Amici miei (1975)

Pubblicato: 19 luglio 2015 in Commedia

amici miei

“Bella figlia dell’amore,
schiavo son dei vezzi tuoi:
con un detto, un detto sol tu puoi
le mie pene, le mie pene consolar…”

Magnifica pellicola dal sapore dolce-amaro, questo ennesimo capolavoro di Mario Monicelli nasce da un’ idea di Pietro Germi ma non viene portata a termine dallo stesso a causa della sua morte improvvisa. Si tratta di un fantastico affresco sulla disillusione umana e sul desiderio recondito di non voler crescere di 5 uomini sulla cinquantina che cercano di ingannare l’ ineluttabilità del tempo dedicandosi a scherzi e lazzi di vario tipo. Gli interpreti sono indimenticabili e assolutamente perfetti, magistrali: Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete e Adolfo Celi. La loro pungente ironia, il loro modo di fare dissacrante e anche la loro arguzia e cattiveria si mescolano in un cocktail dal gusto esilarante ed esplosivo, regalando al pubblico enormi risate e qualche amara riflessione, al punto che la loro goliardia non si fermerà neanche di fronte alla morte di uno dei protagonisti… Tognazzi giganteggia con le sue burlette linguistiche (la celeberrima “supercazzola”) ma in realtà è impossibile trovare qualcuno che emerga sugli altri: l’ alchimia dei 5 protagonisti è davvero incredibile e dà origine ad una commedia cinica e velata di malinconia per la quale possiamo spendere tranquillamente (e senza tema di smentita) la parola capolavoro. Anche le musiche di Carlo Rustichelli, dal sapore un po’ triste, mettono il punto esclamativo a questa pietra miliare del cinema italiano. Curiosità: nella scena in cui i nostri amici leggono i titoli dei film sexy sul giornale davanti ad un cinema si nota la locandina di un fantomatico “Annabella la calda modella”, ricavata dalla locandina originale del film “La nipote”. Philippe Noiret, voce narrante del film, è doppiato da Renzo Montagnani che sarà co-protagonista, 7 anni dopo, dell’ ottimo seguito “Amici miei atto II°” prendendo il posto di Duilio Del Prete. Noiret, il cui personaggio muore alla fine del primo film, è comunque presente anche nel sequel grazie ad alcuni flashback nei quali viene doppiato non più da Montagnani ma da Pino Locchi. Lo stesso cast sarà confermato anche nel terzo (brutto) capitolo del 1985, diretto da Nanni Loy, che completerà la trilogia. Stendiamo invece un pietoso velo sull’ inutile appendice “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” del 2011 con De Sica e Panariello (!), opera che vorrebbe essere un prequel ambientato nel 400 ma che si dimostra soltanto una squallida e inutile operazione commerciale. Tutt’ altra storia il capostipite del 1975, assolutamente imperdibile.

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Firenze, all’ alba di un nuovo giorno di inverno. Il capo redattore di cronaca Perozzi (Philippe Noiret), dopo una notte trascorsa al lavoro, esce dal giornale ma non ha alcuna intenzione di tornare a casa; la sua voce fuori campo spiega al pubblico la necessità di ritrovarsi con altri 4 amici per una “zingarata”, ovvero una fuga dalla realtà, un’ evasione, un viaggio senza meta costellato da scherzi e burlette ai danni di malcapitate vittime occasionali. Le modalità delle zingarate sono le più disparate: solitamente i 5 partono in auto e trascorrono il tempo all’ insegna della goliardia, sfuggendo così alle tensioni quotidiane. Il primo amico che Perozzi riesce a recuperare è l’ architetto Melandri (Gastone Moschin) che, al mattino presto, porta il cane in giro a fare i bisogni; successivamente i 2 vanno a prelevare il conte Mascetti (Ugo Tognazzi), il barista Necchi (Duilio Del Prete) e, infine, il chirurgo Sassaroli (Adolfo Celi) in una clinica di Pescia. Inizialmente il Sassaroli non faceva parte della combriccola e quindi la voce fuori campo del Perozzi introduce un lunghissimo flashback che spiega come egli sia entrato nel gruppo degli “zingari”: tempo addietro, al termine di una zingarata finita male (e che non si vedrà mai), i 4 avevano avuto un incidente d’ auto ed erano stati ricoverati proprio nella clinica dove il Sassaroli era primario. Ripresisi piuttosto in fretta, i buontemponi avevano iniziato a seminare caos e scompiglio nel loro reparto, costringendo il Sassaroli a prendere nei loro confronti provvedimenti vendicativi e dolorosi (clisteri, iniezioni etc.). Durante la degenza Melandri, uomo dalla cotta facile, si era innamorato perdutamente di una donna (Olga Karlatos) intravista nel corridoio e non si era fermato nemmeno quando aveva scoperto che si trattava proprio della moglie del primario “nazista”. Dopo l’ aiuto iniziale degli amici (che avevano iniziato un corteggiamento telefonico alla donna parlando sottovoce e sostituendosi tra loro di volta in volta mostrandosi brillanti e affascinanti), Melandri era riuscito a strapparle un appuntamento e aveva iniziato con lei una relazione, culminata poi con l’ abbandono degli amici e con la volontà di comunicare tutta la verità al marito di lei. Curiosamente il Sassaroli aveva reagito con estrema calma e freddezza alla notizia, a patto che Melandri si fosse portato a casa la moglie, le due figlie, il cane e la governante tedesca. Dopo molti mesi il figliol prodigo Melandri era ricomparso nel bar di Necchi (luogo abituale di ritrovo dei nostri “zingari”) confessando di non sopportare più la situazione e di meditare vendetta nei confronti del Sassaroli che, quando si recava a far visita alle figlie, criticava aspramente la situazione familiare in cui si trovavano, mettendolo così in forte imbarazzo e disagio. Melandri aveva quindi pensato di organizzare una cena a casa sua con tutti i vecchi amici e aveva chiesto loro di aiutarlo per demolire l’ avversario ma la vendetta degli amici “traditi”, invece, era stata più sottile: dapprima avevano legato con il Sassaroli cantando in coro brani del Rigoletto (cavallo di battaglia e colonna sonora di tutte le loro zingarate) e poi lo avevano spalleggiato durante una discussione al culmine della quale erano riusciti a convincere Melandri a lasciare la donna definitivamente. Per festeggiare la “liberazione” di Melandri i 5 si erano poi recati alla stazione per prendere a schiaffi le persone affacciate ai finestrini dei treni in partenza e quindi, da quel momento, Sassaroli si era aggiunto a loro e aveva donato nuova linfa alle zingarate future… Un secondo lungo flashback ci illustra meglio il personaggio del conte Mascetti, nobile decaduto che, dopo aver sperperato il patrimonio suo e di sua moglie Alice (Milena Vukotic), aveva spedito moglie e figlia sull’ appennino, ospiti di un conoscente, e aveva vissuto come ospite alternandosi di volta in volta in casa degli amici; egli coltiva da tempo una relazione extraconiugale con la giovane studentessa Titti (Silvia Dionisio), figlia di un colonnello in pensione, che non riesce a lasciare e della quale è gelosissimo. Di tanto in tanto Titti si rende irreperibile e quindi, temendo che possa tradirlo, Mascetti la segue: scoprirà che la ragazza ha tendenze omosessuali… Ciò lo sconvolge e pone i presupposti per il ritorno della sua famiglia: i tre andranno a vivere in un misero e desolato scantinato senza sapere che il fitto verrà pagato di nascosto per due terzi dagli amici, in accordo con il proprietario. Esaurito il flashback sul Mascetti assistiamo alla zingarata più lunga, divertente ed elaborata del film, ordita ai danni di un cliente del bar Necchi, tale Righi (Bernard Blier): si tratta di un vecchio pensionato che, approfittando della confusione nel bar, ha l’ abitudine quotidiana di ingurgitare 4 o 5 brioches per poi pagarne solo una alla cassa… Il tapino non sa che sta per venire a contatto con dei malavitosi in conflitto con il clan dei marsigliesi…

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Cast principale:

Ugo Tognazzi

Philippe Noiret

Gastone Moschin

Duilio Del Prete

Adolfo Celi

Olga Karlatos

Milena Vukotic

Silvia Dionisio

Bernard Blier

Regia: Mario Monicelli

Edizioni in dvd: Filmauro

Formato video 1,85.1 anamorfico

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