Perdutamente tuo… mi firmo Macaluso Carmelo fu Giuseppe (1976)

Pubblicato: 2 agosto 2015 in Commedia

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La commedia dal retrogusto amaro è un sottogenere nel quale noi italiani abbiamo sempre avuto risultati eccelsi e questo buon film firmato da Vittorio Sindoni ne è uno degli esponenti più interessanti. Ingiustamente sottovalutato e misconosciuto, “Perdutamente tuo…” si avvale principalmente della strepitosa interpretazione del grandissimo Stefano Satta Flores: il poliedrico attore napoletano si cala in maniera estremamente convincente nei panni di un ingenuo e spavaldo emigrante siculo che ritorna dopo 15 anni al paesello d’ origine dopo aver fatto fortuna e soldi in Germania. La sua interpretazione è davvero notevole ed è un ulteriore dimostrazione delle immense capacità recitative di questo grande attore scomparso (ahinoi) troppo presto. Il resto del cast è altresì interessante e variegato: ottimi Umberto Orsini e Leopoldo Trieste (opportunisti e ipocriti) così come Macha Meril (conturbante e meschina), la giovane Marisa Laurito (mancata sposina che si spoglia pure!) e la giovanissima Cinzia Monreale (all’ epoca appena diciannovenne!) che si esibisce in un paio di nudi assolutamente clamorosi e indimenticabili e fa girare la testa al buon Satta Flores. E non solo a lui… Dulcis in fundo, nei panni di un vecchio nobile decaduto c’è anche un Luciano Salce in discreta forma che filosofeggia in siciliano in maniera decisamente credibile. Commedia articolata che vira lentamente nel drammatico, il film di Sindoni mantiene sempre un certo garbo e non sconfina mai nel pecoreccio, coinvolgendo lo spettatore nelle traversie dell’ ingenuo e disarmante protagonista per poi accompagnarlo all’ amarissimo finale. Un piccolo gioiello.

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Carmelo Macaluso (Stefano Satta Flores), di umilissime origini contadine, era emigrato in Germania dalla lontana Sicilia e ora ritorna al suo paese dopo 15 anni a bordo di una Mercedes e con una valigetta contenente 100 milioni di lire: sono tutti i suoi risparmi, accumulati lavorando come operaio in una fabbrica. Carmelo vuole guadagnarsi la stima e il rispetto dei suoi compaesani e ostenta la sua ricchezza per onorare la memoria del defunto padre, mezzadro suicidatosi per non essere riuscito ad onorare un debito di 500.000 lire con il suo padrone, il barone Lamia (Luciano Salce). Carmelo attende il barone nella piazza principale e, al suo passaggio, gli restituisce un milione in memoria del papà morto. Il suo gesto clamoroso, naturalmente, non passa inosservato e i suoi soldi diventano subito oggetto del desiderio delle donne del luogo. La prima a farsi avanti è proprio Valeria (Macha Meril), la figlia del barone, che tenta di sedurlo. L’ ingenuo Carmelo è attratto dalla baronessa e sogna di sposarla per elevarsi ufficialmente di rango e dare così un ulteriore smacco al barone che aveva spinto il suo vecchio papà al suicidio. Il tapino non sa però che Valeria è segretamente fidanzata con Vito (Umberto Orsini), avvocato di famiglia dei Lamia nonchè vecchio amico d’ infanzia di Carmelo, e che è proprio lui a apingere la donna a corteggiare l’ ex amico credulone per impadronirsi dei suoi soldi. Valeria ha anche una figlia sedicenne, Jessica (Cinzia Monreale), avuta dal suo primo marito dal quale ha divorziato. Carmelo non è certo insensibile al candore e alla malcelata malizia della ragazzina ma contiene il suo impeto e decide di fare le cose sul serio con la mamma, giungendo finanche a chiederne ufficialmente la mano all’ odiato barone. Costui, che versa in gravi difficoltà economiche, dapprima finge resistenza ma poi giunge a più miti consigli, arrivando al punto di accettare il futuro matrimonio dopo aver accertato fantomatiche e lontanissime parentele nobiliari della famiglia del povero Carmelo. Viene anche fissata la data delle nozze ma un vecchio amico del papà di Carmelo, don Calogero (Leopoldo Trieste), svela al giovane la tresca di Valeria e Vito e gli dà l’ indirizzo di un motel dove i due si incontrano per fare sesso. Carmelo vi si reca, li scopre sul fatto e manda a monte tutto. Don Calogero, proprietario di alcuni aranceti, mira così a far impalmare sua figlia (Marisa Laurito) da Carmelo e li fa fidanzare ufficialmente ma costui la trova poco avvenente; anche il tentativo di farla disonorare dopo aver fatto ubriacare Carmelo fallisce… Intanto Vito medita vendetta ed escogita un piano terribile: usare la giovane Jessica per tendere un’ imboscata al suo vecchio amico e farlo accusare di violenza sessuale su minore…

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Nella colonna sonora va assolutamente citato il brano “Mi votu e mi rivotu” (stavolta eseguito dal gruppo Tyndaris con la voce solista di Letizia Gargano), un classico già ascoltato nel film “La seduzione” che risuona quando il protagonista viaggia in treno (cosa che avveniva pressochè identica nel film di Di Leo). Il resto della soundtrack è una piccola chicca del Maestro Enrico Simonetti che firma un paio di pezzi funk interpretati (udite udite!) dai non accreditati Goblin nei quali militava suo figlio Claudio. La notizia è piuttosto clamorosa e quasi sconosciuta anche ai numerosissimi fan del gruppo ma il sound “gobliniano” è facilmente riconoscibile (in primis per il basso di Fabio Pignatelli che in molti frangenti richiama “Snip snap” dall’ album “Roller”); d’ altronde, per fugare ogni dubbio, in una scena del film è proprio l’ attrice Cinzia Monreale a dire a Satta Flores che sta ascoltando un pezzo rock (inedito) dei Goblin e gli chiede se gli piacciono. Il cinema italiano anni ’70 riserva sempre sorprese: vedere (e ascoltare) per credere.

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Cast principale:

Stefano Satta Flores

Macha Meril

Umberto Orsini

Cinzia Monreale

Luciano Salce

Marisa Laurito

Regia: Vittorio Sindoni

Edizioni in dvd: Cecchi Gori

Formato video 1,85:1 anamorfico

commenti
  1. Tersilli ha detto:

    Bellissima recensione, già aggiunto il film alla lista delle pellicole da vedere!!!

  2. Paul Templar ha detto:

    Davvero un bel film,con un finale amaro.Come hai detto,un grande Satta Flores

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