Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica (1971)

Pubblicato: 15 giugno 2015 in Noir

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Damiano Damiani prosegue il suo percorso nel cinema di denuncia sociale ed insiste nella sua analisi delle collusioni tra mafia e potere in Sicilia. Anticipando alcuni stilemi del poliziottesco ormai alle porte (ad esempio la figura del commissario “giustiziere”) Damiani scrive insieme a Fulvio Gicca Palli e Salvatore Laurani una storia cupa e avvincente che pone in contrasto 2 figure estremamente forti (quella di un vecchio commissario di polizia pragmatico e disilluso e quella di un giovane magistrato idealista) sullo sfondo di una livida Palermo sempre più stretta nella morsa della corruzione che si diffonde ormai ai più alti livelli politici. La regia di Damiani è, come sempre, efficace e rigorosa in un crescendo di situazioni estremamente realistiche che catturano lo spettatore anche grazie ad un gran ritmo che si palesa fin dai primi minuti: in questi casi le forzature e gli eccessi involontari sono sempre in agguato dietro l’ angolo ma il regista friulano non vi cade mai e firma così un altro capolavoro. Merito della storia, certo, ma merito anche e soprattutto della strepitosa interpretazione di un monumentale Martin Balsam (il commissario) che giganteggia in bravura e raggiunge livelli altissimi di intensità; al suo fianco un ingessato Franco Nero (il sostituto procuratore), comunque bravo ma inevitabilmente offuscato dalla grande prova del co-protagonista americano. Il loro scontro generazionale e verbale è il cuore dell’ intero film e, in una memorabile scena girata in una periferica campagna sterrata, raggiunge vette sublimi con dialoghi di altissima scuola… Il resto del cast è composto da ottime facce “di genere”, partendo dal maniaco psicotico Adolfo Lastretti e proseguendo via via con l’ ottimo e cattivissimo Luciano Catenacci, con un compassato Claudio Gora e con un intenso Giancarlo Prete (il suo personaggio ricorda palesemente un reale fatto di cronaca, ovvero l’ omicidio del sindacalista Placido Rizzotto ad opera della mafia negli anni ’40). Ah, c’ è anche un esordiente Michele Gammino nei panni di un poliziotto il cui nome e cognome è… Michele Gammino! Molto incisiva anche la prova della bella Marilù Tolo, amante del fetentone Catenacci e destinata ad un’ atroce fine in quanto testimone scomoda… Curiosità: Martin Balsam è doppiato da Arturo Dominici che però è presente nel film anche come attore (è l’ avvocato di Catenacci) e che quindi viene, a sua volta, doppiato da Pino Locchi. Luciano Catenacci viene invece doppiato da Pino Colizzi (che nei noir polizieschi doppia quasi sempre il cattivone siciliano di turno) e la voce di Franco Nero è quella di Sergio Graziani (che lo aveva già doppiato ne “Il giorno della civetta”, “Gott mit uns” e “Vamos a matar compañeros). Gioiello assoluto, assolutamente imperdibile.

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Palermo. Il commissario Bonavia (Martin Balsam), in cambio della promessa di chiudere più di un occhio sulla cattiva gestione di un manicomio criminale, ottiene dal direttore dello stesso la liberazione di un maniaco psicotico, Michele Li Puma (Adolfo Lastretti), che viene dichiarato guarito. Bonavia è al corrente di antichi rancori del Li Puma nei confronti di Ferdinando Lomunno (Luciano Catenacci), un palazzinaro dedito all’ abusivismo edilizio che gode di forti appoggi politici e che egli ha già fatto arrestare 3 volte per associazione mafiosa, arresti conclusisi ogni volta con il proscioglimento in tribunale. Li Puma e Lomunno erano soci in affari ma tutto era precipitato nel momento in cui Lomunno aveva intrecciato una relazione amorosa con Serena Li Puma (Marilù Tolo), sorella del suo socio: Michele aveva giurato di fargliela pagare e Lomunno aveva quindi convinto Serena a firmare una denuncia che aveva spedito suo fratello al manicomio. Ora, dopo 7 anni, Li Puma si trova finalmente libero e dopo appena 2 giorni mette in atto la sua vendetta: si traveste da poliziotto e irrompe nell’ ufficio di Lomunno armato di mitra. Ad attenderlo, però, trova 3 sicari… Dopo un clamoroso conflitto a fuoco muoiono tutti e 4 ma di Lomunno non vi è traccia. Chi lo ha avvertito? Sul caso indaga il sostituto procuratore Traini (Franco Nero), un giovane magistrato molto determinato che si confronta con il commissario Bonavia ma tra i due sembra non sbocciare feeling. Tramite il suo avvocato, Lomunno fa sapere a Traini di essere disposto a collaborare con la polizia ma chiede di essere ascoltato in un posto sicuro (un vecchio orfanotrofio), facendo sapere di temere per la sua vita, vista l’ ostilità del commissario Bonavia che, a suo dire, lo starebbe perseguitando ingiustamente da anni. Traini, dopo aver informato il procuratore Malta (Claudio Gora), incontra Lomunno ma di ciò tiene all’ oscuro Bonavia. Nel colloquio Lomunno si mostra spavaldo e confessa di non temere affatto il commissario Bonavia ma bensì i suoi concorrenti (costruttori, speculatori edilizi e affini): egli è sicuro che, con questa mossa, Traini non lo ascolterà ma indagherà in tutt’ altra direzione concentrandosi proprio su Bonavia che, curiosamente, ha fatto uscire un pazzo dal manicomio sapendo benissimo che avrebbe tentato di ucciderlo e non ha mosso un dito per evitarlo… In effetti così accade: Traini sospetta del commissario e gli mette il telefono sotto controllo ma non sa che Bonavia ha giocato d’anticipo, facendo la stessa cosa con lui. In un crescendo di inganni e sotterfugi il rapporto tra il giovane magistrato e il maturo commissario sfocia in una serie di accuse reciproche ed infamanti ed è a questo punto che Bonavia svela a Traini i veri motivi del suo rancore nei confronti di Lomunno: anni prima il suo amico Rizzo (Giancarlo Prete), un sindacalista che aveva aspramente e chiaramente combattuto contro Lomunno per rivendicare i diritti degli operai che lavoravano per lui, era stato dapprima gambizzato e poi, dopo che la sua popolarità era divenuta troppo scomoda, era stato ucciso e sepolto in una cava. L’ unico testimone della scena, un pastorello di 7 anni che Bonavia aveva tentato di proteggere, era stato poi ucciso da alcuni sicari che lo avevano lanciato giù da una rupe simulandone il suicidio… Bonavia, frustrato dal non essere mai riuscito ad incastrare legalmente Lomunno, aveva dunque favorito il rilascio di Li Puma, convinto che, una volta fuori, l’ avrebbe ucciso. Traini è intento a raccogliere prove contro Bonavia ma intanto la bella Serena, che si era nascosta per paura di essere uccisa, viene rintracciata dal commissario che la convince a parlare e a spifferare tutti i nomi dei loschi personaggi importanti (parlamentari, consiglieri comunali etc.) che frequentava Lomunno ai tempi della loro relazione. A questo punto, ottenute le prove dei magheggi di Lomunno, Bonavia rilascia una confessione scritta, si reca in un ristorante dove il costruttore sta allegramente pranzando, lo fredda con un colpo di pistola in pieno petto e si costituisce. La confessione del commissario spinge Traini a indagare sulle attività criminose del Lomunno e sui suoi agganci importanti ma Serena, che ha intanto appreso dalla televisione dell’ arresto del commissario, lo contatta telefonicamente e gli comunica il suo nascondiglio; prima di Traini arrivano però alcuni sicari e la poveretta, unico testimone, viene sepolta in un pilone di cemento armato. Confrontandosi con Bonavia, che sta intanto affrontando il carcere con estrema dignità, Traini trema di fronte all’ eventualità che la magistratura sia corrotta: del nascondiglio di Serena era stato informato solo il procuratore della repubblica…

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Sempre incisiva e pregnante la colonna sonora del sommo Riz Ortolani che firma uno score davvero notevole. Da notare che in Italia non abbiamo ancora un’ edizione in dvd di questo capolavoro ma siamo fermi alla vecchia e gloriosa vhs Domovideo degli anni ’80. Come sempre sembra che all’ estero abbiano più considerazione del nostro cinema anni ’70 di quanta non ne abbiamo noi stessi, visto che da tempo è uscita in Germania un ottima edizione, fortunatamente corredata dall’ audio italiano.

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Cast principale:

Martin Balsam

Franco Nero

Marilù Tolo

Luciano Catenacci

Michele Gammino

Regia: Damiano Damiani

Edizioni in dvd: Koch Media (Germania)

Formato video 2,35:1 anamorfico

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