La montagna del dio cannibale (1978)

Pubblicato: 13 marzo 2016 in Drammatico

la montagna del dio cannibale

Il filone cannibalico è un sottogenere tutto italiano che deve la sua fortuna a Ruggero Deodato e al suo “Ultimo mondo cannibale” del 1977. Dopo di lui altri registi cavalcheranno l’ onda di questo successo (Joe D’Amato/Massaccesi con “Emanuelle e gli ultimi cannibali”  sarà il primo emulatore) e dopo il fragoroso successo di quel granitico capolavoro dell’ estremo che risponde al nome di “Cannibal holocaust” negli anni ’80 si scatenerà addirittura una sorta di scontro con Umberto Lenzi (che sfornerà 2 titoli mica da ridere come “Cannibal ferox” e “Mangiati vivi!”). Rimanendo però nel nostro decennio preferito non possiamo non citare questa pellicola firmata da Sergio Martino, regista versatile in grado di cimentarsi con i generi più disparati e sempre con ottimi risultati. Siamo nel 1978, quindi in anticipo di ben 2 anni sulla “bomba” definitiva di Deodato, e con questo film Martino inaugura una sua personale trilogia esotico/avventurosa nella quale il cannibalismo si palesa soltanto nel finale (cosa che comunque lo fa ascrivere pienamente al filone): il secondo capitolo è “L’isola degli uomini pesce” (dove abbiamo mutazioni “genetico/ittiche”) e il terzo è “Il fiume del grande caimano” (dove c’ è la straordinaria partecipazione di un mostro marino). Il fil rouge del trittico è rappresentato dall’ attore Claudio Cassinelli che è protagonista di tutte e 3 le pellicole e che in ognuna di esse viene affiancato da una bellezza muliebre mozzafiato (in questa occasione da Ursula Andress e nelle 2 successive da Barbara Bach) e da una star americana (qui abbiamo Stacy Keach e negli altri 2 film ci saranno Joseph Cotten e Mel Ferrer). Pur non raggiungendo le vette di estrema crudeltà del famigerato “Cannibal holocaust” il film di Martino contiene, comunque, anch’ esso un paio di clamorose scene non simulate di uccisioni di animali (una iguana scuoiata e una povera scimmietta ingoiata da una anaconda) e vanno sottolineate la cura formale che contraddistingue sempre i lavori del regista romano e la bellezza debordante di una Ursula Andress che si mostra desnuda, venerata come una dea e ancora al top della forma fisica. Il film è prettamente avventuroso ma gli amanti dell’ horror e delle scene forti non resteranno comunque delusi: vanno ricordate, tanto per gradire, una decapitazione, un braccio mozzato da un coccodrillo, un fiero pasto cannibalico con abbondante esposizione di interiora e frattaglie varie, un’ evirazione e il cranio sfondato di un indigeno nano. Ci sono anche un paio di momenti deliranti come la masturbazione piuttosto esplicita di una indigena e l’ accoppiamento di un aborigeno con un enorme maiale. Insomma ce n’ è per tutti i gusti… E chi si incammina nel territorio dei cannibal movies non può perdersi questo film.

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Susan Stevenson (Ursula Andress) è la moglie di uno scienziato di fama internazionale sparito nel nulla dopo essere partito per una spedizione non autorizzata in Nuova Guinea. Da molti mesi non si hanno sue notizie e la polizia locale non collabora, visto che non era stata messa al corrente di questa spedizione. Susan, insieme a suo fratello Arthur (Antonio Marsina), coinvolge allora il prof. Foster (Stacy Keach), amico di vecchia data di suo marito ed esperto della giungla, per organizzare una missione di recupero. Foster sapeva della partenza di Stevenson ed è convinto che egli si sia inoltrato nella giungla di Marabata alla ricerca di un’ isola misteriosa dove sorge la cosiddetta montagna maledetta di Raramì. I 3 si mettono in marcia coadiuvati da 4 portatori indigeni e non appena mettono piede sull’ isola uccidono una tarantola gigante che stava per pungere Susan; gli indigeni interpretano la cosa come un cattivo presagio e quindi sacrificano un’ iguana per non scatenare l’ ira degli dei. Lungo il percorso la spedizione perde i pezzi: uno dei portatori cade vittima di un coccodrillo che gli porta via un braccio e un altro finisce in una trappola, appeso per i piedi e infilzato da spuntoni. A spiare le mosse dell’ ardimentoso gruppetto ci sono degli aborigeni misteriosi che indossano strane maschere e hanno il corpo dipinto di bianco: si tratta dei Puka, antica tribù abitante di Raramì erroneamente ritenuta estinta che si caratterizza per la simpatica abitudine di praticare il cannibalismo. Al trio si aggiunge anche Manolo (Claudio Cassinelli), uno strano avventuriero conosciuto nella giungla che salva Susan dall’ aggressione di un Puka. Susan lo convince ad aiutarli nella ricerca del marito scomparso ma, strada facendo, anche Foster, già ferito ad una gamba, precipita nelle rapide e si schianta sulle rocce. Una volta giunti alle falde della montagna misteriosa si scopre la verità: Susan ed il fratello non erano mossi nella ricerca da scopi filantropici ma erano invece interessati alla scoperta del marito di Susan che aveva presumibilmente scovato ai piedi della montagna di Maranì una miniera di uranio che avrebbe potuto fruttare loro una fortuna. Manolo è disgustato dall’ avidità dei 2 fratelli e decide di andarsene ma sopraggiungono i Puka che li catturano. Ora si mette davvero male…

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Tanto per cambiare i fratelloni Guido & Maurizio De Angelis (giusto per restare nell’ ambito degli artisti versatili) sfornano l’ ennesima colonna sonora interessante della loro strepitosa carriera e firmano uno score esotico e ammaliante che, per certi versi, richiama nel tema principale quello di “Savana violenta”.

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Cast principale:

Ursula Andress

Stacy Keach

Claudio Cassinelli

Antonio Marsina

Regia: Sergio Martino

Edizioni in vhs: Lamberto Forni

Edizioni in dvd: NoShame

Formato video 2,35.1 anamorfico

commenti
  1. cinemadegenere2014 ha detto:

    Martino è sempre una garanzia di qualità. Regia pulita e film affascinanti. Personalmente non sono un grande fan del genere cannibalico, però ho abbastanza gradito questo film di Martino. Ritengo, però, che le scene di violenza sugli animali siano veramente disdicevoli. Non sono un animalista, però trovo assolutamente insensato infliggere sofferenza a un qualunque essere vivente solo per fare spettacolo. Splendido articolo come sempre!

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