Liberi, armati, pericolosi (1976)

Pubblicato: 4 maggio 2015 in Poliziesco

liberi armati pericolosi

Ottimo e atipico film poliziesco firmato da Romolo Guerrieri (all’ anagrafe Girolami) che si conferma uno degli specialisti del genere. Evidentemente è proprio un marchio di famiglia, visto che suo fratello era Marino Girolami (regista di pellicole importantissime come “Roma violenta”, “Roma l’altra faccia della violenza” e “Italia a mano armata”) e Enzo G. castellari (“La polizia incrimina,  la legge assolve”, “Il cittadino si ribella”, “Il grande racket” e “La via della droga”) è suo nipote. Atipico, dicevamo. Beh, la sceneggiatura originale porta la firma del grande Fernando Di Leo e trae ispirazione dal racconto “Bravi ragazzi bang bang”, contenuto nella raccolta di Giorgio Scerbanenco “Milano calibro 9”. Di Leo ha sempre avuto una predilezione per Scerbanenco e per il noir e con il poliziesco all’ italiana in senso stretto ha avuto un solo vero incontro (“Il poliziotto è marcio”) nel quale ha comunque stravolto i canoni del genere, portando sullo schermo un commissario corrotto. Anche stavolta il commissario protagonista voluto da Di Leo, che ha comunque la fisicità e la caratura di un certo Tomas Milian, non è l’ eroe assoluto che combatte il crimine e sgomina i delinquenti con pugni, pistolettate o altri metodi ma è un onesto ufficiale di polizia che praticamente non incide mai nella storia. Pur tentando di fare del suo meglio per contrastare la spirale di violenza e criminalità che è chiamato a combattere non esplode nemmeno un colpo di pistola in tutto il film: l’ unica volta in cui sta per tirar fuori l’ arma dalla fondina è ormai troppo tardi e la ripone… I liberi, armati e pericolosi del titolo sono un trio di giovani rampolli della borghesia milanese col brutto vizietto di delinquere, rapinare e uccidere solo per il puro gusto di farlo e per combattere la noia e sono interpretati dal belloccio Max Delys, dall’ ottimo e spietato Stefano Patrizi e dall’ allucinato Benjamin Lev che infesta la pellicola dall’ inizio alla fine con una serie di battute e citazioni cinefile “alterate”, alternandone alcune divertenti (“Milano violenta, la polizia non rallenta!”) ad altre inutili e fastidiose. C’ è anche una autocitazione: nella scena in cui 2 uomini vengono uccisi all’ interno di un cimitero di automobili Benjamin Lev esclama “La mala ordina”, richiamando l’ omonimo film di Di Leo che si concludeva proprio in un cimitero di auto… A completare il cast c’ è la bella Eleonora Giorgi (fidanzata di uno dei tre sbandati che mostra anche un bel topless e verrà presa come ostaggio dalla banda) e un gruppo di noti caratteristi come Venantino Venantini, Tom Felleghi e Antonio Guidi. Per gli amanti delle curiosità questo è anche il film d’ esordio di un giovanissimo Diego Abatantuono, che interpreta il piccolo ruolo di un ricco collezionista di armi che fornisce l’ arsenale ai malfattori protagonisti. All’ interno della sua sfarzosa villa possiamo riconoscere anche una seminuda Gloria Piedimonte, futura “Guapa” della sigla televisiva di Discoring del 1978. Romolo Guerrieri dirige, come al solito, con eleganza e buon ritmo. Consigliato.

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Giò (Benjamin Lev), Luìs (Max Delys) e Mario detto “il biondo” (Stefano Patrizi) sono tre ragazzi di buona famiglia della Milano bene che, pur non avendo alcuna preoccupazione economica, hanno il pallino di trascorrere le giornate commettendo furti e rapine per puro divertimento e gusto del brivido. Il biondo è il capo del terzetto ed è sicuramente quello più determinato e feroce; a spalleggiarlo c’è Giò e poi c’ è il buon Luìs che sembra però non apprezzare fino in fondo queste violente scorribande e si limita soltanto a rubare automobili e a fare da autista. La fidanzata di quest’ ultimo, Lea (Eleonora Giorgi), preoccupata per le illecite attività del suo ragazzo, decide di denunciare lui e i suoi 2 compari alla polizia; per farli arrestare in flagrante rivela ad un commissario (Tomas Milian) che il trio ha in programma una rapina ai danni di un benzinaio il mattino dopo. Purtroppo la rapina degenera in un conflitto a fuoco con gli agenti appostati sul luogo e si risolve con 4 morti e la fuga dei 3 criminali. Successivamente i soliti 3 rapinano una banca e anche lì ci scappa un altro morto. Non contenti, si recano in una enorme villa fuori città di proprietà di un loro amico, Lucio (Diego Abatantuono), che fornisce abitualmente loro le armi: insieme allo stesso Lucio e ad altri 3 complici il terzetto assalta un supermercato ma, ad un segnale convenuto, Giò e il biondo freddano a colpi di mitra sia Lucio sia i suoi uomini prima di darsi ancora una volta alla fuga. Dopo essersi brevemente nascosti a casa di Lea, il trio cerca di far perdere le sue tracce e il Biondo decide che la ragazza deve andare con loro; cominciano quindi a sorgere i primi screzi con Luìs che, nonostante le continue pressioni, non riesce a trovare la forza di contrastare la violenza e la spietatezza del suo amico. Per sfuggire ai posti di blocco istituiti ormai ovunque dalla polizia il gruppetto si nasconde nelle campagne pavesi e, dopo aver abbandonato l’ ennesima auto rubata in un casolare, tenta di scappare a piedi ma anche stavolta il Biondo non riesce a tenere a freno i suoi istinti omicidi, finendo con l’ uccidere una coppia di innocui campeggiatori. La polizia li sta accerchiando sempre di più e il finale non potrà che essere tragico…

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La colonna sonora si basa essenzialmente su un unico tema principale di Gianfranco Plenizio scritto in collaborazione con Enrico Pieranunzi che si ripete, incessantemente e in varie versioni, durante tutto l’ arco del film ma che merita assolutamente di rientrare tra gli indimenticabili del filone poliziesco italiano. Se lo si ascolta una volta non lo si dimentica più…

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Cast principale:

Tomas Milian

Eleonora Giorgi

Stefano Patrizi

Benjamin Lev

Max Delys

Regia: Romolo Guerrieri

Edizioni in dvd: Rarovideo

Formato video 1,85:1 letterbox

commenti
  1. Molto bello questo film. Se non erro, ad un certo punto vi è un dialogo fra il commissario ed uno dei genitori dei tre ragazzi, molto improntato alla riflessione sull’esempio e l’educazione verso i figli. Da qualche pseudo critico “on line”, rammento che venne definito retorico ed enfatizzato, ma a me sembrava molto schietto, pertinente e anche attuale.

  2. johntrent70 ha detto:

    Tutto giusto. 🙂

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