il grande successo del primo giallo firmato da Dario Argento (“L’uccello dalle piume di cristallo”) il genere comincia ad invadere gli schermi italiani. Lucio Fulci, reduce dall’ insuccesso di pubblico di “Beatrice Cenci”, film tanto bello quanto sfortunato, ritorna quindi volentieri al thriller dopo l’ eccellente “Una sull’altra” del 1969 e firma un giallo che però si discosta nettamente dai canoni e dagli stilemi che Argento aveva introdotto: niente impermeabili scuri o guanti neri, niente omicidi spettacolari, niente traumi infantili e via discorrendo. Fulci, con la collaborazione alla sceneggiatura di Roberto Gianviti e di Ottavio Jemma, scrive invece un giallo onirico estremamente originale e personale che si discosta totalmente dai gialli visti in precedenza e da quelli che verranno in seguito. L’ unico punto di contatto con il giallo “argentiano” è rappresentato dalla presenza di un animale nel titolo (in questo caso la lucertola) ma si tratta di una mera imposizione della produzione atta a cavalcare l’ onda di un successo: il titolo originale, ben più calzante e appropriato soprattutto per quanto riguarda le inquietudini e le ossessioni della protagonista Florinda Bolkan, era invece “La gabbia”. Sempre a proposito del titolo e della locandina originale non possiamo non ricordare il flano che la accompagnava e che recitava così: “Il tuo vizio è una gabbia col chiavistello dal di dentro… siamo noi che vogliamo restarci rinchiusi per forza…”. Questa frase, inizialmente attribuita ad Edgar Allan Poe, sembrerebbe essere stata coniata da Fulci e Gianviti ma in realtà compare anche in un altro giallo precedente rispetto a questo di Fulci, ovvero “Lo strano vizio della Signora Wardh”, diretto da Sergio Martino ed uscito nel 1970. Più precisamente, la frase era scritta su un bigliettino che accompagnava un mazzo di fiori indirizzato alla signora Wardh. Nel 1972 Sergio Martino chiuderà  il cerchio dirigendo un altro giallo dal titolo “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave” ma il piccolo “mistero” sulla paternità della frase resta… “Una lucertola con la pelle di donna” è un film molto crudo che presenta moltissime scene audaci e anche piuttosto forti per l’ epoca: meritano senz’ altro una citazione le deliranti scene oniriche che indugiano su corpi nudi quasi aggrovigliati tra loro, su un primo piano di un petto squarciato con viscere e intestini in bella mostra o sui volti in decomposizione di alcuni protagonisti tranquillamente seduti in salotto… Ciò ha comportato un divieto ai minori di 18 anni, qualche guaio con la censura e qualche disavventura anche con la legge: è celeberrima infatti la scena nella quale la Bolkan, ricoverata in una clinica, viene inseguita da una figura misteriosa e, dopo aver attraversato lunghi e oscuri corridoi per sfuggirgli, apre una porta e si ritrova in una sorta di camera dell’ orrore dove si trovano 4 cani appesi per le zampe e vivisezionati, con il cuore pulsante e le interiora esposte e sanguinanti. Orbene, alcune associazioni animaliste denunciarono la produzione e il regista per maltrattamenti sui cani e il curatore degli effetti speciali Carlo Rambaldi, futuro papà di E.T., fu costretto a portare nelle aule dei tribunali i relativi modellini di questi cani meccanici per dimostrare che si trattasse di mera finzione. Ottimo il cast che va dalla citata Florinda Bolkan a Jean Sorel (già utilizzato da Fulci in “Una sull’altra”), dal quasi premio Oscar Leo Genn alle starlettes Anita Strindberg, Ely Galleani e Silvia Monti passando per la coppia di detective Stanley Baker e Alberto De Mendoza. Da vedere.

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Carol Hammond (Florinda Bolkan), “signora bene” dell’ alta borghesia londinese e figlia di uno stimato e influente avvocato in odore di candidatura al parlamento (Leo Genn), è ossessionata da alcuni incubi ricorrenti e per questo è in cura presso uno psicanalista (George Rigaud). Questi incubi sono di matrice prevalentemente erotica e la vedono attraversare il corridoio di un treno che pullula di corpi nudi oppure precipitare nel vuoto completamente nuda, coperta solo da una pelliccia. Inoltre, in barba ai valori puritani e perbenisti nei quali è cresciuta, sogna spesso di avere rapporti sessuali con la sua vicina di casa Julia Durer (Anita Strindberg), una donna ambigua e piuttosto nota per il clima di dissolutezza nel quale trascorre la sua esistenza e per le orge a base di droga che sovente si consumano nel suo appartamento. Carol, nel suo ultimo incubo raccontato allo psichiatra, immagina di uccidere proprio la sua vicina e di colpirla al petto con un tagliacarte; il caso vuole che la Durer venga effettivamente trovata morta dopo qualche giorno in casa sua, uccisa con 3 colpi al petto inferti con un tagliacarte! Inoltre sul luogo del delitto viene rinvenuta anche la pelliccia di Carol che però si professa innocente e all’ oscuro di tutto: lei quell’ omicidio lo ha soltanto sognato… Il padre di Carol è straconvinto che sua figlia sia innocente e che qualcuno abbia architettato un folle piano per condurla alla pazzia e fa di tutto per appoggiarla, supportato in questo dal genero Frank (Jean Sorel), anch’ egli avvocato e socio del suo studio. Le prove raccolte dall’ ispettore Corvin (Stanley Baker) inchiodano però Carol e quindi la donna viene arrestata e rimessa in libertà solo dopo il pagamento di una forte cauzione da parte del padre. Ciò che non quadra per gli inquirenti è la mancanza di un movente e il fatto che Carol avesse raccontato al suo psichiatra il delitto del sogno con tale dovizia di particolari da rendere assolutamente folle, da parte sua, l’ averlo poi commesso esattamente come l’ aveva “immaginato”: sarebbe stata una clamorosa ammissione di colpevolezza… Ascoltando i nastri delle sedute di Carol suo padre scopre che la figlia aveva l’abitudine di annotare su alcuni foglietti i dettagli dei suoi incubi; chiunque avrebbe quindi potuto leggerli e avrebbe potuto compiere l’ omicidio con quelle precise modalità, in modo tale da far ricadere la colpa su di lei. Chiunque frequentasse casa Hammond, naturalmente. I suoi sospetti, pertanto, ricadono su Frank, che da 2 anni ha una relazione con Deborah (Silvia Monti), un’ amica di famiglia…

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La colonna sonora è affidata al Maestro Ennio Morricone che, dopo aver firmato una soundtrack “argentiana” piuttosto sperimentale con “L’uccello dalle piume di cristallo”, ne firma una altrettanto particolare e intimista proseguendo sulla strada degli sperimentalismi “ansiogeni” che ben si sposano con i tormenti della protagonista.

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Cast principale:

Florinda Bolkan

Jean Sorel

Stanley Baker

Anita Strindberg

Silvia Monti

Ely Galleani

Regia: Lucio Fulci

Edizioni in dvd: Federal

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Sanchez Arminio ha detto:

    Uno dei migliori film di Fulci! Grazie!

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